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Thomas
Con la coda dell'occhio scorgo mia madre sorridere. Quel sorriso nasconde non solo approvazione, ma anche gioia e so benissimo perché. Non sono l'unico che Laura abbia stregato, a quanto pare anche lei non è rimasta immune al suo fascino e non posso darle torto. Lascio che sia mia madre a distrarre John col gelato e poi porto Laura con me. Mi dispiace interrompere questo momento, era da tanto tempo che a parte John nessuno mi abbracciava in questo modo. La sensazione che ho provato è difficile da descrivere, ma senza dubbio è stata piacevole, forse troppo.
Lo studio che era di mio padre, è la parte della casa che in questo momento mi appare perfetta per stare da soli. Mia madre tiene in ordine questo posto che nessuno usa più esattamente come lui l'aveva lasciato, conservo dei bei ricordi qui dentro e mi rendo conto che non ci entravo da parecchio.
«Questa stanza è come immagino potrebbe essere un angolo di pace in una casa per fermarsi a leggere» afferma Laura avvicinandosi verso gli scaffali dove ci sono i libri che mia madre spolvera ogni giorno.
«Mio padre amava i gialli e si vantava sempre di scoprire l'assassino prima di chiunque» rispondo con un sorriso. Con gli occhi della mente ripercorro quei momenti e mi sembra di sentire la sua voce che ci spiega nel dettaglio perché era impossibile che l'assassino della storia fosse un altro. Amava raccontarci il perché di quella scelta e per quanto non sia mai stato un appassionato lettore, mi piaceva ascoltarlo e sentire il suo ragionamento.
«Da quanto tempo è venuto a mancare?» domanda Laura perdendo interesse per i libri e avvicinandosi a me.
«John aveva un anno quando è successo, purtroppo non lo ricorda affatto e questa è una cosa che mi dispiace molto. Si sarebbero adorati e lui l'avrebbe viziato esattamente come fa mia mamma» dichiaro con un mezzo sorriso. Ho immaginato tante volte mio padre e mio figlio insieme ma purtroppo la vita ha scelto diversamente per tutti.
«I nonni sono il punto fermo della mia vita, non oso immaginare una vita senza di loro, ma tu puoi raccontare a John tante cose di lui e farglielo sentire vicino comunque. L'amore per i libri è un buon punto d'inizio».
«Gli saresti piaciuta anche tu, avreste parlato di libri ogni minuto» rifletto dopo un attimo. «Era una bella persona esattamente come te».
«Non mi reputo esattamente una bella persona» confessa Laura a testa bassa. «Mi sento davvero in colpa per quello che ti è successo, se non avessi...».
«Non è colpa tua» la interrompo subito. «L'importante è che sei sana e salva, il resto non conta».
«Credevo saresti rimasto in ospedale ancora un po’, tua madre mi aveva parlato di accertamenti. Era certa di non trovarti a casa, sicuro di star bene?».
La preoccupazione nei suoi occhi mi riscalda il cuore perché è sincera, è vera. Non avrei dovuto dirle la verità, non mi piace creare compassione nelle persone ma quelle parole mi sono sfuggite di bocca prima che potessi ritrattarle. Pensavo davvero che fosse l'ultimo momento in cui l'avrei vista, ero così a pezzi che ho pensato solo a svuotarmi la coscienza e adesso lei è qui. Preoccupata e bellissima che attende soltanto di sapere tutto.
«Non tanto, ma non potevo restare in quell'ospedale un minuto di più» ammetto con velocità e questa confessione così immediata sorprende per prima me stesso. Da quando mi sono svegliato, non faccio che ripetere a tutti che sto bene perché m'infastidisce mostrarmi debole e provato, eppure con Laura la verità è venuta a galla quasi immediatamente. Dovrei fermarmi a riflettere come questa ragazza riesca, senza apparente sforzo, a farmi compiere gesti impensati ma decido di concentrarmi su altro.
«Ascolta Laura, riguardo a quello che ti ho detto in quella grotta...»
«Ecco, parliamo della cosa più importante» m'interrompe Laura con uno sguardo deciso. «Perché sappi che non uscirò da questa casa, finché non mi avrai detto tutto senza tralasciare niente».
