⏱ ~10 min · 2009 parole
Mi sembra strano uscire di mattina.
Non che non lo faccia, per fare commissioni o portare Jodie a scuola, ma non mi capita di uscire con il sole per un appuntamento da… Credo mai. Sono abituata a incontri notturni e fugaci, di quelli che lasciano i capelli arruffati e l’acre in bocca. Di quelli che vuoi cancellare immediatamente con una doccia veloce e tanto sapone.
Io e Louis ci siamo dati appuntamenti al parco e sono arrivata in anticipo, in modo da raccogliere le idee e guardarmi un po’ attorno prima che lui arrivi.
Vedo mamme con il passeggino, coppie innamorate, padroni di cani che lanciano legnetti. C’è il sole, l’aria è piacevole e sembrano tutti spensierati. Peccato che poi, la maggior parte di loro, me la ritrovo nel bar a ubriacarsi per dimenticare i problemi.
Una mamma mi passa accanto con il figlioletto di pochi mesi tra le braccia, addormentato. Ha gli occhi stanchi ma lo sguardo amorevole e mi fa tornare in mente i primi tempi con Jodie, dopo la sua nascita. Ero da sola, come sempre, e non ho mai avuto la pazienza e la serenità di fare lunghe passeggiate al parco. Ero talmente tanto stanca che, quando dormiva lei, dormivo anche io. Una settimana dopo il parto lavoravo già, perché sapevo che Bob non mi avrebbe aspettata all’infinito e lo stipendio mi serviva, proprio come mi serve ora, per campare.
«Sei già qui». Una voce sexy alle mie spalle mi fa sobbalzare e, quando mi volto, vedo il sorriso divertito di Louis.
Devo ammettere che, vederlo sotto la luce del sole, fa tutto un altro effetto.
Indossa gli occhiali da sole, che lo rendono ancora più bello, una camicia bianca attillata sulle spalle e la vita stretta, e un paio di pantaloni scuri. Più di uno sguardo femminile si sofferma sulla sua figura, mentre lui sembra ignaro, concentrato com’è a fissarmi.
Pare che mi stia studiando proprio come sto facendo io, finché non si mette seduto al mio fianco, sulla panchina arrugginita sulla quale mi sono fermata, e il suo profumo maschile mi riempie le narici.
«Sei in anticipo» mi fa notare.
«Anche tu».
«Non so perché, ma sentivo che eri già qui».
Mi volto a guardarlo e lui, inaspettatamente, mi porta una ciocca di capelli dietro l’orecchio, in un gesto dolce. Non mi sono vestita in modo elegante o ricercato, nemmeno sexy come in genere faccio la sera. Indosso un semplice jeans, una maglietta nera e un giubbino in pelle. Ho raccolto i capelli in una coda alta, ma qualche ciocca è sfuggita al controllo dell’elastico e non me ne sono curata. Ammetto di averlo fatto di proposito. Non voglio che pensi che desidero attrarlo, in qualche modo. Anzi, voglio che veda il peggio di me, così forse si allontanerà senza che ci sia nulla fra noi.
Non che io abbia smesso di desiderarlo.
Il suo viso e il suo corpo, anche vedendoli meglio di mattina, mi chiamano sempre come il canto di una sirena e non so davvero come io stia riuscendo a trattenermi dal cadergli addosso e pregarlo di andare in un luogo appartato.
Ma il suo abbigliamento costoso, i suoi occhiali firmati e i suoi modi di fare eleganti continuano a frenarmi.
È un conto troppo salato da desiderare, per quelle come me.
«Hai i capelli così neri che al sole fanno riflessi bluastri» nota. «Sono bellissimi».
D’istinto mi tocco i capelli. «Grazie». Sono abituata ai complimenti, ma di solito sono sul mio fisico. Seno e sedere vanno per la maggiore, nel mondo di pervertiti che frequento, ma lui sembra sincero e mi destabilizza ancora di più.
«A cosa stai pensando?» mi chiede poi. Ecco un’altra delle richieste che nessuno mi fa mai.
«Al fatto che sei… diverso» ammetto.
«Diverso da chi?»
«Dagli altri uomini, ma so che questo non è possibile. Siete tutti uguali. Tutti».
A questo punto mi aspetto che si incazzi, che alzi la voce, che mi risponda male, che mi mandi a fanculo… Invece ride. Ride sul serio, divertito, come se avessi raccontato chissà quale barzelletta.
«È per questo che sei così diffidente?»
