⏱ ~13 min · 2660 parole
Laura
I camerieri versano champagne agli ospiti come in una di quelle feste di gala che si vedono nei film. Persone vestite in modo elegante si divertono, ridono, scherzano e girano tra gli scaffali della libreria facendomi mille complimenti. Sono felice e lusingata che ci siano tutte queste persone, non ne conosco nemmeno la metà, ma il negozio è pieno e si fa fatica anche a camminare. Ovunque incontro gente che mi ringrazia per l'invito e mi assicura che verrà presto a fare compere, l'inaugurazione sta avendo davvero successo e devo ringraziare la pubblicità di Aria. Buona parte del merito è tutta sua, però adesso voglio Thomas: dov'è? Non lo vedo da nessuna parte, eppure sapeva che stamattina c'era l'apertura, mi ha chiesto l'orario e so che non può mancare.
Lo cerco tra la folla, mi alzo sulle punte per guardare meglio ma non riesco a trovarlo. Il vociare confuso della gente accanto a me comincia a infastidirmi, le risate troppo alte mi pungono come spilli impazziti e mi sento agitata: dov'è Thomas? Lo chiamo a voce alta in mezzo a quella gente, ma la mia voce si confonde tra le chiacchiere e poi di colpo lo vedo accanto alla porta e mi sento subito sollevata. Non m'importa di spingere qualche ospite con la spalla, voglio raggiungerlo presto. Desidero essere tra le sue braccia più di ogni altra cosa perché questo sogno che si realizza non m'interessa se lui non è con me.
Sono a pochi metri da lui e sto sorridendo, ma cambio espressione quando lo vedo tossire. Si porta la mano alla bocca e non riesce a fermarsi, tossisce più forte con violenza ed io comincio a preoccuparmi sul serio. Mi avvicino per fargli capire che non è solo e poi vedo a terra che si sta allargando una grossa pozza rossa. Con orrore mi rendo conto che è sangue. Thomas sta spuntando sangue, perde l'equilibrio e cade. Urlo forte, come non ho mai fatto e poi mi sveglio madida di sudore faticando a respirare.
Mi porto una mano al cuore che galoppa come impazzito. Le mura familiari della mia stanza aiutano i miei occhi a rendersi conto che è stato solo un sogno, un incubo tremendo che non è reale. Con le mani che mi tremano e un senso di angoscia potente, afferro il telefono. Sono le sei del mattino, a quest'ora prende la sua pillola quindi sarà sveglio. Forse non dovrei, ma lo chiamo perché se razionalmente so che è stato un sogno, ho un bisogno viscerale di sentire la sua voce e mettere a tacere ogni dubbio. Al terzo squillo il mio cuore riprende la sua folle corsa, ma solo quando sento la sua voce assonnata riesce a calmarsi.
«Laura, tutto bene?»
Quasi vorrei piangere per il sollievo, ma mi trattengo in tempo.
«Ciao. Ti ho svegliato?»
«Non proprio, ma perché mi chiami a quest'ora: è successo qualcosa?»
«No, io... io volevo sentire la tua voce. Mi sono appena svegliata da un incubo orribile e... so che sembra assurdo, ma ho avuto tanta paura e allora...»
«Respira» m'interrompe Thomas con voce calda e rassicurante. «Respiri lenti e profondi, chiudi gli occhi. Io sono qui»
Seguo il suo suggerimento stringendo forte il telefono per rassicurami che è tutto reale e non sto sognando di nuovo. Aiuto il mio cuore a trovare il ritmo normale, anche il senso di angoscia sparisce perché Thomas sta bene ed è con me.
«Meglio?»
«Sì» ammetto più calma. «Scusami»
«Non scusarti angel, ne sono qualcosa d'incubi terribili ti va di parlarmene?»
«No!» esclamo subito forte. Non voglio assolutamente rivivere quello che ho visto, ho intenzione di cancellarlo del tutto dalla mia mente.
«D’accordo, allora torna a dormire. È ancora presto»
Annuisco anche se non può vedermi, giro il cuscino e mi sistemo meglio rimettendomi stesa.
«Faresti una cosa per me, anche se ti sembra folle e io mi sto comportando come una pazza?»
«Farei qualsiasi cosa per te angel» mormora Thomas con quella sua voce calda che mi scatena piccoli brividi in tutto il corpo.
