Scritto il 08/07/2026
da ROBERTA CIUFFI


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Le grida provenienti dal cortile si erano placate. Da qualche minuto non si udiva altro che un vocio di conversazioni alterate, ma all'apparenza non pericolose.

«Forse è finita» disse Annabelle, tenendo d'occhio il visconte.

Si disse che voleva interpretare le sue emozioni e prevenire improvvisi tentativi di fuga, ma in realtà era perché le piaceva guardarlo, come non le era mai capitato con nessun altro. Lui era roccioso quanto la scogliera in cui terminava quella terra e altrettanto eroso dalle onde. Tutto quello che tentava di aggrapparvisi veniva strappato via, lasciandolo solo e nudo fino all'anima. Proprio come lei.

Un'esclamazione simile a un grido di battaglia salì a infrangere le loro speranze.

«Che cos'è?» Il visconte si girò in direzione della porta. Qualche istante dopo, il vocio si fece più intenso, più vicino, ed entrambi compresero che proveniva dall'interno della casa.

Gli aggressori avevano invaso Farleigh Hall.

«Devo andare!»

Annabelle lo afferrò per il braccio, trattenendolo. «No, vi prego, no! Non faranno del male a nessuno… A nessuno, a parte voi!»

«Come fate a saperlo?»

Sfiduciata, riconobbe sul volto del visconte il desiderio di gettarsi nel mezzo della battaglia. In passato, doveva essere stato il tipo d'uomo che non si tirava mai indietro di fronte alla prospettiva della lotta.

«Lord Farleigh, vi prego» implorò, cambiando tattica. «Ho paura, non lasciate che mi facciano del male!» Si strinse a lui, contro il suo petto. «Non c'è un posto in cui possiamo nasconderci?»

*

Gli occhi azzurri che lo fissavano supplichevoli smossero in Thomas un sentimento che credeva dimenticato, un senso di protezione cavalleresco che ai tempi della gioventù l'aveva spinto a più di un'azione sconsiderata in nome di qualche giovane donna del tutto immeritevole.

La ragazza tese una mano. Dopo un attimo d'incertezza, la prese nella sua. «Venite» disse, sospingendola verso la parete ricoperta dalla libreria. «Qui nessuno vi troverà.» Infilò una mano sotto un ripiano e quasi per magia la libreria si mosse, lasciando intravedere uno spiraglio.

Thomas la afferrò per il bordo e tirò a sé come fosse una porta, rivelando un piccolo vano buio. «Entrate.» Pose una mano sulla schiena della ragazza e la spinse dolcemente in quella direzione.

Annabelle intuì le sue intenzioni e fece resistenza. «Dovete entrare anche voi» disse.

«Il mio posto è di sotto.»

«Non servirebbe a niente! Non sentite? Sono già qui.»

Il visconte s'immobilizzò, in ascolto. Lo schiamazzo stava aumentando d'intensità. La ragazza aveva ragione, gli assalitori erano molto vicini. Approfittando della sua incertezza, Annabelle entrò nello stanzino del prete, trascinandovi anche lui.

«Chiudete, presto» bisbigliò.

Meccanicamente, lui obbedì. Il buio cadde nel piccolo locale. Erano soli, stretti l'uno all'altra nella stanza segreta. Soli, una bella ragazza desiderabile e un uomo che veniva chiamato Black Tom, il visconte nero, il presunto aggressore di donne indifese.

Thomas si chiese dove trovasse, lei, il coraggio per stargli accanto. Udiva il suo respiro, un poco alterato, affannoso, come se avesse corso. «Cosa c'è?» chiese a bassa voce.

«Non… non mi piacciono i posti stretti e bui» rispose Annabelle, lottando contro la morsa che le soffocava il respiro in gola. «Io… io… li ho sempre odiati.»

«Avete paura del buio?»

Lei annuì, poi, rendendosi conto che non poteva vederla, rispose: «Sì. E dei posti troppo chiusi. In orfanotrofio, per punirci, ci rinchiudevano nei ripostigli del carbone».