Laura
Ultimamente la mia vita non è andata come volevo, ho ricevuto molte delusioni e sono abbastanza stufa di stare ferma senza agire. La spinta di Aria è stata sufficiente a farmi reagire come avrei dovuto da quando sono tornata a casa dopo il mio incidente. Ho sbagliato a non andare subito da Thomas, avrei dovuto fare più domande e capire cosa stava succedendo, invece mi sono rinchiusa nel mio senso di colpa e ho lasciato che questo guidasse le mie azioni. È arrivato il momento di reagire e voglio cominciare non restando più all'oscuro di niente.
«Quanto è grave?»
«Quando ho detto che volevo tenerti fuori dalla mia vita incasinata era proprio per questo. Non sei costretta a fare niente, mi dispiace se ti ho versato addosso i miei problemi, non avrei dovuto».
«Quanto è grave Thomas?» ripeto con ostinazione. «Ho il diritto di sapere non credi? Dopo che ti ho spinto a perdere i sensi a causa della mia stupidità, voglio sapere tutto».
«Mi sono lanciato io in acqua, non mi hai spinto a fare niente» replica Thomas infastidito. «Non è colpa tua»
«Se davvero lo pensi, sii sincero con me per favore» insisto allungando una mano a sfiorare la sua. È calda, forte, rassicurante. Quel contatto mi fa stare subito meglio e m'infonde quella sicurezza che ho bisogno per non mollare e andare fino in fondo.
Thomas mi guarda per un attimo come decidendo le parole esatte da dire, scegliendo con cura da dove cominciare. Posso capirlo dallo sguardo concentrato e lontano dei suoi bellissimi occhi blu. In un altro momento avrei guardato estasiata quel colore particolare che mi hanno colpita dal primo istante in cui li ho visti, adesso invece mi preparo all'impatto delle sue parole. So che non saranno tenere e voglio essere pronta.
«Non ti ho ancora detto come è morto mio padre» mormora Thomas dopo un lungo silenzio. Aggrotto la fronte per quel cambio di argomento, sto per rimproverarlo di cambiare discorso, ma lui mi precede proseguendo. «Tumore all'ipofisi»
Appena sento la parola tumore, il mio cuore ha un sussulto ma cerco di ignorarlo facendomi forza per chiedere la domanda successiva.
«Cos'è esattamente?»
«Per dirtela in maniera semplice l'ipofisi è una ghiandola che c'è nella nostra testa produttore di ormoni e delle funzioni vitali del nostro corpo. Quando qualcosa va storto tutto il corpo ne risente con la conseguenza che non c'è nulla da fare». La voce di Thomas è atona, lontana come se spiegasse una cosa che non lo riguarda ma so benissimo che non è così. «Mio padre si è sottoposto a ogni cura possibile ma senza successo, adesso questa stessa cosa è toccata a me».
Il mio cuore ha un doppio sussulto e questa volta ignorarlo è più difficile.
«Cosa... cosa dicono i medici?»
«Mio padre ha passato l'ultimo periodo in ospedale cercando di risolvere le cose, non ho intenzione di fare la stessa cosa» risponde Thomas deciso e io lo guardo sempre più preoccupata.
«Sei andato via dall'ospedale contro il parere dei medici?».
«Non voglio restare chiuso in quel posto fino alla fine dei miei giorni, voglio vivere ogni giornata al meglio finché posso» spiega con una sincerità disarmante Thomas. La sua espressione è risoluta, decisa ma se cerca la mia approvazione, si sbaglia di grosso perché non sono d’accordo.
«Mi dispiace moltissimo per tuo padre, ma non significa che quello che è successo a lui possa capitare anche a te. La medicina ha fatto passi avanti negli anni, potrebbe essere diverso per te» replico con veemenza. «Non puoi toglierti ogni possibilità se c'è almeno una speranza che qualcosa possa salvarti».
«Sai quante volte i medici convincevano mio padre che forse quella era la terapia giusta da affrontare? E sai a cosa è servito? Te lo dico io: a niente!» sbotta Thomas. «Giornate perse a sperare, a pregare che andasse bene e poi ricominciare tutto da capo. Mia madre si spegneva giorno dopo giorno accanto a suo marito e io non voglio che succeda la stessa cosa anche a me».
