Scritto il 20/08/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~9 min · 1883 parole

Thomas

 

Ingoio due pillole con un po’ d'acqua e faccio un respiro profondo prima di girarmi verso di lei. Laura si è già rivestita, sembra in difficoltà con la spallina del suo vestito e anche se dovrei andare ad aiutarla, non lo faccio perché è una visione anche in questo momento. Laura è una vista mozzafiato ogni volta, ma mai avrei immaginato che il suo corpo riuscisse a cantare insieme al mio eppure è quello che è appena successo. Non avevo assolutamente previsto di finire la serata così, in tutta onestà non ero nemmeno sicuro se sarei riuscito ad andare fino in fondo. A Boston ammetto di aver fatto delle domande specifiche al mio nuovo medico e per quanto lui mi abbia assicurato che da quel punto di vista, non avrei dovuto avere delle difficoltà ero piuttosto in ansia. Quando però Laura era tra le mie braccia, il suo corpo caldo e pronto per me ho dimenticato completamente i miei limiti e la mia malattia e mi sono concentrato esclusivamente su di lei perché era la mia priorità. Volevo farla star bene, desideravo che ricordasse questo momento come uno dei più belli e questo ha fatto sì che anche il mio desiderio crescesse. Grazie a lei, mi sono sentito un uomo completo come non mi succedeva da tanto tempo e devo ringraziarla anche per questo.

Il fuoco è quasi spento, ma non ho ancora freddo. Tuttavia mi rivesto in fretta e la raggiungo proprio quando si sta alzando. Sfioro i suoi fianchi con una mano sistemandole quel vestito che in realtà è già perfetto così, ma farei qualsiasi cosa pur di toccarla di nuovo. Non ho più ormoni impazziti da controllare da molti anni ormai, eppure con Laura mi sembra di essere tornato adolescente stasera perché non riesco a farne a meno.

«Stai bene?» mi ripete Laura. C'è autentico tormento nella sua voce, il suo sguardo limpido e incapace di fingere è preoccupato mentre mi scruta con sospetto. Sorrido e le bacio la fronte.

«Non mi sono mai sentito meglio da mesi, forse dovrebbero darla come cura per guarire più in fretta: fare l'amore con la propria donna ogni giorno»

«Quanto sei stupido» ride Laura. La sua espressione è tornata rilassata e mi piace di più, non voglio che si preoccupi per me. «Devo tornare a casa adesso. Non voglio che i nonni si preoccupino, l'ultima volta non si sono accorti della mia assenza, ma non voglio rischiare di nuovo»

«Certo» annuisco comprensivo, ma non le permetto ancora di allontanarsi da me. La bacio di nuovo perché farlo è diventato necessario come respirare e nemmeno questo mi era mai successo.

«Se però continui così non andiamo da nessuna parte» mi ammonisce Laura con un caldo sorriso. «Vuoi che ti aiuti a sistemare?»

«Non c'è bisogno, qualcuno verrà qui a ripulire tutto domattina presto» la informo mentre spengo il fuoco.

«Hai davvero pensato a tutto»

«Non esattamente» la correggo guardandola. «Non avevo intenzione di portarti qui per un secondo fine. Lo sai vero?»

«Lo so» asserisce Laura con convinzione. «Ma a volte anche le cose che non sono programmate sono meravigliose non pensi?»

«Non potrei essere più che d'accordo» rispondo prendendo la custodia della chitarra che m'isso sulle spalle, poi afferro la sua mano pronto ad andare via. Noto che Laura guarda un attimo in più quello che per stanotte è stato il nostro giaciglio d'amore, cerco di leggere nel suo sguardo qualche segno di pentimento o preoccupazione ma non trovo niente di questo e ne sono sollevato.

 

 

Laura

«...e gli alieni sono atterrati sulla terra, li hai visti?»

«Sì» rispondo distratta per poi guardare Aria confusa. «Cosa?»

«Finalmente sei tornata tra noi comuni mortali, dov'eri finora?»

