⏱ ~6 min · 1152 parole
Il Visconte Farleigh mosse i muscoli della faccia, stirando la pelle irrigidita dal freddo e dalla salsedine. Ancora quella ragazza. Chissà chi accidente era.
Avanzò sulla sabbia, sentendola umida e compatta sotto i piedi. Palmer lo aspettava proprio a ridosso della scogliera, nel vano tentativo di tenersi riparato dal vento. Tra le braccia reggeva una coperta. A giudicare dal modo in cui batteva i denti, sembrava averne più bisogno di lui. Tanto peggio per quell'impiccione. Lo aveva avvertito di non seguirlo sempre come un'ombra. L'unica cosa che desiderava era restarsene da solo, lontano dalla necessità di mantenere le apparenze di un ruolo che non gli interessava più.
Senza rivolgere la parola al suo anziano valletto, si avvolse nella coperta. La trovò calda ma terribilmente ruvida. Una coperta da cavallo. Con un lampo del vecchio umorismo, tra sé e sé si congratulò con Palmer per l'innocua vendetta.
Si asciugò, strofinandosi con vigore braccia e gambe per riattivare la circolazione. Mentre si vestiva, gli tornò in mente la ragazza in cima alla scogliera. Lo aveva esaminato per bene, senza distogliere lo sguardo fino alla fine. Un improvviso calore nei lombi gli riportò una sensazione che credeva di aver dimenticato da tempo. Si girò verso la roccia, per impedire che il valletto notasse che era ancora vivo e in grado di provare emozioni.
«Non è granché, non è vero?» commentò Lydia, sconfortata, esaminando la modesta lapide che sormontava la tomba di sua sorella.
Un anno prima non le era parsa tanto misera. Probabilmente, all'epoca aveva altro cui pensare. La zona tuttavia era piena di fiori, il che, soprattutto in inverno, costituiva la dimostrazione di una cura attenta. Il piccolo cimitero annesso alla chiesa di Saint Felicity, dove i Farleigh seppellivano i loro defunti, era tenuto molto bene.
«Chissà se lui viene a trovarla.»
La domanda del fratello le ispirò un senso di disagio, di cui non riuscì a spiegarsi la ragione. Che fosse quella la meta delle scorribande notturne di Thomas? E, in alternativa, quale altra poteva essere?
«Credi che sia stato il dolore, a sconvolgergli la mente?»
Stavolta fu il turno di Adrian, di sembrare a disagio. «Che cos'altro, se no?» Distolse lo sguardo, per non rischiare di incontrare gli occhi di Lydia. Non era bravo a mentire né a improvvisare. Se lei gli avesse rivolto una domanda abbastanza vicina all'obiettivo, avrebbe finito per rivelare la verità. E cioè che, oltre a una testarda lealtà verso un sogno ormai sbiadito, quel che Thomas provava per Julia, all'epoca della sua morte, era soprattutto impazienza. Venata di disgusto.
«Quanto ci vorrà, alla nostra Miss Tressilian, per mettere in opera le sue stregonerie?» chiese, ansioso di cambiare argomento.
Lydia si staccò dalla contemplazione della tomba. Accettò il braccio che lui le offriva e assieme si diressero verso il calessino poco lontano. Si sentiva stanca e sconfortata. Era una giornata talmente fredda, uscire così presto e con una vettura aperta non era stata una buona idea.
«Non mi piace che tu parli di stregonerie» lo ammonì. «Neppure quando siamo da soli.»
«Va bene» accondiscese lui con leggerezza, mentre la aiutava a salire. «Chiamiamoli miracoli, se preferisci.» Sciolse le redini, quindi aggirò il cavallo e montò a sua volta.
Anche questo termine non era molto di suo gusto ma Lydia non obiettò. Era stata una dura battaglia convincere suo fratello a intraprendere il viaggio in compagnia di quella che, almeno all'inizio, lui riteneva solo un'abile imbrogliona.
Alcune accurate indagini lo avevano persuaso del contrario, ma lei temeva che la responsabilità del mutamento fosse da attribuire più all'aspetto fisico di Annabelle che alla sua fama di correttezza. Tuttavia, se aveva smesso di dubitare della sua onestà, Adrian non era ancora disposto a credere che l'aiuto della ragazza sarebbe realmente servito a qualcosa. Soprattutto dopo quanto avevano saputo la sera prima.
«Credo che tu dovresti affrontare Thomas per primo. In fondo, vi conoscete dai tempi di Harrow» disse Lydia.
«L'ultima volta che venni qua, lui rimase ubriaco per sette giorni filati. Una cosa che non lascia molto campo alla conversazione.»
«È passato un anno.»
«Ma non sembra che le sue condizioni siano migliorate.» Accigliato, l'uomo fissò la strada davanti a sé. Sapeva di non avere scampo. Lydia l'avrebbe pungolato finché non si fosse deciso a fare come voleva lei. Che in fondo avesse ragione, non lo rendeva più desideroso di svolgere quel compito.
«Ci andrò oggi» disse, prima che la sorella iniziasse la sua opera di persuasione. «Ma il cielo sa come farò a convincerlo a entrare in contatto con la tua strabiliante protetta.»
Il Conte di Wadelton si sarebbe sentito molto più fiducioso se avesse saputo che la strabiliante protetta, di ritorno dalla passeggiata mattutina, aveva già elaborato un piano per suo conto.
Infreddolita e turbata, aveva seguito il medesimo percorso fatto all'andata, finendo in una cucina così animata da sembrare al limite dell'isteria. A quanto pareva, ai piani alti erano tutti svegli e smaniosi di qualcosa.
Mentre Annabelle mangiava un biscotto offertole da una delle sguattere, Mrs. Foster, la cuoca, le spiegò che in seguito alla morte della giovane Lady Fairleigh (povera anima!) la famiglia aveva smesso di riunirsi per la colazione. Ognuno mangiava in camera da letto e questo, nell'andamento domestico, si traduceva in un gran trambusto.
Osservando il via vai di cameriere armate di vassoi, Annabelle comprese cosa intendesse dire Mrs. Foster.
«Lasciate che vi versi subito una bella tazza di tè caldo» si offrì la cuoca, notando le sue labbra violacee e l'aspetto intirizzito. Nessuno con le rotelle a posto sarebbe dovuto andarsene in giro a quell'ora e con quel freddo. L'unico a farlo era Lord Fairleigh e questo era tutto dire. «Dovete esservi gelata, là fuori.»
«Voi siete terribilmente gentile.» Il sorriso della ragazza parve accendere di riflesso quello della donna più matura, che, stupita dalla subitanea sensazione di simpatia, batté le palpebre.
«E Lord Fairleigh, anche lui fa colazione nella sua camera?» chiese Annabelle, quando si ritrovò con una tazza calda tra le mani.
«Bene, noi gliela mandiamo su. Se poi la mangia, dipende da lui.»
«Ieri sera non l'ho visto» proseguì, decisa a tastare il terreno. «Non è sceso per cena.»
«Non scende mai, se è per questo. Su, Miss Tressilian, provate questo pasticcino.»
Annabelle accettò. Le era venuta un'idea per la quale aveva bisogno dell'appoggio della gentile Mrs. Foster.