Scritto il 25/08/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~11 min · 2267 parole

Thomas

 

Non ho mai controllato così spesso il cellulare come nelle ultime ore. Il silenzio ai miei messaggi ha cominciato a preoccuparmi sul serio. Pensieri poco felici mi hanno fatto stare in tensione per tutto il tragitto dopo che ho accompagnato John a casa, ho quasi messo le ali ai piedi per venire presto e vederla. Soltanto quando il suo dolce sorriso mette a tacere ogni mio stupido dubbio, mi sento meglio. Non avrei mai pensato che una ragazza comandasse in modo così semplice il mio umore, invece è così. Laura non è solo la padrona del mio cuore, ma di tutto il mio organismo e per quanto l'idea sia alquanto terrificante non sono per niente preoccupato. So di essere in buone mani.

Quando ieri sera l'ho accompagnata a casa, abbiamo stabilito che stamattina avrei passato del tempo con John per recuperare i giorni perduti e lei si sarebbe occupata della libreria ma non credevo mi sarebbe mancata così tanto. Sarà sempre così tra noi?

«Adesso però è meglio che tu vada a casa, devi asciugarti bene.» Laura mi accarezza i capelli umidi, ma nel suo sguardo colgo anche qualcos'altro oltre alla preoccupazione.

«C'è qualche problema qui oltre ai libri che dicevi?»

«No, va tutto benissimo»

«E allora cosa c'è che non va?» chiedo sollevandole il mento con due dita perché sta sfuggendo di nuovo al mio sguardo. Era di umore strano da quando sono arrivato, pensavo fosse davvero pentita per ieri e stavo disperatamente cercando un modo di rimediare anche se non avevo idea di come fare, ma adesso capisco che c'è dell'altro. Sono sollevato che non sia pentita perché della serata di ieri io non cancellerei niente, è stata meravigliosa. Ho faticato a riaddormentarmi una volta a casa perché l'avrei voluta ancora con me e mi sono sentito uno sciocco ragazzino alla sua prima cotta. La voglia di suonare era tanta e mi sono fermato soltanto perché temevo di svegliare John e mia madre. Erano anni che non avevo voglia di riprendere in mano la chitarra e dopo che ho scritto quella canzone, non vedo l'ora di riprenderla in mano. È merito di Laura, è davvero il mio angelo, mi ha salvato da tante cose e nemmeno se ne rende conto.

«Può venire un attimo di sopra?» chiede un operaio rivolgendoci un cenno di scusa per averci disturbato.

«Arrivo subito» risponde Laura. Aspetta che lui cominci a salire e poi mi bacia velocemente. «Se resti qui finirai col distrarmi, meglio che tu vada o passerò ogni momento a pensare di baciarti e darei un esempio pessimo a queste persone»

Il sorriso arriva spontaneo sul mio viso quando sento quelle parole.

«Mi sa che i nostri pensieri viaggiano sempre sulla lunghezza d'onda e sono pronto a farli realizzare. In questo modo ogni persona che ci guarda si rende conto che la tua mente è occupata da un'unica persona»

«Sbruffone» ride Laura già diretta verso le scale. «Ci sentiamo più tardi e asciugati bene»

Le mando un bacio perché è troppo lontana per raggiungerla e pretenderne uno vero. Mi saluta con la mano e finalmente esco. Mentre torno a casa, mi rendo conto che non ha risposto alla mia domanda e mi riprometto di scoprire cosa la turbava non appena la vedrò più tardi.

 

 

Laura

La nonna mi ha portato qualcosa da mangiare quando l'ho avvisata che non sarei tornata per pranzo. Ho intenzione di sfruttare ogni minuto libero perché se ho fatto bene i calcoli entro due giorni dovremmo aprire, Aria è stata un tesoro a occuparsi della pubblicità. Adesso ho una pagina web dedicata alla mia libreria e tra non molto mostrerò al mondo il mio sogno che si realizza. Ancora non ci credo e sono così euforica che ho mangiato poco anche se ciò comporterà qualche rimprovero dalla nonna. Vedere il proprio sogno che si realizza davanti ai miei occhi è qualcosa di così stupefacente che non posso perdere tempo a mangiare, il mio corpo è già nutrito a sufficienza in questo modo. Il mio cuore scoppia di gioia, eppure una parte di me non riesce a esultare in modo completo perché un'angoscia pressante è sempre presente: Thomas.

Gli ho scritto dicendo di riposarsi, che sarei passata da lui più tardi e siccome non ha protestato, capisco che andare al mare l'ha stancato molto anche se non lo ammetterà mai. È giusto che voglia passare del tempo con John, trovo molto bello che desideri rispettare la sua promessa e far vivere a suo figlio un'estate meravigliosa ma mi auguro che non si sforzi troppo. Forse dovrei dirgli che domani sarebbe meglio restare a casa, può passare del tempo con John anche senza stancarsi ne gioverebbe la sua salute già abbastanza precaria. Forse...