Sollevò di scatto la testa, alla ricerca dell'aria. Sapeva che in quel vano ce n'era abbastanza per respirare, ma i suoi polmoni sembravano non crederci. Qualcosa le sfiorò la manica. Trasalì, spaventata per un solo istante: quanto le occorse a capire che si trattava della mano dell'uomo che cercava la sua.

«Non dovete avere paura di niente. Ci sono io accanto a voi.»

La sua voce era più calda di quanto l'avesse mai udita, la stretta della mano forte e sicura. Annabelle trasse un lungo respiro e aprì gli occhi. Stava tornando a respirare normalmente.

*

John Llord esplose nella stanza sulla torretta, roteando il raschiatoio sopra la testa.

«Dov'è quel maledetto visconte?» gridò, e nessuno che lo conoscesse avrebbe riconosciuto la sua voce alterata. Incapace di mettere a fuoco lo sguardo su qualcosa, girò su se stesso, lanciando occhiate furiose ai libri allineati negli scaffali, alle incomprensibili carte sparpagliate sul tavolo e alle bottiglie di liquore semivuote.

«Dove sei, Black Tom?» urlò, assestando un colpo di raschiatoio sul tavolino rotondo, spazzando le bottiglie contro la parete. In un fragore di vetri frantumati, i diversi liquidi si rovesciarono a terra, sollevando un pungente aroma alcolico.

L'uomo si fermò un istante, dilatando le narici. Il visconte non beveva di certo la birra da quattro soldi che servivano al pub del villaggio. Il pensiero lo fece infuriare ancora di più. In un impeto di rabbia incontrollabile, affibbiò un calcio al tavolino, scaraventandolo contro la libreria di quercia.

*

All'interno del vano del prete, Annabelle trasalì. Il visconte le strinse la mano. Non poteva parlare, ma le stava dicendo di stare tranquilla, che non le sarebbe successo niente. Sollevò lo sguardo, riconoscente. Ora iniziava a intravederlo, nel buio, o almeno ne intuiva il profilo. Di nuovo chiuse gli occhi, tentando di ignorare le imprecazioni oltre la parete di quercia e la sua repulsione per i luoghi chiusi. E a cercare l’isolamento nella mente di un estraneo.

Di solito, non provava alcun rimorso nel violare l’intimità delle persone. Nessuna ragazza cresciuta nelle sue condizioni, e con il suo talento, ne avrebbe avuta: era semplice autodifesa, o necessità di sopravvivenza. Ma nel superare le barriere che difendevano la personalità di Thomas Fairleigh, per un istante esitò. L'istante dopo, non ebbe più importanza: era avvolta nel suo calore, un'unica cosa con lui. Avvertì il palpito allarmato della sua coscienza e una fitta di paura, poi tutto svanì in un quieto torpore. ‘Va tutto bene, tutto bene…’ La voce priva di parole di Annabelle era simile al sussurro del vento in una sera estiva, o allo sciabordare delle onde del mare. ‘Tutto bene…’

Non riusciva ad avvertire il centro di quell'uomo. La barriera composta da confusione, turbamento e un tormento sordo molto simile all'ossessione continuava a celare i suoi pensieri consapevoli. Doveva cercare di superarla, scoprire cosa ci fosse oltre quella, quale fosse la reale qualità della sua anima. Tentò di forzarla come se fosse effettivamente costruita di mattoni e lei dovesse abbatterla. Lanciò i suoi arieti contro quella linea difensiva e la sua mente rintronò, nello scontro, rimandando dentro di lei ondate di panico e dolore. Annabelle sussultò e staccò la sua mente da quella del visconte. Le loro mani erano ancora strette l'una contro l'altra e i loro corpi molto vicini.

«Annabelle…» Il suo nome risuonò sulle labbra del visconte con una nota di sorpresa.

La ragazza si sentì percorrere da una corrente di brividi lungo la schiena e la nuca. Stava tremando per l’esperienza appena vissuta e si stupì di non provare ancora timore per l’uomo che aveva accanto. Solo un desiderio irresistibile di poggiare il capo sulla sua spalla. Quasi lo avesse intuito, lui le girò il braccio attorno alla vita e l'attirò a sé. «Non abbiate paura» le disse, così vicino che il suo respiro sfiorò la tempia di Annabelle. «Nessuno vi farà del male.»

