NOTE D'AMORE
Capitolo 10 di 29

Scritto il 14/07/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~13 min · 2585 parole

Laura

 

La tosse esplode come un vulcano spento che aspettava il momento giusto per tornare a eruttare. I colpi di tosse si susseguono a poca distanza e l'acqua che avevo ingerito viene fuori subito dopo. Mi porto una mano alla gola dove sento maggior dolore, cerco di aprire gli occhi per capire cosa mi è successo, perché un black out momentaneo sembra avermi annebbiato il cervello.

Con un ultimo colpo di tosse mi sento meglio e lentamente cerco di far tornare il mio respiro regolare. Un brivido freddo mi avvolge e solo adesso mi accorgo di essere in costume, è quest'indumento a farmi ricordare esattamente cos'è successo: il pedalò, la tempesta, l'onda che mi ha gettato in acqua e la mia impossibilità di risalire a galla. Mi guardo attorno con più attenzione e in quel momento lo vedo.

Thomas.

Ha l'aria affaticata, ma si sforza di rivolgermi un sorriso tranquillo.

«Bentornata»

«Che cosa fai qui? E dove siamo?» chiedo sempre più confusa. A un esame più attento mi rendo conto che siamo in una grotta, stretta, piccola ma al riparo dalla pioggia che c'è fuori dove s'intravede un mare agitato come non ne vedevo da tanto tempo.

«Sei fortunata perché per un'estate ho lavorato su una spiaggia come bagnino. Ricordo ancora la tecnica di rianimazione e sono felice di vedere che ha funzionato».

Mi sento avvolgere da un altro brivido e non so se è per il freddo che si respira in questa grotta con il vento che fuori soffia forte, o perché mi sento morire di vergogna.

Non sarei dovuta salire su quel pedalò, mi sono comportata come una stupida e l'ho fatto soltanto perché ero arrabbiata con lui e volevo dimostrandogli che la sua indifferenza non mi toccava minimamente. Che cosa sarebbe successo se non fosse venuto in tempo a salvarmi?

«Laura»

La voce di Thomas è bassa, calda come un fuoco verso cui mi sento attratta. Gli basta allungare una mano affinché io l'afferri e mi lasci circondare dal suo abbraccio. Il suo corpo, a differenza del mio, è caldo come un bozzolo in cui mi avvolgo a occhi chiusi. La paura di aver rischiato la vita genera lacrime che si mescolano con il sollievo di essere viva e non le fermo. Piango tra le sue braccia dimenticando il freddo e il temporale, la sua presenza silenziosa mi dona quella serenità che placa il mio cuore agitato.

Thomas mi ha semplicemente tenuta stretta lasciandomi sfogare, mi sento meglio quando ho esaurito le lacrime e lo guardo sentendomi in colpa.

«Mi dispiace, non avrei dovuto...»

«Quello che conta è saperti al sicuro» m'interrompe Thomas. «Tra poco arriveranno i soccorsi e questa brutta avventura sarà solo un vago ricordo. Adesso però, ho bisogno di chiederti un favore».

Annuisco senza esitare un attimo. La grotta non è spaziosa e adesso sono più consapevole della nostra vicinanza e i nostri corpi mezzi nudi, ma non voglio lasciarmi distrarre. Thomas mi ha salvato la vita e può chiedermi qualsiasi cosa, lo farò senza pensarci un momento.

«Dì a John che lui è la cosa più bella della mia vita. Devi ricordargli che anche se non lo vedo spesso, per me è il dono più prezioso. Lo farai?»

Il suo tono sembra ansioso, agitato. Lo guardo cercando di non farmi prendere dal panico.

«Non stanno venendo i soccorsi ad aiutarci? È questo che stai cercando di dirmi? Perché se è così, io...»

«Stanno arrivando» m'interrompe Thomas. Il suo tono è cambiato ancora una volta, adesso è stanco e mi accorgo che fa anche fatica a tenere gli occhi aperti. Evidentemente il mio salvataggio deve averlo stancato più di quello che credeva. Il senso di colpa per aver permesso tutto questo, aumenta ancora una volta e lo guardo dispiaciuta.

«Mi dis...»

