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Thomas
Mi accorgo che è entrata ancor prima di vederla. Vorrei allungare un braccio per attirarla a me, stringerla forte e cancellare tutta quella tristezza che leggo nel suo sguardo, ma non posso. Non mi sono mai sentito così debole da quando ho scoperto di avere quest'orribile malattia, e per la prima volta non ho il controllo del mio corpo.
«Vieni avanti angel» mormoro in tono rassicurante. Cerco di concentrarmi sul suo viso cosicché lei non sia costretta a guardare i macchinari che mi circondano, ma non ci riesco perché guarda ovunque, l'ago della flebo che è inserito nel mio braccio e il respiratore che è infilato nel mio naso. Il suo viso è teso, i suoi occhi sono ricchi di paura eppure la sua voce è calma quando si avvicina al mio letto e afferra la mia mano.
«Ciao»
«Ciao» ripeto con voce stanca. Ho cercato di non lasciar trapelare la mia stanchezza quando ho parlato con John, sono riuscito a restare tranquillo quando mia madre non è riuscita a pronunciare che poche parole. Adesso però sento addosso tutta la stanchezza crollare sul mio corpo e non sono più in grado di fingere. Sono sfinito e desidero solo dormire.
«Alan mi ha raccontato tutto» dice Laura guardandomi malissimo. «Perché diavolo hai voluto fare di testa tua? Lo sai cosa hai rischiato? Sei davvero uno stupido irresponsabile, sei un... un... stubborn»
Rido e l'attimo dopo i polmoni chiedono pietà perché la tosse che arriva è forte e potente.
«Thomas» mormora spaventata Laura aiutandomi a sollevare la testa. Dopo un ultimo violento colpo di tosse mi calmo e riesco a sorriderle.
«Non dovresti farmi ridere adesso angel, non è il momento»
«Non è divertente!» mi aiuta a sistemarmi meglio Laura. Fa attenzione a non toccare i tubi che mi attraversano, sta per spostarsi ma la trattengo ancora un po’ perché averla vicina è meglio di qualsiasi medicina.
«Rifarei tutto da capo senza ripensamenti e sai perché? Ognuno ha diritto a veder realizzato il suo sogno e il tuo doveva avverarsi, è questo ciò che conta»
«Quello che conta sei tu!» esclama Laura con voce rotta. «Senza di te, non m'importa di niente come fai a non capirlo?»
« Do not cry my love.»*
Laura poggia la fronte contro la mia e in qualche modo riesce ad abbracciarmi nonostante i tubi che mi attraversano il corpo.
«Non abbiamo molto tempo, dovrò essere trasferito ma voglio che mi fai due promesse»
Laura solleva gli occhi a guardarmi e annuisce senza esitazione.
«Certo»
«Voglio che pensi alla tua libreria, devi farla diventare la più importante e famosa del posto. Desidero che mi prometti che realizzerai il tuo sogno fino in fondo, non devi seguirmi a Boston mentre mi opero»
Laura sta per scuotere la testa, ma io poso una mano sulla sua con urgenza.
«E poi c'è un'altra cosa. Ho detto a John che l'operazione potrebbe andar male e che deve essere forte. Avrà bisogno di tutto l'appoggio possibile se...»
«No» scuote la testa Laura. «Non dirlo»
«...andasse male. Ti è molto affezionato, mi devi promettere che gli starai accanto»
«Niente andrà male» obietta Laura con fermezza. « E lo so perché questo non è il finale giusto per te, hai capito?»
I suoi dolci occhi marroni sono lucidi, ma ricaccia indietro le lacrime mentre mi guarda con determinazione e io sorrido con un angolo della bocca. Con lei riesco a vedere la luce, grazie a Laura sono in grado di poter davvero sperare perché mi trasmette quella fiducia capace di farmi credere sul serio che andrà tutto bene. Vorrei avere la sua fede, ma conosco la vita e non è mai giusta. È necessario che ci prepariamo entrambi all'eventualità più drastica.
«I giorni insieme a te sono stati tra i più felici della mia vita, non li dimenticherò mai. Grazie per essere apparsa nella mia vita angel, mi hai insegnato di nuovo ad amare la vita e ti amo dal più profondo del mio cuore» mormoro sentendo la mia voce quasi impastata. «Ho bisogno della tua parola che rispetterai le promesse, puoi farlo?»
*Non piangere amore mio.
Laura
La stretta della sua mano si fa sempre più debole, la stanchezza che attraversa ogni parte del suo viso è ancora più evidente. Compio una violenza immensa contro me stessa per impedirmi di piangere.
