E' UNO SCANDALO,
VOSTRA GRAZIA
Capitolo 4 di 12

Scritto il 17/06/2026
da JULIA LEE


Gli occhi sgranati della giovane erano colmi di sdegno, ma non di paura.

Questo dettaglio lo incuriosì. Egli incuteva terrore in tutti, mai nessuno finora aveva osato sfidare il suo sguardo in quel modo fiero e battagliero. E questo gli procurò un sottile piacere. Le si fermò dinanzi e la sovrastò con la propria mole, ma ella non arretrò di un millimetro, anzi, si erse in tutta la sua minuta statura e alzò il mento in segno di sfida.

«Consegnatemi la lepre» le intimò con voce calma e gelida.

«Non lo farò. Se proprio vorrete averla, dovrete passare sul mio cadavere» rispose Selene.

 

 

Se c’era una cosa che non sopportava erano gli uomini pieni di ego e convinti che tutto fosse loro dovuto. E quello che aveva davanti era molto pieno di sé. Non lo avrebbe accontentato. Avrebbe salvato quel povero animale a qualunque costo, anche se dubitava che egli potesse davvero pensare di farle del male pur di averlo. Dal vestito di ottima fattura che indossava doveva essere un nobiluomo, no, non avrebbe osato torcerle un capello.

«Potrei anche farlo, in fin dei conti siete sulle mie terre senza invito e nessuno oserebbe darmi torto se vi sparassi.»

Selene sbatté le palpebre. Stava bleffando. Sì, stava cercando di metterle paura affinché gli consegnasse la bestiola, ma lei non si sarebbe lasciata intimidire da nulla. Era la figlia di un conte, le era stato insegnato che essere parte della nobiltà faceva di lei una privilegiata e che nessuno poteva dirle o farle fare cose che non voleva. Così rizzò ancora di più la schiena e si portò, con un gesto delicato e calmo, una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

«Non se si scoprisse che avete ucciso la figlia di un conte, in quel caso verreste incarcerato, forse persino condannato a morte e tutto perché non siete stato abbastanza magnanimo da consentire a una povera lepre di poter vivere. Siete ancora convinto che uccidermi per averla ne varrebbe la pena?»

«La figlia di un conte?» Lucien scoppiò a ridere, deridendola apertamente, ma vedendo che lei non si era spostata e che continuava a fissarlo con quei suoi grandi occhi color del sottobosco si fece serio. «Sapete, ci sono molti modi per uccidere una persona, a volte non serve nemmeno premere il grilletto, soprattutto se questa persona è una fanciulla nobile e indifesa.»

«Voi dite?»

«Siete qui, in un fitto bosco, da sola con me…» fece una pausa, poi rise ancora. «Con il peggior individuo che poteste incontrare sulla vostra strada, milady, basterebbe far trapelare questa piccola notizia per rovinarvi completamente e quale morte peggiore ci può essere che quella di venir allontanata dal mondo dorato in cui siete cresciuta e a cui desiderate di certo continuare ad appartenere?» Fece un altro passo e lo spazio tra loro divenne davvero esiguo.

Ora la guardava dall’alto in basso, ma non percepì paura, né terrore, in lei. L’unica cosa che riuscì a sentire fu il suo delicato profumo di sapone e iris e un fremito gli scivolò lungo la schiena. Sì, avrebbe davvero potuto afferrarla e sbatterla contro il tronco dell’albero più vicino e farla sua, come in quel momento desiderava fare, ma il fatto che lei pareva non temerlo lo fece tentennare.

«Avete ragione, potrebbe essere un problema, ma non credo voi vogliate mettere in giro una voce di questo genere, in fin dei conti essere costretti a sposare una perfetta sconosciuta potrebbe non essere una buona cosa, non trovate? Perché se qualcuno mettesse in giro un pettegolezzo di questo genere, state sicuro che mio padre vi troverebbe e vi costringerebbe a sposarmi immediatamente, probabilmente puntandovi la lama di una spada alla gola.»

Lucien inclinò il capo, divertito. «Che il conte venga pure, che osi pure puntarmi contro una lama, se ne ha il coraggio.» Fece un ulteriore passo verso di lei, ora erano davvero ad un soffio. «Ma ricordate: tra tutti, in questa faccenda, sarete voi la prima a perdere. Solo qualcuno non sano di mente potrebbe voler vedere la propria figlia sposata a un uomo come me.»

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