«Prometti che parlerai a John?» ripete con urgenza Thomas.

«Puoi dirglielo tu, sono sicura che...»

«Laura». Thomas afferra la mia mano con forza. «Promettilo per favore»

La sua presa è forte, nei suoi occhi c'è un'agitazione che non gli ho mai visto. È come se avesse bisogno di avere conferme per potersi tranquillizzare e io l'accontento.

«Te lo prometto».

Thomas sospira, lascia andare la mia mano e poi chiude gli occhi, forse a causa del vento forte che soffia fuori faccio fatica anche a sentire il suo respiro e d'istinto allungo una mano a carezzargli una guancia.

«Thomas stai bene?»

Lui non risponde e io mi rendo conto che la sua guancia è troppo calda. Quest'ambiente per quanto stretto è umido, non è certo riscaldato. Se prima il suo calore mi ha confortata, adesso mi fa preoccupare. Sfioro la sua fronte con la mano e poi scendo giù verso la gola.

«Ti sei tuffato in acqua con la febbre?» domando incredula. «È pericoloso, avresti potuto...»

«Non ho la febbre»

«Scotti Thomas!» esclamo a voce alta. «So riconoscere quando qualcuno ha la febbre e tu...»

«Sono contento di averti incontrata, anche se ho fatto di tutto per tenerti lontana, è stato bello fare la tua conoscenza».

La voce di Thomas è lenta, affaticata e mentre parla ha gli occhi chiusi. Mi avvicino di più e gli sposto i capelli bagnati dalla fronte, è davvero rovente e la cosa comincia a preoccuparmi sul serio. C'è bisogno di qualcosa per abbassare la temperatura e qui dentro c'è poco che possa fare. Quando arriveranno i soccorsi?

«Vorrei averti conosciuta in un altro momento, sarebbe stato tutto diverso».

«Smettila di parlare in questo modo, sembra che mi stai dicendo addio e non mi piace per niente» replico infastidita. «E poi non credo che sarebbero cambiate le cose se mi avessi conosciuta in un altro momento, quando c'è poco interesse niente cambia le cose».

«Poco interesse?» ripete Thomas con voce quasi incredula. «Tu mi piaci tantissimo Laura»

«Questa l'ho già sentita e sinceramente non è nemmeno il momento giusto per parlarne. Quando usciremo di qui, se ti dimostrerai sincero possiamo anche affrontare di nuovo l'argomento ma so che non succederà» dichiaro convinta. «Sei la persona più lunatica del mondo e non...».

«Sto morendo Laura».

Il rombo di un tuono accompagna le sue ultime parole. Un gelo improvviso mi penetra nelle ossa e in ogni singola cellula del mio corpo.

Anche se in questa grotta non c'è l'eco, io sento ripetere quelle tre parole come una litania che incrina un angolo nascosto del mio cuore. Non può essere vero, non può davvero aver detto...

«Non avrei voluto dirtelo, ma dopo la mia azione sconsiderata credo di non avere più tempo».

Thomas riprende a parlare sempre con più fatica e io mi sforzo di tenere a freno le lacrime mentre un senso di oppressione mi blocca la bocca dello stomaco.

«Volevo comportarmi come un cazzo di eroe per te Laura e adesso sono ridotto peggio di uno straccio». Cerca di sdrammatizzare, ha ancora gli occhi chiusi e vorrei che li aprisse, mi piacerebbe guardare il blu magnifico del suo sguardo per convincermi che è tutto un sogno. Ma i suoi occhi non si aprono, restano chiusi e il mio cuore accelera i battiti per una paura che non ho mai provato prima.

«Parla con John d’accordo? E ricorda che hai tutti i diritti di essere felice, devi solo trovare la persona giusta».

«Smettila di parlarmi come se non ci vedessimo più» replico con voce rotta. «Parlerai tu a John, gli dirai tante cose perché tu starai bene per lui hai capito? Starai bene per tuo figlio»

Thomas sorride lievemente e poi resta in silenzio. Aspetto che dica qualcosa, qualsiasi cosa ma il silenzio si prolunga troppo e la paura si attorciglia come un brutto serpente che mi toglie il respiro. Avvicino cautamente l'orecchio alla sua bocca, tocco con le dita il suo cuore e sospiro di sollievo quando capisco che il peggio non è ancora arrivato. Respira e il suo cuore batte ancora. Lo tiro più vicino a me, poggio la sua testa sulle mie gambe e vorrei tanto svegliarmi dopo un brutto sogno.

