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La mattina dopo mi sveglio con un sapore nuovo sulle labbra.
So che è sciocco, visto che mi sono lavata i denti prima di andare a dormire e sono passate molte ore, ma mi sembra ancora di sentire il bacio di Louis e il calore del suo corpo.
Ieri sera mi ha accompagnato a casa come sempre, ma per la prima volta ho desiderato che si fermasse e mi chiedesse di entrare.
In tutti i sensi.
Purtroppo non lo ha fatto.
Ho avvertito il suo desiderio, la sua frenesia, ho letto nei suoi occhi la stessa urgenza che ho provato io, ma dopo quel bacio non c’è stato nulla. Siamo usciti dal magazzino, Jenny era già andata via, ho negato a Jack la scopata promessa, ho chiuso il locale e questo è quanto.
Forse sono un po’ delusa, sì, anche se, in fondo, non ne avrei diritto. È vero che mi ha lasciato a bocca asciutta, ma è anche vero che avrei potuto chiederglielo esplicitamente e non l’ho fatto.
Non per codardia; credo si possa dire tutto di me, tranne che quello. Forse più per orgoglio. È stupido, lo so, ma sto cercando di capire Louis, di capirlo fino in fondo, e finché non lo farò non mi sbilancerò. Anche se la scenata di gelosia e la risposta al bacio credo abbiano già detto fin troppo.
Intanto, però, la voglia che ho di lui è diventata insostenibile, quasi dolorosa.
È per questo che faccio quello che faccio.
Per fortuna è mattina presto, la casa è immersa nel silenzio e Jodie dorme beata nel suo letto.
Divarico le gambe, infilo le dita nelle mutandine e cerco di alleviare quel bisogno impellente che mi attanaglia da quando conosco Louis, soprattutto dopo quel maledetto bacio.
Le mie dita si muovono dapprima lentamente, poi sempre più veloci.
Sono completamente bagnata.
L’orgasmo arriva prepotente, lasciandomi senza fiato e improvvisamente accaldata.
Non mi basta.
Dopo qualche secondo la mia mano si muove ancora, ingorda.
Accidenti a Louis e al suo sguardo penetrante.
Accidenti a Louis e a quelle labbra perfette.
Accidenti a Louis e al suo corpo seducente.
Accidenti a Louis e al suo saperci fare.
Accidenti a Louis, che non è qui con me ora, a soddisfare le mie voglie.
Penso al bacio, alle sue mani, ai respiri, a quello che avrei fatto volentieri con lui nel magazzino e vengo di nuovo, con un gemito, addentandomi il labbro inferiore per non urlare.
Sento il corpo rilassato, ma ancora non del tutto soddisfatto.
La verità è che non voglio che sia la mia mano a stare lì, ma le labbra e il bacino di Louis.
Voglio che mi possieda, voglio che mi faccia godere, voglio farci sesso fino a dimenticare perfino il mio nome.
Le prime luci dell’alba iniziano a trapelare dalla finestra socchiusa e con un calcio allontano da me le lenzuola che un attimo prima mi aggrovigliavano le gambe, ancora accaldata.
Mi serve una doccia fredda.
Quando lo rivedo, la sera, è strano da dire ma mi sembra di avere un esercito di rane impazzite nello stomaco.
Mi sorride e mi basta questo a fissare quelle labbra e immaginarle di nuovo sulle mie, e su tutto il mio corpo.
Credo mi si legga in faccia cosa sto pensando, perché il suo sorriso malizioso e seducente non lascia spazio a dubbi.
A questo punto sono convinta che mi voglia fare impazzire.
Ordina il suo solito drink e, mentre lo servo, noto Jenny, poco distante da lui, che lo fissa. Il due di picche dato per ben due volte non le è servito a nulla?
Cerco di concentrarmi su Louis e sul fatto che ha baciato me e non lei, ma è dura non andare a dirgliene quattro e urlarle di smetterla di provarci in maniera così insistente.
Louis si accorge che mi sono irrigidita e segue il mio sguardo, per capire a chi è indirizzato il mio odio.
Quando scorge Jenny riprende a bere. Sembra rifletterci su, poi inaspettatamente alza una mano e la chiama.
Jenny sembra non aspettasse altro, perché lo raggiunge in un lampo, con un sorriso smagliante. «Ehi, tesoro» lo saluta con un abbraccio e io vorrei tagliare quelle mani impertinenti che osano toccare ciò che è mio. «Allora, ti sei finalmente deciso?» Sembra che stia per baciarlo e mi preparo a scattare, ma Louis evita il peggio respingendola con gentilezza.
«No, in realtà ti volevo chiedere di non importunarmi più». Apre il portafoglio e le consegna cento dollari. Jenny osserva la banconota con la stessa avidità con cui la osserverei io e mi rendo conto che non siamo poi tanto differenti, io e lei. A quanto pare abbiamo entrambe gli stessi gusti. «Per il disturbo» le dice.
Per un attimo penso che Jenny possa rifiutare e rispondere male e forse lei stessa è tentata di farlo, ma alla fine afferra i soldi con un movimento brusco e si allontana.
La vediamo raggiungere due altri clienti seduti e mettersi in braccio a uno di loro.
Louis mi scruta con quei soliti occhi profondi che sembrano leggermi dentro e accenna un sorriso, poi prende il suo bicchiere e lo porta di nuovo alle labbra, come se non fosse successo nulla.
E io mi ritrovo, ancora una volta, a desiderarlo nel mio letto e nel mio corpo.
Lancio un’occhiata a Bob e sembra indaffarato con i clienti.
Mi avvicino a Louis e sussurro solo: «Stanotte». Non c’è bisogno che aggiunga altro, comprende al volo. Il suo sguardo si accende di desiderio, lo stesso che sto provando io in questo momento, e mi rendo conto che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.
Ora però l’attesa sarà ardua per entrambi.
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