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Laura
«Torna quando vuoi e salutami i tuoi nonni» si raccomanda Rita dopo avermi avvolta in un abbraccio. Dopo il primo attimo di smarrimento, Rita è riuscita a farmi sentire a mio agio e anche grazie a lei sono riuscita a rilassarmi. Ammetto di aver avuto un po’ di paura all'idea di questo pranzo, invece è andato anche meglio del previsto e ne sono felice.
La compagnia di John poi mi ha aiutata tanto, è un bambino sveglio e molto dolce e andarci d’accordo è davvero facile.
«Grazie per il pranzo».
«Figurati, mi ha fatto molto piacere» risponde Rita mettendo una fetta di dolce in un piattino. «Resti per un po’ di dolce?»
«No, grazie. Devo andare»
«Allora sarà per la prossima volta. Io ne vado a portare un po’ al mio nipotino» mi strizza l'occhio Rita salendo le scale.
«Di certo John leggerà con piacere grazie al dolce di mia madre» dice sicuro Thomas guardandola andar via.
«È di certo un ottimo incentivo, ma vedrai che il libro lo coinvolgerà» sono certa. «Ora vado davvero, grazie per questo invito. Mi fa piacere che ti senta meglio, prima mi hai fatto proprio preoccupare».
«Era solo il caldo te l'ho detto» minimizza Thomas. «Non devo dimenticarmi di portare un cappello con queste assurde temperature, piuttosto scusa se John ha monopolizzato il tuo tempo».
È chiaro che vuole cambiare argomento e anche se continuo a non essere del tutto convinta, decido di lasciar perdere anche perché adesso il suo viso ha acquistato un colorito normale ed è stato bene per tutto il pranzo. Forse è stato davvero un colpo di caldo e magari mi preoccupo troppo.
«A quanto pare gli sei molto simpatica e capisco perché, come dice mia madre, la tua compagnia ci fa molto piacere».
Sorrido perché è inutile negarlo, le sue parole mi fanno molto piacere soprattutto perché il sentimento è reciproco.
«Vuoi che ti accompagni dai tuoi nonni?» mi chiede Thomas e di colpo di mi rendo conto che i suoi occhi blu, i suoi bellissimi occhi blu sono troppo vicini al mio viso e mi sento scaldare da un calore che non dovrei provare per un semplice amico. Decisamente questa faccenda mi sta sfuggendo di mano, quindi faccio un passo indietro prima che mi renda sciocca o faccia qualcosa di cui potrei pentirmi.
«Non c'è bisogno, grazie»
«A presto» dice Thomas e io esco senza rispondere perché non so se sia giusto continuare così. Prima ho detto la verità, mi piace molto la compagnia di John ma temo che passare del tempo con Thomas faccia davvero male al mio povero cuore. Lui non sente ragioni e temo che se non faccio qualcosa a riguardo, finirò con lo spezzarlo in modo definitivo.
* * *
«Va bene qui?»
«Sì, benissimo grazie» risponde Aria. Poi si siede su una delle sedie e mi passa una bottiglia d'acqua che accetto con piacere.
Mi siedo accanto a lei e guardo tutte le piante che abbiamo sistemato. Quando mi ha detto di aver bisogno di una mano, ho accettato senza problemi. Mi piace passare del tempo in questo negozio sebbene ci capisca poco di piante, ma la compagnia di Aria mi aiuta sempre a rendere tutto più piacevole.
In questi ultimi due giorni ne ho approfittato per finire il mio libro e aiutare la nonna in casa. Se i nonni sono parsi sorpresi di non vedermi uscire così spesso come prima, non l'hanno dato a vedere ma sono stati molto contenti quando ho annunciato che sarei uscita per andare da Aria.
Anche la mia amica è stata impegnata e vederla è stato un piacere per entrambe sebbene abbiamo passato buona parte della mattinata a sistemare le piante.
«Grazie per l'aiuto, senza di te ci avrei impiegato il doppio del tempo».
«Figurati, è stato un piacere»
«Pensavo che fossi impegnata con il piccolo John e il suo affascinante padre» ammette Aria guardandomi. «Invece per fortuna oggi sei tutta per me. Li raggiungi dopo?»
Evito lo sguardo di Aria e mi concentro sulla bottiglietta d'acqua. Aria ne ha prese due belle fresche prima e anche se ha dimenticato i bicchieri, bevo senza problemi.
«È successo qualcosa che non so?» chiede Aria curiosa.
«Due giorni fa sono stata a pranzo a casa loro ed è da allora che non li vedo» spiego dopo un attimo. «Sono stata molto impegnata»
«Uhm» dice Aria fissandomi. «Che cosa è successo veramente?»
