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Samanta – L’unico uomo
«C’è un problema!», esclamo appena ci fermiamo a riprendere fiato.
Le sirene sono ormai lontane, la strada percorsa tutta di corsa è sufficiente per far perdere le nostre tracce, senza contare che abbiamo cambiato direzione un’infinità di volte, quindi possiamo anche concederci il lusso di una pausa.
«Che siamo a piedi e il cimitero dall’altra parte della città?»
«No, Mad. Che non possiamo attaccare Furlan a testa bassa per di più in un cimitero. Troppo esposto, troppo in vista, troppo rischioso», elenco tra un singulto e l’altro. «Ci vedrebbe arrivare lontano un miglio».
Mi è parsa una cavolata fin dall’inizio, ma ora ancora di più, perché c’è un altro grosso problema a ostacolare il nostro piano.
«Il terzo uomo mi è scappato».
Mad inspira a fondo.
«Furlan ci starà aspettando».
Esatto, soprattutto se sospetta che uno dei suoi ha parlato.
«Dobbiamo trovare un altro modo per arrivare a lui».
E per quanto io ci stia pensando già da qualche minuto ho un’unica idea che mi gironzola in testa. Dubito Mad sia propenso a darmi retta, tuttavia devo tentare.
«Nico Cattaneo. Usiamo lui».
Mad sgrana gli occhi e mi fissa come fossi una pazza.
«Usare il figlio di Cattaneo senior? E come? Forse dimentichi un particolare. Lui ci ha visto, conosce le nostre facce e di te ben più della faccia», grugnisce.
«No, non credo mi abbia vista più di tanto, è stato solo un attimo».
«Anche troppo», borbotta lui, ma io lo ignoro.
«Ma anche fosse, io dicevo proprio di andare sotto copertura».
«Tati, ma che cazzo stai dicendo?»
Posso capire che non riesca a seguirmi, ma non è così difficile.
«L’ultima volta può avermi scambiato per una prostituta. Posso ritentare».
Mad sta per dire qualcosa, qualcosa simile a un insulto o una frecciatina nei miei confronti quindi lo blocco ancor prima che prenda fiato.
«Userò solo l’idea che si era fatto di me per avvicinarlo. Mi fingerò interessata ai suoi soldi, al suo potere…»
«E sei interessata anche ad altro?», tuona rabbioso.
Sospiro. Possibile che l’argomento lo mandi a tal punto fuori di testa?
«Non mi pare il momento di una scenata di gelosia».
«Nemmeno il momento di proporre di andare a letto con un criminale».
«Non ho detto che ci andrò a letto», preciso ora altrettanto rabbiosa. «Ho detto di avvicinarlo. Di carpire informazioni su Furlan, sul loro incontro di quel giorno, su ciò che si sono detti o su cui si sono accordati, poi di usare tali informazioni per costringere Furlan a venire da noi».
Mad serra le labbra e non dice nulla. Non subito almeno perché d’un tratto mi viene così vicino che la sua bocca è quasi sulla mia.
«E pensi davvero che lui parlerà solo per il tuo bel faccino o un sorriso? Come credi che gli si scioglierà la lingua? Vorrà guardare, toccare, avere. E solo dopo potrai, forse, carpire qualche informazione. Forse, perché nemmeno un idiota parlerebbe con una sconosciuta nemmeno per la migliore scopata del mondo».
Credo che dovrei offendermi, ma la verità è che anche io reagirei poco bene se Mad mi dicesse di voler usare il suo fascino per avvicinare una donna, quindi ingoio le rispostacce che mi sono salite fino alla punta della lingua per finire di esporre il mio piano.
«Lo drogherò, Mad», svelo.
«Drogarlo?»
«Sì. La mia idea è di farmi offrire un drink e drogarlo mentre beviamo. Lui si sentirà male, così lo porterò in bagno dove ci sarai anche tu. A quel punto avremo Cattaneo nelle nostre mani, talmente fatto da dirci tutto ciò che vogliamo».
Mad non reagisce subito, pare invece riflettere e io approfitto di questo momento per continuare a esporgli la mia idea.
«Nico Cattaneo è un ragazzino borioso, arrogante e scapestrato. Il padre lo tiene con sé solo nel tentativo di insegnargli qualcosa. Ma tutto ciò che lui impara è come spendere i soldi non suoi in gioco d’azzardo, prostitute, droga e sollazzi vari al Crystal Dreams, il locale di suo cugino, che frequenta quasi tutte le sere. Non è abbastanza importante da avere guardie del corpo e non si farà troppe domande quando mi vedrà arrivare vestita in un certo modo. Funzionerà!», concludo compiaciuta.
