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Thomas
Vedo Laura titubante, è evidente che in questo momento è preoccupata per me e per John e non sa come dividersi perciò la rassicuro con un piccolo sorriso.
«Tranquilla, devo solo riprendere fiato. Ho esagerato un po’ e non avrei dovuto, ma è stato così bello passare una mattinata insieme che non volevo rovinare tutto».
«Sì è stato bello» conferma Laura un po’ meno tesa. La bacio brevemente anche se vorrei approfondire quel bacio e assaporare quelle labbra ancora e ancora, ma non è il momento adatto.
«Ho solo bisogno di un momento, non sto per avere una crisi tranquilla. Vi raggiungo subito, va da John per favore».
Stavolta la mia espressione deve essere convincente perché Laura annuisce e afferra la sua borsa.
«Se non vieni subito, ti porto dritto a casa».
Il suo tono non ammette repliche e io sorrido senza dir nulla. Quando è abbastanza lontana, mi siedo sul lettino e prendo la mia borsa. Ingoio una pillola con un po’ d'acqua e aspetto che faccia effetto. Mi sono affaticato troppo e non dovevo, ne sono consapevole ma come distruggere una mattinata così perfetta? Adesso che Laura conosce il mio male, avrei potuto prendere la pillola davanti a lei, ma la verità è che mostrarmi debole non mi è mai piaciuto e non credo che questa cosa cambierà.
Ripenso al suo sguardo fiducioso, alle sue parole ricche di speranza sulla cura della mia malattia. Non ho mai seriamente pensato di guarire, quando mi hanno diagnosticato questo male ho semplicemente capito che la mia vita stava finendo. Ho ricordato mio padre e l'agonia di quella malattia che lentamente lo stava portando via, stabilire di non voler fare come lui è stata la scelta più immediata.
Ho deciso di venire qui a Maiori da mia madre per regalare a John un ultimo ricordo di noi due insieme. Ashley e mia madre mi hanno appoggiato dopo varie insistenze e sono felice di avere mio figlio tutto per me, voglio donargli ogni attimo come se fosse l'ultimo ma dopo la supplica di Laura tutto è stato messo in discussione.
Credo di essermi innamorata di te.
Quelle parole si ripetono nella mia testa da quando Laura le ha pronunciate, io che credevo di non aver mai più avuto possibilità con queste cose ho trovato una donna che tiene davvero a me.
Fallo per me. Vivi per me.
Posso farlo? La ragione mi dice di no, ho visto cosa è successo a mio padre e non mi reputo più fortunato di lui, certi tumori sono letali e io non avrò scampo esattamente come lui. Il mio cuore però mi suggerisce un'altra strada. Lottare per la felicità. Mi sono troppo crogiolato nel dolore e nella rassegnazione da non provare nemmeno a vedere se mio figlio poteva avere altre estati invece di un'ultima in cui eravamo insieme. Laura mi ha aperto gli occhi, quell'angelo bellissimo che ho incontrato mi ha mostrato la strada che devo seguire e ora sarà tutto diverso.
Laura
Mi accorgo che l'umore di Thomas è migliorato da quando ci ha raggiunti al lido. Non sta solo meglio fisicamente, credo che sia cambiato qualcos'altro in lui ma non riesco a capire cosa. So soltanto che è positivo, perché sorride di più, mi sfiora più volte e non lo fa per caso. Mi accarezza i capelli, gioca distratto con le dita sulla mia spalla e mi ha baciato due volte con mio sommo imbarazzo mentre John sembrava chiaramente divertito.
La donna innamorata che è in me fa i salti di gioia per queste manifestazione d'affetto davanti a tutti, ma soprattutto di fronte a suo figlio. La donna razionale che però ancora risiede in me, mi costringe a pormi delle domande. Ho davvero trovato il Principe Azzurro o dovrò dirgli addio prima del previsto?