«Lo sono sempre, ma con te un po’ di più».
«Perché?»
«Te l’ho detto. Mi chiedo quando e come arriverà la fregatura, perché è impossibile che tu sia così perfetto». Le ultime parole scivolano dalle mie labbra senza volerlo e subito dopo me ne pento.
«Credi davvero che io sia perfetto?» Il suo tono è divertito.
«Non lo sei?»
«No, Rose». Ho un brivido ogni volta che pronuncia il mio nome, ma lo nascondo bene.
«Bello, elegante, gentile, educato, che salva donzelle in difficoltà…» lo stuzzico facendo un elenco di ciò che ho visto finora. «Se non sei perfetto, quali sono i tuoi scheletri nell’armadio allora?»
«Ho i miei difetti, come tutti».
«Sei sposato?»
«No».
«Fidanzato, allora».
«No».
«Sei uno sbirro sotto copertura?»
«No!»
«Sei un mafioso, allora? O hai parenti mafiosi».
«No».
«Sei un serial killer, allora. Di quelli insospettabili, che sembrano gentiluomini e invece sono psicopatici. Ti avviso che ho una figlia e se non torno a casa, lei non…».
Riprende a ridere e a scuotere la testa. «Cazzo, Rose, no!»
Lo fisso per qualche istante e sorrido anche io. «Oh be’, almeno anche tu dici qualche parolaccia ogni tanto, come noi comuni mortali».
«Sono anche io un comune mortale. Non so che tipo di uomini hai conosciuto nella tua vita, forse simili a quel Larry dell’altra sera, ma ti assicuro che esiste anche gente normale come me».
No, non è vero, ma non insisto. Sono ancora sicura che la fregatura arriverà presto ma stavolta taccio, stringendo le labbra in una linea sottile.
«Quindi hai una figlia?»
«Cosa?»
«Hai nominato tua figlia, poco fa».
Cazzo, sono stata talmente istintiva da farlo senza pensarci. Ecco un’altra delle sue stregonerie. Non parlo di mia figlia a nessuno dei miei clienti, perché non voglio che si sappiano i fatti miei, ma con lui sono talmente tanto spontanea da farlo senza rifletterci. Merda! Devo stare più attenta.
«Sì, ce l’ho». Sembra in attesa che io continui, ma non lo faccio. Piuttosto volgo lo sguardo altrove, per fargli intendere che il discorso è chiuso.
«Immagino sia molto fortunata».
«Chi?»
«Tua figlia».
«Non lo so, dimmelo tu. È una fortuna avere una madre barista, che manca tutte le notti per portare il pane a casa, e che, per arrotondare, di tanto in tanto scopa con qualcuno? Immagino di no».
Le mie parole scorrono velenose ma lui non sembra turbato da ciò che ho detto, come mi aspettavo che fosse.
«Larry è stato un tuo cliente?»
«No. Anche io ho i miei limiti» rispondo asciutta. «Se mi vuoi giudicare, fa’ pure. Lo fa tutto il genere maschile e buona parte di quello femminile, perciò non sarebbe una novità per me».
«Non ti giudico. Qualche anno fa ho fatto il gigolò».
Quella confessione mi lascia sconvolta. Non me lo aspettavo. Lo fisso e lui, dal mio sguardo attonito, intuisce ciò che sto pensando. Ridacchia e, merda, quanto è sexy! In effetti non mi stupisce il fatto che alcune donne abbiano pagato per stare con lui, è il peccato fatto persona.
«Anche io non sono un santo, Rose. Te l’ho detto che non sono perfetto».
Non so se sentirmi consolata oppure infastidita. Mi sembra assurdo, ma il pensiero che altre donne lo abbiano toccato e abbiano fatto sesso con lui non mi piace per nulla. Lo so, è un controsenso. Anche io sono stata con tanti uomini e, soprattutto, tra noi non c’è nulla che possa giustificare questa… Come posso chiamarla? Gelosia? È impossibile. «E adesso cosa fai?» gli chiedo, giusto per evitare di soffermarmi su quel pensiero illogico.
«Lavoro in borsa. Sono anche abbastanza bravo. Un vecchio amico mi ha preso sotto la sua ala e sono riuscito a farmi un nome nell’ambiente».
In borsa, certo. Ora si spiega lo stile che urla denaro da tutti i pori. D’altra parte non mi sarei aspettata un lavoro poco remunerativo da parte sua, visto come va in giro.