Dirla ad alta voce mi ha fatto mettere a punto anche alcuni dettagli che prima avevo tralasciato e davvero mi pare un’ottima proposta. E anche a Mad non dispiace. Sta ancora riflettendo in silenzio, ma il suo sguardo è più lucido di poco fa.
«Allora? Sei ancora contrario?»
Scuote il capo.
«Non proprio. Solo non funzionerà. Perché il bulletto ti metterà le mani addosso dopo circa due secondi che ti sarai avvicinata e a quel bagno non arriverà mai».
Ma così non andiamo da nessuna parte.
«Insomma, Mad!», esclamo esasperata. «Vuoi o no arrivare a Furlan? Fai in modo che Cattano arrivi a quel bagno, che mi tocchi o no».
Lui incrocia le braccia al petto.
«E la droga dove la prendi?»
Per quella non deve preoccuparsi.
«Mai sentito parlare di Belladonna?».
«Certo che sì. È una pianta i cui principi attivi vengono usati in medicina e omeopatia, ma può essere velenosa, mortale anche e nel giro di poco tempo».
«Proprio così. Userò quella. Ci basta trovare una farmacia».
Comincio persino a guardarmi intorno mentre Mad riflette.
«Sei sicura di ciò che fai? Se sbagliassi la dose…»
«Mamma era una professoressa di chimica», gli svelo, bloccando la sua opposizione.
Ho pensato davvero a tutto.
«Ne so abbastanza da non mandare al cimitero Nico Cattaneo. Anche perché altrimenti avremmo fatto tutto inutilmente. Allora, mi aiuti o no?», taglio corto.
Avevo detto che potevamo riposarci qualche minuto ma cominciano a passarne un po’ troppi. Abbiamo finalmente un piano, cosa aspettiamo a metterlo in pratica?
«Se hai altre idee sono in ascolto», lo incalzo. «Altrimenti vado a cercare una farmacia e un abito da mettermi per attirare Cattaneo».
Volto le spalle a Mad fingendo di andarmene ma lui mi taglia la strada.
«Va bene, ti aiuto, ma il vestito lo scelgo io».
Perché temo di nuovo una fregatura? Semplice, perché si tratta di Mad.
Incrocio le braccia al petto e lo squadro sospettosa.
«Basta sia adatto alla situazione. Non mi vestirò come una suora».
Lui sorride e, non so perché, tremo ancora di più.
«Adattissimo. Ti fidi, giusto?»
Vorrei dire di no, ma non posso. Eppure dovrei.
O meglio, avrei dovuto perché quando ore dopo mi ritrovo fuori dal Crystal Dreams, mi sento così in imbarazzo che le mie gambe non ne vogliono sapere di muoversi.
«Che hai? Hai cambiato idea?», mi sfida Mad, sogghignando della mia vergogna.
Lo ha fatto apposta, vero? Perché non mi spiego altrimenti. Questo che ho addosso non è un vestito ma uno straccetto attillatissimo, con una gonna ascellare e una scollatura ombelicale, tutto buchi e strappi dove praticamente si vede il mondo intero e non posso credere che Mad lo abbia comprato per altra ragione che farmi desistere.
«Un costume mi coprirebbe di più», borbotto. «Ho dovuto infilare la fialetta con la Belladonna nelle mutande. Era l’unico posto con abbastanza tessuto».
Lui solleva le spalle ancora più divertito.
«Se vuoi attirare l’attenzione lì dentro questo devi mettere. Altrimenti attireresti l’attenzione anche con quel famoso vestito da suora, per contrapposizione».
Gli piacerebbe, vero? Come gli piacerebbe che mi tirassi indietro, ma no, non se ne parla. Anzi, ora che mi ha provocata sono ancora più decisa.
Mi schiarisco la voce e raddrizzo il busto, prendendomi anche una piccola rivincita.
«Io vado. Non farti vedere quando entri, sempre che tu riesca a nascondere la tua stazza da buttafuori. Non vorrei rovinassi il mio incontro», gli ordino.
«Quello che non voglio rovinare io è la dentatura di Cattaneo prima di averlo fatto parlare. Quindi, tieniti lontano dalle sue mani».