Dopo mangiato, ci incamminiamo lentamente verso casa e John comincia a parlarmi entusiasta del Mago di Oz. A quanto pare avevo ragione, perché ne è rimasto conquistato esattamente come pensavo. Non l'ha ancora terminato quindi mi diverto a parlare con lui delle varie supposizioni su Dorothy e i suoi compagni di viaggio. Quando siamo arrivati a casa, non me ne accorgo nemmeno.
«Lo finisco presto poi papà ha detto che se lo trova possiamo anche vedere il film, ci sei anche tu vero?».
«Mi piacerebbe molto» ammetto con un sorriso mentre entriamo in casa.
«Allora com'è andata?» chiede Rita quando ci vede.
«Benissimo nonna, il mare era bellissimo. Quando vieni anche tu?»
«Te l'ho detto il mare è per voi giovani non per i vecchietti come me, io mi accontento di passeggiare al fresco. Troppo sole mi fa male, l'hai messa la crema?».
«Sì nonna, non preoccuparti»
«Accompagno Laura a casa, tu cerca di non far stancare la nonna» si raccomanda Thomas.
«Non c'è bisogno» protesto subito. A quest'ora il sole non è forte, ma non voglio che Thomas si stanchi quando potrebbe riposare senza problemi. Lui però finge di non sentirmi e continua a raccomandarsi con John. Ho il tempo di salutarlo prima che Thomas afferri la mia mano e torniamo in strada.
«Guarda che posso tornare da sola, siamo in pieno giorno e non mi succederà nulla di grave».
«Non togliermi il piacere di accompagnare la mia ragazza a casa, ci tengo molto».
Il mio cuore sussulta di gioia quando mi chiama la sua ragazza e con un sorriso più sereno e contento, mi accorgo a pensare che questo tragitto sia più lungo del solito così da avere un po’ Thomas tutto per me.
«Mia madre ha una casa qui a Maiori da anni, ma è la prima volta che ci trascorro un'estate intera. Ho pensato fosse il luogo migliore per stare in pace con John e anche lui ha approvato la mia idea».
«Maiori è bellissima. Io conservo i ricordi più belli in questi luoghi, non è solo grazie alla presenza dei miei nonni è proprio questo posto che è magico» racconto con voce sognante. «Pochi giorni fa c'è stata la festa del 15 agosto e se l'avessi vista sono certa che avresti capito cosa voglio dire».
Non aggiungo che questa festa per me è non è stata bella come le precedenti con la preoccupazione che lui fosse in ospedale a lottare per la vita, non sono riuscita a godermi appieno tanta bellezza.
«Ho rovinato la tua festa preferita vero?» domanda Thomas a bassa voce. Non so come abbia fatto a intuire i miei pensieri, mi colpisce e mi confonde allo stesso tempo. Gli sorrido scuotendo testa.
«L'importante è che adesso stai bene».
La voce di Laura è di pura gioia infantile mentre mi racconta aneddoti della sua infanzia in questo luogo. L'amore per i suoi nonni è evidente in ogni parola che pronuncia, sembra che in ogni suo singolo episodio ci siano loro e Maiori.
«Da piccola, i nonni mi portavano a fare dei pic nic sulla spiaggia ed era divertente. Non li faccio da tantissimo tempo e mi mancano molto».
«E i tuoi genitori?» chiedo dopo che mi ha raccontato la festa dell'anno scorso. Non li ha mai nominati, ma so che ci sono perché non ha parlato di loro al passato.
«Non amano tanto Maiori» risponde Laura dopo un momento. «In realtà credo che amino poco altro al di fuori di loro stessi perché questo sconvolge l'equilibrio tranquillo e ordinario delle loro vite. Credevano che lasciarmi dai nonni fosse per me una punizione, invece era per me il periodo più bello dell'anno che cercavo di prolungare il più possibile».
Stringo la sua mano che ho ancora intrecciata alla mia e mi chiedo come ci si senta ad avere due genitori che ti considerano poco. Finché era in vita mio padre è sempre stato presente e mia madre non mi ha mai fatto sentire la sua assenza anche se abitavamo lontani. Sono stato fortunato ad avere due genitori che mi amavano, mentre a Laura non è stata data la stessa opportunità.