«Buon per te. Sei riuscito a lasciarti alle spalle quella vita, allora». Io no è sottointeso.
«Sì, ma so come ci si sente ad aver paura di non avere un piatto caldo in tavola, non pagare le bollette o rischiare lo sfratto».
«Nel mio caso non temo solo per me».
«Lo so». Guarda un punto lontano. «Potremmo fare un patto io e te, che dici?»
Ecco, lo sapevo. Ora mi chiederà sesso in cambio di denaro, come tutti. Un moto di delusione mi attraversa lo stomaco, come una scossa, mentre penso che sono davvero una stupida. Come ho fatto a credere, anche solo per un secondo, che quest’uomo fosse diverso? Ho sempre saputo che era impossibile.
Sono. Tutti. Uguali.
«Sentiamo» dico, anche se so già che lo manderò a fanculo. Mi ha riempito di belle parole, ma quelli come lui sono sempre convinti che con il denaro si possa comprare tutto ed è vero, ovviamente, ma striscerei da Larry, piuttosto che dargli questa soddisfazione.
«Esci con me, qualche mattina, e io ti pagherò le ore insieme. Prima che tu lo dica, non sto parlando di sesso ma solo di compagnia, proprio come adesso. So che ti avevo chiesto un solo appuntamento, ma mi piacerebbe rivederti per chiacchierare».
Okay, lo ammetto, adesso sono scioccata. «Chiacchierare?» ripeto scettica.
Sorride, perché sa a cosa sto pensando. «Sì, chiacchierare».
«Impossibile. Nessun uomo paga una donna solo per chiacchierare, solo un disperato potrebbe farlo, e tu sembri tutto tranne che disperato».
Mi si avvicina un po’ di più, quel tanto da riuscire a vedere i suoi occhi attraverso le lenti scure. «E se lo fossi, invece? Se desiderassi talmente tanto una donna da accettare anche la semplice compagnia?»
Quella frase sussurrata mi fa rabbrividire, e non di paura o di freddo, ma di altro. Gli fisso le labbra piene e disegnate. Sono talmente tanto vicine che mi basterebbe poco per sfiorarle con le mie, assaggiarle, sentire il loro sapore. Forse Louis intuisce i miei pensieri, perché passa lentamente la lingua su di esse e io mi sento morire.
Non so come faccia quest’uomo ad attrarmi tanto. Okay, è bello da fare schifo, ma ho incontrato altri uomini belli nella mia vita e non mi sono mai sentita così nei loro confronti. Come se potessi sciogliermi come un ghiacciolo al sole con un semplice gesto.
«Non lo so» mormoro, ed è una risposta per lui ma anche per me.
«Non sai cosa? Se vuoi trascorrere del tempo con me in cambio di soldi? Accidenti, non pensavo di essere così repellente». C’è ilarità nella sua voce.
«Sai bene di non essere repellente».
«E allora cosa ti frena?»
Tutto, vorrei urlare.
Il fatto che il tuo corpo gridi sesso da ogni poro.
Il fatto che tu sia così gentile con me.
Il fatto che tu sia sicuramente ricco.
Il fatto che io non riesca a smettere di guardarti, neanche per un secondo.
Mi rendo conto, però, che non dovrei pensare a me. I soldi in più mi servono eccome, per me e Jodie, perciò sarebbe una buona opportunità. Senza contare che chiede solo di chiacchierare in pubblico, non avrei nulla da temere.
«Va bene» dico di getto.
«Va bene?» Il suo sorriso sembra sincero.
«Sì, va bene».
«Okay, perfetto. Avrei solo una condizione…»
Ci siamo, ecco la fregatura.
Mi irrigidisco. «Quale?»
«Durante tutto il periodo in cui usciremo, ti chiedo di non andare con altre persone per soldi».
«Mi stai chiedendo di non prostituirmi?»
«Sì».
Taccio per qualche secondo, poi chiedo: «E se volessi far sesso con un uomo per il semplice piacere di farlo? Potrei?» Lo provoco, perché in realtà è impossibile che accada. Non è successo con nessuno, da quando ho Jodie, e Louis rappresenta il solo uomo sulla Terra per cui farei un’eccezione.
«Sì, certo. Se non lo fai per soldi, sei libera di farlo».
Quella risposta un po’ mi delude. Forse speravo che si dimostrasse un pelo geloso, anche se so che è impossibile che lo sia, visto che non ci conosciamo.
Annuisco. «Va bene, affare fatto».
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