È anche la mia intenzione. Gli strizzo l’occhio poi mi incammino all’ingresso. Non mi è semplice muovermi e anche qui devo ringraziare Mad e la sua scelta di scarpe con tacchi da dodici centimetri, ma un po’ barcollando e un po’ ancheggiando, entro finalmente nel locale.
È una specie di disco pub, con annessa sala giochi, piccola stanza scommesse e d’azzardo, nonché un palco dove si esibiscono delle spogliarelliste per cui quando faccio il mio ingresso, ciò che mi colpisce più di tutto è il caos che vi regna. Musica, urla, risate sguaiate… C’è di tutto e di più anche per quanto riguarda il tipo di clientela. Si va dagli uomini d’affari agli scapestrati, passando per quella categoria che si finge l’uno per rivelarsi poi l’altro ed è proprio tra questi che cerco il mio uomo.
E lo avvisto quasi all’istante, grazie anche a tutti i gioielli che indossa e che brillano insieme alle luci del locale. Un orecchino al lobo destro, una catena d’oro bianco al collo, cinque o sei braccialetti per polso e almeno tre anelli per mano. Gli piace mettersi in mostra! Be’, non è diverso da tutti i suoi coetanei venticinquenni, nemmeno nell’atteggiamento. Capelli scuri pettinati indietro, vestiti alla moda, sulla mano destra una sigaretta elettronica e sulla sinistra un drink. Ed è proprio quest’ultimo che prendo di mira. M’incammino velocemente verso il mio obiettivo e quando gli sono vicino, compio la mia mossa. O almeno è ciò che vorrei. L’idea era quella di sedermi con sfrontatezza davanti a lui e chiedergli di offrirmi da bere, ma ciò che accade è molto diverso. A causa dei maledetti tacchi alti inciampo sui miei stessi piedi. Provo a recuperare l’equilibrio aggrappandomi al divanetto dove è seduto Cattaneo ma ciò che ottengo è che manco la presa, sbilanciandomi ancora di più.
Il mondo si capovolge, le gambe mi volano in aria e due braccia, un petto e due gambe, diventano il materasso su cui rotolo mentre mi avvicino pericolosamente al pavimento. Non lo raggiungo però, perché dieci dita mi afferrano prima che accada.
«Ehi!», esclama Nico, stringendomi per i fianchi. «Bella tecnica».
Bella tecnica un cavolo. Cioè, come idea non sarebbe stata male se non mi ritrovassi con il sedere proprio sul suo membro e non lo sentissi diventare duro a ogni secondo che passa. Trattengo le labbra per evitare che mi si pieghino in una smorfia disgustata e con un balzo salto via prima anche che Mad possa vedermi. Sarebbe il disastro.
«Mi… Mi dispiace», balbetto, fingendomi imbarazzata. «Non volevo, sono inciampata».
Nico ridacchia e con lo sguardo scivola sul mio vestito.
«Non preoccuparti l’importante è che non ti sia fatta male o che ti sia rovinata il bellissimo abito. Sarebbe un peccato».
No, sarebbe impossibile. Non si può strappare ciò che è già pieno di buchi e strappi, quelli che Cattaneo sta esaminando uno a uno, con attenzione e occhiate sempre più lascive. Pare quasi volersi infilare sotto e scoprire quei pochi centimetri di pelle che ho coperti.
Direi che la parte di attirare la sua attenzione è conclusa. Passiamo alla fase due: drogarlo.
Mi liscio il tessuto con le mani, dal seno alle cosce, in modo che lui abbia occhi solo per me e sorrido, maliziosa.
«Il vestito è a posto. Il cuore un po’ meno. Batte molto forte. Mi ci vorrebbe un drink per calmarmi», cinguetto.
«Un drink, certo, che maleducato. Siediti qui così nel frattempo ti rilassi».
Cattaneo mi prende il polso attirandomi sul divano accanto a lui, molto accanto, in modo che le nostre cosce siano appiccicate, poi mi mette una mano sul ginocchio.
«Che desideri?», domanda e non si sta certo riferendo al drink.
Reprimo il senso di disgusto che mi provoca il suo tocco e mi sforzo di continuare a sorridere e magari rispondere prima che quella mano cominci a salire verso l’alto. Dai suoi occhi comprendo che ne ha tutta l’intenzione.
«Un…»
«Un viaggio all’ospedale», mi anticipa una voce cavernosa e gelida.