Resa forte dalle sue parole e confortata dal fatto che non può vedermi in viso, domando:
«Canteresti per me? Sono sicura che la tua voce m'impedirà di fare altri incubi»
«Quindi fammi capire, vuoi sfruttarmi come jukebox vivente e mi stai praticamente dicendo che la mia voce ti concilierà il sonno?»
Il suo tono sembra offeso, ma so che sta scherzando perciò rido sottovoce.
«Non è quello che ho detto e lo sai. Amo la tua voce»
«Mi sento ancora sfruttato» protesta Thomas. «Ma sono buono e voglio accontentarti, alza la suoneria perché farò piano o sveglierò tutti.»
Armeggio con il telefono e quando sto per dirgli che può cominciare, la sua voce mi arriva dritta al cuore infilandosi così in profondità da risultare impossibile farla andare via.
La sua canzone, la nostra canzone mi sembra più bella della prima volta che l'ho ascoltata. Adesso è senza musica, sento soltanto la sua voce ed è una melodia così intensa e profonda che non riuscirei mai a stancarmi di sentirla. Voglio imprimerla nella memoria, farla mia e ricordarla quando lui partirà e non sarà con me. Ieri sera l'ho visto così provato che non ho insistito, ma so che il momento della nostra separazione arriverà perché è giusto che lui riprenda la sua vita, gli appartiene.
«Sei ancora sveglia?» domanda Thomas quando la canzone finisce.
«Anche se mi avessi cantato una ninna nanna non ci riuscirei, sei bravissimo e mi fai venire voglia di conoscere tutte le tue canzoni»
«Allora presto faremo un corso accelerato, possiamo organizzare un duetto se vuoi»
«Non credo proprio» rido divertita. «Non sono intonata e non voglio fare brutte figure». Sbadiglio rumorosamente e mi porto una mano alla bocca. «Scusa»
«Dormi angel, ci vediamo più tardi»
«D'accordo» mormoro chiudendo gli occhi. «Grazie»
«Non ringraziarmi, con me non devi mai farlo»
Sorrido al telefono quando sento il rumore del bacio che mi sta mandando, faccio la stessa cosa e poi chiudo la telefonata addormentandomi col sorriso sulle labbra. Ogni traccia dell'incubo è sparita e lascio che un nuovo senso di gioia mi pervada completamente.
Grazie alle mie idee, alle direttive del designer e al lavoro degli operai, il negozio ha acquistato un piano di sopra cui si accede con una scala a chiocciola. Alla fine e all'inizio della scalinata sono posizionati dei libri per invogliare all'acquisto perché sono opere recenti che mi sono assicurata io stessa di mettere. Il piano superiore è provvisto di una piccola area bar con dei divanetti per chi vuole gustarsi un buon libro con qualcosa da bere e da mangiare. Il piano inferiore è invece è stato completamente stravolto perché ho diviso i generi, le categorie attraverso cartelli rappresentativi e al centro c'è il banco delle nuove uscite e delle occasioni. Anch'io quando entro in una libreria, guardo molto le offerte del momento e quindi ho pensato di dare ampio spazio a quello che per tutti i lettori è importante: il prezzo non troppo alto. Disseminate nel negozio ci sono poltrone comode per chi vuole sedersi e accanto al bancone con la cassa ci sono molti articoli di cancelleria che sono la prima ad adorare. Ho perso forse più tempo a sistemare questo reparto che i libri veri e propri perché mi è venuta una gran voglia di comprare molte di queste cose carine che spero possano attirare i clienti. Non ho quasi chiuso occhio stanotte col pensiero che fosse tutto perfetto e stamattina quasi all'alba sono venuta a controllare che niente fosse fuori posto. Ho cambiato per l'ennesima volta la disposizione di alcuni libri che non mi convincevano e quando arriva la nonna con i suoi dolci, sto pensando se cambiarli un'altra volta.
