Scritto il 30/09/2026
da ROBERTA DE TOMI


⏱ ~10 min · 1998 parole



Il convoglio corre sui binari dell’alta velocità. Per fortuna avevo il cambio pronto e il treno era in ritardo!
Il pensiero di Davide mi accompagna per tutto il viaggio, insieme ad Albi Bel, Pietro e agli altri cuori spezzati di Radio Emme. Vale77 e quella che non lo vuole, Pippo85 e il problema della precoce (avete capito), Anghelos con la tipa che lo piglia per focaccia quando lui è pane. E poi Hurricane99, quello che spara nel mucchio perché prima o poi qualcuna o qualcuno ci sta; la legge dei grandi numeri non sbaglia mai.
Sulla Metro verde sfilo le All Star e infilo le décolleté nuove di zecca. Le riunioni di redazione hanno poche regole nette. Tra queste, il tacco alto obbligatorio, per la mia gioia.
Sistemo le sneakera con la stampa a scacchi rossi e neri nello zaino.
Fermata: Cologno Sud.
Prendo il taxi che sfila su Viale Europa, fino al “Palazzone”, pago il signore un po’ imbolsito che nemmeno sorride, ma continua ad ascoltare un terribile pastone di neomelodico e trap, e scendo. Le décolleté nuove, con i fiocchi viola poco sopra i tacchi, rispondono al rodaggio: dodici centimetri in più fanno bene per la mia non-statura. Per i piedi, seguiranno aggiornamenti.

Giungo davanti all’edificio con le finestre a specchio su cui rimbalzano i raggi del sole. Un tripudio di luce riflessa che cerca di raggiungere il cielo, senza riuscirci.
«Ma ciao! Puntualissima come sempre.»
Tra tutte le collaboratrici, proprio lei. La Rosa Purpurea di Milano, Tatiana Colombo, un metro e ottanta di proporzioni perfette, sottolineate dal cappotto in bouclé nero. Scuote la lunga coda biondo-vaniglia, arriccia le labbra luccicanti e sbatte gli occhi cerulei.