«Ora che sono adulta non vengo più solo d'estate perché Maiori è il posto migliore per ricaricarsi».
Ricordo la nostra prima vera conversazione al bar e rammento benissimo che parlava di sogni infranti. Allora non mi sono arrischiato a farle qualche domanda in più, ma adesso invece voglio conoscere ogni cosa perché non mi piace vederla così triste. Laura è una di quelle persone che dovrebbe essere felice sempre e anche se è assurdo, mi piacerebbe riuscire a fare in modo che ciò accadesse.
«Come mai sei qui quest'anno?»
Casa di Laura non è molto lontana e credo che per rispondere alla mia domanda, ci sia bisogno di più tempo perciò le indico una panchina dove possiamo sederci. Non farà male nemmeno a me riposare. John mi ha assicurato che sarebbe andato a leggere un po’ quindi mia madre non dovrà preoccuparsi di tenerlo d'occhio più del necessario, posso approfittare di questo momento di quiete per conoscere meglio Laura e mi scopro a volerlo davvero tanto.
Lei accetta dopo un attimo di esitazione. Ci sediamo quasi nello stesso momento, la brezza marina ci avvolge rinfrescandoci e anche se c'è meno gente di stamattina, il via vai delle persone ci regala un posto abbastanza silenzioso.
«Sai quanto ti ho parlato delle mie disastrose scelte sentimentali?» chiede Laura dopo un attimo di silenzio. «Carlo è stata la mia ultima pessima scelta. L'ho conosciuto a un incontro letterario di un autore emergente e lui era così preparato che ho capito saremmo stati anime gemelle perché entrambi amanti dei libri. Che stupida vero?»
Uno strano e irritante groviglio alla bocca dello stomaco m'infastidisce parecchio quando la sento parlare di anime gemelle e di un uomo con i suoi stessi interessi di cui evidentemente si è innamorata. Istinti poco amichevoli mi spingono a chiederle cosa le ha fatto e dove si trova adesso quest'idiota, ma l'autocontrollo ha la meglio su quest'insolito attacco di gelosia e quando parlo la mia voce è tranquilla.
«Non sei stupida, non dirlo nemmeno per scherzo. Cos'è successo?»
Qualche bagnante sta tornando adesso dalla spiaggia e sprazzi di conversazione ci arrivano mentre ci passano davanti. Un uomo porta a spasso il suo cane di taglia gigante che chiunque vede cerca di accarezzare, c'è anche qualche bambino che va in bici perché corso Reginna è il posto ideale a quest'ora del giorno dove fare pratica.
Laura sembra guardare tutto ma in realtà non fissare niente, sta rivivendo con gli occhi della mente cos'è successo e dall'espressione del suo viso è chiaro che non è niente di bello.
«Il mio sogno è sempre stato aprire una libreria tutta mia. L'ho sempre immaginata come un luogo di ritrovo per chiunque volesse immergersi in mondi diversi. Avrei ospitato uno spazio per il cibo, per il the o caffè, per i dolci e un posto a chi voleva leggere in tranquillità. Un posto per i libri prestati e un salone dedicato agli incontri settimanali per le letture di gruppo oppure tra scrittori. La mia libreria sarebbe stata bellissima, era per questo che giorno dopo giorno svolgevo un lavoro che non mi piaceva risparmiando ogni centesimo».
«Penso che sia una cosa bellissima» ammetto con un sorriso. Non sono un accanito lettore, ma è evidente che per Laura è una vera e propria passione e sentirla parlare del suo sogno è come ascoltare qualcosa di magico che si realizza.
Anche Laura mi sorride, poi però prosegue la sua storia e quel sorriso è ormai scomparso.
