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Thomas
John vuole andare su tutti i gonfiabili, sembra che abbia trovato un amico con il quale provare ogni cosa più volte e io glielo lascio fare senza problemi. Avevo già calcolato che avremmo passato l'intera mattinata qui, ma non avevo previsto che John trovasse dei coetanei con cui divertirsi. Non che la cosa mi disturbi, è giusto che stia insieme ai ragazzini della sua età, ma mi dispiace che Laura debba restare qui con me a osservarlo divertirsi. Sono suo padre e per me è normale, ma lei ci sta facendo solo un piacere e molto probabilmente vorrebbe essere da un'altra parte. Dovrei dirle che può andare se vuole, che posso restare da solo a controllare John ma non lo faccio, da egoista quale mi sento ultimamente resto in silenzio e la osservo.
Il modo in cui si preoccupa per John mi fa bene al cuore. È mio figlio ed è normale provare quell'affetto profondo e infinito verso il proprio bambino, ma vedere qualcun altro che si preoccupa per lui, che lo tratta con affetto mi riempie di una gioia nuova. Laura è una persona davvero dolce, l'ho appurato in questi pochissimi giorni insieme e in breve tempo ha instaurato un bel rapporto con mio figlio. Ne sono felice anche se non avrei dovuto farla avvicinare troppo, razionalmente mi rendo conto che ho sbagliato perché non ho nulla da offrire a Laura ma ancora una volta ho ragionato da egoista perché la verità è che mi piace averla accanto.
La sua spontaneità, la sua dolcezza sono così in simbiosi con John che respiro solo solarità in loro compagnia e in questo momento ne ho proprio bisogno. Maiori e la loro presenza stanno rendendo quest'agosto molto più bello di quello che credevo e non posso che esserne felice.
«Non vorrai farlo andare in quell'acqua sporca della piscina vero?» mi chiede Laura quasi disgustata mentre osserva la piscina di un colore indefinito dove alcuni bambini si divertono a schizzarsi. C'è un lungo scivolo a forma di oca e qualche ciambella per i bambini più piccoli anche se in questo momento ci sono solo quelli più grandi.
«Potrebbe prendere qualche malattia con quell'acqua così sporca» insiste Laura. «E poi quello scivolo a chioccola è pericoloso se fatto da solo e non dire che esagero perché …».
«Papà» la interrompe John arrivando insieme al suo amichetto. «Papà, posso andare nella piscina?»
«Non hai il costume quindi direi di no»
«Ma possiamo andare a casa e …»
«No» ripeto più deciso. «C'è lo scivolo del coccodrillo che ora è libero».
John segue la direzione del mio sguardo e subito spinge l'amico che corre insieme a lui verso lo scivolo. Noto che Laura li sta guardando in modo apprensivo e sorrido.
«Il coccodrillo non è sporco»
«È uno scivolo ripido» mi corregge Laura. «Se non sapessi che sei un padre responsabile, penserei che gli lasci troppa libertà».
«Non l'ho fatto andare in piscina» le ricordo divertito. Mi piace che si preoccupi per John, so che non sta fingendo e questo suo affetto verso un bambino che non è neanche suo m'intenerisce.
«Se avesse avuto il costume, avresti acconsentito?» chiede Laura sospettosa.
«No» rido. «La piscina è troppo sporca hai ragione, meglio il mare».
«Per fortuna almeno su questo siamo d’accordo, non so come i genitori permettano ai loro figli di entrare lì dentro. Con questo calore poi l'acqua sembrerà un brodo» brontola Laura guardando disgustata la piscina in questione. Sono d’accordo con lei e sto per dirle che dovrebbe andare a fare reclamo contro gli organizzatori perché con le sue motivazioni sarebbe di certo ascoltata, quando vengo colto da un capogiro.
È così improvviso che sono costretto a reggermi a qualcosa per non cascare a terra e la prima cosa che afferro è il braccio di Laura. Lei si gira a guardarmi quando la tocco e mi fissa preoccupata.
«Thomas, tutto bene?»