«Capisco che...»
«No, non capisci» m'interrompe con rabbia Thomas. «Ho ereditato questo fardello e lo gestisco come meglio credo perché la vita è mia e decido soltanto io».
«La vita è tua ma sei responsabile anche di quella degli altri!» sbotto arrabbiata. «Non pensi a John? Hai appena detto che sei dispiaciuto che non abbia conosciuto suo nonno, ma non pensi a come sarebbe la sua vita senza suo padre? Lui ti adora, come farà?»
«John non è solo ed è un ragazzino forte, riuscirà a superarlo».
Guardo Thomas come se lo vedessi per la prima volta, come può parlare così? Si è arreso, è evidente dal suo sguardo stanco, ma non può farlo con John che ancora dipende per lui!
«So che stai pensando che sia egoista a non dare a John un padre, ma preferirei che avesse un genitore accanto gli ultimi momenti piuttosto che un vegetale in ospedale».
«Lui vorrebbe un padre che lotta per vivere» replico incredula. «Come fai a non capirlo? So che non sono cose che mi riguardano però...»
«Sì» m'interrompe Thomas alzando la voce. «Non ti riguardano, perciò per favore farei a meno di sentire i tuoi rimproveri. Ho preso la mia decisione e non tornerò indietro».
Il tono della sua voce mi fa capire chiaramente dov'è il mio posto, il mio amor proprio è ferito ma mi sforzo di nasconderlo e decido di essere diretta come lui lo è stato con me.
«Pensavo avessi più coraggio, d'altronde eri abituato a cantare davanti a una marea di persone e non ti sei mai tirato indietro. Non era anche coraggio quello?»
Negli occhi di Thomas si susseguono mille domande, me ne accorgo perché mutano d'intensità mentre mi fissa incredulo.
«Cosa... come...»
«L'ho scoperto da poco per puro caso. Nella soffitta di Aria c'era qualche tuo album e ti abbiamo ascoltato su youtube» spiego con noncuranza. Non aggiungo che in questi giorni in cui non sapevo come stesse, sono andata a cercarlo nuovamente e che la sua voce melodiosa mi ha accompagnata prima di addormentarmi. Non l'ho detto nemmeno ad Aria per timore di essere considerata una sciocca sentimentale, ma sono certa che se fossi stata a quei concerti mi sarei confusa tra quella massa di fan adoranti perché Thomas ha un talento vero come se ne vedono pochi.
Lo guardo mentre resta in silenzio, si passa una mano tra i capelli e fa qualche passo nel piccolo studio come se cercasse di calmarsi oppure tentasse di capire come affrontare le cose. Non era preoccupato prima a raccontarmi della sua malattia, ma è a disagio ora che ho scoperto il suo passato.
«Non l'ho detto a nessuno» lo tranquillizzo quando quel silenzio comincia a diventare troppo rumoroso. «Non lo farei mai»
Thomas annuisce due volte prima di guardarmi.
«So che posso fidarmi delle tue parole è solo che...». Non finisce la frase, si lascia cadere sull'unica poltrona presente nello studio. Si prende la testa tra le mani e poggia i gomiti sulle ginocchia, non riesco a vederlo in viso ma è chiaro quanto sia stravolto. Forse avrei dovuto usare più tatto, ma non sono pentita, penso invece che abbia bisogno di qualcosa che lo scuota a dovere. Non può davvero pensare che lasciare John senza lottare sia l'unica soluzione.
M'inginocchio a terra accanto alla poltrona e sciolgo la presa delle sue mani lasciando che mi guardi.
«I supereroi esistono solo nei fumetti, le persone comuni affrontano le avversità lasciandosi aiutare. Non sei costretto ad affrontare tutto da solo, non è giusto».
Thomas emette un lungo sospiro e poi poggia la fronte contro la mia chiudendo gli occhi. Il nostro contatto non è forte, ma è come se per un momento le nostre anime fossero connesse perché sento il suo fardello diventare un po’ anche il mio e sono pronta a sopportarlo, sono preparata a sollevarlo insieme a lui.
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