«Niente, te l'ho detto. Sono stata solo impegnata»
«Non ti conosco molto Laura, ma capisco quando qualcuno nasconde qualcosa e tu non mi stai dicendo tutto» mi ammonisce Aria. «Come mai non hai più passato del tempo con loro? Credevo ti piacesse»
«Infatti, è così» ammetto. «È solo che ho capito che ho bisogno dei miei spazi. Loro sono una famiglia e io sono un'intrusa, hanno bisogno di passare del tempo da soli e io non voglio interferire».
«Uhm» ripete Aria fissandomi ancora e io alzo gli occhi al cielo.
«D’accordo dimmi cosa ne pensi perché è chiaro che muori dalla voglia di rimproverarmi».
«Rimproverarti?» ripete Aria. «Forse voglio solo dirti che stai sbagliando tutto e che secondo me dovresti correre dal padre sexy e gettarti tra le sue braccia. Questo è un rimprovero?»
Sorrido mio malgrado e scuoto la testa.
«Non ho nessuna intenzione di fare una cosa del genere e tu sei una pessima amica se mi consigli queste cose».
«Sono un'amica saggia invece» replica Aria. «Perché è chiaro che ti piace parecchio e in amore si rischia. Sempre. Come pensi che abbia conquistato il mio Riccardo? Poi la sua faccia non passa inosservata, ancora non ho capito dove, ma io sono sicura di averlo già visto».
«Sei gentile a preoccuparti per me, ma...».
«Hai presente quel detto in amore, vince chi fugge? Beh ignoralo perché è completamente sbagliato. In amore vince chi lotta».
* * *
A quest'ora del giorno il sole decide di darci una piccola tregua. Non è scomparso del tutto, si diverte a farci credere di essere sparito e invece si nasconde dietro le nuvole pronto ad attaccare con i suoi raggi al momento giusto. Camminando per le familiari strade di Maiori, mi accorgo di non essere l'unica ad approfittare di quest'attimo di tregua per godermi meglio il posto. I genitori portano i bambini al parco giochi, gli amici programmano la serata insieme e molte persone camminano al fresco come me. Solo che la mia non è una passeggiata, è una missione.
La busta con le caramelle gommose sembra pesantissima tra le mani, ma non mi fermo. Mi ripeto che è la cosa più onesta da fare, questa situazione non può continuare così ed è giusto che la chiarisca. Non sono mai stata una persona che fugge davanti ai problemi, li ho sempre affrontati a testa alta e continuerò a farlo.
Busso alla porta della casa di Thomas facendo un bel respiro che però non calma l'ansia che provo. Sono qui per spiegare che la mia assenza non è dovuta a loro, ma alla mia voglia di solitudine. Di certo non dirò loro la verità e cioè che voglio mettere al sicuro il mio cuore per non uscirne a pezzi. Dopo tutto quello che ho sofferto, devo tenerne molta cura e per quanto la loro compagnia mi piaccia, devo stare molto attenta.
Busso una seconda volta senza ottenere risposta, sto per farlo una terza quando il piccolo John viene ad aprirmi. Sto per sorridergli, ma mi accorgo subito della sua espressione sofferente. Appena mi vede si stringe subito a me.
Quando le sue braccine mi stringono, qualcosa nel mio cuore si scioglie. Tutta l'ansia che provavo fino a un istante prima svanisce e ricambio l'abbraccio dimenticando le caramelle gommose che adesso sono tra noi.
«Tutto bene John?»
Lui scuote la testa e quando solleva gli occhi blu a guardarmi, scorgo tanta preoccupazione nel suo dolce visetto.
«La nonna non c'è e papà non mi fa entrare nella sua stanza, l'ho sentito tossire quindi sta male. Perché non mi apre? »
«Sono sicura che non ti ha sentito» minimizzo spingendolo dentro prima di chiudere la porta. Non credo alle mie stesse parole, perché il comportamento di Thomas è strano, ma mi sforzo di essere convincente e sorrido. «Ti ho portato delle caramelle gommose, vuoi assaggiarle mentre io vado da tuo padre?».
«Ci sono anche alla fragola?» chiede John sbirciando nella busta che ho ancora in mano.
«Credo siano soprattutto alla fragola» gli confesso con un sorriso che ricambia.
Aspetto che si sieda sul divano e cominci a mangiare la prima caramella e poi salgo le scale. So qual è la stanza di Thomas perché me l'ha detto John l'ultima volta che sono stata qui. Busso un paio di volte prima di sentire la sua voce bassa e sofferente.
«John, non adesso ti ho detto. Arrivo tra un attimo».
«Sono io Laura» lo avviso a voce alta. Non risponde, ma io continuo lo stesso.
«John è preoccupato per te. Stai bene?»
Ancora silenzio, ma io non demordo.