«Tesoro, perché non ti siedi un attimo? Non hai nemmeno fatto colazione stamattina»
«In questo momento ho lo stomaco chiuso nonna, devo controllare che sia tutto in ordine»
«Certo che lo è» afferra la mia mano il nonno. «E se non la smetti di girare come una trottola impazzita mi farai venire mal di testa. Siediti con noi e facciamo colazione, devi valutare se il dolce che ho scelto io è migliore di quello di tua nonna»
«Avevamo deciso che avrebbe deciso da sola»
«Infatti non le ho detto quale ho scelto io» si difende subito il nonno. Sorrido per quel familiare scambio di battute che placa la mia ansia. Non ho molta fame ma li accontento lo stesso anche perché più tardi è molto meglio avere lo stomaco pieno piuttosto che rischiare un capogiro.
Sono buonissimi entrambi i dolci e non so davvero quale scegliere mentre loro mi guardano attenti, per fortuna l'arrivo di Aria mi salva da una situazione pericolosa.
«Ciao. Sei in anticipo»
«La mamma dice che questa pianta è un vero portafortuna, quindi dovevo portartela» spiega Aria mentre un ragazzo posa la pianta a terra.
«Va bene qui?»
«Sì grazie» rispondo guardando Aria, non mi pare che al suo negozio ci siano ragazzi per le consegne o almeno non li ho mai notati.
«Lui è Riccardo. Lei è Laura»
«Molto piacere di conoscerti» sorride Riccardo stringendomi la mano. È un ragazzo alto con il viso pieno di lentiggini e un sorriso aperto e cordiale. «Aria è arrabbiata perché sono arrivato con un giorno di ritardo, ma sono pronto a fare ammenda e scatterò delle foto bellissime al tuo negozio che diventerà subito virale sui social»
Noto adesso la sua macchina fotografica appesa al collo e sto per dirgli che non deve assolutamente lavorare per me, ma Aria mi blocca subito.
«Comincia subito a fotografare il posto vuoto»
Riccardo esegue senza battere ciglio e io camuffo una risata all'espressione serissima di Aria.
«Ma poverino! Non puoi farlo lavorare gratis»
«Sì che posso, così la prossima volta ci penserà due volte a darmi buca. Poi le sue foto sono bellissime quindi ti farà bene, ma dimmi sei pronta?»
«Agitata»
«È normale. Ho visto l'insegna fuori è stupenda»
«Sì» sorrido. «Lo è.» L'insegna è stata forse la parte più difficile da scegliere, ma alla fine è venuta esattamente come volevo. Ero indecisa se usare l'italiano o l'inglese, ma ho pensato che omaggiare Thomas fosse la cosa migliore ed è ufficialmente nato "Books & Dreams".
Apriamo le porte esattamente alle dieci come stabilito e sono felicissima di vedere che le persone aspettavano già fuori pronte a entrare. La pubblicità di Aria ha dato i suoi frutti perché vedo tanta gente entrare e guardarsi intorno. La nonna si comporta come un vero e proprio cicerone e scorgo il nonno fissarla orgoglioso anche se finge il contrario. Ben presto si forma una piccola folla che tocca, osserva e vaga ovunque. Noto anche dei bambini che tirano le madri verso il loro angolo speciale che è uno dei più grandi e sono felice di vedere i loro visetti contenti. Riccardo gira dappertutto a scattare foto, quando la sua macchina si punta su Aria e lei si mette in posa capisco che l'arrabbiatura è passata.
«Ciao Laura» mi saluta John con un largo sorriso. «È venuto bellissimo qui dentro, I like it a lot*. Ci sono i dolci, posso nonna?»
Rita annuisce con un sospiro rassegnato e poi mi sorride quando John schizza via.
«Ha voluto mangiare poco a colazione perché voleva i dolci, ma sarà meglio tenerlo d'occhio o gli verrà mal di pancia»
«Va pure. Thomas non è venuto con voi?»
«Alan l'ha trattenuto, ma sarà qui a momenti» mi rassicura Rita. Alan l'ha tenuto occupato anche ieri infatti ci siamo visti pochissimo. Thomas mi ha solo spiegato che stavano lavorando e io non ho insistito. Molto probabilmente organizzano il suo ritorno e sono felice per lui nonostante tutto.