Tiro a lustro il sorriso e le lascio tre baci sulla guancia.
«Che piacere, Tatiana!»
Lei mi abbraccia come un gemello ritrovato.
«Adesso sei dei nostri!». Mi prende le mani, sprizzando sorrisi dalla parvenza sincera. «Benvenuta in Paradiso!»
Perplessità e dubbi a colazione mentre lei straparla: «L’articolo online è stato un successone, ben mille like e sessanta condivisioni! Così Kelly ha pensato di pubblicarlo anche sul cartaceo, cassando quello del Ringe».
Oltrepasso il cancello tenuto aperto dall’ex modella e resto con un piede a mezz’aria.
«Cosa? Hanno escluso Emanuele? E perché?»
Passo oltre, Tatiana mi si affianca lasciando andare il cancello. Indica il cielo, gongolante.
«Ordini dall’alto.»
«Ha pestato i piedi a qualcuno?»
Mi apre il grande portone d’ingresso. Percorriamo insieme l’androne, dirigendoci verso l’ascensore.
«A quanto pare ha fatto una domanda di troppo alla sua intervistata. In legalese.»
«Pessima mossa» commento, ascoltando il resto.
La collega scuote la coda. «Per di più, la colpa è della tipa che ha fatto dei nomi di persone che l’avrebbero aiutata a fare successo. Nomi che scottano.»
«Sul serio? Avrebbe potuto rispondere con un No comment.»
Tatiana preme il pulsante per chiamare l’ascensore.
«Ti dispiace per quello stronzo?» Scuote ancora la testa, l’espressione cinica sul volto. «La bambola si è montata la testa, ma non ha montato il cervello. Presa dalla foga, si è lasciata scappare una frase di troppo. Se n’è accorta e ha chiamato il suo manager, affinché facesse bloccare la pubblicazione, quando era ormai troppo tardi. E ovviamente Emanuele si è preso lo shampoo della Bergé».
Lo scampanellio è seguito dall’apertura delle porte. Una signora alta e impeccabile nel suo tailleur con gli alamari dorati esce scoccandoci un’occhiata di sufficienza.
Entriamo, io premo il pulsante su cui è cesellato il cinque. Le porte si chiudono scampanellando di nuovo, mentre Tatiana dipinge persone e scenari.
«La Maman di Milano oggi veste scuro. Che strano. Lei sì che sta bene. Garantisce il marito dall’Alta Finanza, alla faccia del dito di Cattelan.»
«Quello della televisione?»
Scuote ancora la coda. «Ma no, l’artista del dito medio a Piazza Affari.»
Schiocco le dita.
«Giusto, L.O.V.E. Ma le quotazioni artistiche non sono capitalismo?»
Tatiana non risponde, non si pone i miei problemi e io lascio cadere l’argomento. L’ascensore si ferma e noi usciamo sul parquet impeccabile del pianerottolo appannaggio totale di Vasty Mag&Web.
La porta è aperta sull’openspace. Sulla sinistra, la redazione è un aggregato di scrivanie a circuito chiuso. Alcune sono già occupate dai redattori incaricati di controllare le notizie di agenzia e le email.
«Benvenute, ragazze.»
Kelly è dietro di noi. Vestita come Tata Francesca, con un coordinato leopardato con macchie bianche su sfondo fucsia e le décolleté tacco 12, esibisce il nuovo taglio scalato, anticipando le tendenze. Dal ramato è passata a un rosso più scuro, perfetto con gli occhi verde-cupo sottolineati dal kajal.
La capo-redattrice ci indica la sala riunioni. La porta aperta dà sulla scrivania centrale.
«Il grande capo ci aspetta.»
«Il grande capo?».
Kelly sorride: «Ci sono comunicazioni importanti».
«Tipo?» chiede Tatiana, fremente.
«No spoiler.»
Entriamo. Le collaboratrici e i collaboratori Vasty sono già seduti ai loro posti assegnati. C’è chi parlotta, chi ride, chi invece fissa il vuoto davanti a sé. Tipo Emanuele, scuro e non solo per l’effetto che la lampada ha lasciato sulla sua pelle.
L’atmosfera è quella di un incontro tra Miranda Priestley e Andrea Sachs, con un diavolo in carrozza vestito da Prada e l’attesa ansiogena stampata in faccia.
A capotavola, lei, la Boss. Un bob incornicia l’ovale leggermente allungato. Occhi d’aquila, scuri come l’ebano, sottolineati dalla matita. Labbra sottili e affilate come il naso.
Larissa Bergé chiude il portatile e ci osserva, uno ad uno. Io e Tatiana infiliamo i posti assegnati, al centro della tavola. Quando il suo sguardo si appoggia su di me, noto un cedimento nel muro di impassibilità con cui è immortalata anche sulla copertina di “Panoramiche Oggi”. L’imprenditrice dello stile, carta e online sullo stesso piano di successo. La donna dal sorriso di ghiaccio.
«Ross l’Aggiustacuori!»
Scatto in piedi come durante i cambi dell’ora al liceo per salutare il prof. in entrata.
«Sissignora.»
Silenzio, pervaso da qualche risatina. Imbarazzo. Al prof entrante non ho mai dato risposte militari. La Boss mi fa un cenno, mentre Kelly le siede accanto, nascondendo le labbra.
«Riposo, soldato» si limita a dire.
La caporedattrice prende la parola, dopo aver raccolto il testimone dal capo: «Dopo gli ottimi risultati raccolti dalla tua intervista a Madame LaSage, la dottoressa Bergé ha pensato di farti una proposta».

Sento tirarmi la manica: gli occhi di Tatiana spuntano di lato, mentre quelli dei colleghi e delle colleghe sono fissi su di me in un misto di curiosità, spocchia e stima.
Soltanto Emanuele continua a fissare il vuoto, trattenendo nei pugni la rabbia spalmata sul viso come una colata di catrame bollente.
«L’idea sarebbe quella di assegnarti una rubrica sul cartaceo, oltre agli articoli regolari.»
Lingua incollata al palato. Capacità motoria di uno zombie di Romero. Senso di realtà azzerato.
«Sul cartaceo, ha detto? Fissa?» chiedo, incespicando nella mia voce.
Kelly si lascia scappare una risatina.
«So che non ci credi. Ma la storia dei cuori spezzati piace e la rubrica potrebbe chiamarsi L’aggiustacuori.»
«Non sono d’accordo.» Emanuele scatta in piedi con l’impeto del ciclone che travolge Dorothy.
«Togliere degli spazi utili alle notizie, per una rubrica frivola, mi sembra sterile.»
Kelly si lascia cadere sulla sedia. La dottoressa Bergé tamburella le dita sul ripiano. È un crescendo di suoni che scandiscono uno stato d’animo preciso, di sguardi che si rincorrono, contenendo il panico.
Mai contraddire i capi: la quiete prima della tempesta si carica di segnali sinistri. Lo sguardo d’aquila della Bergé si apre su Emanuele.
«Vedo che non hai perso lo smalto.» Si alza in piedi. «Non basta la lamentela del Senatore, che è venuto in ufficio senza preavviso e non mi ero neanche fatta la piega decente?»
Il collega ribatte con energia: «La tizia mi aveva assicurato che era tutto pubblicabile».
La Boss bercia: «Nessuno doveva conoscere l’aneddoto del locale notturno. Ci saresti dovuto arrivare tu per primo! Per di più sei laureato in Giurisprudenza, conosci le leggi!».
«Ma ai lettori piace sguazzare nel torbido dei loro idoli.»
«Solo se siamo autorizzati a scriverlo.»
Emanuele sbotta: «Ero autorizzato, non ho preso la laurea a caso. Ti ho mandato il vocale in cui la Figa d’oro dice che avrei potuto pubblicare tutto e raccontare quello che faceva in privato e a certe feste».
Kelly scatta, infastidita: «Modera i termini, ti prego».
Il silenzio della sala lo tramortisce: Emanuele si guarda intorno e trova sguardi come muri. Larissa Bergé resta impassibile come tutti, lui lascia cadere le braccia in segno di resa.