«Ho incontrato Carlo in quel periodo, lui mi ha ammaliata con la sua conoscenza della letteratura e quando gli ho parlato del mio sogno mi ha spronato a portarlo avanti. Mi ha convinta a licenziarmi dal mio lavoro di centralinista perché avevamo trovato un posto adatto per aprire la mia libreria. Sarebbe stato lui a prestarmi il denaro che ancora mi serviva e io ho accettato perché mi fidavo di lui, perché il mio sogno si stava per realizzare ed ero felice. So che adesso penserai che sia stata una sprovveduta a fidarmi così di lui, i miei genitori sono stati chiari sul fatto che solo una stupida avrebbe potuto comportarsi così, ma io non immaginavo davvero».
«I tuoi genitori te l'hanno detto dopo o prima?».
«Cosa?» chiede Laura guardandomi sorpresa dalla mia domanda.
«Ti hanno colpevolizzata dopo che era successo qualcosa di grave o prima che succedesse?».
«Dopo»
«Allora il loro giudizio non conta» sentenzio senza preoccuparmi di apparire troppo diretto. «È molto facile sparare giudizi dopo, è il prima che conta».
Laura mi ringrazia con un caldo sorriso e io afferro la sua mano come segno d'appoggio affinché prosegua la sua storia.
«Carlo mi ha detto di avere un amico in banca che avrebbe pensato alle questioni burocratiche, gli avrei solo dovuto dare i miei soldi e lui sarebbe tornato col contratto firmato per la libreria dei miei sogni.
Quella sera l'ho aspettato per ore, l'ho chiamato così tante volte da scaricare il telefono. Sono andata a casa sua a cercarlo e ho tentato anche al posto di lavoro, ma di Carlo non c'era traccia. È sparito con i miei soldi senza mai più tornare indietro e io mi sono ritrovata senza un lavoro e senza i miei risparmi faticosamente guadagnati. Ci frequentavamo da quattro mesi e pensavo di conoscerlo, invece sono stata imbrogliata come la più stupida delle donne».
«Ti ho già detto che non sei stupida» le ripeto in tono grave. «Non devi vergognarti per aver avuto fiducia nel prossimo, è lui ad aver sbagliato».
Laura appare sorpresa dalle mie parole e mi chiedo se qualcuno gliele abbia mai dette.
«La tua unica colpa è stata affidarti a una persona che non lo meritava , ma non sei responsabile per le sue azioni vergognose. L'hai denunciato?»
«Sì certo, ma non è servito a niente. I miei genitori erano così furiosi quando sono stata costretta a chiedere loro un prestito per l'affitto e allora ho deciso di venire qui dai nonni. Sapevo che loro non mi avrebbero mai giudicata, hanno tentato di regalarmi dei soldi ma ho rifiutato perché non è giusto. Appena torno a casa, mi rimbocco le maniche e ricomincerò da capo».
Sorrido per quella determinazione che anima ogni angolo del suo viso e sono certo ce la farà. Un dolce angelo buono e generoso come lei mi sta insegnando molto più di chiunque altro e continuo a pensare di essere stato fortunato a incontrarla.
«Sono sicurissimo che ce la farai»
«Grazie»
«Non c'è bisogno che mi ringrazi, sono certo che riuscirai a fare qualsiasi cosa».
«Non per quello» scuote la testa Laura. «Grazie per non avermi giudicata»
La tiro a me in un abbraccio e la stringo forte.
« Maybe I'm in love too* »
«Cosa?» chiede Laura scostandosi da me per guardarmi incuriosita. «Cosa hai detto?»
«Ti accompagno dai tuoi nonni» mento alzandomi e tirandola con me. «Non vorrei renderli miei nemici prima di conoscerli».
Laura sorride a quel pensiero e mano nella mano andiamo a casa sua.
*Forse sono innamorato anch'io.
«È tutto chiaro o dobbiamo ripetere?»
«Papà ho otto anni non due» mi rimprovera con impazienza John e io trattengo a stento una risata.
«Hai ragione, volevo solo assicurarmi di essermi spiegato bene».