La voce di Mad ovviamente e un sospiro di esasperazione mi sfugge dalle labbra. Perché è intervenuto? Ora manderà tutto all’aria.
«E tu chi cazzo sei?», è la risposta secca di Nico.
Mad sbatte un palmo sulla spalla di Nico con forza e si piega su di lui fino al suo orecchio. Parla tuttavia abbastanza forte perché anche io possa udirlo.
«Quello che ti spezza le ossa se non smetti di toccarla. Lei è mia».
Non ho capito se Mad stia facendo sul serio oppure sia una recita. Cioè, è davvero arrabbiato, ma eravamo d’accordo e comunque ho la sensazione che non abbia nemmeno provato a evitare di mettersi in mezzo. Come se non vedesse l’ora, o peggio, lo aspettasse. Come se…
La consapevolezza mi colpisce come un fulmine.
Come se l’avesse fatto apposta! Ecco il motivo del vestito. Ecco perché mi ha costretta a essere molto più che provocante. Sapeva che Cattaneo ci avrebbe provato subito e che per lui sarebbe stata la scusa perfetta per intervenire.
Brutto figlio di… Lo sta facendo di nuovo. E va bene, se questo è il suo gioco, io ho il mio da portare avanti.
«Io non sono tua», gli sputo contro.
Mi faccio ancora più vicina a Cattaneo e quella mano, che tiene ancora sul mio ginocchio, la prendo e me la metto sulla coscia. «Sei solo uno stronzo che vanta diritti su ciò che invece non ha. Io faccio quello che mi pare. E so cosa o chi desidero».
Negli occhi di Mad baluginano le fiamme. Fiamme vere, nessuna recita. Ho esagerato? Forse, ma è tardi per tornare indietro. Ormai si va solo avanti.
«Hai sentito, amico?», sghignazza Cattaneo, ma senza alcuna ilarità.
Nel suo tono c’è una minaccia che subito si palesa in tre uomini che sbucano dal nulla a un suo cenno della testa. Non sembrano guardie del corpo quanto più amici di bevute. Lo sguardo di uno soprattutto, è appannato dall’alcool.
Mad li studia uno a uno, forse valutando se attaccare briga o andarsene, poi lancia un’occhiata a me, poi a quella mano che ha iniziato ad accarezzarmi, spingendosi fino al bordo del vestito e insinuandosi sotto di esso per qualche centimetro, infine si ritrae da Cattaneo e raddrizza il busto.
«Fossi in te starei attento. Le piace giocare con gli altri».
«Oh, ma anche a me piace giocare. Sono sicuro che andremo molto d’accordo».
Mad ruggisce. Non c’è altro modo di definire il verso roco che gli esce dalla gola e, quando mi aspetto che lui parta all’attacco e faccia davvero saltare tutti i denti al nostro nemico, volta le spalle e se ne va. Quindi era davvero solo una recita?
Trattengo il fiato per i successivi dieci secondi, aspettandomi quasi che lui ci ripensi, ma non c’è traccia del mio partner in giro e posso tornare a respirare. Se non fosse per quella mano di Cattaneo su di me. Non solo non si è ritirata ma si sta spingendo davvero troppo oltre e devo trovare un modo per farlo smettere. Il tutto mentre cerco anche un modo di mettere la Belladonna nel drink. Mad mi ha distratta e anche innervosita. Sicuramente ha spinto Cattaneo ad accelerare i tempi e io non sono pronta. Mi serve una pausa.
Mi alzo in piedi di scatto, poi però mi accorgo dello sguardo stranito di Cattaneo e mi affretto a rimediare.
«Ora sono ancora più agitata», mormoro, sventolandomi con enfasi quasi fossi sul punto di svenire. «Ho bisogno di andare in bagno».
Cattaneo non dice nulla. Alza solo il braccio in un gesto di assenso. È un gesto un po’ freddo, svogliato e il cuore mi balza in gola mentre la bocca mi si secca. Ho forse rovinato tutto?
La domanda permane nella mia testa solo un millesimo di secondo. Il palmo di Cattaneo si chiude sul mio sedere scacciando ogni dubbio.
«Ti aspetto qui. Oppure vuoi che venga con te?»
Se fosse già drogato avrei detto la seconda, ma così…
«Torno subito».
Gli strizzo l’occhio e fuggo via prima che lui possa insistere. Raggiungo la porta del bagno come fosse un’oasi in mezzo al deserto, ma ho appena compiuto un passo all’interno che mi ritrovo spinta contro la parete. Due mani mi sollevano il vestito scostando gli slip e strizzandomi il culo e una bocca si avventa vorace sulla mia.
