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Ivan
La osservava dormire beata tra le sue braccia, nella camera che l’aveva visto crescere, che aveva cullato i suoi sogni d’artista e che finalmente lo riaccoglieva come uomo completo e appagato. La sua fortuna in campo musicale era dipesa da lui, ma il meraviglioso senso di pace che gli riempiva la mente era solo merito di Clara.
Quando era successo? Quando si era innamorato di quella figurina tutta pepe e incenso? Non avrebbe saputo dirlo, anche se ormai il sentimento che lo legava a lei risultava ai suoi occhi forte e tangibile. Era sicuro che quella creaturina uscita dal mondo delle fate sarebbe andata a genio anche a suo fratello.
«Ti amo, Flower Power…» le bisbigliò all’orecchio. Il suo respiro reso regolare dal sonno gli solleticava il petto e l’espressione beata gli faceva dimenticare ogni cosa.
Come avrebbe gestito la spinosa questione?
Era certo che Clara non avrebbe voluto trasformare la loro relazione in qualcosa di diverso… era perfettamente consapevole di come la pensasse a riguardo; accidenti, lui stesso aveva sempre sposato quella filosofia di vita e ora che aveva trovato una compagna che voleva la stessa cosa si era scoperto a desiderare solo lei. A cosa serviva l’amore libero se il pensiero, l’anima e il cuore erano tutti sintonizzati sulle frequenze del respiro di un’unica persona?
Clara si stiracchiò, aprendo gli occhi.
«Devo essermi addormentata… scusa, magari avevi bisogno di parlare ancora un po’.» Gli carezzò una guancia con le dita e Ivan gli mordicchiò un polpastrello.
«Sai che non avremmo parlato se fossi rimasta sveglia…»
«Avremmo anche potuto accantonare il sesso… per un istante, diciamo una mezzoretta!» Ivan non rispose, prendendo a giocare con una delle mani di Clara.
«Grazie per essermi stava vicina ieri sera; era di questo che ti parlavo quando ti ho
chiesto di venire. Gli si fece più vicino e i suoi capelli gli solleticarono la spalla nuda.
«Ti… voglio bene Ivan.» Proferì in imbarazzo. Lui trattenne il fiato per un secondo. Colpito e affondato.
«Anche io ti voglio bene, Flower Power.»
* * *
Clara
«La pasticceria in fondo al viale ha delle ottime brioches miele e cereali… erano quelle più esotiche che avevano, insomma, ne ho prese due per te, sperando che siano di tuo gradimento!» sorrisi solare alla madre di Ivan, mentre ci accomodavamo in veranda per la colazione.
«Signora Desideri, andranno benissimo, grazie!»
«Andranno benissimo, grazie!» mi scimmiottò Ivan, accomodandosi al mio fianco. Mirta abbassò gli occhi.
«Io e mio marito abbiamo già fatto colazione, questa mattina si è alzato presto per lavoro… vi lascio tranquilli, se avete bisogno di me sono in casa.» Assestai una gomitata al mio accompagnatore, invitandolo a fare qualcosa. Ivan socchiuse gli occhi e poi sbuffò.
«Mamma, rimani a farci compagnia, se ti va…» Mirta parve illuminarsi, mentre prendeva posto di fronte a noi. Gongoliam!
Cercai nella borsa la bustina della tisana del mattino che avevo diligentemente preparato prima della partenza e la accomodai nella tazza fumante di acqua calda.
«Ecco la donna dai mille intrugli! Ci avrei scommesso le palle che ti saresti portata qualche schifezza per colazione!» rideva come un matto e gli assestai un calcio sotto il tavolo.
«Ivan, non si parla in questo modo!» lo ripresi ridacchiando.
«Dico molto di peggio in intimità con te!» divenni di tutti i colori. Disgraziato, non siamo soli!
«Ti ricordo che siamo in presenza di tua madre!» la signora Mirta stava sorridendo e io mi sentii il cuore leggero. Avrei fatto tutto quello che era in mio potere per riavvicinare Ivan alla sua famiglia.
