NOTE D'AMORE
Capitolo 28 di 29

Scritto il 15/09/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~9 min · 1848 parole

Laura

 

«Non ci crederai ma i nonni si sono dimostrati molto organizzativi, litigheranno tutto il tempo ma so che adoreranno ogni momento»

Come sempre i miei nonni si sono dimostrati le persone straordinarie che amo, senza di loro molto probabilmente non sarei qui. Quella libreria che tanto ho desiderato stava cominciando ad andarmi stretta, non riuscivo a godermela come volevo perché la costante preoccupazione per Thomas mi rendeva tutto complicato. Sono stati i nonni a propormi di partire, hanno capito che non mi bastava chiamare Ashley in continuazione. Dovevo essere qui, soltanto al suo fianco potevo davvero sentire di fare qualcosa per lui. L'impotenza mi stava uccidendo e ho pensato che potevo rispettare anche la promessa stando accanto a John, sostanzialmente ho mantenuto la parola data e ammetto di essere molto fiera di me stessa.

«Non so se arrabbiarmi o essere grato che tu sia qui» sbadiglia Thomas. «Forse un po’ entrambe le cose»

«Sei stanco?» chiedo quando socchiude gli occhi.

«Pensi che sia assurdo visto che sono qui a dormire da giorni vero? Il dottore dice che è l'effetto delle medicine»

«Allora sarà meglio lasciarti riposare»

«Non pensarci neanche ad andar via» mi stringe a sé Thomas. «Anche se dovresti essere nella tua libreria adesso come stabilito, ora sei qui e devi sopportare le richieste di un povero ammalato»

«Non sei mai stato un povero ammalato» l'ammonisco. «Soprattutto adesso»

«Non puoi rifiutarti di fare ciò che voglio, chi sta male è sempre nella posizione di vantaggio.» Thomas sorride mentre chiude gli occhi e non molla la presa così mi sistemo più comoda accanto a lui.

«Resto finché non ti addormenti»

«Bene» sbadiglia di nuovo Thomas. «Raccontami qualcosa adesso, voglio addormentarmi con la tua voce che mi culla»

«Ho imparato la tua canzone» gli sussurro all'orecchio. «Alan mi ha dato la chiavetta che gli avevi consegnato e ho sentito la tua canzone tante di quelle volte che l'ho imparata a memoria»

«Allora possiamo fare il duetto.» Thomas sorride con voce impastata dal sonno.

«Ho detto che l'ho imparata, non che la canto con te» obietto subito. Non credo di essere intonata, ma anche se lo fossi la mia voce, non sarebbe mai come la sua e finirei col rovinare tutto. «È stato un pensiero bellissimo»

«Volevo che avessi un ricordo di me se qualcosa...»

«È un ricordo bellissimo perché tu sei qui» lo correggo in fretta. «Te l'avevo detto che l'operazione sarebbe andata bene, la prossima volta dammi retta invece di pensare al peggio»

Annuisce senza parlare e capisco che il sonno sta avendo la meglio sulla sua resistenza. Rimanderò a un altro giorno il mio discorso sul vederlo tornare sul palco, Alan è convinto che sarà un successo e so che ha ragione. Thomas è nato per fare il musicista, per cantare e permettere di sognare a milioni di persone che seguono le sue canzoni. Ci sono mille incognite che riguardano il nostro futuro insieme, ma il suo è quello e niente cambierà questa verità.

 

 

Thomas

La giornata è splendida perché anche se agosto è terminato da un po’, ha regalato a settembre qualche stralcio del suo sole accecante. Non c'è ombra di nuvole nell'infinito cielo azzurro, sembra un paesaggio difficile da cogliere nella sua maestosità. L'immensità del cielo dimostra come la vita possa regalare gioie nuove e sorridere verso un futuro a colori. Guardo il cielo e sorrido, perché sono vivo, perché quell'azzurro mi riempie gli occhi, perché da quando sono uscito da quell'ospedale tutto mi sembra più bello.