«Dove vuoi che fossi, ti ascoltavo» replico mentre controllo il foglio che ho davanti. È una sorta di lista di quello che ancora si deve fare, mi rendo conto però di non avere la minima idea di cosa cancellare perché è già stato fatto. Dovrò ricontrollarla di nuovo.

«Sei con la testa tra le nuvole da quando ti ho vista» mi rimprovera Aria. «Non sai neanche cosa devi scrivere lì sopra vero?»

«Certo che lo so» mento subito. La libreria è come sempre piena di rumori sebbene i lavori stiano procedendo a tempo di record, gli operai sono bravissimi ma anche la designer d'interni che ha saputo realizzare esattamente quello che avevo in mente. Ancora una volta mi chiedo quanti soldi avrà speso Thomas per tutto questo, da quanto ho potuto capire non ha problemi economici e non dovrei preoccuparmi però una parte di me non riesce ad essere tranquilla fino in fondo. So che è un regalo e dovrei accettarlo come tale, ma dovrò fare in modo di ripagarlo, è davvero troppo.

«Ho capito oggi non sei ancora scesa dal letto» mi ammonisce Aria. «Cammini a un metro da terra, hai lo sguardo perso nel vuoto e quel sorriso ebete sul viso quindi dimmi: era comodo il suo letto?»

«Ho dormito a casa mia!» esclamo subito, ma non posso impedire al mio viso di diventare rosso se ripenso alla notte scorsa.

«Ma prima hai fatto qualcosa in un letto, confessa»

«Smettila subito» l'ammonisco tirandola da parte quando un operaio passa accanto a noi. «Non sei gentile»

«Ovvio, mi fai parlare da sola per dieci minuti e non te ne accorgi. Hai almeno sentito che domani arriva Riccardo?»

Mi sento una pessima amica, perché è vero non stavo ascoltando proprio niente di quello che ha detto.

«Scusami è che...»

«Sei innamorata l'ho capito» sorride senza rancore Aria. «E anche se non mi hai detto niente, deduco che la serata è andata benissimo»

«Mi ha dedicato una canzone Aria! Una canzone meravigliosa, bellissima e lui è stupendo e io... sì sono proprio innamorata»

«Wow una canzone? Davvero? Allora tornerà a suonare»

«Non lo so. In realtà non ne abbiamo parlato»

«Ovvio avevate cose più importanti da fare» sorride Aria per poi portarsi una mano alla bocca. «Non hai fatto niente nel letto, ma tutto sulla spiaggia!»

«Aria!» esclamo a voce così alta che un paio di operai si girano a guardarmi. Sorrido imbarazzata e poi schiaffeggio la mia amica sul braccio quando comincia a ridere. «Devi. Smetterla. Subito.»

«D'accordo» alza le mani Aria, ma sta ancora ridendo.

«Quando arriva Riccardo? Così la smetterai di tormentare me e ti concentrerai su di lui»

«Domattina presto» risponde dopo che si è calmata. «Vuole conoscerti, dici che possiamo organizzare un'uscita a quattro? Sono sicura che Riccardo sarà felice di conoscere un ex pop star»

«Non credo sia il caso» la blocco subito. «Thomas ha lasciato il mondo della musica per una motivazione seria e per adesso è molto meglio non fargli pubblicità che non vuole, ti dispiacerebbe tenertelo per te?»

«Non ti capisco sai? Fossi al tuo posto io mi vanterei di avere un ragazzo famoso» riflette Aria. «Ok qui a Maiori non lo conosce nessuno, ma sono sicura che se si mettesse a cantare in piazza, tutti capirebbero chi sia perché non hai la minima idea di quante visualizzazioni ha su youtube. Per non parlare del fatto che in America è ancora molto conosciuto nonostante sia sparito dal palco da anni, esci con una celebrità lo sai?»

«Lui è molto altro» rispondo subito anche se le parole di Aria mi colpiscono più di quanto devono. «Preferisco che sia lui a volerlo dire, quindi se potessi evitare di menzionarlo a Riccardo te ne sarei grata»

Aria alza le spalle.

«Posso farlo, ma se Riccardo lo scopre da solo io me ne tiro fuori»

«Perché dovrebbe scoprirlo? L'hai detto tu, qui è poco conosciuto e...»