*

«Insomma, basta, smettetela! Che cosa credete di fare, siete impazzito?»

Affannato per la corsa, Charles aveva raggiunto la torretta. Sgomento, si guardò attorno, al disastro in cui era precipitato il rifugio di suo fratello. Oddio, Thomas non sarebbe stato per niente contento…

John Llord sollevò di nuovo il raschiatoio. «Dov'è il visconte?» chiese, minaccioso.

Per un istante Charles non riuscì a rispondere, continuando a fissare incredulo la massiccia figura del maniscalco che incombeva su di lui. «Ma allora siete davvero impazzito?» sibilò. «Tornate in voi e non fate stupidaggini.»

«Mia moglie…»

«Vostra moglie non sarà felice di sapere che vi siete messo nei guai.»

Gli occhi dei due uomini s'incatenarono in una sorta di gara di volontà. Mentre badava a mantenere il suo contegno risoluto, all'interno Charles si sentiva tremare. Che cosa sarebbe accaduto, se quella gente avesse perso la testa? Un istante dopo non ebbe più tempo di chiederselo.

«Di qua, di qua!» gridò qualcuno arrivato così di corsa alle sue spalle da sbattere contro il montante della porta. «Lo stanno nascondendo le donne! Venite di qua!»

«No!» gridò Charles, colto dal panico. Si pose davanti alla porta, ma di nuovo fu travolto dalla massiccia figura del maniscalco, che si liberò di lui con una manata, facendolo traballare sui piedi. Si riprese afferrandosi a una mensola della libreria e subito si lanciò all’inseguimento.

*

Adesso non poteva più indugiare. Thomas sfilò il braccio dalla vita della ragazza, che cercava invano di trattenerlo.

«Mi dispiace» disse, mentre armeggiava nel buio con il congegno d’apertura. «Devo andare.»

Azionò un comando invisibile e un lato della libreria di quercia si allontanò dalla parete. Thomas uscì nel centro della devastazione, battendo le palpebre alla luce improvvisa.

«Signore, no!»

Ignorando il grido della ragazza si guardò rapidamente attorno. Le bottiglie di brandy e whisky rotte avevano riversato a terra delle piccole pozze di liquido colorato da cui emanava un forte odore di alcol. Le sue carte… le sue preziose carte… Si distolse da quella visione. Non aveva importanza, adesso doveva impedire che una folla scatenata si avventasse contro le donne della sua famiglia.

Andò alla parete opposta, dove un falso settore della libreria nascondeva uno stipetto in cui conservava delle armi. All’interno c’erano delle sciabole appartenute a suo padre, la sua coppia di pistole da duello e una serie di fucili da caccia. Afferrò d’istinto il fucile di un armaiolo austriaco, regalo per la sua maggiore età da parte dei genitori. I proiettili erano nella scatola di legno di quercia sul fondo dello stipetto. Stava per aprirla quando si fermò. Sarebbe stato saggio presentarsi davanti a una folla già inferocita con un’arma da fuoco in mano? Se lo avessero aggredito, avrebbe dovuto sparare o un colpo poteva partire per accidente, nella confusione. Questo non avrebbe di certo migliorato le cose. L’istinto di conservazione lottò per un istante contro la ragione, poi Thomas rimise il fucile al suo posto e afferrò invece una sciabola. Era sempre un’arma ma quella era in grado di controllarla. Si lanciò verso la porta.

«Cosa state facendo?» gridò la voce dietro di lui. Non si fermò a rispondere ma aggredì gli stretti gradini della torretta, precipitandosi al piano inferiore, dove si trovavano i quartieri dei domestici. Corse lungo il corridoio, spalancando rapidamente le porte, lanciando occhiate all’interno delle stanze. In una trovò due cameriere che, gli occhi sbarrati dal terrore, si tenevano abbracciate su una branda. Le donne sussultarono e gridarono nel vederlo. «Tirate il battente e non muovetevi di qua!» ordinò, riprendendo a correre in direzione delle scale. Mentre scendeva, sentì dei passi dietro di sé. Si girò a mezzo, quanto bastava per vedere quella strana creatura, quell’Annabelle Tressilian, che lo seguiva, trattenendo la stoffa della gonna per non inciampare.