«Signorina Rondelli?»

Mi giro di scatto quando sento il mio nome. L'accento dell'uomo che mi trovo di fronte è straniero, è molto più marcato rispetto a quello di Thomas.

«Laura Rondelli?» chiede lo sconosciuto. Non sembra soffrire il caldo perché indossa una camicia a maniche lunghe e un giacca con pantalone, un completo elegante poco adatto a questo luogo di villeggiatura.

«Sì sono io» rispondo guardandolo curiosa e certa di non averlo mai visto prima.

«Alan» si presenta lui allungando una mano. «Alan Greyson. Non ci conosciamo ma abbiamo un amico comune, sono l'agente di Thomas»

Stringo la sua mano senza esitazioni anche se sono totalmente presa alla sprovvista dal suo ingresso. Alan non ha l'aspetto del manager che mi sarei immaginata. Innanzitutto è giovane, poi ha un'espressione così seriosa mentre chi s'intende di musica pensavo fosse almeno un po’ più allegro.

«C'è un posto in cui possiamo parlare qualche minuto in privato?»

«Sì» rispondo dopo un attimo. Prima non c'era, ma è stato creato questo piccolo ufficio che in realtà è davvero poco spazioso, ma lo adoro perché è mio.

«Scusi l'intrusione, ma era necessario che parlassimo.»

Credo che abbia l'età di Thomas o addirittura meno, ma la sua postura rigida non lo dimostra perché sembra che sia teso come una corda di violino. Non so se Thomas è l'eccezione o tutti gli americani sono così, ma fingo di non badarci e indico l'unica sedia presente nel mio ufficio. Alan però scuote la testa e resta in piedi, così lo faccio anch'io perché mi sembra scortese stare seduta mentre lui parla.

«Vado dritto al punto» decide Alan guardandomi serio. «So che Thomas ha prodotto una nuova canzone, non ha voluto farmela ascoltare ma quando l'ho chiamato a Boston mi ha confessato di aver scritto. Sì, so dell'operazione» mi spiega quando apro la bocca per parlare. «Voglio molto bene a Thomas e sono felice che abbia deciso di imboccare quella strada, so che buona parte del merito è suo e la ringrazio»

Oltre la serietà che penso proprio sia un suo segno caratteristico, scorgo anche un profondo affetto e sorrido.

«So che ha mantenuto il suo segreto per tanto tempo»

«Ho rispettato il suo volere, ma non l'ho mai condiviso» confessa Alan. «Thomas ha un talento che non tutti possiedono e l'ha tenuto inutilizzato per troppo tempo, sono venuto qui apposta per rammentargli che il mondo della discografia è ancora aperto se lo desidera. In questi anni ho lavorato per lui anche se non me l'aveva chiesto, ho fatto in modo che nessuno lo dimenticasse veramente, ma un vero rilancio sarebbe una canzone nuova».

Sussulto involontariamente quando sento le sue parole e Alan se ne accorge. Mi rivolge un piccolo sorriso che contrasta col suo aspetto così serio.

«Mi ha detto che ha composto una canzone, mi ha confessato di aver trovato la sua musa ispiratrice ed ero così felice che avrei voluto urlare di gioia»

Non so perché ma l'immagine di Alan, così compito e dalla pronuncia così strana che urla mi fa sorridere e cerco di non farglielo notare. Lui però è troppo impegnato a finire il suo discorso per accorgersi di me.

«Ho pensato che finalmente potevo sfruttare anni di sacrifici passati a lavorare con lui, ho creduto che ora saremmo arrivati al punto di svolta, ma Thomas mi ha detto che non intende cantare sul palco quella canzone. È stato categorico a riguardo e non ha voluto sentir ragioni. Se non mi dà retta, la sua carriera non decollerà mai più e non potrà essere la celebrità che merita»

Esci con una celebrità lo sai
Le parole di Aria mi rimbombano ancora nelle orecchie, cerco di non badare alla brutta sensazione che mi stringe lo stomaco e guardo Alan sforzandomi di apparire tranquilla.

«Perché mi sta dicendo tutte queste cose, cosa potrei farei io?»

«L'ha convinto ad operarsi, è riuscito dove in molti hanno fallito, persino sua madre. Quando tornerà a essere sano, allora dovrà convincerlo a tornare sul palco perché quello è il suo posto. Il mondo lo aspetta a braccia aperte e lui deve essere lì per tutti quelli che lo attendono con ansia»

Noto che Alan non mette minimamente in discussione che l'operazione vada male, è così fiducioso che Thomas si riprenda che capisco quanto davvero tiene a lui. Non capisco niente di produzioni e di discografia, ma credo che se avesse voluto Alan l'avrebbe mollato già anni prima invece è lodevole che abbia continuato a lavorare per Thomas nonostante tutto. Capisco che gli è davvero affezionato e comprendo anche che abbia ragione.