«A Laura piacerà un sacco la sorpresa» assicura John. Si alza dal divano poi però torna indietro e mi scruta con sospetto. «Papà? Laura diventerà la mia mamma numero due?»
«Non corriamo troppo adesso»
«Ti piace tanto lo so e da quando ti ha perdonato sei più sorridente, te l'ho detto ho otto anni e noto queste cose» mi ricorda John assumendo un'aria sapiente. «Se la mamma sposa Bud, tu puoi sposare Laura».
«Mi stai dando la tua benedizione?» Non so se mettermi a ridere o guardare allibito la compostezza di mio figlio.
«Quasi tutti i miei compagni di classe hanno un seconda mamma o un secondo papà» spiega paziente John. «Solo che alcuni non li sopportano invece a me Bud e Laura piacciono perciò puoi stare tranquillo».
«Molto confortante davvero» ammetto con un largo sorriso. «Ma meglio non parlarne con Laura o finirà con lo scappare a gambe levate e allora addio sorpresa».
«Ricevuto» risponde John mimando il gesto di cucirsi la bocca con la mano. Sorride e poi mi alzo scompigliandogli i capelli. Non per la prima volta mi trovo a riflettere quanto sia fortunato ad avere John e adesso comincio a pensare che non vederlo crescere sia la cosa più brutta che possa augurarmi. Laura ha ragione, le sue parole hanno distrutto il muro di assurdità in cui mi ero rifugiato, adesso è tempo di ricambiare e fare qualcosa per lei.
Seguo John in cucina dove mia madre ha appena preparato la colazione. Mi fermo sulla soglia perché il profumo di cibo a quest'ora mi suscita una nausea che non riesco a controllare e oggi voglio essere in forma per lei, devo farlo.
«Ci vediamo più tardi»
«Non fai colazione papà?» chiede John con già un biscotto in bocca.
«Mangerò qualcosa per strada». Non mi piace mentire, soprattutto a mio figlio, ma non è ancora arrivato il momento di dirgli la verità. Faccio un passo indietro sperando che la nausea mi lasci in pace stamattina mentre mia madre mi rivolge un caldo sorriso.
«Ci penso io a John. A dopo»
Le rivolgo un sorriso grato in risposta, prendo in fretta le chiavi ed esco a respirare l'aria fresca che mi rigenera. Decisamente molto meglio, dovrò stare lontano dai bar e dal profumo dei cornetti appena sfornati ma posso farcela. Per Laura, mi rendo conto, posso fare qualsiasi cosa.
Da un po’ di tempo ormai la sera non dormo tanto, ma stanotte ho sfruttato la mia insonnia per qualcosa di utile e sono curioso di vedere la faccia di Laura quando lo scoprirà. Spero che John abbia ragione e che la sorpresa le piaccia.
Il trillo del cellulare interrompe i miei pensieri ed emetto un lungo sospiro quando leggo il nome di Alan lampeggiare sul display. Non ho mai conosciuto una persona più insistente del mio agente, devo ammettere che senza di lui e il suo fiuto non avrei guadagnato tanti soldi nella mia carriera ma questo non toglie che ultimamente è diventato troppo pressante.
«Hey, my friend, do you have any news to tell me this morning?*» chiede Alan quando rispondo alla chiamata. Dritto al sodo come sempre, mi meraviglio che non sia già qui a insistere come suo solito.
«Eravamo rimasti che ti avrei richiamato io ricordi?» rispondo usando di proposito l'italiano anche se Alan odia la mia lingua d'origine materna nonostante la parli correttamente.
«Ti ricordavo soltanto le priorità»
«Non sono queste al momento, ma mi faccio sentire io» ripeto prima di chiudere la telefonata. Sono stato brusco lo so, Alan è stato molto paziente con me ma gli ho anche fatto guadagnare molti soldi e deve smetterla di starmi col fiato sul collo o non finirà bene.
*Ehi, amico mio, hai notizie da darmi?
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