Non reagisco e non perché io non vi riesca ma perché riconoscerei queste mani e queste labbra ovunque.
«Mad», sussurro, appena me lo permette.
Santo cielo! Non mi lascia respiro.
«Mad un cazzo», mugugna concedendomi finalmente un minimo di aria.
Le sue dita tuttavia si spostano tra le gambe, accarezzandomi e stuzzicandomi e quell’aria si riduce drasticamente.
«Dovevo stenderlo e tu con la tua recita di merda me lo hai impedito».
No, non è vero e lo sa benissimo. Come sa che se mi tocca così non resisterò a lungo, ma lo sta facendo apposta per indurmi a cedere. Be’, non cederò anche se le sue dita… Le vorrei dentro e non solo a sfiorare la mia carne. Ma lui non si spinge oltre. Continua solo a stuzzicarmi e ciò aiuta anche me a mantenere un minimo di controllo.
«Io dovevo stenderlo e poi portarlo da te», ribadisco. «Come al solito hai cercato di scavalcarmi ed estromettermi».
«E tu come al solito non hai capito nulla. Non puoi tentare di sedurre un tipo simile senza essere pronta ad andarci a letto e sai ora che significa?»
Che se continua a masturbarmi avrò un orgasmo nel giro di pochi attimi? Perché anche se sono solo carezze, maledizione, mi stanno facendo impazzire.
«Che devo trovare il modo di drogarlo prima che sia troppo tardi?», mi costringo a dire.
Mad sbatte i denti. Lo sento anche da qui poi accade qualcosa che non avevo previsto. Che mai avrei potuto prevedere. Mi trascina dentro una delle due toilettes libere e d’un tratto quel vestito che già di per sé copriva poco, non copre più nulla. Me lo sfila dalla testa con un solo gesto poi le sue mani sono ovunque: seni, schiena, sedere… mentre la sua bocca mi bacia senza sosta, finché all’improvviso il rumore di una zip mi solletica i timpani, subito seguita da un sussurro.
«Significa che ora ho bisogno di scoparti, ma in bocca, Tati. Voglio vederti in ginocchio davanti a me mentre me lo succhi così come voleva farselo succhiare quel figlio di puttana. Voglio schizzarti sulla lingua e prendermi quel diritto che hai sostenuto non avessi, ma che invece è mio e solo mio».
Io… Io… Io non lo so. Non so cosa volevo dire né cosa stavo pensando. So solo che siamo in un lurido e squallido bagno di un locale ancora più squallido, durante una missione sotto copertura e con un criminale che mi aspetta fuori da qui, eppure ora per nulla al mondo lascerei questo posto. Perché anche io voglio accampare un diritto su Mad che è quello di sentirlo sulle labbra e sulla lingua, di udire i suoi gemiti e percepire i suoi tremori, di farlo godere mentre assaporo ogni smorfia di piacere sulla sua faccia. E non è una pretesa, né la sua – Mad continua a baciarmi in attesa della mia mossa – né la mia, ma solo qualcosa a cui entrambi non possiamo rinunciare. Non importa dove siamo e perché. Basta che ci abbiamo l’un l’altra.
Inspiro a fondo, poi piego le ginocchia e con la mano guido il suo cazzo nella mia bocca. Ne circondo prima la cappella con le labbra, poi scivolo giù, fin dove riesco ad arrivare. Mad sussulta, trattenendo il fiato, poi le sue dita si intrecciano ai miei capelli. Li tirano leggermente e non mi fa male, ma anche accadesse dubito sentirei dolore. Ciò che sento è solo Mad. Il suo membro che mi pulsa in bocca, il suo piacere che mi bagna la lingua, le sue mani che mi attirano contro di lui… Poi mi spingono via fino alla punta e poi di nuovo giù, in profondità. E così passano i secondi, forse i minuti mentre il piacere gli vela lo sguardo e gli scurisce le iridi.
Ed è eccitante. Sapere di avere un tale effetto su un uomo abituato a non farsi scalfire da niente, ad averlo in qualche modo in mio potere, eccita anche me.
Un brivido mi scorre lungo la spina dorsale e, presa io stessa dalla lussuria, infilo una mano nei miei slip. Comincio a toccare la carne bagnata, a insinuarci un dito al ritmo stesso in cui il cazzo di Mad mi entra in bocca e ciò che prima era desiderio diventa spasmodica ricerca.
