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Un anno dopo
Un vento leggero smuove i miei capelli come una carezza lieve. Lascio che mi sfiorino le guance senza fermarli perché mi ricordano che tutto intorno vive ancora.
Con delicatezza poso i fiori sulla tomba davanti a me. Aria mi ha consigliato i tulipani bianchi e devo dire che sono bellissimi, regalano quel tocco di eleganza anche in luoghi sacri come questo.
Carezzo la foto incorniciata che c'è sulla lapide e cerco di ricacciare indietro le lacrime che mi pungono gli occhi. Ho promesso di non piangere, ma è tremendamente difficile quando nella mente riaffiorano tutti i nostri momenti insieme. È complicato tenere a bada le emozioni che minacciano di sommergermi come un fiume in piena, ma mi faccio coraggio e prendo l'altro mazzo di fiori. Lo poso sulla tomba accanto e butto via i fiori vecchi carezzando leggermente la foto che mi osserva. Non conosco il proprietario di questa tomba al contrario dell'altra, ma è giusto che siano vicini forse in un'altra vita si ricongiungeranno e saranno felici. Mi piace immaginarli così, rende la loro assenza meno dolorosa.
«Sei pronta?»
Poso la mano sulla sua quando la poggia sulla mia spalla e accetto il suo aiuto per tirarmi su. Il mio pancione evidente rende difficile anche compiere gesti così semplici, all'inizio m'infastidiva non riuscire a fare niente. Adesso accetto ogni attenzione senza protestare perché lo reputo un gesto d'amore.
«Gliel'hai detto?»
«Sì» rispondo guardando ancora una volta la sua foto. «Ho appena comunicato a tua mamma che abbiamo deciso il nome della nostra piccola, si chiamerà Rita».
Thomas annuisce. Guarda le tombe dei suoi genitori che riposano in pace e nei suoi occhi passa un lampo di tristezza che comprendo bene, sta pensando che nessuno dei suoi genitori conoscerà i suoi figli e questo è tristissimo. Bacio piano la sua guancia senza dire niente perché in questo momento ogni parola sarebbe inutile.
Thomas mi bacia tra i capelli e poi mi passa un braccio sulle spalle per accompagnarmi all'uscita. Camminiamo in silenzio finché non raggiungiamo la macchina. Soltanto quando metto la cintura e lui è pronto a partire, mi giro a guardarlo.
«Ci guardano dall'alto e proteggeranno i nostri piccoli sempre».
Thomas sorride lentamente, prende la mia mano e se la porta alle labbra. Poi mette in moto, ma non lascia la mia mano ed io non protesto. Quella vicinanza fa bene a entrambi, ma non voglio che questa giornata lieta in cui abbiamo scoperto il sesso del bambino sia rovinata e così guardo il suo profilo concentrato sulla strada.
«La prima volta che ti ho visto ho pensato che fossi un'apparizione, eri così sicuro di te e così irraggiungibile che assomigliavi molto ai personaggi dei miei libri».
«La prima volta che ci siamo incontrati avevi comprato un gelato a John» mi guarda scettico Thomas, ma io scuoto la testa.
«Quella è stata la prima volta che ci siamo parlati, non quella in cui ti ho visto. Eri in canoa e sembravi padrone della situazione, ti ho osservata da lontano, ma non lo sapevi».
«Ecco perché avevi una strana espressione quando ci siamo parlati» sorride. «Pensavo che conoscessi il mio passato, mi era venuto quasi un colpo. Certo non immaginavo che fossi ignorante in musica».
«Ora non lo sono più» replico contenta. Thomas ha inseguito il mio sogno esattamente come il mio, si è riunito alla sua band con la totale gioia di Alan che non aspettava altro. Ha cantato in più concerti riscuotendo un successo che nemmeno immaginava e l'ho seguito dovunque andasse imparando che l'amore non ha radici perché lui era la mia casa, ovunque andasse.
"Angel" è salito in alto in classifica per molti mesi e la rinascita dei "Direction" sembrava infinita. Ha riallacciato i rapporti con i suoi vecchi amici che invitiamo ancora a casa, trattando John come un nipote e me come una cognata. Però Thomas aveva ragione, durante la sua assenza tanti nuovi cantanti sono emersi, ha dovuto combattere contro tanta concorrenza e non è stato facile. Stavolta con un giudizio unanime, lui e la sua band hanno deciso di fare un ultimo concerto, salutare i propri fan e abbandonare il palco. Non ha mai smesso di suonare, né di cantare. Sta insegnando a John a suonare la chitarra, è un insegnante molto paziente e suo figlio è elettrizzato di avere un padre famoso, una notizia nuova per lui che ha riscosso molta popolarità nella sua scuola. Ha deciso di insegnare musica, creare un posto dove i veri talenti vengono affermati e continua a scrivere canzoni. Il suo dono non è andato sprecato e di questo sono felice.
Adesso viviamo a Maiori, dove la mia libreria prosegue a gonfie vele ma spesso voliamo a Los Angeles dove c'è John e la nostra seconda casa che amo. Ho ancora qualche problema con la lingua, ma lentamente sto imparando. Amare è affrontare insieme giorno dopo giorno le varie avversità e noi l'abbiamo fatto. Abbiamo superato problemi che credevo insormontabili, sicuramente ne attraverseremo degli altri, ma lo faremo insieme. In due possiamo essere invincibili e l'abbiamo dimostrato.
Thomas parcheggia l'auto nel nostro vialetto. Rita ha voluto essere sepolta accanto alla tomba di suo marito a Los Angeles ed è la prima volta che siamo qui dopo il funerale. Rita è stata una donna forte e coraggiosa, è morta nel sonno senza soffrire e questa è una consolazione enorme per Thomas. Ha saputo che suo figlio stava bene, per lei non c'era gioia più grande e se n'è andata felice. Mi dispiace che non conoscerà mai sua nipote, ma era felicissima quando le ho annunciato di essere incinta e mi ha anche regalato delle cose per la mia bimba che conserverò sempre con cura.
«Pronta signora Hormet?» chiede Thomas quando ferma la macchina e mi aiuta a slacciare la cintura di sicurezza. La mia fede nuziale brilla insieme alla sua, la guardo ogni mattina quando mi sveglio per assicurarmi che non sia un sogno e poi sorrido scioccamente come in questo momento.
«Sempre pronta per te» rispondo prima di baciarlo.
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