La vista mi si appanna e il calore che finora stavo sopportando così bene, sembra intensificarsi troppo. Faccio dei profondi respiri per calmarmi mentre insonorizzo tutto ciò che è attorno a me. Le voci, le risate, le grida, il rumore del mare in lontananza. Non sento nulla, nemmeno la voce di Laura. So che sta parlando perché guardo le sue labbra muoversi, la sua espressione è così spaventata che mi faccio forza e riesco a trovare la voce.
«Scusa» dico con aria affaticata. «Sto bene»
«Non mi sembra per niente» obietta Laura. «Mi hai spaventata a morte, sei diventato bianco come un lenzuolo e non ce la facevi nemmeno a parlare. Cos'hai?»
«È il caldo» minimizzo. «Ho bisogno di andare per qualche momento all'ombra, ti spiace guardare John mentre vado a prendere dell'acqua fresca? Farò in fretta»
Non le lascio il tempo di protestare e anche se mi sento ancora un po’ intontito, cerco di camminare svelto sulla passerella per raggiungere il chiosco.
Laura
John si sta divertendo e mi saluta ogni volta che scivola giù da quel coccodrillo, io mi sforzo di ricambiare il suo sorriso ma in realtà sono parecchio preoccupata per suo padre. Mi sono sul serio spaventata a morte anche perché non sapevo cosa fare per aiutarlo, è stato davvero il caldo a provocargli quella strana reazione? Il sole non scotta come gli altri giorni, certo fa caldo ma sembrava stesse male sul serio. Cos'è successo?
Dopo parecchi scivoli, John saluta il suo amico e mi corre incontro.
«Mi piacciono un sacco questi gonfiabili! Sai cosa mi ha detto Luigi? Che la sera diventano ancora più belli perché a volte anche i grandi posso salire a fare un giro. Potresti venirci anche tu sai?»
«Non credo proprio» sorrido divertita perché non salirò su quegli affari nemmeno morta.
«Papà sono sicuro che verrebbe, ma dov'è?» chiede John guardandosi intorno.
«È andato a prendersi da bere» rispondo indicando il chiosco. Dalla nostra posizione non si distinguono molto le persone lassù e mi chiedo perché Thomas ci stia mettendo così tanto tempo a prendere un po’ d'acqua. Forse non era solo un colpo di caldo e io avevo ragione a preoccuparmi.
«Che ne dici lo raggiungiamo?» chiedo guardando John. «Così ti prendi una pausa»
«Ok» acconsente John e io sospiro di sollievo mentre insieme saliamo la passerella e raggiungiamo il chiosco. Non appena siamo sul marciapiede, John corre avanti. Sono pronta a rimproverarlo, quando vedo che sta correndo verso suo padre e mi rilasso. Li raggiungo in fretta e mi tranquillizza vedere il colorito di Thomas tornato normale, John sta raccontando a suo padre di tutti gli scivoli che si è perso. La sua energia è così contagiosa che mi ritrovo a sorridere. Penso che alcune volte ai bambini basta davvero poco per essere sereni e anche se mi sono preoccupata la maggior parte del tempo a saperlo su quegli affari alti, è stata una piacevole mattinata.
«Mangiamo qualcosa qui papà?» chiede John dopo il suo lungo monologo indicando il cartellone con i gelati in bella vista.
«No, andiamo a casa a mangiare»
«Ma avevi detto che avremmo mangiato fuori!» protesta subito John.
«Fa troppo caldo, quindi cambio di programma: torniamo a casa» decide Thomas posandogli una mano sulle spalla e spingendolo lontano dal cartellone dei gelati. «Più tardi usciamo a comprare un gelato»
«Al fior di latte?»
«Al fior di latte» acconsente Thomas e subito John ritorna a essere allegro facendomi sorridere perché sembra aver già dimenticato l'arrabbiatura. Camminiamo insieme per un po’ e mentre John racconta del suo nuovo amico Luigi, io noto che Thomas è un po’ affaticato e non credo che stavolta sia colpa del caldo. Quando John si ferma a bere alla fontanella, mi avvicino di più e parlo a voce bassa.
«Stai bene? Perché, scusa se te lo dico, non hai una bella cera».
«È solo colpa del caldo» minimizza Thomas. «Stamattina sarei dovuto uscire con un cappello».
«Secondo me non è …»
«Andiamo?» m'interrompe John con aria allegra. «Mi sono ricordato che la nonna mi ha promesso patatine fritte. A te piacciono le patatine fritte, Laura?».
«Tantissimo» confesso con un sorriso. «Pensa che da piccola volevo mangiarle tutti i giorni, ma nessuno mi accontentava».
«Sì anche a me succede» annuisce con aria comprensiva John. «Ma non ti preoccupare, la nonna ne fa sempre tantissime quindi puoi venire a mangiarle da noi».
«Grazie» rispondo perdendo il sorriso e ritrovandomi a disagio. «Ma non posso venire a casa vostra senza invito, credo sia meglio che vada».
«Certo che sei invitata» ride John come se fosse ovvio. «L'ho appena fatto io. Deve venire a mangiare a casa nostra vero papà?».
Guardo Thomas sentendomi presa in trappola, sono certa che lui saprà sbrogliare questa situazione imbarazzante che si è creata con la sua solita tranquillità. Resto però sorpresa, quando lo sento rispondere calmo.
«Sì, penso che dovresti venire basta che non litigate per le patatine».
John esulta alzando in aria un pugno e poi mi tira per mano indicandomi la strada. Non posso sottrarmi a tanta felicità e per quanto non sia convinta del tutto, mi lascio contagiare dal suo entusiasmo e mi rendo conto perché stare con i bambini è molto bello. Riescono a farti sorridere anche quando non vuoi.
Thomas
Non cammino mai senza portare le pillole con me, peccato che ultimamente ci mettono sempre più tempo a fare effetto. Non avevo previsto una crisi in pieno giorno e per quanto abbia evitato le domande di Laura, so che non ha creduto fino in fondo alla mia scusa. Non voglio che sappia la verità, distruggerebbe il delicato equilibrio che si è creato in questi giorni tra noi e comincerebbe a guardarmi con occhi diversi.
La mamma ha accolto sorpresa e felice l'arrivo di un'ospite per pranzo. Quando ha scoperto di conoscere di vista i nonni di Laura, lei si è rilassata parlando di loro e adesso è a suo agio con la mamma come se non fosse il loro primo incontro. L'ho vista tesa quando è entrata in casa, forse ho sbagliato a incoraggiare John ma la verità è che ancora una volta, sono stato poco altruista, non mi andava di privarmi della sua compagnia.
Dopo un po’ la mamma e Laura sembrano essere vecchie amiche e mi fa piacere. Laura ha la straordinaria capacità di farsi voler bene con poco, sono certo che riuscirebbe a essere simpatica persino alla persona più scorbutica del mondo. Forse è anche per questo che John ci va così d’accordo, è completamente diversa da Ashley che è l'unica figura femminile della sua vita a parte la mamma e la sua baby sitter e non posso che dargli ragione. Fingono di litigare davvero per le patatine fritte e io sorrido nel vederli così in sintonia perché non sembra che questa sia la prima volta di Laura in questa casa.
«È proprio una brava ragazza» mi dice mia madre quando restiamo soli. John ha convinto Laura a fargli vedere la sua stanza e io sto aiutando la mamma a sparecchiare. Non mi sfugge il tono allusivo con cui parla, anche se viviamo in due continenti diversi e non la vedo come vorrei, conosco bene mia madre.
«Siamo amici»
«Non ha mai portato un'amica a casa» mi fa notare con un gran sorriso mia madre.
«L'ha invitata John, hai visto come vanno d’accordo, mi sarebbe dispiaciuto non accontentarlo» rispondo e sono sincero, almeno per metà.
