QUANDO SCENDE LA NOTTE
Capitolo 5 di 22

Scritto il 16/09/2026
da VIVIANA LEO


⏱ ~8 min · 1664 parole

        Louis è stato di parola.

La mattina dopo, parcheggiata nel mio vialetto, c’è la mia auto, e le mie chiavi sono appese alla maniglia di casa. Credo non si sia preoccupato di nasconderle perché chi mai ruberebbe il mio catorcio? Be’, comunque mi ci sono affezionata e fa il suo lavoro, perciò a me basta.

Ripensando alla sera precedente non so se ridere o piangere.

Ridere perché un uomo è venuto in mio soccorso, proprio come accade nelle favole che leggo sempre a Jodie. Quelle favole improbabili dove il principe salva la principessa e vivono felici e contenti in un castello. Di solito le odio, perché la realtà è ben diversa ed è tutto una merda. I principi di solito sono ranocchi e non salvano le principesse, no, le violentano, come ha provato a fare Larry ieri sera con me, le trattano male, le sfruttano, le odiano. Però le leggo lo stesso a Jodie, perché voglio che ci creda, voglio che possa sognare un mondo giusto e buono, proprio come non è. Ci sarà tempo perché affronti la dura realtà.

Eppure, nonostante queste consapevolezze, Louis ieri mi ha dimostrato che esistono le eccezioni. Esistono anche gli uomini che si comportano bene, qualche volta, e non chiedono nulla in cambio. Mi sembra talmente tanto strano che mi chiedo dove sia la fregatura. Mi aspetto quasi che suoni a casa e mi chieda il conto. Lo so, forse non sono ottimista, ma nemmeno pessimista. Sono solo realista e so come gira il mondo. Di solito.

Quando la sera vado al lavoro, puntuale come sempre, spiego a Bob cosa è successo e gli chiedo di non far più entrare Larry. Accetta subito e sembra preoccupato. Mi chiede come sto e poi mi interroga su Louis. Mi chiede come mai mi abbia dato una mano e gli rispondo sincera: non lo so.

La serata, tutto sommato, scorre tranquilla. La domenica è sempre più pacata rispetto al sabato e posso rilassarmi un po’, almeno finché non vedo Louis entrare dalla porta.

Allora tutti i miei sensi, non so perché, si mettono in allerta, come se dentro di me fosse scattato un allarme tipo sirena.

Quando si avvicina al bancone mi riesce difficile non fissarlo. Indossa un completo elegante, come sempre, e appena le sue labbra si aprono in un sorriso mi sento svenire.

Perché mi fa di nuovo questo effetto? Non sono una poppante, gli uomini non hanno mai potere su di me, non più da anni. Invece lui… Lui sì.

I suoi occhi si intersecano ai miei e mi sembra di vedere un lampo fugace di desiderio. È così repentino che penso quasi di averlo immaginato, ma la mia bocca si secca e un brivido strano mi percorre la schiena.

Impossibile ormai mentire a me stessa: desidero quest’uomo, lo desidero come non ho mai voluto nessuno, e questo non va bene.

Sarà per il fatto che ha preso le mie difese? mi domando continuando a fissarlo. Non lo so, so solo che mi attrae tantissimo, anche se non vorrei. Non mi lascio andare mai con nessuno e non voglio iniziare oggi.

«Cosa desideri?» gli chiedo appena si appoggia al bancone.

«Te. Ormai non è abbastanza evidente?»

Quella risposta mi spiazza e resto per un attimo ammutolita. Odio sentirmi come una adolescente idiota.

Vorrei dire che non sono in vendita ma non sarebbe la verità.

«Perché? Per una sveltina? Ci sono centinaia di donne alle quali puoi chiedere» lo provoco. So che è un gioco subdolo, il mio, ma lui sorride, non sembra affatto irritato.

«Io non faccio sveltine, Rose. Io faccio sesso con calma, io faccio godere». Non sta facendo lo spaccone, si capisce dallo sguardo. Dice la verità e a me, d’istinto, viene da deglutire a vuoto.

Nessuno degli uomini a cui mi concedo di tanto in tanto pensa al mio piacere. Chiedono il loro, lo pretendono, ma del mio se ne fregano. Infatti non godo, non godo mai con nessuno. Sono solo mezzi, strumenti per aumentare il salario, nulla di più.

Con Louis, invece, sembra tutto diverso. A parte il fatto che con lui non ci andrei per soldi, mi accende anche solo con un’occhiata, Louis non è come gli altri. Mi spoglia con gli occhi, mi sorride, mi guarda come se provasse a captare ogni più piccolo mio movimento. Tutto in lui grida sesso, ma più sento quel richiamo e più mi ritraggo come un riccio.

Da quanto è che non vado a letto con un uomo per il solo piacere di farlo?

Da quando ero ancora una ragazzina, da quando ero ancora ingenua, anche se poi il piacere vero non l’ho mai raggiunto.

Non voglio farlo ma la mente viaggia troppo in fretta e mi immagino sotto di lui, sudata, ansimante, bagnata.

Sento un brivido tra le gambe e immagino che lui sappia a cosa sto pensando, perché sorride.

Per fortuna qualcuno richiama la mia attenzione e io indosso di nuovo i panni di barista, grata di avere una scusa valida per allontanarmi da lui.

Io sono la puttana, ma Louis è il peccato.