Ok qui a Maiori non lo conosce nessuno, ma sono sicura che se si mettesse a cantare in piazza, tutti capirebbero chi sia perché non hai la minima idea di quante visualizzazioni ha su youtube.

Le parole di Aria stamattina mi hanno colpita più del dovuto perché egoisticamente ho pensato che la mia storia con Thomas fosse in pericolo. Credo in quello che c'è tra noi, sono sicura dei miei sentimenti ma è palese anche che Alan e Aria abbiano ragione: la vita di Thomas non è qui. È in America, con la sua musica, il suo talento, dove io non c'entro assolutamente niente. Se lo convincerò ad esibirsi di nuovo, com'è giusto che sia, lo perderò per sempre e questo pensiero mi spezza il cuore in due.

«Sono sicura che farà la scelta più giusta» dice Alan con sicurezza. Mi tende nuovamente la mano e io la stringo con un attimo di ritardo. Lo guardo andar via col suo portamento eretto e sicuro e penso che Thomas si sbagliava, non era solo al mondo. Alan sembra proprio un ottimo amico.


* * *

«Ciao Laura. Prego entra»

«Scusa l'ora ma mi sono liberata solo adesso»

«Figurati sei la benvenuta» mi sorride con calore Rita mentre richiude la porta. «John è a casa di Luigi e Thomas è di sopra. Gli stavo portando un po’ di camomilla, ma puoi farlo tu»

Prende un vassoio su cui sistema la tazza di liquido fumante e mi sento invadere da una brutta sensazione, perché Thomas non mi sembra proprio il tipo da camomilla.

«Come sta?»

Rita scuote la testa senza parlare, i suoi occhi diventano tristi e io avverto un pugno allo stomaco. Dopo la visita di Alan mi sono gettata a capofitto nei lavori, siamo andati così avanti che credo che apriremo prima del dovuto e sono davvero fiera. La mia felicità però assume un sapore aspro, disgustoso se penso che mentre io inseguivo il mio sogno, lui soffriva in silenzio.

«Vederti gli solleverà il morale» assicura Rita rivolgendomi un breve sorriso. Prendo il vassoio e salgo di sopra sperando che abbia ragione. La porta è chiusa e busso una volta prima di entrare facendo attenzione a non rovesciare niente.

Thomas è a letto e non si accorge subito di me. È' voltato a pancia sotto, così entro indisturbata posando il vassoio sul comodino e sforzandomi di usare un tono leggero e tranquillo.

«Ciao dormiglione, ti ho portato qualcosa da bere»

Thomas si gira e i suoi occhi blu mi trafiggono con la loro intensità. Sono lucidi, il suo viso è arrossato e in altro momento avrei pensato subito che avesse la febbre. Adesso so che è solo un effetto della sua malattia.

«Ciao» mormora con aria stanca. Mi siedo sul letto e gli carezzo i capelli tastandogli la fronte calda.

«Mi dispiace essere venuta tardi, se avessi saputo che stavi male avrei mollato tutto e sarei corsa qui»

«Era esattamente quello che non volevo» replica Thomas tirandomi a sé. «E poi ora sei qui»

Mi bacia. Quando le sue labbra calde entrano in contatto con le mie ogni cellula del mio corpo si rilassa. Mi abbandono tra le sue braccia e mi sento in pace, vorrei che il mio amore fosse forte abbastanza da guarirlo. Mi piacerebbe che la potenza del mio sentimento riuscisse a scacciare ogni male che cerca di portarselo via perché non deve, non può accadere.

«Ciao» ripete Thomas quando riprendiamo entrambi fiato. Sono ormai stesa accanto a lui e gli sorrido baciandogli il mento.

«Ciao»

«Raccontami, come vanno i lavori. Apriamo presto?»

«Forse prima del dovuto»

«È fantastico. Non vedo l'ora di vedere tutto finito, scommetto che si farà la fila per entrare e dovremo assumere un buttafuori per gestire la situazione. Forse potremmo ingaggiarne uno che dici?»

«Scemo» rido. «Non siamo un locale, ma una libreria e non c'è bisogno di un buttafuori»

«Peccato» assume un tono dispiaciuto Thomas. «Sarebbe stato divertente. Sono sicuro che all'apertura non ci sarà spazio per tutti, la saletta al piano di sopra è finita? Forza, racconta non tenermi sulle spine»

«Prima voglio sapere come stai, devi prendere qualche medicina?»

«L'ho già fatto, sto bene. Raccontami» ripete Thomas. Ha il viso stanco, ma il suo sorriso è contagioso e lo accontento perché non me la sento di fare il contrario.

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