Aumento la velocità, sia della mia mano che della bocca e Mad impreca.
«Merda, Tati», boccheggia mentre chiude gli occhi e getta la testa indietro. «Merda!»
È vicino. Lo sento in ogni suo muscolo e nervo che si tende pronto a raggiungere il culmine ma anche io lo sono. Il battito impazzisce, il respiro si spezza, i gemiti diventano più rochi e con un ultimo affondo esplode. Sento il suo sperma schizzarmi sulla lingua e scivolare in gola, caldo, vischioso, con il suo sapore aspro e dolce allo stesso tempo e ciò che provo, il senso di possesso e di unione che mi squassa il petto, è ciò che spinge me oltre il limite. Il bagno e le mie orecchie si riempiono dei miei ansiti e singulti, che soffoco sul membro di Mad, ma le sue mani mi strattonano il capo indietro, poi mi sollevano fino alla sua altezza.
«Guardami!», mi ordina secco.
Apro gli occhi, ancora frastornata e qualsiasi cosa io abbia provato finora viene spazzato via dall’intensità del suo sguardo. È bruciante e io mi sento ridurre in cenere.
Non ho più nemmeno una volontà se non quella di restare così, tra le sue braccia, occhi negli occhi. Per sempre. Potrei persino morire tra le sue braccia e sarei felice.
Santo cielo! Come farò?
Dopo aver provato tutto questo, dopo aver sperimentato la gioia di appartenergli – sì, è proprio questo il sentimento che mi batte in cuore – come farò a stare senza Mad? Perché lui se ne andrà e a quel punto io resterò sola. E senza nemmeno avergli detto ciò che provo e che ora mi fa scoppiare il petto. Devo dirglielo. Prima che davvero io abbia un infarto o prima che lui se ne vada e sia troppo tardi. Non perché spero ciò gli faccia cambiare idea, anzi, qualcosa mi dice che lo farà incazzare a morte, ma solo perché… Perché… Perché è qualcosa di immenso e non sono in grado di tenerlo ancora segreto.
«Mad», lo chiamo attirando la sua attenzione. «Io ti…»
Non ho modo di dire altro. Lui mi appoggia al suolo quasi con sgarbo, lanciandomi il vestito che poco fa mi ha tolto poi indietreggia di un passo e si tira su i pantaloni.
«Pausa finita!», esclama e nel suo sguardo non c’è più traccia del calore di poco fa ma solo tanto, troppo freddo.
Mi sento quasi gelare il sangue nelle vene.
«Fra poco Cattaneo ce lo ritroveremo qui».
Sbatto gli occhi confusa da questo improvviso mutamento.
«Vuoi… Vuoi che torni subito di là?»
«No, tu non torni da nessuna parte. Di sicuro non torni da lui», tuona.
Allora cosa? Non capisco. Non capisco niente in realtà. Sono confusa, stordita. Fatico persino a raccogliere i pensieri e metterli in fila.
Che gli è preso? No, non è vero. Purtroppo so benissimo cosa. Mad è così, non si lascia avvicinare più di tanto per questo fa così male. Perché poco fa, ma anche ore fa, ho mentito a me stessa. Il volerlo lasciare libero, non volergli far cambiare idea era solo una cazzata. In realtà credevo, speravo…
Deglutisco con la bocca riarsa dall’angoscia.
Ma non ho proprio nulla da sperare, tutto ciò che posso è amarlo così com’è e accettare la realtà. Una realtà dove abbiamo un compito importante da svolgere e da cui dipendono le nostre vite.
Scuoto la testa, scacciando ogni sciocca idea su un futuro insieme a quest’uomo meraviglioso e torno a fissare il mio partner.
«Se non vado io da lui che intendi fare?»
«Te l’ho detto», borbotta. «Fra poco ce lo ritroveremo qui. Verrà a cercarti e troverà me».
Ne è sicuro?
«E se invece se ne fregasse? In fondo sai quante ne trova lì fuori come me?»
«No», tuona lui. «Lì fuori come te non ce n’è nessuna. Lui verrà qui. Ci scommetto le palle».
Ecco e io come farei ad accettare di perderlo se mi dice queste cose?
Maledizione! Maledizione al mio cuore. Non poteva sceglierne un altro?
No, certo che no, perché anche Mad è unico. L’unico uomo per cui sono disposta a sacrificare me stessa.
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