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Brian Rice era l'eroe del giorno.
«Non ho fatto proprio niente di speciale. Mi trovavo per caso al Rising Star e ho capito che stava per succedere qualcosa di grave. Così ho avvertito la milizia, tutto qui.»
Lo scintillio d'esultanza nei suoi languidi occhi castani smentiva la modestia delle parole. D'altra parte, come rimproverargli una piccola civetteria nel sentirsi per una volta al centro dell'attenzione generale, dopo che il suo accorto intervento aveva prevenuto l'abbattimento di chissà quale sciagura su Farleigh Hall? Persino Susan, che normalmente faceva di tutto per stargli lontana, ascoltava il suo racconto con interesse.
«Avete agito maledettamente bene, ragazzo mio» esclamò Quentin Parnell, assestandogli un colpo sulla schiena. «Mente rapida e riflessi pronti. Niente da eccepire.»
I Parnell erano arrivati su un rustico calesse, tirato da cavalli spronati a passo di carica. Il tono militaresco con cui il possidente tentava di camuffare le sue umili origini suonava forzato. La faccia per solito flemmatica rivelava un turbamento un po’ eccessivo, vista la felice risoluzione dell'incidente.
Era vero che, a parte il trionfante Brian Rice, gli altri uomini in quella stanza sembravano poco a loro agio. Lord Wadelton si era già profuso in scuse per non aver saputo impugnare la situazione quando era il momento. Charles si teneva in disparte, cupo, con le braccia conserte, recalcitrante agli inviti della madre a fornire un resoconto degli avvenimenti.
Gli uomini erano così prevedibili, pensò Annabelle, posando la tazza ormai vuota sul tavolo di fronte a sé. Mentre seguiva le conversazioni, la sua mente continuava a tornare alla scena nell’anticamera della Viscontessa Vedova. All’alta figura dell’uomo in pantaloni neri e camicia bianca, che affrontava una folla rabbiosa con solo una sciabola e la consapevolezza della propria innocenza. E ogni volta il suo cuore tremava. Per tutto il tempo, mentre era stata su quelle scale, aveva saputo di dover andare via di là, di doversi mettere al sicuro, ma non era riuscita a strapparsi all’affascinante visione di quella decisa mascolinità. C’era qualcosa di primitivo nella risposta che suscitava in lei, come se la sua forza lanciasse un richiamo cui lei non poteva che rispondere. Si chiese dove fosse, in quel momento.
«Quentin ha ragione» intervenne Lady Fairleigh. «Vi siete comportato molto bene e noi vi dobbiamo tutta la nostra riconoscenza.»
Brian Rice s'illuminò di una gioia quasi infantile. Compì un ampio circolo con il capo, come se volesse accertarsi che tutti avessero udito quelle parole. «Anche voi lo pensate, Susan?» chiese, in un tono supplice che irritò Annabelle.
Lo stesso effetto dovette averlo sull'interpellata, che si limitò ad annuire senza eccessiva partecipazione.
Un'ombra passò sulla felicità del giovanotto. I suoi occhi si oscurarono e il sorriso divenne legnoso. «Forse avrei dovuto cercare un'arma e venire personalmente in vostro soccorso.»
«Non dite sciocchezze» lo redarguì Lord Wadelton, che iniziava ad averne abbastanza dei trionfi di Rice. «Voi avete fatto quanto dovevate.»
«Già, ma forse per qualcuno non è sufficiente.»
L'affermazione querula fu proferita sottovoce, ma udita da tutti.
Certa gente non era mai soddisfatta, considerò Annabelle. Con la coda dell'occhio, si accorse che Quentin Parnell stava lasciando il salotto. Forse andava a fumare il sigaro o la conversazione aveva finito per stancarlo. In effetti, non sembrava il tipo da trascorrere molto tempo in chiacchiere. La faccia arrossata testimoniava di lunghe ore passate all'aperto, sotto il sole, e il suo accento, quando non cercava di adeguarlo a quello della moglie, rivelava tracce dei quotidiani contatti con fittavoli e lavoranti. Chissà come ci si trovava, la raffinata figlia di Lady Fairleigh, in un ambiente del genere.
Mary non era graziosa quanto la sorella ed era possibile che non avesse ricevuto molte proposte interessanti, se si era adattata a sposare un possidente di campagna. O forse a suo tempo ne era stata infatuata, sebbene al momento il suo atteggiamento verso il marito non mostrasse alcuna traccia di tenerezza. Se la situazione non fosse cambiata, forse anche Susan avrebbe dovuto mettere da parte la sua ripugnanza e rassegnarsi ad accettare un corteggiatore di livello sociale inferiore. Come Brian Rice.
Chissà dove stava andando, da solo, Quentin Parnell. Forse semplicemente a fumare il suo sigaro, o forse no. Il quesito, sorto in maniera oziosa nella mente di Annabelle, di colpo le parve richiedesse una risposta immediata. Si scusò con Lady Fairleigh, accampando la scusa di un'improvvisa mancanza d'aria, e lasciò la stanza affollata. Ricordando che due sere prima aveva incontrato Parnell nella galleria, e soprattutto la sua strana espressione, si avviò in quella direzione.