«Tornate di sopra! Siete impazzita?» gridò. «Cosa pensate di fare?»

«Se non ci tornate voi non lo farò neppure io» ritorse lei.

Dall’ostinazione che leggeva nei suoi occhi, sembrava intenzionata a fare come diceva. Thomas imprecò sottovoce e riprese a scendere. Che facesse come voleva, non si sarebbe fatto manipolare da lei. Lui doveva pensare alle donne della sua famiglia. Raggiunse il piano nobile, da cui provenivano le grida. Qui la maggior parte delle porte era spalancata su delle stanze vuote. In alcune notò tracce di devastazione e saccheggio. Imprecò di nuovo, più forte stavolta, e aumentò il passo, seguendo i rumori. Tremò internamente, accorgendosi che sembravano provenire dall’ala dove si trovavano le stanze della madre. Strinse la sciabola con più forza e il semplice desiderio di difesa che aveva albergato in lui poco prima si trasformò in una collera incendiaria.

Il rumore e le grida aumentavano a mano che si avvicinava, finché emerse nella grande anticamera su cui si aprivano le porte della suite della Viscontessa Vedova. Era affollata di corpi di uomini che urlavano e battevano contro le porte con tutto ciò che avevano in mano: bastoni, forconi, pungoli da bestiame, ma anche oggetti raccattati in giro per la casa. Intravide la testa di Charles, che si dimenava, trattenuto contro un angolo da un gruppo di assalitori.

«Aprite!» stava gridando John Llord quando Thomas si fermò ad analizzare la situazione. «Fate uscire Black Tom e non vi faremo niente!»

«Quel vigliacco si nasconde sotto le gonne della madre!» esclamò un altro.

«Il vigliacco è qui» disse Thomas con voce in cui la calma non riusciva a nascondere la minaccia.

Il primo a girarsi e a vederlo fu Scott Davis, un buono a niente che era più facile veder barcollare per il paese in cerca di qualcuno che gli offrisse un’altra birra gratis che dritto sui suoi piedi. Impugnava un alare di ferro battuto che doveva aver rimosso da un camino della casa. Dal gonfiore sospetto della giacca, non doveva essere l’unico oggetto che aveva attirato la sua attenzione. Con l’alare sollevato sulla testa, fece un paio di rapidi passi avanti. «Eccolo, è Black Tom, il visconte maledetto!»

A sua volta, Thomas sollevò la sciabola.

L’altro si fermò di colpo e poi, gettando occhiate furtive di lato per assicurarsi di essere ben spalleggiato, riprese a gridare: «Pensate di poter fare quel che volete con le nostre donne, eh?»

«Non ho fatto niente a nessuna donna» sibilò Thomas, guardando oltre la testa di Davis per cogliere lo sguardo di John Llord. «Avete qualche testimone che dice il contrario?» Sperava vivamente di no, perché di quello che era successo la sera prima ricordava molto poco. Come di altre sere, ormai. Impedì a se stesso di tremare, cedere al dubbio. Doveva aver fede in quel che era. In quello che sapeva di essere, ricacciando tutti i sospetti nel territorio oscuro da cui provenivano gli incubi.

John Llord si allontanò dalla porta e avanzò verso di lui. La folla si aprì al suo passaggio. A occhio e croce Thomas giudicò che si trattasse di una trentina di persone. Dalla finestra gli erano parsi molti di più, perciò, se non era stata una stima sbagliata, altri dovevano stare in giro per la casa.

Il maniscalco si fermò a un paio di iarde da lui.

Thomas lo valutò spassionatamente, misurando le loro forze. Un uomo alto e corpulento, infiammato dall’idea di un suo giusto diritto. Lui era forte e allenato, ma più a combattere con una spada e con i pugni che contro un raschiatoio.

«Prima oltraggiate la mia donna e poi venite qui a puntarmi addosso un’arma?» sibilò il maniscalco.