L'aria che respiro è fresca e mi dona energia, ma forse è anche merito degli alberi che mi circondano. Da quanto tempo non contemplavo la bellezza della natura? Da quando non mi fermavo a riflettere sulla semplicità delle piccole cose? Decisamente troppo ed è tempo di rimediare.

«Tutto bene?» chiede Laura alzando gli occhi a guardarmi. «Sei molto silenzioso, sicuro che ti senti bene? Vuoi...»

«Mi sto solo godendo la natura» la tranquillizzo abbracciando con uno sguardo tutto il verde che ci circonda. Ho seguito le direttive di Laura, assecondando il medico e sono uscito dall'ospedale solo dopo che lui era convinto stessi bene. Il mio premio per aver resistito tanto in quel posto che sembrava un po’ essere la mia prigione, è stata una tappa al Boston Common Park. Prima di lasciare Boston mi sembrava appropriato visitare uno dei posti più belli e il tassista cui ho chiesto informazioni, ci ha indicato questo luogo meraviglioso aperto in ogni stagione dell'anno dove riesco finalmente a respirare aria pura.

«È molto bello qui» asserisce Laura poggiando la testa sulla mia spalla. Siamo seduti su una panchina e per la prima volta dopo tanto tempo, mi sento davvero bene. Non ho avuto ricadute, sono stato costantemente sotto controllo e ho svolto tutte le analisi possibili che mi hanno dato un unico risultato: sono guarito. Credere a qualcosa che per anni mi ha tormentato è stato difficile, perciò ho chiesto al medico di ripetere gli esami. Volevo una prova successiva del mio successo e quando anche le seconde analisi hanno confermato quello che dicevano le prime, ho sperimentato un sentimento nuovo: la libertà. Dovrò fare ancora controlli, ma non mi lamento: sono vivo.

«Boston potrebbe essere interessante da visitare ancora, cosa ne dici di un giro turistico?».

«Non adesso. Dobbiamo andare a casa, ci stanno aspettando».

La mia forzata convalescenza in ospedale era durata più di quello che credevo necessario, Bud era dovuto tornare a lavoro ma anche Ashley sarebbe dovuta partire a breve. Mi erano stati vicino mettendo in secondo piano le loro vite per me e credo che una cosa del genere non la dimenticherò mai, è nel momento del bisogno che si capiscono le vere persone che tengono a te e loro mi hanno dimostrato molto di più.

Ancora una volta è la persona che ho al mio fianco che devo ringraziare più di tutte, è stata ogni istante da quando mi sono svegliato e non mi ha mai lasciato perché amore è anche questo: esserci nei momenti peggiori come in quelli migliori.

«Strano che definisci casa quella camera d'albergo, devo preoccuparmi? Perché a suo tempo ho vissuto molto in stanze del genere e ti assicuro che non erano casa per me».

«Sai quello che voglio dire» sorride contro la mia spalla Laura. «Il dottore ha detto che stai bene, ma si è anche raccomandato di non strafare perciò niente visite turistiche».

«Quando potrò fare quello che voglio senza ascoltarti?».

«Probabilmente mai» ridacchia Laura. «Non sarebbe divertente per me»

«Maltrattare così un povero ammalato» mi lamento. «Dovrò chiedere rinforzo a tuo nonno, adesso capisco perché si lamenta sempre di tua nonna».

«Se ti coalizzi col nonno, avrai la nonna come nemica non so se ti conviene».

«Ci penserò, ma piuttosto dimmi li hai sentiti? Come se la cavano in tua assenza?»

«Magnificamente e questo me l'ha detto Aria quindi posso star tranquilla.».

Le ho suggerito molte volte di tornare a Maiori, ma era come parlare a un muro. Non lo ammetterò mai ma averla qui ha velocizzato la mia ripresa, mi piace averla sempre intorno e credo che di questo non mi stancherò mai. Avrei voluto una vita diversa per lei, mi sarebbe piaciuta saperla felice con la sua libreria ma capisco che averla accanto a me è la gioia più grande che potessi provare.