Quando ho finito con gli altri clienti, scopro che è ancora lì. Continua a fissarmi, con quelle labbra che implorano baci e quegli occhi dalle ciglia lunghissime, quasi femminili.

«Non hai ancora ordinato» gli faccio notare. Voglio mostrarmi forte, non voglio che capisca quanto mi scombussoli il corpo ogni volta che mi è vicino, ma non so se sono abbastanza brava a recitare. Di solito non ne ho bisogno.

«Uno scotch» dice continuando a fissarmi negli occhi.

Lo accontento, felice di avere una scusa per non guardarlo mentre svolgo il mio lavoro. Da una parte vorrei che andasse via, perché non mi piace sentirmi confusa, dall’altra vorrei che restasse perché sono sicura che mi sentirei peggio se lo vedessi allontanarsi.

Dio, che incubo! Pensavo di essere immune a queste stronzate. Credevo che roba tipo attrazione chimica e cose così non esistessero, invece sto sperimentando in questo momento che esistono eccome.

«Rose!» Una cliente mi chiama poco dopo aver servito Louis e io ne approfitto per prendere di nuovo fiato.

Servo alcolici, rispondo alle battute dei clienti, rido, sto al gioco, a volte provoco, li stuzzico, li ascolto… Tutto sotto lo sguardo attento di Louis, che sembra non voler andare via.

Gli altri avventori mi salutano, escono, e lui resta lì, con il suo solito silenzio, a scrutarmi.

«Quel tizio ti mangia con gli occhi» mi fa notare a un certo punto Bob, con un sussurro, mentre sto sciacquando dei bicchieri. «Sei sicura che non voglia niente in cambio, dopo ieri notte?»

Bob sa quanto me come va il mondo e la sua domanda non mi stupisce. Siamo cresciuti entrambi in modo simile senza l’aiuto di nessuno, perciò gli sembra strano tanto quanto sembra a me che qualcuno aiuti il prossimo a titolo gratuito.

«Non mi ha chiesto nulla».

«Sei sicura?» chiede di nuovo. «Quello sguardo è già una richiesta» afferma, e poi si allontana per chiacchierare con due clienti.

Resto lì, a riflettere sulle sue parole, poi mi volto di nuovo a guardarlo e mi decido ad affrontarlo.

«Cosa vuoi da me?» chiedo diretta. Non ho mai amato i giri di parole, meno che mai con gli uomini.

«In che senso?»

«Nel senso che ieri notte mi hai parato il culo e ti sono infinitamente grata. Se non fossi arrivato tu, lo sappiamo entrambi, sarebbe finita molto male».

«Sento che sta per arrivare un “ma”». Sembra rilassato e questo atteggiamento mi fa inalberare ancora di più.

«Ma vorrei sapere cosa vuoi in cambio».

«In cambio?»

«Senti, non fare il fintotonto, non sono nata ieri. Allora, che vuoi? Non credo tu abbia bisogno di soldi, perciò cosa? Sesso? Io ti piaccio». L’ultima frase non è una domanda, me lo ha detto in modo esplicito.

«No e sì».

«No e sì?»

«No, non voglio sesso in cambio e sì, tu mi piaci».

«Quindi non vorresti fare sesso con me?» chiedo stupita.

«Non ho detto che non vorrei fare sesso con te, ho detto che non voglio sesso in cambio. Significa che lo farei eccome, non perché tu mi debba ringraziare di qualcosa ma perché ti va di farlo con me».

Credo di aver trovato una persona perfino più diretta di me e non è facile. Di solito la gente ci gira intorno, fa allusioni, battute volgari, apprezzamenti. Invece lui è deciso, sa quello che vuole e non esita a palesarlo. Non so se esserne ammirata o scocciata.

Voglio fare sesso con lui a prescindere da quello che ha fatto ieri sera? Sì

Ho paura di farlo? Sì.

E non perché io abbia paura di una scopata, non è un problema per me, di solito. Ho paura di tutto ciò che gira attorno. Perché se queste sono le premesse, so già che sono fottuta.

«No» dico allora.

«No?»

«No, Louis, non mi va di fare sesso con te» mento. «È così strano che una donna ti rifiuti?»

Resta in silenzio per qualche secondo, poi scuote il capo. «No, ma non capisco perché stai dicendo una bugia».

«Io non…»

«Non provare a negare, Rose. Il tuo corpo parla per te e dice l’opposto».

Corpo traditore.

«Non devo darti alcuna spiegazione» mi metto sulla difensiva.

«No, è vero. Se non vuoi farlo, non ti forzerò in alcun modo. Ma un’uscita insieme, quella si può fare?»

Non è la prima volta che lo chiede e sono tentata di cedere, ma so già che, se accetterò, finiremo a letto.

«La sera sono sempre impegnata, come vedi».

«Una mattina, allora. Prendiamoci un caffè, lontano da questo posto. Un solo caffè e poi, giuro, ti lascerò in pace».

Ci rifletto su. «Non mi chiederai più nulla?»

Sorride e il suo fascino aumenta. «Nulla, chérie. Promesso». Di solito odio i soprannomi, e lo faccio notare, ma quel suono in francese è talmente tanto dolce da farmelo accettare senza proteste.

«Andata. Solo un caffè in un luogo affollato».

Di mattina e con gente attorno.

Cosa vuoi che possa succedere?

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