Non è un buon segno che abbia perso i sensi, non so cosa fare per svegliarlo. Non so nemmeno cos'abbia di preciso. È malato da molto? Cos'ha esattamente? Perché non mi sono resa conto prima dei segnali che continuamente mi stavano sotto gli occhi? Avrei dovuto capire prima che qualcosa non andava, quella febbre alta, la preoccupazione di sua madre, quell'attacco ai gonfiabili. Erano tutti segnali e io li ho ignorati volutamente, persa com'ero nelle mie fantasticherie da ragazza innamorata.

È la prima volta che lo ammetto con me stessa, ma non mi fa paura confessarlo anche se solo nella mia mente. Sono innamorata di quest'uomo e non m'importa un bel niente se lo conosco appena, ho sempre seguito l'istinto e il mio cuore non ha mai sbagliato, non lo farà nemmeno stavolta.

È proprio il mio cuore a dirmi che non può finire così e io mi fido cecamente di lui.

«Mirella mi ha detto che avete appena pranzato, quindi ha messo il sorbetto che ti ho portato nel freezer».

«La devi smettere di portarmi regali per farti perdonare» l'ammonisco. «Soprattutto perché non c'è niente che tu abbia fatto di male».

Aria mi guarda per un attimo senza dire una parola e poi mi stringe forte. Restiamo abbracciate per un lungo momento e il silenzio che ci avvolge è solo rassicurante. Ho ormai capito che Aria è la persona meno espansiva che abbia mai conosciuto, ma da quando i soccorsi ci hanno recuperato da quella grotta non passa giorno in cui non mi dimostri il suo affetto.

È una cara amica e so che si sente in colpa perché mi ha spinta ad andare al mare, ma la vera responsabile sono io perché ho scelto autonomamente di andare su quello stupido pedalò e adesso ne pago le conseguenze. In realtà lo fa Thomas e se ci penso mi sento ancora morire dentro.

«Hai notizie?» chiede Aria sedendosi sul letto accanto a me. Abbiamo interrotto l'abbraccio, ma lei tiene ancora la mia mano tra le sue e quel gesto mi tranquillizza.

«Rita mi ha detto che deve restare ancora qualche giorno per accertamenti. Ha promesso che mi avrebbe chiamato se ci fossero state novità, ma per ora ancora niente» le spiego guardando il telefono da cui non mi separo un momento. Sono passati tre lunghissimi giorni da quell'orribile momento, non riesco a togliermi dalla mente il suo corpo esamine che veniva caricato sulla barca di salvataggio e poi sull'elicottero. Ho sempre pensato a Thomas come a una persona piena di vita, energica e vederlo in quello stato, privo di sensi mi ha scosso nel profondo.

Dopo che i soccorsi sono venuti ad aiutarci, l'hanno portato in elicottero all'ospedale di Salerno e non è più tornato. A Maiori è arrivato finalmente il bel tempo ma non riesco a godermelo, non smetto di pensare a lui e a sentirmi responsabile per le condizioni in cui si trova.

«Come l'ha presa John?» domanda Aria strappandomi dai miei cupi pensieri.

«In realtà non saprei, vorrei andare a parlargli ma se lui mi ritenesse responsabile? Non sono pronta a sentire le sue parole di accusa soprattutto perché sono vere».

«È solo un bambino e suo padre è molto grave, avrà bisogno di una presenza che lo tranquillizzi» mi ricorda la mia amica. «E non dirmi che ha sua nonna, non è la stessa cosa. Sono sicura che quella povera donna non può sopportare tutto da sola, dovresti andare a dare il tuo supporto».

«Non so se...»

«Laura» mi ammonisce Aria. «Smettila di tergiversare, tanto lo sappiamo entrambe che muori dalla voglia di andare da quel bambino, così com'è evidente che vuoi andare a trovare Thomas. Allora alzati da questo letto, sono tre giorni che non esci, ora è arrivato il momento di farlo».