«Non ho oltraggiato la vostra donna, Llord. E sono qui per impedirvi di farlo alle donne della mia casa.»

L’altro liquidò l’argomento con un movimento brusco della mano. «Nel villaggio tutti parlano di voi» proseguì a voce più alta. «Dicono che siete impazzito e avete ucciso vostra moglie.»

«Sono solo stupide chiacchiere» replicò quasi sputando le parole. Un’ondata di collera gli corse per le vene, facendogli ardere il corpo, come se avesse accesso un fuoco dentro di lui. Sentiva gli occhi bruciare e le tempie pulsare con forza. «Non ho sfiorato con un dito vostra moglie. Non farei mai del male a una donna. Ma voi siete entrati armati nella mia casa, avete spaventato e picchiato i miei domestici, minacciato mia madre e mia sorella, arraffato come saccheggiatori…» La sua voce si stava alzando di tono. Rendendosi conto che l’uomo di fronte a lui mostrava segni di disagio, fece un passo avanti. «Dove sono gli altri uomini, John Llord? A depredare le stanze della mia casa?»

Il maniscalco girò la testa di scatto, da una parte e dall’altra, come valutando il numero dei suoi seguaci. Scott Davis si fece rapidamente di lato, nascondendosi dietro un altro assalitore, e gridò con voce stridula: «Se non è stato lui, allora chiedigli come si è fatto quelle ferite sulle mani!»

Gli sguardi di tutti si spostarono sulle sue nocche escoriate. Thomas restò per un attimo senza fiato. Avrebbe voluto saperlo anche lui.

«Se le è fatte picchiando la povera Sally Ann!» incalzò Davis, accorgendosi della sua esitazione.

Gli occhi di John Llord tornarono a brillare di determinazione. Fece un altro passo avanti. E Thomas si chiese se davvero lui avrebbe avuto il coraggio di usare la sciabola contro un uomo che pensava di vendicare la sua donna.

«No, se le è fatte picchiando me» disse un’altra voce proveniente dalle scale che qualcuno stava rapidamente salendo. Edmund Crane, anche lui con una spada in mano. «O almeno provandoci» proseguì, con un ghigno. Andò a fermarsi accanto a Thomas, ma teneva lo sguardo sugli assalitori. «Ieri notte Lord Farleigh è venuto a trovarmi a casa di mia sorella, per bere un boccale di birra. Abbiamo avuto una discussione ed è finita come potete vedere.» Sollevò la mano sinistra, mostrando le nocche scorticate. Su uno zigomo era visibile un livido che andava scurendosi. «I miei nipoti erano presenti e possono testimoniare.»

Ci fu un istante di silenzio confuso. Poi Scott Davis fece un salto rabbioso, che provocò un sommovimento sotto la sua giacca. Per nasconderlo, urlò: «Non credetegli, è una…».

La parola seguente fu soffocata da uno squillo di tromba.

«La milizia!» Il grido ebbe l’effetto di uno sparo. Gli assalitori d’improvviso non furono più una massa compatta, ma un fiume in piena che correva alla cieca verso le scale. «La milizia! Andiamo via, presto!»

John Llord abbassò il braccio. Mentre le grida dei soldati sovrastavano quelle degli assalitori, il suo volto rivelò la confusione che lo dominava.

«Andatevene a casa, Llord» intimò Thomas, abbassando anche lui la spada. «Vedrete che troveranno il vero colpevole.»

L'altro borbottò qualcosa e, senza guardarlo in faccia, lo superò, dirigendosi alle scale.

«Grazie» disse Thomas, volgendosi verso il maestro di scherma.

«Un accidente» replicò l’altro, facendo guizzare la spada davanti a sé, come se rimpiangesse di non averla potuta usare. «Mi siete debitore di un pugno. Ma prima o poi pagherò il mio debito.»

Thomas stava per chiedere spiegazioni ma, nel girarsi, vide una figura snella a metà della rampa di scale che portava al piano superiore. Miss Tressilian si reggeva al corrimano e lo fissava. Era stata là tutto il tempo.