⏱ ~14 min · 2791 parole
Jasmine
Credo che il professor Parks abbia capito che non ne vale la pena. Ha mollato l’osso, a quanto pare, perché sono passati cinque giorni da quando mi ha beccata nell’aula legata e imbavagliata e non mi ha detto più nulla.
Va bene così.
Cerco di ripetermelo continuamente… Allora perché avverto uno strano senso di delusione? Non dovrei provarlo, perché sono stata io stessa a scoraggiarlo con le mie parole, eppure… Forse perché speravo fosse diverso da tutti gli altri insegnanti.
Ma non lo è, penso amaramente mentre recupero dal mio armadietto i libri per la prossima ora.
«Ehi, dalmata!» La voce allegra di Regina mi fa bloccare sul posto. Dio, ancora lei… Speravo che l’ultimo scherzetto la facesse stare buona per un po’.
Mi volto, indossando la mia solita maschera senza emozioni che riservo solo a lei e agli altri stronzi di questa scuola, e noto con disappunto che è, come al solito, schifosamente perfetta. A volte mi chiedo come sia. Insomma, che cosa si prova a essere bellissime, popolari e ricche da far schifo? Probabilmente non lo saprò mai. Regina incarna tutto quello che io non sono e non sarò, neppure se dovessi rivivere altre cento vite. Indossa abiti firmati, ha un fisico asciutto e invidiabile, capelli lisci e lucidi e amiche fedeli che la seguono come cagnolini scodinzolanti.
Okay, sugli amici non mi posso lamentare. Finn ed Ally sono preziosi, più di tutte le ricchezze che possiede Regina, ma per il resto… per il resto non reggo il paragone.
«Noto che il lavaggio non ha funzionato» dice pensosa, provocando la risata dell’amica che la accompagna. Si riferisce a cinque giorni fa, ovviamente, ma non è affatto spiritosa come crede. Bastasse un semplice lavaggio per combattere la mia vitiligine… sarei perennemente sotto l’acqua.
«Forse dovremmo…»
«Forse dovreste andare in classe». La voce dura di Ally la interrompe e a me viene voglia di abbracciarla.
«Tu non ti intromettere» risponde Regina scocciata, ma si vede che è furiosa. Credo che non abbia mai capito la nostra amicizia. Durante il primo anno di scuola ha tentato in tutti i modi di coinvolgere Ally nel suo triste e perfetto gruppo, ma la mia amica è troppo intelligente e buona per fare comunella con quelle vipere e ha sempre rifiutato. Vederla mia amica è stato un colpo per Regina e il suo astio nei miei confronti si è triplicato. Ma non importa, se il prezzo è avere Ally con me.
«Sbaglio o il tuo mascara è sbavato?» insiste Ally con un sorriso perfido dipinto sulle labbra. È l’unica che riesce a tenerle testa.
Regina le lancia un’occhiata di fuoco, ma capisce l’antifona e, come per magia, si volatilizza.
Dio, che sollievo.
«Fossi un uomo, ti bacerei con la lingua» dico alla mia amica quando finalmente restiamo sole.
«Non dovresti farti trattare così». Me lo ripete praticamente ogni giorno, ma io non ho la sua tempra. Per Ally è facile: è bella e apprezzata da tutti. Ecco perché non sa proprio tutto. Probabilmente ha intuito qualcosa, ma non le ho mai raccontato i particolari. Non sa tutto ciò che Regina e gli altri bulli della scuola mi hanno combinato in questi anni. Non le ho neppure detto cosa mi ha fatto cinque giorni fa, perché la conosco. Andrebbe sparata da lei e la prenderebbe per capelli, rischiando l’espulsione. La mia amica ha un cuore d’oro ma non voglio che paghi per colpa mia.
«Preferisco non darle retta» rispondo evasiva, chiudendo l’armadietto e avviandomi verso l’aula di scienze. «Grazie per essere intervenuta».
«Ehi, aspetta! Sono venuta a chiederti di uscire» sorride ammiccante e io scoppio inevitabilmente a ridere.
«Non sei il mio tipo» scherzo, e lei scuote il capo.
«Scema! Venerdì sera». Mi porge un volantino. «C’è una serata musicale al White Rose. Che ne dici di venire insieme a me e Finn?»
«Non so…»
«Dai, Jasmine! Salta lo studio per una volta e accompagnaci!»
Sospiro. È vero, ho trascurato molto lei e Finn per colpa dello studio. Anche questa estate, mentre tutti si divertivano, io ho frequentato corsi extra per acquisire crediti e avere maggiori opportunità universitarie. Forse, in fondo, mi merito una serata di relax.
«Va bene» cedo e Ally sorride. Mi stampa un bacio sulla guancia e saltella nel corridoio ormai vuoto.
«Non te ne pentirai» mi urla prima di dirigersi verso l’aula di storia.
Mi sfugge una risata. Sto ancora camminando all’indietro, fissando il punto in cui è scomparsa, quando urto qualcosa di duro. Uno strano profumo mi avvolge e mi sembra quasi di riconoscerlo. Eppure non credo di averlo mai sentito prima.
O forse sì.
Mi volto e mi trovo davanti il volto accigliato del professor Parks. Caspita che buon profumo che ha. Ne avevo sentito solo un accenno, il giorno che mi ha trovata legata, ma così da vicino è più intenso che mai.
Le sue mani mi afferrano d’istinto le braccia e il contatto è così caldo che mi vien voglia di scostarmi, come se potessi scottarmi.
«Professore!»
«Signorina Sullivan». È tornato al tono formale. Restiamo per qualche secondo così, a fissarci sorpresi, finché lui finalmente non si allontana. Sento subito il distacco delle sue mani perché il calore sparisce improvvisamente e ne resto quasi delusa.
«Dovresti guardare avanti quando cammini» mi rimprovera, ma nella sua voce c’è una sfumatura divertita.
Mi schiarisco la voce, imbarazzata. «Mi scusi» dico riavviandomi i capelli. «Mi sono attardata a parlare con un’amica».
Il professore lancia un’occhiata in fondo al corridoio, ma Ally è sparita da un pezzo, perciò il suo sguardo scettico torna su di me.
«È… è già andata via» mi giustifico intuendo l’andamento dei suoi pensieri.
«Non importa. Volevo parlare proprio con te».
Sgrano gli occhi. «Con me?»
«Esatto». Mi porge un foglietto e per un secondo penso che mi voglia invitare a una serata, proprio come ha fatto Ally, ma scaccio subito quell’idea folle dalla mia mente.
«Cos’è?» chiedo leggendo velocemente il contenuto.
Un concorso letterario.
Guardo interrogativa il professore.
«Ti va di partecipare? I professori di letteratura di varie scuole hanno la possibilità di candidare uno o più studenti. Io ho scelto te».
Resto per un attimo senza parole, mentre continuo a fissarlo inebetita. «Me?»
Non ci credo. Perché dovrebbe scegliere proprio me? Mi conosce appena! Sono sempre stata brava nello studio, ma mai tanto da essere candidata da un professore a un concorso.
«Non credo faccia per me» sussurro restituendo il foglietto al legittimo proprietario. Lui aggrotta la fronte e mi ritrovo a pensare che è davvero adorabile. Okay, non è un aggettivo che solitamente riservo ai professori, anzi, che dovrei riservare ai professori, ma in questo caso non posso farne a meno.
«Perché?»
«Non credo di essere all’altezza».
«Lo sei».
«Come fa a saperlo?»
«Sono andato a cercare i tuoi compiti precedenti, Jasmine. Ho letto come scrivi e sei davvero brava. Credo che valga la pena tentare e anche se non dovesse andare bene non importa».
Assimilo le sue parole in silenzio. È andato davvero a cercare i miei scritti? Mi sento lusingata e allo stesso tempo in imbarazzo, ma non penso di potercela fare. Sto quasi per dirlo, quando lui mi blocca.
«Pensaci, va bene? Non mi devi rispondere subito, ma spero che tu mi dica di sì». Mi rivolge un piccolo sorriso e quasi non vado a fuoco.
Che diavolo mi prende? Non sono come tutte le altre, non muoio dietro a un bel viso e a un bel fisico. Di solito.
«Va bene» concedo, giusto per farlo contento, ma conosco già la mia decisione.
Quando arriva venerdì sera mi ritrovo davanti all’armadio, indecisa su cosa indossare.
Indecisa su come declinare l’invito di Ally senza che ci resti male.
Come immaginavo non ho nulla da mettere, nulla che sia decente. D’altra parte, da quant’è che non faccio un’uscita con gli amici? Una vita. Perciò il mio armadio è ricco di vestiario sportivo e comodo, nulla che sia lontanamente carino adatto a una serata fuori.
«Jasmine?» La voce di mia madre mi riporta alla realtà. È sulla soglia della mia stanza e sembra… felice.
«Esci con Ally, stasera?»
Ah, ecco perché.
«Sto seriamente pensando di cambiare idea» sospiro lanciando un’occhiata sconsolata al mio guardaroba.
La sua espressione muta da felice ad accigliata. «Non dire sciocchezze. Uscire ti farà bene».
Le somiglio molto fisicamente, anche se la pelle di mia madre è praticamente perfetta, e in un certo senso guardarla mi fa male. Mi ricorda come sarei fra qualche anno se non avessi questa… cosa che mi marchia a fuoco ovunque io vada.
Forse lo studio è solo una scusa. La verità è che odio andare in giro per locali ed essere fissata neanche fossi un fenomeno da baraccone. Preferisco rintanarmi a casa, in compagnia di un buon libro o di un film in cui posso immaginare un mondo migliore, e mia madre questo lo sa. Ecco perché l’idea che io esca, dopo tanta reclusione, la entusiasma.
È quasi comico. Di solito non sono i figli a entusiasmarsi per un’uscita? D’altra parte il mio mondo è sempre girato al contrario.
«Non ho nulla di idoneo da mettere».
Mia madre sorride indulgente. Sparisce nella sua stanza e dopo alcuni minuti ricompare con un po’ di abiti tra le mani.
«Per fortuna tua madre ha buon gusto» scherza posandoli sulla trapunta rosa del mio letto. Sto quasi per dirle che non indosserò abiti di una donna molto più grande di me, ma blocco sul nascere le mie proteste perché devo ammettere che sono davvero carini.
Aggrotto la fronte. «Non credo di averteli mai visti addosso» obietto perplessa.
«Li indossavo quando avevo la tua età».
«E li hai conservati per tutto questo tempo?»
«Faccio fatica a buttare le cose, lo sai, specialmente se mi ricordano periodi felici».
Periodi felici.
Certo, lei non ha vissuto l’adolescenza come la sto vivendo io, nemmeno lontanamente. A quanto ne so, mia madre era amata da amici e professori. Eccelleva in tutto e faceva parte delle cheerleader. Potrebbe tranquillamente essere la mamma di Ally e non la mia, a quanto si somigliano.
«E poi sono come nuovi. Le mode tornano sempre» continua lei, ignara dell’andazzo dei miei pensieri.
«Non so come mi starebbero, non sono tipa da vestitini».
«Provali, Jasmine. Hai sempre avuto un fisico fantastico e lo nascondi con magliette extra large».
Li guardo dubbiosa. So che a Ally farebbe immensamente piacere se, per una sera, sembrassi un po’ più femminile, ma io? Lo voglio davvero? Be’, in fondo tentare non costa nulla…
«Provo questo» dico infine prendendo tra le mani un abito blu. È corto, con le maniche a sbuffo, e la stoffa è leggerissima, sembra quasi seta. Dato che fa ancora caldo, mi sembra una scelta appropriata.
Mia madre cerca invano di non darlo a vedere, ma comprendo che sprizza felicità da tutti i pori.
La ignoro, sfilo la maglietta che indosso e lo provo in un secondo.
«Sei incantevole» commenta mia madre con gli occhi lucidi, mentre mi fissa attraverso lo specchio appeso sull’armadio.
Incantevole non direi, ma devo ammettere che non mi sta male. Sottolinea la mia silhouette longilinea e lascia scoperte le gambe dalla coscia in giù. Non ho un brutto corpo, lo mostrerei un po’ di più se la mia pelle non fosse così. Forse, però, ha ragione mia madre. Per una sera vorrei sentirmi incantevole anch’io, anche se è molto difficile che accada, anche vestita in questo modo.
«Va bene, metto questo» dico infine continuando a guardarmi allo specchio. «Grazie per l’aiuto, mamma». Lei mi abbraccia, pur sapendo che il contatto fisico non è il mio forte, e so che mi vuole bene. So che vorrebbe fossi diversa, magari più spigliata e sicura di me stessa.
Lo vorrei anche io.
Mia madre, negli anni, ha fatto di tutto per cercare di farmi superare i miei enormi complessi. Quando avevo dieci anni sono andata anche da uno psicologo, per un po’. Devo dire che mi ha aiutato molto parlare del mio problema, analizzarlo, ma la verità è che non sono io quella sbagliata, ma quelli che non sanno andare al di là della mia pelle.
In pratica tutto il mondo.
Qualche volta mi chiedo se riuscirò, un giorno, a guardarmi allo specchio e non vedermi sempre così diversa.
Quando arrivo al locale che mi ha indicato Ally, la quantità degli avventori mi mette immediatamente in soggezione, soprattutto vestita in questo modo.
Calma.
Prendo un bel respiro, che dovrebbe aiutare a rilassarmi, ed entro.
C’è un grosso palco in legno al centro del locale, ancora vuoto ma illuminato, e noto una piccola folla sotto, come se aspettasse qualcuno. Non so neppure chi suona stasera, non mi sono presa la briga di controllare, so solo che voglio trascorrere un po’ di tempo con Ally e Finn senza troppi pensieri.
Molti sguardi mi scivolano addosso, qualcuno più insistente di altri. Ci sono abituata. Gli sguardi posso anche sopportarli, sono le risatine derisorie che mi irritano.
«Jasmine!» La voce amica di Ally mi fa tirare un sospiro di sollievo.
Mi volto e la vedo, insieme a Finn, e un sorriso spontaneo nasce sulle mie labbra.
«Sei stupenda!» commenta lei con un’espressione meravigliata dipinta sul volto.
«Ho pensato di vestirmi un po’ elegante…» sento il bisogno di giustificarmi, imbarazzata.
«Hai fatto benissimo! Dovresti farlo più spesso. Stai benissimo, Jasmine». Il suo commento sincero mi rincuora un po’.
«Confermo» sorride Finn. Sembra apprezzare davvero, non per farmi piacere, e io mi rendo conto di non aver mai ricevuto un complimento sincero da un ragazzo.
«Grazie» mormoro, sempre più in imbarazzo.
Cerchiamo un tavolo e, nel frattempo, osservo Ally. Lei sì che è stupenda. A scuola è bellissima, anche con abiti semplici, ma stasera… Stasera è meravigliosa. Se fossi un uomo, non esisterei un momento a corteggiarla, e infatti non mi sfuggono gli sguardi maschili che la seguono nel locale.
Indossa un tubino nero corto, senza troppi fronzoli, che sottolinea la bellezza del suo corpo senza alcuna volgarità.
Finn, invece, è il solito Finn, a parte per il fatto che indossa una camicia di lino chiara sopra i jeans.
«Chi suona, stasera?» chiedo mentre attendiamo che uno dei camerieri venga a servirci.
«Credo sia un gruppo rock» risponde Ally.
Mi guardo attorno e spero vivamente di non incontrare nessuno della nostra scuola. Stasera non ho davvero voglia di sorbirmi le solite angherie dei miei compagni. Non oso immaginare cosa direbbero se mi vedessero vestita un po’ più carina.
Il cameriere ci porta tre cocktail analcolici fruttati, e io mi chiedo come sarebbe avere già ventun anni e poter ordinare una birra in libertà. Anche se non la amo particolarmente.
Le luci diventano soffuse e un leggero brusio vicino al palco mi fa capire che il gruppo musicale sta per fare la sua comparsa sul palco.
Parte la musica dalle casse e, finalmente, i musicisti fanno la loro entrata in scena.
Ho il sorriso sulle labbra, che muore appena riconosco il frontman che si avvicina all’asta al centro del palco.
«Ma quello è…» La voce di Ally è stridula, incredula, mentre mi stritola il braccio.
«Il professor Parks» termino io per lei.
Quando ho sperato che non ci fosse nessuno della mia scuola qui dentro, non ho pensato nemmeno per un attimo alla possibilità di vedere uno dei professori.
Anzi, quel professore.
Credo di avere la mascella a terra, in questo momento, e dal silenzio che è calato al nostro tavolo, deduco che anche gli altri siano allibiti quanto me.
Il professore indossa una maglietta a giromanica, che lascia scoperte quelle braccia muscolose e sexy, e i capelli gli ricadono sbarazzini sulla fronte.
Inizia a cantare e la sua voce mi appare dolce e maschile allo stesso tempo.
«Oh cazzo» mormora Ally e non posso che concordare con lei. Non avrei saputo trovare termine migliore, in questo momento.
Non canta una canzone famosa, credo che testo e musica siano suoi.
Chiudo gli occhi per qualche secondo, dimenticando la gente attorno a me, e ascolto con attenzione le parole.
Siamo due aerei senza meta
Siamo due uccelli che non possono volare
Siamo due stelle senza cometa
Non faccio altro che pensare a te
E il tempo si ferma
In un batter d’occhio, la canzone finisce.
Il professore sorride al pubblico, lo invita con le mani a scaldarsi e riesce nel suo intento, perché la folla lo acclama e chiede altra musica.
In una frazione di secondo si volta e i nostri sguardi si incrociano. Dura un istante ma a me pare un’eternità. Il professore si accorge di me, per un attimo sembra stupito, ma si riprende subito dalla sorpresa e ricomincia a cantare
Ally si volta verso di me, l’espressione ancora scioccata. «Mi sa che ci ha visti».
⏱ ~14 min
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.