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RAVEN
Deve essere una maledizione. Qualche mio vecchio amante deve aver distillato l’odio in un filtro e averlo versato nel calice del mio destino. Non esiste altra spiegazione logica a questo scempio. Io, Raven, che ho sempre rivendicato il diritto di appartenere solo a me stessa, ora sono incatenata a questo circo dell’assurdo.
Convivere con chi odio di più. Un mezzo demone che trasuda lussuria da ogni poro e un Angelo con la puzza sotto il naso, uno di quei soldatini celesti che probabilmente si pettinano anche le piume prima di andare a dormire. Certo, guardandolo bene, Azael ha un fascino che definire irritante è un complimento. Devo ammetterlo: ci passerei volentieri un paio d’ore, ma in un letto e per fare tutt’altro che parlare. Gli chiuderei quella bocca perfetta con un bacio o, meglio ancora, con un orgasmo. L’unica a salvarsi è Kana. Non capisco questo istinto di protezione che nutro nei suoi confronti. Vivere ai margini di un bosco, isolata, evitata dai miei simili, mi ha reso diffidente verso tutti. Eppure, è bastato un suo tocco, leggero come un battito d’ali, e per un istante ho temuto che le gambe mi cedessero. C’è una purezza nel suo buio che mi attira e mi spaventa al tempo stesso. Ho appena servito una risposta tagliente a Malek e Azael sta per rispondere quando tutto intorno il mondo decide di tacere. Un sussurro si leva dalle pietre, dall’erba, dall’aria stessa. Le voci delle Torri irrompono nella quiete, frantumando lo sciabordio delle onde che si schiantano contro la scogliera. Il vento cessa di colpo, chiudo gli occhi aspettandomi la condanna finale. Magari ci obbligheranno a lanciarci nel vuoto da questi scogli. Forse diventeremo martiri, il simbolo vivente della disobbedienza all’Etere. Un finale tragico e teatrale, proprio come piace a quegli esseri arroganti.
«Aeterni, questa sarà alla vostra dimora… per ora. Viaggerete attraverso le ere; i secoli per voi non saranno che brevi stagioni. Calpesterete terre lontane e veglierete sull’equilibrio. Siete vincolati, uno all’altro. Imparerete la convivenza forzata e diverrete l’esempio che le vostre razze non hanno saputo essere. I vostri nomi saranno incisi nelle fondamenta del tempo, riportati nei Libri delle Ere come un monito e una speranza». Sento il peso di quel potere donato gravare sulle mie spalle. «In voi è riposta la nostra fiducia, ma attenzione: ciò che l’Etere concede, l’Etere può reclamare in ogni istante. Sarete odiati e amati, simbolo di una libertà che profuma di prigionia. Sulle vostre identità aleggerà il mistero: nessuno ricorderà il vostro passaggio. L’oblio dei Lethari inghiottirà le vostre orme, rendendovi fantasmi tra i vivi».
Un brivido mi corre lungo la schiena. Non saremo eroi, ma segreti, ombre che puliscono il sangue che gli altri versano.
«Siate prudenti e coraggiosi. Questa notte, la vostra notte, verrà ricordata come Midnight.»
La condanna a cui ci hanno sottoposti ha trovato il suo nome. Non ci hanno offerto la pace; hanno solo edificato una prigione più vasta e ci hanno rinchiusi dentro, buttando via la chiave. Ci hanno privato della libertà. In fondo, non dovrei meravigliarmi. La giustizia è un concetto astratto che non ha mai avuto un reale interesse per l’innocenza.
Midnight… Mezzanotte. Il confine esatto tra ciò che muore e ciò che sta per nascere. L’istante in cui il giorno si arrende all’oscurità.
Guardo gli altri tre: Malek con il suo ghigno forzato, Azael immobile come una statua di marmo e Kana, così fragile eppure piena di emozioni. Tutto diventa dolorosamente chiaro.
Non è vero che la guerra è finita, hanno solo trovato quattro nuovi idioti pronti a portarne il peso.
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