Scritto il 26/06/2026
da ROBERTA CIUFFI


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John Llord, fabbro maniscalco del villaggio di Lyncombe Dale, lasciò la fattoria dei Jones molto prima dell'alba. Richard l'aveva pregato di restare quanto volesse, per non sfidare quegli elementi che sembravano intenzionati a distruggere ogni cosa, vivente o no, nella valle. Ma Llord era inquieto. In una sera simile un uomo doveva stare nella sua casa. Si era attardato alla fattoria per esaminare un cavallo, poi Richard gli aveva offerto della birra e forse ne aveva bevuti più boccali di quanti fosse abituato. Quando si era accorto delle condizioni del tempo, era ormai troppo tardi. La birra lo aveva messo in una condizione di piacevole placidità, che gli aveva fatto accettare l'inevitabile con filosofia. Aveva trascorso delle ore in allegria, mentre fuori si scatenava il temporale. Erano dovuti uscire una sola volta, quando sembrò che un fulmine fosse caduto troppo vicino alla stalla. Tornati dentro, erano fradici, tremanti e un po’ scossi. Un altro boccale li aveva leggermente risollevati, ma non tanto.

Era stato allora che John aveva cominciato a pensare a Sally Ann, a quanto temesse i temporali, a come affondasse con la testa sotto la coperta a ogni scoppio di tuono. E al fatto che avrebbe dovuto essere con lei per tenerle la mano e rassicurarla.

Lasciò la fattoria non appena l'intensità della tempesta iniziò a scemare. Camminò nel fango, che in alcuni punti arrivava sopra le caviglie, trasformato in una sostanza vischiosa intenzionata a trattenerlo o almeno rallentare il suo passo. Il cottage sorgeva un po’ isolato rispetto al villaggio, ed era la prima costruzione che s'incontrava per la strada che conduceva alla fattoria di Richard Jones.

La pioggia aveva smesso di cadere. John era gelato e completamente zuppo, ma si riscaldava al pensiero che presto si sarebbe seduto al tavolo della sua cucina e Sally Ann gli avrebbe preparato la colazione che gli spettava, dopo una camminata del genere.

Ci mise un secondo a capire che qualcosa non andava. Il tempo per i suoi occhi di cogliere la lieve angolazione della porta. Era aperta. La porta del cottage era aperta. John superò correndo le ultime venti iarde, ignorando la resistenza del fango e il fastidio degli abiti invernali intrisi d'acqua.

Esplose gridando all'interno del cottage: «Sally Ann! Sally Ann, dove sei?».

Gli rispose un suono flebile, simile a quello di un gattino abbandonato che seguiti a chiamare nonostante il lento svanire della speranza. Lo seguì alla cieca, rovesciando sedie e facendo piazza pulita di quegli stupidi oggetti di terracotta che sua moglie andava raccattando per tutte le fiere.

Si era rintanata nella stanza in cui tenevano le provviste, in un angolo, nel punto più lontano dalla porta d'ingresso.

«Sally Ann» ripeté, avanzando più lentamente, come per rimandare il momento in cui avrebbe saputo cos'era successo.

Di nuovo lei emise quel verso di gola, un lamento così infantile che lui temette che avesse perso la ragione. Le si inginocchiò accanto, respirando il suo odore di sudore e paura, di corpo violato. Capì prima ancora che parlasse.

Sally Ann chinò la fronte sulle ginocchia. Lui allungò la mano e gliela poggiò sulla testa. Aveva mani grandi, John Llord, e spalle robuste, ed era alto più di sei piedi: avrebbe potuto aver ragione di qualunque avversario che lo affrontasse a faccia a faccia. Solo che quella notte non era stato nel posto giusto. Non era stato accanto a sua moglie.

«Chi è stato, Sally Ann?» chiese, cercando di controllare il panico al pensiero che la coscienza di lei fosse sprofondata al di sotto della pelle per sfuggire alla realtà.

Dovette ripetere la domanda altre due volte, in tono sempre più paziente. Intanto le carezzava la testa, e poi l’avvicinò a sé, perché riconoscesse la consistenza del suo corpo e la fiducia che aveva sempre riposto in lui.

«Non lo so.» La risposta uscì fievole, un po’ spezzata.

«Non l'hai visto?»

Sally Ann scosse il capo. «È… mi è arrivato alle spalle. Mi… mi ha messo la testa in un sacco» disse con un filo di voce che andava però riprendendo forza. «Sembrava… un sacco per il fieno dei cavalli.»

Lui notò che aveva ancora dei fili tra i capelli e sulle spalle e iniziò a toglierli furiosamente, come se potesse così riparare in qualche modo all’oltraggio che aveva subito. E poi le rivolse la domanda. «Potrebbe essere stato Black Tom?»

Lei sussultò a quel soprannome, come se anche in quella situazione le sembrasse un affronto chiamare così il signore del luogo. Esitò, poi di nuovo fece quel cenno di diniego. «Non lo so. Non l’ho visto.»

«Non devi aver paura di parlare. Se pensi che sia stato lui, dillo.»

Sally Ann si limitò a scuotere freneticamente la testa. «Non lo so, te l’ho detto, non lo so.»

John Llord aggrottò la fronte. Qualcuno aveva oltraggiato sua moglie e c’era un solo uomo nel circondario che avesse fama di aver fatto del male a una donna, l’unico su cui puntavano tutti gli indizi, i sospetti di tutti. L’unico che andasse cavalcando nelle notti più buie, quando la gente per bene era nel suo letto.

Si alzò in piedi. Strinse le mani a pugno, puntandole contro le cosce. «Va bene» sibilò. «Ora la faremo finita con questa storia.»