Il cellulare trillò, notificandomi l’arrivo di una mail. Il lavoro… le mie lettrici mi riacciuffavano per i capelli, affamate di consigli che in quel momento faticavo a elargire. Non che le cose fossero cambiate, io ero la stessa e l’intimità raggiunta con Ivan non era null’altro che un semplice scambio tra anime affini.
DA: Innamorata89
A: womansinlove.lapostadiclara@mail.it OGGETTO: Ah, l’amour!
Cara Clara, ti ho sempre seguita con passione, tenendo alto il baluardo dell’amore libero da costrizioni e regole; tuttavia, finalmente è successo. Quando meno me l’aspettavo è arrivato, l’amore vero, quello con la “A” maiuscola che sconvolge ogni cosa e rimette a posto tutti i pezzi del puzzle. Il sentimento che mi lega al mio uomo è qualcosa di inesprimibile a parole.
Ti ringrazio per i tuoi preziosi consigli, ma credo di non averne più bisogno, auguro anche a te di trovare l’amore un giorno, non è una malattia come abbiamo sempre creduto, ma il più bello dei viaggi che possiamo intraprendere nella nostra vita.
Buona fortuna,
tua, Innamorata89.
Mi sgranchii le dita, preparandomi a rispondere, digitando velocemente sulla tastiera del cellulare, ma le parole mi rimasero appese alle dita. Non sapevo cosa scriverle, nella mia testa frullava solo una certezza: aveva ragione. La guru che era in me piangeva disperata, scoloriva nella memoria, salutandomi prima di scomparire con un rumoroso “pick”. Houston
abbiamo un problema… abbiamo decisamente un problema!
Mi ero ripromessa che non sarebbe successo di nuovo. In tutti quei lunghi anni ero stata padrona della mia vita, nessuno era più riuscito a scalfire il mio cuore… come poteva essere successo veramente?
«Clara stai bene?» incrociai gli occhi di Ivan e mi sentii perduta.
«Sì, certo, è solo lavoro… un’altra donna in difficoltà che necessita dell’appoggio della sottoscritta!» glissai con un sorriso affettato. Non si è accorto di nulla, sei salva, sei salva.
* * *
Tornammo a casa nel tardo pomeriggio, dopo aver fatto un giretto veloce sul lungolago comasco. Di nascosto da Ivan avevo scambiato il numero di telefono con Mirta, promettendole di tenere d’occhio il figlio e di convincerlo ad andare a fare loro visita più spesso. Avrei fatto il possibile, ero sincera, così come la donna avrebbe sfoderato tutti i suoi assi nella manica per farmi conoscere Raffaella Carrà. Se ci fosse riuscita l’avrei sposata. Dico sul serio!
Pioveva e il cielo plumbeo si rifletteva nelle iridi chiare di Ivan, addolcite comunque dal buon umore. Aveva allungato la mano oltre il cambio, prendendo la mia, abbandonata mollemente sul mio grembo.
«Sei pensierosa?» io? No! Perché dovrei esserlo! I miei ormoni mi stanno solo giocando un tiro mancino in grado di sconvolgere la mia esistenza pacifica e senza scossoni, ma pazienza, lo yoga mi salverà, portandomi nel Nirvana cosicché il piacere in grado di regalarmi un uomo non avrà più importanza! Perché non era solo una questione di sesso? Why?
Mentre dentro la mia testa il flusso di coscienza battagliava, barcamenandosi tra razionalità e sentimenti, di fuori volevo mantenere aplomb e serenità.
«Non sono pensierosa, credo che tua madre sia una donna straordinaria.» Mi scoccò un’occhiata di biasimo.
«Non ho detto una buona madre… ma una persona con le carte in regola per redimersi.» Ivan si mordicchiò la guancia.
«Vuoi a tutti i costi migliorarmi la vita, non è vero? Non ti basta avermi raccolto dalla strada come un gattino e coccolato come un uomo?» Dio… Budda… Zeus aiutatemi.
«Sono un’amica, e mi comporto di conseguenza! Intervengo dove c’è stoffa per confezionare un abito meraviglioso, su misura
per la tua stupenda persona!» l’importante è ripeterlo con convinzione.
«Non so se sentirmi lusingato o offeso!» mascherò la delusione dietro un sorriso.
«Offeso?»