«Secondo me John non è l'unico ad andarci d’accordo» osserva mia madre. «E poi forse avere una persona accanto in questo momento, potrebbe essere molto bello per te. Gliel'hai detto che …»
«No» la interrompo subito. «E non dovrà saperlo, è meglio così»
Mia madre mi guarda con un'espressione addolorata che ha assunto nell'ultimo periodo da quando conosce la verità. Mi dispiace leggere tanta tristezza nel suo sguardo, ma tenerlo nascosto anche a lei sarebbe stata una crudeltà e per quanto la sincerità faccia male, è la realtà e non posso farci niente.
«Ho te e John nella mia vita, mi bastate» le assicuro baciandole la fronte. «Stanno in silenzio da un po’ quei due lì sopra, vado a vedere cosa combinano».
Sento addosso lo sguardo di mia madre mentre salgo le scale, ma fingo il contrario. Se restassi, sarei costretto ad affrontare per l'ennesima volta la discussione di sempre e non ne ho alcuna voglia. Raggiungo la stanza di John e sto per entrare, quando la scena che mi si presenta davanti mi fa restare fermo incapace di muovermi.
Laura e John sono seduti sul letto e lei gli sta leggendo un libro. Anche se non ho ascoltato l'inizio della storia, la riconosco subito perché John ama quei libri di Geronimo Stilton. Ashley e io glieli abbiamo comprati in entrambe le versioni, italiano e inglese, e adesso Laura sta leggendo uno di quelli che si è portato dietro in italiano.
John sembra rapito dalla storia, anche se le conosce tutte a memoria ed è merito di Laura e della sua voce calda e appassionata mentre imita i personaggi della storia. Non sembra che stia leggendo un libro, ma che racconti una storia reale e quel coinvolgimento è tale da rendere il racconto più bello. Mi fermo ad ascoltare la storia come spettatore silenzioso senza osare interromperla e solo quando finisce e chiude il libro, i suoi occhi si girano a incontrare i miei.
Il suo viso si accende di un rossore che mi fa sorridere perché non è la prima volta che vedo accaderle una cosa del genere. Prima di incontrarla, ero fermamente convinto che non esistessero più ragazze in grado di arrossire. Laura rappresenta perfettamente l'idea di persona dolce e buona che non credevo questo mondo potesse avere e mi stupisco ogni volta che me ne rendo conto.
«Mi sono lasciata trasportare dalla storia» spiega Laura a disagio. «Anch'io da piccola leggevo molto Geronimo Stilton».
«Adesso anche papà te lo può confermare» dice John. «Ho tutti i suoi libri in una doppia collezione inglese e italiano vero papà? È il mio personaggio preferito e mi piace anche il cartone animato. Tu l'hai mai visto?»
«Temo di no» confessa Laura con un piccolo sorriso e John sospira come se lei avesse appena detto una grossa stupidaggine.
«Devi vederlo! Anche se cambia molto rispetto ai libri, è proprio carino e fa ridere».
«Magari un giorno devo provare a vederlo» dice Laura alzandosi. «Ma ora è meglio che vada, ho appuntamento con Aria più tardi».
«Posso venire anch'io? Aria mi è troppo simpatica»
«Non penso proprio» intervengo. «Devi completare la lettura del libro ricordi?».
John sbuffa contrariato e come spesso gli succede, quando qualcosa non è di suo gradimento, incomincia a borbottare in inglese la sua frustrazione.
Laura mi guarda un po’ disorientata.
«Non credo di essere molto brava in inglese» ammette confusa. «Che succede?»
«Ha ricevuto come compito delle vacanze quello di leggere un intero libro e anche se ama farsi leggere i libri non apprezza molto la lettura».
«Magari avessi avuto io compiti del genere» sorride Laura. «Suvvia John vedrai che lo finirai presto. Di che libro si tratta?»
«Il mago di Oz» risponde controvoglia John.
«È un libro bellissimo» si entusiasma Laura. «Sono sicura che una volta cominciato non vorrai più staccarti. Fidati, ti piacerà tantissimo»
«Uhm» risponde John poco convinto. Poi mi guarda con un'espressione speranzosa. «Posso cominciare domani?»
«Abbiamo già rimandato abbastanza, quindi prendi il tuo libro» lo ammonisco deciso a non lasciarmi convincere. «Io accompagno Laura».
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