Scritto il 23/07/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~9 min · 1707 parole

Laura

 

La sua espressione sembra sincera, i suoi occhi esprimono solo confusione, la stessa che provo io e che mi fa sentire maledettamente fuori posto.

Chiudo gli occhi emettendo un sospiro e quando li riapro, mi sforzo di apparire tranquilla anche se dentro di me c'è una battaglia di emozioni così forte che tenerle a freno sta diventando complicato.

«Credo di essermi innamorata di te»

Appena pronuncio quelle parole e lascio che finalmente escano dalla gabbia in cui le avevo rinchiuse, mi sento più leggera e libera di proseguire. Non oso guardare il suo viso perché se leggo indifferenza in quegli occhi, non posso andare avanti e invece ne ho bisogno.

«Non te l'ho detto perché voglio che tu ricambi, né per farti sentire in colpa ma avevo bisogno di farti capire che i miei sentimenti sono veri, esistono. Io e l'amore non siamo grandi amici. Ho collezionato una serie di relazioni sbagliate, l'ultima è quella peggiore e mi stava spingendo a credere che quell'amore che leggo nei libri non esistesse nella realtà. Poi però ti ho conosciuto e tutto è cambiato, non sono ancora pronta a lasciarti andare ora che ti ho trovato».

Non avevo veramente intenzione di dirgli queste parole, non volevo confessare i miei sentimenti su una spiaggia affollata con suo figlio a pochi passi da noi mentre le sue priorità sono altre. Da romantica dei film d'amore, ho sempre pensato che la dichiarazione d'amore dovesse farla l'uomo prima della donna e invece ho bruciato le tappe perché è come se ogni fibra del mio corpo mi urlasse di farlo. Cominciando a parlare di sentimenti, è stato difficile smettere e anche se mi sento terribilmente a disagio, sono anche sollevata perché ho messo le cose in chiaro ed era quello che volevo.

Evito accuratamente lo sguardo di Thomas, a giudicare dal suo silenzio deve essere inorridito o spiazzato, ma proseguo la mia crociata perché è giusto che non mi fermi.

«Hai detto che preferisci donare a tuo figlio un padre presente anziché un vegetale in ospedale e posso anche capirti, il tuo desiderio è comprensibile ma vorrei prima farti presente che il tuo male può essere curato. Esistono dei trattamenti chirurgici che davvero possono fare la differenza, vuoi davvero rinunciare a provarli?».

«Laura»

«Ci sono approcci dove l'adenoma viene asportato attraverso il naso lo sapevi?» chiedo bloccando la replica che so sta per arrivare. «Non è pericolosa come quella di aprire il cranio, è rischiosa ma ha buoni margini di riuscita. È usata nell'80% dei casi perché risulta quella più efficace».

«Come...»

«Ho fatto delle ricerche stanotte, non riuscivo a dormire perché pensare di poterti perdere mi stava facendo diventare matta e allora ho letto molto. Ci sono tecnologie avanzate che possono aiutarti, studi medici che possono prendere in esame la tua situazione. Devi pensarci seriamente Thomas perché la vita è il dono più prezioso e tu lo stai buttando via».

Attorno a noi c'è il vociare confuso delle persone che scherzano e si divertono in una tranquilla giornata al mare, li ascolto appena perché è come se i suoni fossero ovattati intorno a me. Con timore guardo il suo viso e per un attimo i nostri occhi restano intrecciati in un muto silenzio che si arricchisce di tante parole. Espressioni silenziose, frasi intere che galleggiano tra noi come l'acqua che sentiamo infrangersi alle nostre spalle. È Thomas il primo a interrompere il contatto visivo, ma crea un contatto più ravvicinato perché mi attira a sé in un abbraccio che vale più di mille parole.

 

 

Thomas

Il rumore delle onde ha sempre avuto un effetto rilassante sui miei sensi, da quando ho scoperto di essere malato quel frastuono è l'unico capace di calmare i miei nervi tesi. Credevo non ci fosse nient'altro capace di placare il mio animo agitato e poi arriva quest'angelo e mi rendo conto che niente vale più delle sue parole e del sentimento che mette in ogni sua sillaba.

«Non credo di meritarti, non ho fatto niente di così buono nella mia vita per guadagnare una persona come te».

«Dici così soltanto perché non ti ho ancora chiesto di cantarmi una canzone» scherza Laura. La sua voce è ovattata perché la sua bocca preme sulla mia maglietta. La tengo ancora stretta perché quell'abbraccio fa bene al mio animo ferito e mi consola sapere che non si è ritratta, ricambiando quel gesto come se fosse di vitale importanza anche per lei. «Ma sappi che potrei seriamente prendere in considerazione l'idea di diventare la tua fan numero uno».

«Sono piuttosto arrugginito a riguardo, è questo che cercavo di spiegare ad Alan prima al telefono. Era lui, il mio agente. Mi ha seguito fin qui affinché scriva una nuova canzone ma non posso farcela, non ora».

«Era il tuo agente?» chiede Laura staccandosi da me e guardandomi con attenzione.«Anche ieri sera al telefono?»

«Sì, era lui. Te l'ho detto che non era importante, scusa ma perché cosa credevi?».

«Niente» sorride Laura. «Lascia stare»

Non sono del tutto convinto, ma lascio correre perché quello che mi preme adesso è concentrarmi su altro. Su quelle parole che mi sono arrivate dritte al cuore e che hanno fatto riprendere a funzionare come si deve quest'organo ormai inaridito da tempo.

«Hai detto di credere di esserti innamorata, vuol dire che non ne sei sicura o che lo stai scambiando per qualcos'altro? Perché quello che provi potrebbe essere compassione, dopo quello che ti ho detto non mi sorprenderebbe che...»

«Non è compassione quella che provo, è solo profonda tristezza per come stai gettando la tua vita» m'interrompe Laura. Ha ritrovato la sua carica energica di prima e sembra nuovamente sfidarmi con lo sguardo. «Te l'ho detto perché tu sappia che i miei gesti sono spinti dall'amore, non dalla pietà e voglio davvero che tu pensi seriamente a quello che ti ho detto. Devi lasciarti aiutare Thomas, devi guarire e se non vuoi farlo per te stesso, devi farlo per John, devi farlo per me».

I suoi occhi stanno luccicando pericolosamente, la sua voce si è incrinata quando aggiunge l'ultima parola che spezza ogni molecola di caparbietà che mi è rimasta.

«Fallo per me. Vivi per me. So che non dovrei chiederlo, ma...»

«Forse sei l'unica al mondo in diritto di farlo» la contraddico prima di baciarla perché con i gesti forse riuscirò a dimostrare quello che davvero provo in questo momento. Non sono bravo come Laura con le parole, ma le azioni a volte sono anche più eloquenti e spero che lei lo capisca.

 

 

Ho sempre letto che un bacio impedisce al corpo umano di concentrarsi su altro, perché in quel momento nulla ha importanza. Non ho sperimentato però la sensazione e anche se la immaginavo, soltanto quando la provo capisco esattamente cosa voglia significare.

Bacio Thomas e mi sembra che tutto intorno a me scompaia, niente è importante in questo momento se non le sue braccia che mi stringono, il calore del suo corpo che preme contro il mio e i nostri respiri che adesso sembrano uno.

«Adesso voglio davvero che mi canti una canzone» mormoro quando ci separiamo nello stesso momento. La risata di Thomas mi scalda il cuore e mi fa pensare che forse davvero tutto andrà bene.

«Prima è arrivato il momento di farci un bagno non credi? Comincia a fare davvero troppo caldo»

Annuisco perché mi sento scottare ovunque, ma non è colpa del caldo e credo che lui lo sappia.

John ci raggiunge poco dopo insieme a Luigi e mi diverto molto con loro. Anche i genitori di Luigi sono una coppia simpatica e integrarmi è abbastanza facile. Per qualche ora mi sembra davvero di far parte di questa famiglia e il pensiero non mi spaventa, anzi mi rende felicissima.

«Facciamo l'ultimo tuffo alla ricerca di sassolini dalle forme strane?» propone John. A turno con Luigi, ne hanno pescati molti, ma sembra non ne abbiamo mai abbastanza.

«È tempo di risalire adesso» risponde Thomas sciacquandosi il viso.

«The last one please!*» esclama John con sguardo supplichevole, ma suo padre scuote la testa.

«John do not make me repeat, let's go up*» ordina in tono deciso e riluttante, John lo ascolta. Il mio inglese è pessimo, ma stavolta sono sicura di aver capito e ne sono molto compiaciuta, la mia felicità dura poco però quando mi accorgo del modo in cui Thomas risale sulla riva. È lento nei movimenti e sembra molto affaticato.

«Stai bene?» gli sussurro sottovoce e lui accenna un sorriso.

«Funzionerà così adesso? Me lo chiederai ogni momento?»

«Non scherzare, ti vedo stanco»

«Certo che lo sono, l'hai visto anche tu John è come delle pile che non si scaricano mai. Hai fame? Perché abbiamo deciso di mangiare sul lido e mi farebbe piacere ti unissi a noi».

«Avviso i nonni» rispondo prendendo il telo dalla mia borsa. Anche Thomas ne prende uno e poi avvolge John quando arriva con un'espressione contrariata.

Thomas lo avvolge così stretto che John fatica a muoversi e inevitabilmente scoppia a ridere.

«Papà! Levami questo coso»

«Stavo pensando che se non sei stanco potresti fare qualche esercizio con i piedi, ce la fai a saltellare fino al lido?».

«Saltello verso di te e tu mi liberi»

«Va bene» accetta Thomas con un sorrido divertito. «Ma prima devi raggiungermi»

Non posso fare a meno di ridere quando John saltella con quel telo che lo stringe e Thomas cerca di allontanarsi per non farsi prendere. In questo momento sembrano entrambi due bambini.

Quando finalmente John lo raggiunge e Thomas rispetta il patto, l'arrabbiatura di poco prima è completamente sparita anche se noto l'affaticamento di Thomas più evidente.

«Posso mangiare würstel e patatine?»

«Meglio in un panino così dopo non hai ancora fame, comincia a salire sopra così fai aggiungere un posto a tavola. Laura si ferma a mangiare con noi»

«Ok, vado subito» accetta contento John e l'attimo dopo schizza via correndo verso il lido.

«Non è pericoloso farlo andare da solo?» chiedo preoccupata. Svelta raccolgo la mia roba per raggiungere John in fretta, ma mi accorgo che Thomas è ancora fermo, sta riprendendo fiato. Mi avvicino preoccupata.

«Non stai bene vero?»

«Dammi soltanto un momento. Ti dispiace raggiungere tu John? Arrivo tra un attimo»

*L'ultimo per favore!

*John non farmi ripetere, saliamo.

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