Sorrido con un angolo della bocca perché finalmente la mia amica è tornata. La preoccupazione per me sembrava averla cambiata, ma sono felice che sia di nuovo quella di sempre, è così che la preferisco: quando è se stessa. Non per la prima volta, mi riscopro a pensare a quanto sarebbe stato bello averla al mio fianco anche prima. Adesso sono ancora più convinta che avere un'amica come lei, sia la cosa migliore che mi sia capitata.

«Cosa fai ancora lì? A cosa stai pensando?»

«A quanto sono felice di averti conosciuta».

«Sì d’accordo, dopo mi fai la dichiarazione completa adesso pensiamo a cambiarci perché in pigiama non ti lascio andare da nessuna parte» dichiara Aria aprendo il mio armadio. Nonostante non sia dell'umore adatto, rido divertita e senza protestare oltre mi alzo dal letto pronta ad affrontare le cose.

I nonni sono ben felici di vedermi uscire. Soltanto quando la nonna mi ha stretta forte, ho capito che la mia reclusione deve averli fatti preoccupare più di quello che volevo. Ha ragione Aria, restare in casa non gioverà a nessuno ed è tempo che affronti John.

Faccio una sosta alla gelateria Gelyada e compro una bella vasca di gelato al fior di latte prima della mia visita. So che è un tentativo di corruzione, ma non me la sento di andare a mani vuote e come ha detto la mia amica, di certo John avrà bisogno di tutto il supporto possibile. Il gelato aiuterà senz'altro, ne sono convintissima quando suono alla porta.

«Laura! Che bella sorpresa, entra pure» mi accoglie con un caldo sorriso Rita.

«Ho portato del gelato»

«John ne sarà entusiasta» mi assicura la donna mentre chiude la porta. La seguo in cucina e poggio la busta sul tavolo. «E sarà anche felice di vederti, questi giorni non sono stati molto facili per lui».

«Lo immagino, in realtà sarei dovuta passare prima ma... ».

«Non devi giustificarti» m'interrompe con un sorriso lei. «Anzi a dir la verità, più tardi ti avrei chiamata».

«Ci sono novità?» chiedo mentre il cuore mi batte più forte. Rita sembra tranquilla, quindi non può essere nulla di grave giusto?

«In effetti sì perché proprio oggi...»

«Laura, ciao!» esclama John correndo in cucina e interrompendo sua nonna. Se mi aspettavo di trovarlo triste o arrabbiato, mi sbagliavo di grosso. Il suo sorriso di benvenuto è bellissimo e mi rasserena all'istante.

«Ciao John. Come stai? Ti ho portato un po’ di gelato»

«Davvero? Ma allora sei magica perché papà e io stavamo proprio pensando di uscire a comprarlo».

«Papà?» ripeto mentre il mio cuore riprende a battere più forte. Sto per fargli altre domande, ma dimentico ogni parola quando sento quella voce familiare che ho imparato a conoscere bene.

«Spero che siano tanti gusti squisiti»

«Solo fior di latte» risponde John contento mentre sbircia la busta. Dice qualcos'altro e Rita alza la voce per sgridarlo, ma li ascolto appena perché la mia concentrazione è sull'uomo fermo sulla soglia della porta.

L'ultima volta che l'ho visto aveva gli occhi chiusi, giaceva privo di sensi e mi aveva appena confessato una cosa terribile. Non esito un secondo, in due passi sono da lui e lo stringo in un abbraccio così forte che stupisce per prima me stessa.

Thomas reagisce con un attimo di ritardo forse stupito dal mio gesto impulsivo, poi quando ricambia il mio abbraccio finalmente riesco a sentirmi sollevata. Aspiro il suo profumo di pulito, sembra che sia appena uscito dalla doccia e quel sentore di bagnoschiuma profumato m'invade le narici ma mi fa stare bene. La preoccupazione, la paura che provavo per lui svanisce mentre chiudo gli occhi e lo abbraccio, perché se riesco a sentire la consistenza del suo corpo contro il mio vuol dire che andrà tutto bene, vuol dire che tutto ancora può cambiare.

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