«Se hai bisogno di qualcosa dimmi pure, tua madre non c'è e John è davvero in ansia per te».
Sto per aggiungere che non è giusto far preoccupare un bambino in quel modo quando la porta si apre e qualsiasi cosa volessi dirgli mi muore in gola.
Thomas indossa solo il pantalone di una tuta. È a torso nudo e il sudore gronda su quei pettorali che si vedono solo in televisione. Non è solo bello, è davvero troppo per i miei poveri occhi. Sono sicura che sarei arrossita fino alla radice dei capelli se non mi fossi accorta del suo viso. È stravolto, affaticato, i suoi occhi sono febbricitanti e la parte più razionale di me viene fuori. Mi avvicino e gli tocco la fronte dimenticandomi del suo corpo mezzo nudo a pochi centimetri dal mio.
«Hai la febbre!» esclamo quando sfioro la sua pelle rovente. «Hai già preso qualcosa?»
«Sì, ma non preoccuparti. Non è niente»
«Sono sicura che hai la temperatura altissima e non dovresti nemmeno essere in piedi» lo rimprovero. «Torna a letto, forse è il caso che ti porti qualcosa di caldo da mangiare».
«Niente cibo» risponde Thomas e l'attimo dopo corre in camera. Sono una persona riservata, non invado mai la privacy degli altri eppure le mie gambe si muovono quasi da sole mentre varco la soglia della sua stanza.
Dico a me stessa che lo faccio per il suo bene, che la sua espressione sofferente mi ha colpito, ma non riesco a convincermi del tutto quando mi rendo conto di essere nella sua stanza da letto.
Mi sento invadere da un calore che non riconosco quando guardo quel letto sfatto dalle lenzuola azzurre, l'arredamento semplice ed essenziale in cui è composta la stanza. Sul comodino c'è un libro con una copertina che non riconosco e la mia curiosità di lettrice mi spinge verso di lui. Faccio appena un passo avanti quando sento l'inconfondibile rumore di conati di vomito nella stanza accanto che deve essere il bagno e questo serve a bloccare la mia curiosità.
«Thomas tutto bene?»
Domanda stupida, me ne rendo conto appena la pronuncio e, infatti, non sono sorpresa dal suo silenzio. Sto per fare un passo verso il bagno, quando me lo ritrovo davanti. È pallido, stanco e sembra fare fatica a reggersi in piedi.
«Sta girando una brutta influenza da quello che mi ha detto Aria, credo proprio che te la sia presa. Hai una pessima cera»
«Grazie» risponde Thomas con evidente difficoltà. Fa un passo verso il letto, ma barcolla come ubriaco. Afferro il suo braccio e ignorandone la consistenza l'accompagno a letto.
«Cos'hai preso esattamente per quest’influenza?» chiedo mentre lui si getta sul letto e chiude gli occhi. «Non credo stia facendo effetto»
Thomas mormora qualcosa contro il cuscino su cui si è buttato e io sospiro.
«Anche mio nonno detesta essere aiutato quando sta male, alla fine però l'orgoglio vince e lascia che la nonna lo aiuti. Dovrai farti aiutare per stare meglio quindi dimmi cosa hai preso e da quanto tempo sei in questo stato».
«Passerà tutto tra poco» risponde Thomas dopo un attimo. «Puoi andare»
«John è di sotto preoccupato per te e tua madre non è in casa» gli rammento. «Vuoi davvero che lasci tuo figlio da solo con te in queste condizioni?».
Thomas mormora qualcosa in inglese contro il cuscino. Sto per chiedergli cosa abbia detto ricordandomi mentalmente di studiare un po’ l'inglese quando lui si gira a guardarmi. I suoi occhi blu sono lucidi, ma non hanno perso un briciolo della loro intensità.
Quando li guardo è come se vedessi un cielo notturno sgombro di stelle, un cielo che potrei guardare per ore senza mai stancarmi. Non ho mai visto nessuno che abbia occhi del genere, credevo che esistessero solo nei libri che amo leggere e invece sono reali e sono ancora più belli di come avessi mai potuto immaginare.
«Dì a John che starò presto bene, mia madre tornerà tra poco. Potete aspettarla guardando la tv, a John farà piacere».
Fingo che quel tono così basso e sexy non abbia risvegliato qualcosa di assopito da tempo dentro di me e mi concentro sulla sua difficoltà a parlare.
«Vuoi che avvisi tua madre?»
«Starò bene tra poco» ripete lui chiudendo di nuovo gli occhi. Non ci credo per niente, ma lascio perdere e torno di sotto. John avrà bisogno di rassicurazioni e compagnia, ma anche suo padre ha bisogno di aiuto e non m'importa se lui ha difficoltà a chiederlo: lo aiuterò comunque.
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