Potenziali clienti mi fanno i complimenti per come è strutturato il negozio, qualcuno mi chiede informazioni su libri in uscita e io mi sento pervadere da una gioia incredibile perché è proprio vero: il mio sogno si è realizzato. Parlerei di libri per ore, ho pensato che forse in futuro potrei anche organizzare salotti letterari se riesco a contattare autori disposti a venire: sarebbe fantastico. Il barman e la cassiera che Thomas ha reclutato per oggi mi strizzano l'occhio più volte come a dire che procede tutto a gonfie vele, sono fratello e sorella e sembrano molto pratici e veloci. Devo informarmi se vogliono che li assuma in modo fisso, sono sicura che ci troveremo benissimo a lavorare insieme.
Giro tra le persone e dispenso sorrisi ovunque però il mio sguardo si posa costantemente sulla porta perché Thomas non è ancora arrivato. La sua presenza qui è l'unica di cui in realtà m'importa, è soltanto grazie a lui se oggi si è realizzato tutto e condividerlo insieme mi sembra la cosa più ovvia.
Ascolto distrattamente i racconti di un uomo che mi sta parlando della sua conoscenza di libri antichi, ma con la coda dell'occhio controllo sempre la porta. In un altro momento sarei stata interessata alle sue parole, ma non adesso. Anche se non voglio il ricordo dell'incubo di ieri mattina, mi torna alla mente e sto facendo di tutto per non pensare al peggio. Rita me l'avrebbe detto se Thomas fosse peggiorato, sta bene - mi ripeto - è solo in ritardo.
Poi scorgo la sua capigliatura bionda e lascio andare il respiro che avevo trattenuto per tutto il tempo. Mi scuso velocemente con il mio interlocutore e corro da lui come se avessi le ali ai piedi. Anche Thomas mi sta cercando con lo sguardo, poi mi vede e il suo bellissimo sorriso mi avvolge completamente.
Nonostante ci siano tante persone che ci stanno guardando in questo momento, non mi curo di nessuno. Gli getto le braccia al collo e lo bacio perdendomi nel suo abbraccio e desiderando non lasciare più questo bozzolo sicuro.
«Se il ritardo mi fa ricevere accoglienze del genere, devo farlo più spesso» osserva Thomas carezzandomi i capelli. «Sei bellissima»
Ho speso un mucchio di tempo per scegliere cosa mettermi e alla fine Aria mi ha convinta a fare compere proprio ieri sera. Siamo andate nel suo negozio preferito accanto la panetteria in Corso Reginna, dopo l'iniziale titubanza sono felice di aver acconsentito. Il vestito che indosso è corto al punto giusto, è bianco con delle margherite dai petali gialli. L'ho adorato appena l'ho visto e quando l'ho provato, mi sono resa conto fosse perfetto per me. Sono felice degli occhi di Thomas che mi guardino con ammirazione, era l'unico a cui volevo piacere veramente e ci sono riuscita.
«Anche tu» confesso ed è la verità. Non è tanto quello che indossa perché ho capito che Thomas ama la semplicità, è il portamento che lo contraddistingue. Sicuro, fiero e sexy da morire con quegli occhi e quel sorriso che stendono chiunque al primo sguardo.
«Prima di venire sono passato dal negozio di Aria, volevo comprarti dei fiori e sua madre mi ha detto che questo sarebbe andato benissimo» spiega mentre mi sistema tra i capelli una margherita dai petali gialli. «Mi sono fidato del suo parere e ho fatto bene, sei stupenda e non sfuggire al mio sguardo perché sono sincero»
«Non sono abituata a tutti questi complimenti»
«Te ne farò così tanti che diventerà normale routine» sorride Thomas. «Sta andando bene vero?»
«Benissimo»
«Sei felice?»
«Immensamente.» Abbraccio con lo sguardo tutto ciò che mi circonda e lo penso davvero, poi mi giro a guardarlo e aggiungo. «Ma adesso che sei qui, lo sono ancora di più»
«Laura vieni» dice Aria arrivando in quel momento. «Ciao Thomas, te la rubo soltanto un attimo ma c'è un tale che vuole sapere di un libro e non ho capito niente di quello che vuole»
«Va pure»
Non sono del tutto convinta di lasciarlo, voglio fargli fare tutto il giro perché gliel'ho raccontato ma non l'ha ancora visto, ma Aria mi tira per una mano e Thomas mi sorride incoraggiante.
«Ti aspetto qui»
Annuisco sperando di fare in fretta e seguo Aria con una strana sensazione che non vuole sparire.
⏱ ~13 min · 2660 parole
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.