«Non mi sento per niente un tuo amico. A un’amica non faccio quello che faccio a te.» Sentii immediatamente il calore avvolgermi dal bassoventre. Voleva proprio rendermi le cose difficili, non è vero?
«Allora, siamo in una relazione aperta?» sghignazzai per nascondere il mio disagio. Non mi rispose, cambiando drasticamente l’argomento di discussione.
«Domani sera ho un’esibizione piuttosto importante… diciamo che la mia casa discografica vuole testare la risposta del pubblico e l’atmosfera che riesco a creare con l’aiuto di una location d’eccezione: quella del lago. Il prossimo sarà un disco importante che mi farà raggiungere il grande pubblico e che mi permetterà di aspirare a collaborazioni importanti. Mi piacerebbe che ci fossi. Vederti tra la gente mi darà la giusta spinta per dare il meglio.»
«Vuoi che sia la tua groupie?»
«Sì, potresti essere interessata?»
«Potrei… se mi lasci portare dietro le quinte qualche biscottino Zen-zen!» mi guardò disgustato.
«Spero tu abbia migliorato quella ricetta terribile!»
* * *
Eloisa
Ivan non le rispondeva da più di una settimana e questo l’aveva oltremodo indisposta. Proprio quando stava pianificando di fargli una scenataccia a casa, un suo sms l’aveva fatta sperare. Il contenuto del messaggio non era quello che Eloisa sperava. Era un invito… Ivan doveva essersi fottuto il cervello! Ignorava palesemente l’accordo che avevano stretto come conditio sine qua non per la sua permanenza nel suo appartamento, ma aveva l’ardire di invitarla come una vecchia amica alla sua esibizione! Che faccia tosta!
Digitò velocemente una risposta entusiasta e affermativa. Era stanca di essere presa in giro, questa volta avrebbe vinto lei.
* * *
Clara
Ero felice, spruzzata di un’allegria a cui a tutti i costi avevo voluto rinunciare fino a quel momento, timorosa che qualcuno potesse improvvisamente portarmela via.
Osservavo le due donne della mia vita prepararsi a presenziare all’evento di quello che consideravo il perno della mia esistenza, un punto fermo al quale non avrei più saputo rinunciare. Era questo l’amore? Io amavo Ivan Desideri? Non lo sapevo e nemmeno volevo pormi il problema in quel momento. Mi bastava godermi quel refolo di primavera dell’esistenza, senza complicazioni, rinunciando alle paranoie che avrebbero inevitabilmente cambiato tutto.
Tolsi la marmellata di pomodori verdi, una delle ultime della stagione, dal fuoco, canticchiando come il mio solito. Sarà che voglio un amore (caliente caliente). Non so. Sarà che soli si muore (caliente caliente). Non so. Sarà che brucia la pelle che ci sono le stelle qualche cosa sarà…
I rapporti tra mia sorella e zia Florence erano rimasti piuttosto freddi, ma confidavo in una vera riappacificazione prima della sua partenza della settimana successiva.
Elo mi si avvicinò con fare cospiratorio e per poco non mi scottai con la pentola ancora
bollente. Non era da lei assumere quello sguardo complice…
«Come è andata con i genitori di Ivan?» sì, so cosa state pensando… perché la mia testolina aveva trovato utile passare quell’informazione a mia sorella? Semplice! Non avevo nulla da nascondere!
«Bene, tutto molto bene…» i lati della mia bocca si disegnarono istantaneamente in un sorriso.
«Mi fa piacere! Sai ho visto in una di quelle bancarelle che espongono nella galleria del centro commerciale una vera lampada di sale dell’Himalaya rosa! Penso che te la regalerò!» detto questo si era allontanata, intingendo un dito nella marmellata e portandoselo alla bocca.
Non ero sicura che Eloisa in versione 2.0 mi piacesse più di tanto… non l’avevo mai vista comportarsi in modo tanto carino con me, non negli ultimi quindici anni. Vergognati! È la tua gemella e al posto di essere felice di un suo positivo cambiamento nei tuoi confronti cerchi il marcio! Mi sentii terribilmente in colpa e allontanai quell’infondato sospetto con una scrollata di spalle.
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