«Alan dice che quando sarai completamente ristabilito vuole organizzarti un ritorno in grande stile.». Il tono della sua voce è allegro, ma la conosco bene per sapere che si sta solo sforzando di esserlo. «Credo che tu debba far conoscere al mondo "Angel" e sono d’accordo con lui quando dice che ritornare sul palco gioverà a tutti».

«Non nego che tornare sotto i riflettori non mi dispiacerebbe, ma ho abbandonato quella vita da tempo e adesso ci sono musica e canzoni diverse che hanno preso il posto di quella che un tempo suonavo io».

«Dovresti tornare» insiste Laura e stavolta leggo nei suoi occhi quello sguardo di quando vuole qualcosa senza ammettere repliche. «Adesso puoi riprenderti in mano la tua vita, devi farlo».

«Non si torna in quel mondo alla mia età, si cresce in quell'ambiente e ci si ferma quando è abbastanza. Io non recupererò gli anni che ho perso e non ha senso tornare adesso».

«Alan dice che nessuno ti ha dimenticato e credo che abbia ragione, ha lavorato per te, per la tua immagine. Sono sicura che avresti un gran successo e che ritroveresti il posto che ti spetta. John sarà così fiero di te e poi potrai vederlo più spesso se torni in pianta stabile in America».

«Sì, ma...»

«Devi farlo» ripete Laura. «La vita ti ha dato una seconda possibilità, quindi non sprecarla, ti prego».

«Non sto sprecando nulla» obietto. «Sono con te e ogni minuto è prezioso»

«Io ho una libreria da gestire ricordi?» Laura cerca di usare un tono scherzoso, ma ancora una volta noto quanto si forzi convinta che io non me ne accorga. «I nonni sono stati fantastici, ma non posso pretendere che facciano tutto da soli senza la mia presenza. Devo tornare perché voglio che tutto funzioni, posso concentrarmi sul mio sogno adesso».

«Quindi io andrei in America a cantare e tu torni a Maiori dal tuo sogno?» chiedo guardandola incredulo. «È questo quello che vuoi?»

«È la soluzione giusta per entrambi» risponde Laura alzandosi. Afferro la sua mano e la faccio sedere di nuovo, stavolta sulle mie gambe.

«Angel, guardami. Dimmi che separarci è quello che vuoi, ma cerca di essere convincente perché i tuoi occhi mi stanno dicendo altre cose».

«Non puoi sprecare il tuo talento» mormora Laura. «Lo sai vero? Sarebbe un vero peccato»

«Non andrò da nessuna parte senza di te» ribadisco. «Te l'avevo detto ricordi? Se deciderò di andare in America, verrai con me. Se vuoi tornare a Maiori, sarò io a seguire te ma per nessuna ragione al mondo noi ci separeremo e su questo non voglio più discutere».

«Chi è il despota adesso?» sorride Laura mentre nasconde il viso sotto il mio. La sento tremare anche se non fa freddo e la stringo forte. La sua voce mi arriva attutita dalla mia maglietta, ma perfettamente chiara e seria.

«Voglio stare con te anch'io, ma ho anche paura».

«Se c'è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che la paura fa parte di noi, bisogna imparare a conviverci. Non c'è alcuna garanzia, nessuno che ci dica come andrà a finire, ma io sono pronto a rischiare. Sono preparato ad affrontare qualsiasi cosa purché tu sia al mio fianco. Sei disposta a esporti insieme a me?»

Laura si separa da me per guardarmi, le sue iridi marroni mi appaiono tormentate più che mai ma l'amore che vi leggo è così infinito da potermici perdere. So già cosa dirà perché quegli occhi non mentono mai e per me sono un libro aperto.

«Voglio rischiare» pronuncia a bassa voce, ma è come se lo urlasse al mondo perché in quelle due parole mi ha donato la sua fiducia e il suo cuore. Prometto a me stesso che li terrò al sicuro per sempre.

⏱ ~9 min · 1848 parole

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO

 




 


Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione

Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.