Fuori del salotto respirava meglio.
Come la volta precedente, la galleria era illuminata. I Farleigh dovevano spendere una vera fortuna in candele e combustibile per lampade. Annabelle aveva notato che venivano illuminate perfino stanze in cui nessuno entrava mai, neppure di passaggio. A Farleigh Hall non un solo angolo era lasciato al dominio delle tenebre… a parte la torretta e il suo ospite. Lei sapeva perché lo faceva, nella sua casa di Clapham, ma perché lo facevano loro? Che temessero la presenza di fantasmi?
Camminando, lanciò occhiate distratte ai quadri appesi alle pareti. La sua indifferenza si dissipava solo quando un certo paio d'occhi, la linea di una mascella o il modo di tenere eretto il capo le rammentava l'uomo che l'aveva stretta tra le braccia.
Accidenti, che le stava succedendo? Non aveva mai provato alcuna attrazione nei riguardi della vita matrimoniale, né coltivato sogni romantici. Le vite dei suoi genitori erano state distrutte dal gin a basso costo che veniva venduto a ogni mescita, spacciato per una sorta di panacea contro i dolori e i colpi bassi dell'esistenza. Quando erano morti nell'incendio della stanza in cui vivevano, lei era ancora molto piccola. Di loro rammentava solo le esplosioni di collera e le lacrimose riconciliazioni che li facevano avvinghiare l'uno all'altra come furetti in lotta.
Niente di tutto questo era in grado di alimentare in lei illusioni sentimentali e l'orfanotrofio aveva fatto il resto. Aveva visto troppi bambini abbandonati come giocattoli per i quali si è perso interesse, per credere che l'amore fosse qualcosa di più di un rovinoso impulso naturale.
E allora, perché continuava a fantasticare del bel Visconte Fairleigh? «Sciocca, sciocca» sibilò tra i denti, per richiamare all'ordine la sua mente, di solito tanto razionale.
La figura atticciata di Quentin Parnell, ferma al centro della galleria, riuscì laddove la volontà aveva fallito. L'uomo era così intento a esaminare il ritratto sulla parete che non sentì i suoi passi. Annabelle non si stupì nel costatare che il ritratto era quello dei visconti Fairleigh a grandezza naturale.
Senza parlare, si pose di fianco a Parnell, che continuò a ignorarla. Per un po’ restarono in silenzio, uno accanto all'altra, assorti in contemplazione dei due giovani nel momento del loro massimo splendore. La radiosa felicità che animava quei volti forniva un doloroso contrasto con gli eventi che in seguito li avrebbero visti protagonisti.
«Era bella, vero?» chiese Parnell, con voce esitante. Nulla avrebbe potuto essere più lontano da un tono militaresco.
«Sì, molto. Le eravate affezionato?»
L'uomo emise un singulto assai simile al pianto. «Affezionato?» esclamò. «Io l'amavo.» Poi estrasse dalla tasca un fazzoletto grande quanto una federa, del genere che portano i contadini, e ci si asciugò gli occhi bagnati di lacrime. «E lei amava me» affermò, prima di ripiegarlo e infilarselo di nuovo nella tasca. «È per questo che si è uccisa. Sapeva che il nostro era un amore impossibile.»
Se la prima dichiarazione non stupì Annabelle, della seconda si permise di dubitare. Non che Quentin Parnell fosse un uomo sgradevole: quel fondo di volgarità che trapelava attraverso la sua ostentata distinzione poteva ben attrarre una raffinata dama dell'aristocrazia in cerca di diversivi. Solo che lei non ce la vedeva, la sofisticata creatura del quadro, a perdersi per amore di un possidente terriero privo di titoli nobiliari.
«Voi non mi credete, vero?»
«Non ho motivi per dubitare delle vostre parole» rispose, cauta.
Il colorito già acceso dell'uomo si fece più inteso, ma attorno a lui Annabelle non percepì il raggelante fremito della collera. Piuttosto, disperazione. Così l'aveva amata davvero…
Ma, e lei? Si era limitata a lasciarsi amare o si era spinta oltre?
La tensione sul volto di Parnell cedette d'improvviso, sfumando in scoramento. «Voi siete così giovane» disse, ritraendosi. «Non potete capire.»
Senza un cenno di congedo, girò su se stesso e a passo deciso si allontanò per la galleria. Fuggendo da lei, dall'attimo di debolezza che lo aveva condotto a una confidenza pericolosa.
Ecco un altro pezzetto da aggiungere al puzzle, pensò Annabelle, esaminando il bel volto della viscontessa con maggior senso critico. Certo, era il volto di una donna capace di ispirare amore. Ma un amore tale da trascendere la morte, da condurre suo marito sull'orlo della follia?
E allora perché, in Thomas, di tutto questo non c'era traccia? Oh sì, aveva percepito il dolore che lo macerava, e la confusione, anche, ma non la disperazione di un amore perduto.
D'altra parte, che ne sapeva lei dell'amore?
Sospirò, di fronte al ritratto a grandezza naturale di quella bella donna che aveva suscitato così tanta passione. Una cosa di cui lei non aveva alcuna esperienza e di cui, per la prima volta, scopriva di sentire la mancanza.