Il nostro capo si alza in piedi con uno scatto.
«Emanuele, ci sono delle regole. Un giornalista con la tua esperienza dovrebbe saperlo, con o senza l’autorizzazione di una soubrette che non sa nulla di comunicazione.»
Il Ringe alza le braccia al cielo. «Un giornalista con la mia esperienza, trattato come un pivello e spodestato da una che si occupa di poveri sfigati. Questo non lo ammetto!».
La Dottoressa appoggia le mani sulla superfice lucida: «Ti prego di non utilizzare questi termini in mia presenza. E di avere rispetto per il lavoro delle tue colleghe».

Emanuele sbuffa, nello sguardo un’espressione di sfida.
«Chiedo umilmente venia.» Mi indica con energia. «Complimenti. Da una che ha i taccuini con copertine da scuola materna, non mi sarei atteso un cotale trionfo. Se sai cosa vuol dire “cotale”.»
Si precipita verso di me. Mi strappa il taccuino dalle mani e lo esibisce insieme agli occhi fuori dalle orbite.
«Ecco gli strumenti del mestiere di un’articolista di professione.»

Altro momento di gelo, cui reagisco con veemenza. «Preciso, non è da scuola materna. Mia cugina va alle medie e ha un diario con la stessa immagine di copertina.»
Il Ringe mi fulmina con lo sguardo. La dottoressa gli si avvicina mentre tutti ridacchiano.
«Fammi vedere, per favore.»
«Prego.»
Glielo porge gongolante, come a voler sancire lo scacco su di me.
La Boss si sofferma sulla copertina. Percorre con le dita i contorni degli unicorni, poi sfiora l’arcobaleno. Mi guarda seria, come se volesse scuoiarmi, io mi riduco a un puntino anonimo, finché lei scoppia a ridere. Una risata grassa e gioviale, lontana dal suo stile compassato. Fa un cenno a Kelly che esce dalla sala e torna con l’iPhone. Lo passa alla Boss che a sua volta raggiunge Emanuele.

Lui resta immobile, gli occhi spalancati. Si rivolge a me con movimenti spezzati, la bocca spalancata come una grotta.
«Ma che diavolo…»

Tatiana mi tira per la manica e mi mette davanti alla faccia il suo smartphone.
Il mio nome campeggia in un Reel con un brano trap inequivocabile. Due mani inconfondibili con unghie fiammeggianti sfiorano una copertina. La stessa che è ancora tra le mani di Larissa.
La solleva per mostrarla a tutti, Emanuele che freme sempre più, gli altri che mi lanciano occhiate ammirate.
«Sei di tendenza, tesoro, e dalla Signora della Trap italiana! Per quanto mi riguarda, sei promossa a maggior ragione.» Si volge al Ringe, che stringe i pugni come se non ci fosse un domani. «Tu invece scriverai per l’online. Dovrai farmi un articolo di almeno trecento like per essere riabilitato al cartaceo.»
«Ma…»
«In caso di obiezioni, sei libero di andartene.»
Emanuele sta per rispondere, ma poi rilancia.
«Accetto la nuova mansione.» Mi lancia uno sguardo carico di sfida, poi fissa la Boss. «Ma farò di tutto per riprendermi quello che è mio. E senza unicorni e altre cazzate da elementari.»
Tatiana mi avvicina la bocca all’orecchio, Kelly la intercetta.
«Vuoi dire qualcosa, Tatiana?»
La Rosa di Milano è più purpurea del solito. Gli sguardi passano in blocco a lei che si schernisce.
«No, si figuri!»
«Pensavo che volessi dire qualcosa a Rossella!»
«Be’, ecco… Sì, ma non a Rossella. Era una comunicazione alla redazione. Ho uno scoop su Regina Altieri».
«Forse non era quello che volevi dire.» Kelly scambia si uno sguardo di intesa con la Bergé, «ma direi di iniziare a pianificare il nuovo numero di Vasty.»
Il capo approva e aggiunge: «E questa volta non voglio ricevere telefonate dall’alto».
Emanuele si zittisce, Tatiana gli mostra un dito medio velato.
La Rosa Purpurea è bellissima, ma le sue spine, quando affondano, sanno ferire.

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