Scritto il 10/06/2026
da TIZIANA IROSA


Erano le dieci del mattino e il mio cestino era già strapieno di fazzoletti usati.

La mia faccia la diceva lunga sul mio stato fisico, il fondotinta super coprente Anti age skin perfect plus air non so che cosa, era spalmato sui fazzoletti che si erano avvicendati per soffiare il naso. Mancavano meno di otto ore alla fine della giornata e io ero morta, stravaccata sulla mia scrivania, implorando mentalmente i colleghi di fare silenzio per non sentire le loro voci squillanti rimbombare nella testa, mentre cercavo di concentrarmi per finire la nuova analisi che dovevo consegnare entro la settimana.

Winny entrò con il solito aspetto impeccabile, il viso perfettamente sbarbato e riposato. Lui, bello come il sole, mi guardò con una smorfia di disgusto per lo spettacolo che aveva davanti.

Come dargli torto?

Si fermò davanti a me per verificare meglio la mia disfatta. I suoi smeraldi passavano allo scandaglio la mia figura.

«Cosa c'è?», dissi in un momento di vitalità.

«Vai a casa.»

Avevo sentito bene? Aveva veramente detto che potevo andare a casa? Lui? Lo sfruttatore senza alcuna vergogna? Peccato che le forze mi avevano abbandonata e non riuscii a rispondere.

«Victoria, è un ordine, così non sei utile a nessuno. Prenditi un paio di giorni e torna più in forma di prima.»

«Grazie per il pensiero.» Sollevai una mano che ricadde immediatamente sulla scrivania.

«Bene, allora vai!»

Fosse facile... «Mi sto muovendo... mentalmente, ma mi sto muovendo.»

«Victoria, vuoi che ti aiuti? Ti faccio accompagnare da Ettore?»

Winny aveva un cuore! E chi lo avrebbe mai pensato...

«Adesso vado, grazie comunque per il pensiero.»

«Non puoi guidare in questo stato se dovessi avere un incidente sarebbe infortunio sul lavoro.»

E io che credevo fosse realmente preoccupato per me.

Mi afferrò da sotto un braccio e lo sentii tuonare. «Lippa! Laura! Accompagnate Victoria a casa.»

Mi sembrava strano, il suo interessamento si era limitato solamente all'imposizione di un ordine, almeno apprezzai il gesto. Nessuno si sarebbe proposto se non fosse stato obbligato da lui.

* * *

Ero stesa sul mio letto, avvolta dal piumone fino agli occhi. Il telefono squillava, allungai una mano sul comodino e lo afferrai.

«Brondo?»

«Che voce sexy!»

«Ciao Vivi.»

«Ho chiamato in ufficio e mi hanno detto che ieri il capo ti ha spedita a casa, per un attimo ho temuto che ti avesse licenziata.»

«Ancora non sono riuscita nell'intento, ma mi manca poco per mandarlo definitivamente a quel paese, anche se, ieri ha guadagnato parecchi punti.»

«Lippa mi ha detto che ha avuto pietà di te.»

Starnutii e mi soffiai il naso. «Già. Chi lo avrebbe detto che anche lui nutre qualche sentimento umano.»

«Credo che in fondo tu gli piaccia, oggi durante la riunione ha speso parole positive su di te.»

La sorpresa mi colse all'improvviso. «Sei sicura che parlasse di me?»

«Se in azienda c'è un'altra Victoria Morelli allora parlava dell'altra. Certo che parlava di te, di chi altri se no!»

«Si vede che il ruolo di zerbino lo svolgo bene.»

«In effetti come lo fai tu non lo fa nessuno. Hai un futuro davanti. Avrai successo come regina degli zerbini.»

Sghignazzammo entrambe. «Comunque credo che ti aspetti con ansia. Lippa e Laura non riescono a stargli dietro e, lui, è più nervoso del solito.»

Un punto a mio favore. «Se sto meglio domani rientro, di’ alle ragazze di non preoccuparsi: il mastino me lo cucco io.»

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione