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Jasmine
L’ho fissato per tutta la serata.
Non so cosa mi sia preso, è stato più forte di me, mentre Ally e Finn scherzavano e ridevano tra loro. Fingevo di sorridere alle loro battute, in realtà ero ancora scioccata per la presenza del prof in questo locale.
Il professor Parks è anche un cantante ed è pure bravo, accidenti! Smetterà mai di sorprenderci? Mi chiedo se c’è qualcosa che non sappia fare.
«Certo che è davvero bello» mi sussurra Ally con aria sognante, ma io taccio. Non voglio esprimere i miei pensieri, perché non so neppure io cosa dire. So solo che mi sento strana. Ascoltare la sua voce è come essere di fronte al mare e sentire il suono rassicurante delle onde, è come essere a casa.
Eppure la sento ogni giorno a scuola, non dovrebbe farmi questo effetto.
Alcune ragazze urlano da sotto al palco e so per certo che lo fanno per lui, anche se sembra non accorgersene. Certo, avrà molte fans, questo è sicuro. Come a scuola, anche sul palco non passa inosservato.
Quando lo spettacolo finisce, il locale si svuota. È passata la mezzanotte e i miei amici sono intenzionati a tornare a casa. Non voglio farlo, voglio parlare con il professore, perciò fingo di tornare anche io e sulla soglia li saluto. Quando li vedo sparire tra le luci della strada, però, torno dentro.
Cerco il professore con lo sguardo e lo scorgo mentre sta sistemando il suo strumento. Sembra ancora un po’ accaldato, con i capelli umidi sulla fronte, e ha uno sguardo soddisfatto dipinto sul volto, come dopo ogni lezione a scuola.
«Professor Parks?» lo chiamo esitante. Lui si volta e non sembra sorpreso di vedermi.
«Signorina Sullivan, in cosa posso aiutarti?» Mi squadra da capo a piedi e mi sento un po’ in imbarazzo, vestita in questo modo. A scuola sono completamente diversa, sicuramente si è accorto della differenza. Lo sapevo, non dovevo prendere in prestito quest’abito, mi sento un po’ ridicola e fuori luogo. La mia pelle, poi… sembro davvero un dalmata, stasera, anche se tento sempre di non pensare agli insulti fantasiosi che mi affibbiano i miei compagni a scuola, specialmente quelli di Regina. Se lo facessi, mi detesterei più di quanto io non faccia già.
Lo guardo e solo in questo momento, mentre mi ritrovo faccia a faccia con lui, comprendo il motivo per cui sono venuta a cercarlo. Assurdo perché, fino a qualche secondo fa, non sapevo neppure cosa gli avrei detto.
«Ho deciso di accettare la sua offerta» dico di getto.
A questo punto lui mi osserva interessato. «Vuoi partecipare al concorso?»
«Sì». So già che sarà un buco nell’acqua ma voglio tentare. «E vorrei ringraziarla per… la fiducia» concludo.
Il professore accenna un sorrisetto a mezza bocca e in questo momento più che mai non sembra per nulla un insegnante. «Non mi devi ringraziare, Jasmine, penso davvero che tu possa farcela, altrimenti non te l’avrei proposto». Afferra la pesante custodia della chitarra e se la issa sulle spalle. «Sono contento che tu abbia cambiato idea. Come mai lo hai fatto?» chiede curioso.
Già, come mai? Forse sentirlo cantare mi ha ispirata, forse la sua voce mi ha toccato corde del cuore che non credevo neppure di avere, ma ovviamente non posso confessarlo.
«Non ho mai partecipato a un concorso letterario in vita mia» spiego.
Il suo sorriso si allarga, mostrando una fila di denti bianchi e regolari. «C’è sempre una prima volta».
«Non saprei da dove cominciare, io…»
«Jasmine» mi richiama all’ordine. Probabilmente ha capito che sto iniziando ad entrare nel panico. «Non ti preoccupare di questo. Lavoreremo insieme e decideremo il da farsi. Va bene?»
Resto in silenzio per qualche secondo, a riflettere, ma alla fine cedo e annuisco.
«Jason! Sei stato bravissimo!» Una voce femminile alle mie spalle mi fa voltare immediatamente. Il mio sguardo si scontra con il viso bellissimo di una ragazza sorridente, probabilmente poco più grande di me, che guarda il mio professore con occhi adoranti, e tutto d’un colpo inizio a sentirmi di troppo.
«Rebecca!» Lui ricambia il sorriso e io mi schiarisco la voce.
«Io ora devo proprio andare. Grazie di tutto, professore, buonanotte» dico e, prima che mi possa fermare, scappo via a razzo verso la porta d’uscita.
Quindi il nostro professore è impegnato.
So già che a Ally non farà piacere saperlo.
Solo a Ally? mi chiede una vocina nella mia testa.
Okay, ammetto che, non so perché, è come se il mio cuore avesse perso un battito quando ho visto quella ragazza sorridente. Il modo con cui ha ricambiato il professore, poi… Non l’ho mai visto sorridere in quel modo verso noi studenti e un po’ ne sono delusa, anche se la ragione mi dice che è perfettamente normale. Se desse tanta confidenza agli studenti non sarebbe normale, non il contrario.
Appena arrivo a casa sento il cellulare squillare. Un messaggio di Ally.
A: Tutto okay?
Io: Sì, certo. Perché?
A: Ti ho vista strana stasera.
Certo, forse perché ero scioccata dalla musica del nostro professore…
Io: No, tranquilla, nessun problema.
A: Va bene.
Sto per mettere via il cellulare, quando mi arriva un altro messaggio.
A: Hai visto il prof, stasera? Non credevo ai miei occhi.
Io: Sì! È bravo a cantare.
A: Bravo è dire poco, Jasmine. Cavolo, ho ancora la pelle d’oca. Mi sa che ho una cotta per il nostro professore. È grave?
Quel messaggio, non so perché, fa venire la pelle d’oca a me. Quindi Ally ha davvero una cotta per lui? Lo immaginavo, ma pensavo fosse tutto molto goliardico. Se invece me lo scrive così, probabilmente pensa sia una cosa seria. Cosa dovrei risponderle? Una cotta per un professore sembrerebbe assurda, se non fosse che il professore in questione sia davvero da dieci e lode.
Non posso negarlo.
Ma resta comunque un insegnante.
Io: Sì, mi sa di sì. Buonanotte, scema.
Ally mi risponde con una emoticon sorridente e un bacio, e spengo il cellulare.
Mi sa che per oggi ho fatto il pieno di emozioni e confessioni.
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