«E Riccardo ama la musica esattamente come io amo i tatuaggi» m'interrompe sicura Aria. «Non ci metterà molto a fare due più due. Scusa Laura non voglio rovinarti la giornata, però devi tener presente che potrebbe succedere»

«Signorina Rondelli, altri scaffali vanno bene qui?»

La domanda dell'operaio quasi mi fa sobbalzare, Aria prende la sua borsa in quell'esatto momento.

«Vado al negozio altrimenti mia mamma rompe, ci vediamo dopo. Buon lavoro»

Annuisco raggiungendo l'operaio, ma mi giro quando Aria mi chiama.

«Anche se ci conosciamo da poco, ti considero davvero mia amica. Penso però che quando Thomas all'inizio ti teneva alla larga, era perché sapeva che appartenete a due mondi diversi, ma sei riuscita a convincerlo che potevate funzionare. Sono sicura che ce la farai a convincerlo anche che il lieto fine esiste come nei libri, sono certa che tu la spunterai senza problemi. Sei una bella persona e sono felice di averti conosciuta»

Mi sorride e va via prima che abbia il tempo di ringraziarla o di abbracciarla. Sorrido anch'io perché a Maiori non ho trovato solo l'amore, ma anche un'amica vera. So che Aria non è una persona che ama perdersi in chiacchiere, perciò apprezzo le sue parole ancora di più perché comprendo benissimo che sono vere.

Per il resto della mattinata, mi concentro sui lavori e lascio che ogni altro pensiero non mi sfiori la testa. Voglio aprire il prima possibile ed è giusto che mi rimbocchi le maniche anch'io perché soltanto così, potrò considerare questo posto veramente mio.

Sto scrivendo una sorta di archivio dei libri che sono arrivati e quelli che già c'erano e mi rendo conto che manca qualche classico che per me deve per forza esserci in una libreria. Jane Austen e Charlotte Brontë non possono mancare nella realizzazione del mio sogno e devo assolutamente ordinarli prima che apriamo. Sto scrivendo qualche nome, ma la penna scivola tra le mani quando mi sento afferrare per la vita. Lancio un urlo di sorpresa, ma poi incontro gli occhi sorridenti di Thomas e la paura scivola via immediatamente.

«Mi hai spaventato!»

«Eri così assorta che non mi hai sentito, cosa scrivevi?»

«Libri da prendere prima dell'apertura»

«Era per questo che non hai risposto ai miei messaggi? Eri concentrata sui libri da prendere?» chiede Thomas scrutandomi attento. Poso il blocco su un ripiano accanto a me già ingombro di carte e raccolgo la penna da terra mentre do uno sguardo al telefono in tasca dove risultano tre messaggi non letti.

«Avevo la suoneria bassa non ho sentito, com'è andata in spiaggia?»

«Bene. Ho portato John da mia madre a casa e sono corso qui, volevo sapere se era tutto ok» spiega Thomas senza smettere di fissarmi. Mi accorgo solo adesso che i suoi capelli sono ancora umidi e ricchi di salsedine. Si deve essere fatto la doccia al lido, ma contrariamente alle altre persone che la usano, lui segue le regole e non porta con sé shampoo e bagnoschiuma perciò la sua pelle odora ancora di mare. Non ha perso nemmeno tempo a farsi la doccia a casa e adesso mi rendo conto che il mio silenzio deve averlo parecchio preoccupato.

«Ero solo indaffarata» lo rassicuro carezzandogli una guancia. Thomas posa una mano sulla mia lasciandola premuta sul suo viso.

«Se sei pentita per ieri sera posso capirlo, se tu vuoi...»

La mia mano si posa svelta sulla sua bocca impedendogli di continuare a dire sciocchezze, perché decisamente non ha capito niente.

«Ieri ho passato la serata più bella della mia vita, quindi non ti azzardare a dirmi che sono pentita perché non è affatto così»

Vedo l'espressione di Thomas rilassarsi e mi pento di non aver controllato prima il telefono.

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