Vorrei insistere che non può strapparmi queste promesse, perché lui tornerà in forma come prima. Dovrei sul serio obiettare contro le sue richieste assurde, ma non me la sento. Non adesso.
«Te lo prometto» mormoro al suo orecchio. Bacio piano quelle labbra calde pregando con tutta me stessa che non sia l'ultima volta. «Ti amo moltissimo Thomas Hormet, non lasciarmi. Torna da me»
La porta si apre in quel momento, ma non mi sposto subito. Ho bisogno di averlo accanto ancora per qualche istante.
Il medico apre la doppia porta e lascia entrare due infermieri.
«Mi dispiace signorina, ma dobbiamo trasportare il paziente. È arrivato il momento»
Annuisco consapevole e riluttante mi sposto da lui. Thomas mormora qualcosa, ma non riesco a capire. Velocemente mi sposto accanto al suo orecchio, la sua voce è distante, lontana, ma chiara e precisa.
«Alan deve darti una cosa, va da lui»
Non capisco cosa c'entri Alan in questo momento e sinceramente nemmeno m'importa, ma annuisco perché mi rendo conto che è importante.
«Va bene» lo rassicuro carezzandogli una guancia. «Ti aspetto, torna da me»
Thomas non risponde, ha gli occhi chiusi. Il medico gli preme sul viso una mascherina per respirare, gli infermieri seguono le sue indicazioni e lo portano velocemente fuori dalla stanza senza che possa fare qualcosa per evitarlo.
Un grido sordo esplode dentro di me mentre stringo i pugni con rabbia. Non mi sono mai sentita così impotente in tutta la mia vita. Vorrei correre da lui, ma sono incastrata nella mia stessa promessa.
Come posso fare in modo che la vita vada avanti se io mi sento ferma al medesimo punto? Non posso farcela senza di lui. Mi rifiuto di pensare che queste ultime parole siano state un addio, ho bisogno di aggrapparmi alla speranza che Thomas torni da me altrimenti il mio cuore non reggerà tanto dolore. È l'unica cosa che mi permetterà di andare avanti, la sola.
Thomas
Apro gli occhi con molta difficoltà, intorno a me sento voci confuse che non riesco ad afferrare. Volti sconosciuti si fondono a quelli che conosco, è tutto così confuso che non riesco a capire.
Qualcuno mi tocca la mano, qualcun altro mi controlla il battito cardiaco. Una voce, un tocco mi sembrano familiari ma non riesco ad associarli a nessuno perché mi sento di nuovo le palpebre pesanti e lascio che il buio mi avvolga.
Ho aperto e chiuso gli occhi un'infinità di volte dalla prima e ogni volta va un po’ meglio perché riesco a non chiuderli subito, ma sono ancora così stanco che è complicato anche parlare. Cerco di capire dove sono, ma l'ambiente che mi circonda è sconosciuto.
Dove sono? Cosa ci faccio qui?
Poi una mano stringe il mio braccio e dietro la nebbia che offusca i miei occhi metto a fuoco l'immagine della mia ex moglie.
«Ashley» mormoro con una voce che non sembra nemmeno la mia.
«Yes» sussurra Ashley. Sta piangendo ed è strano perché odia che le si sciolga il trucco.
«Perché piangi?»
«Because you're an idiot»* risponde prontamente Ashley «Vado a chiamare il dottore»
«Wait a moment»* la blocco con una mano per niente decisa. «Dov'è John?»
«Insieme a Bud e Laura. Avevano bisogno di riposare e così ho dato il cambio a Laura»
«Laura?» ripeto mentre i miei ricordi tornano a galla in modo così improvviso che la testa mi pulsa. «Perché Laura è qui?»
«Now try to calm down» mi ammonisce Ashley. «Vado a informare il medico che ti sei svegliato»
Mi lascia da solo e la confusione in testa aumenta. Cerco di mettermi seduto ma sembra che non abbia la forza necessaria per svolgere un'operazione così semplice. Dopo il secondo tentativo, sospiro sconfitto e quando arriva il dottor Flaving lascio che mi visiti senza dir nulla. Qualsiasi cosa pur di stare bene e alzarmi da questo letto. Mi sembra di esserci da secoli e ho voglia di alzarmi e sgranchirmi le gambe. Desidero vedere John e Laura e abbracciarli forte, ne ho disperatamente bisogno.
*Perché sei un idiota.
aspetta un momento.
*Adesso cerca di calmarti
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