INCANTI STRAORDINARI
Capitolo 4 di 13

Scritto il 17/06/2026
da ANTONIA I. CUDIL


STEPHANIE

Rimango sola in soggiorno e la stanza sembra vuota senza la presenza di Bruno. Non è solo la sua mole a riempire il soggiorno, ma anche la sua personalità. Ripenso alle parole di Paul.

«Non fargli male, è un bravo ragazzo.»

Ricordo di averlo guardato con gli occhi fuori dalle orbite, ma ora comincio a capire. È venuto qui sperando di portarmi a letto, sapeva che saremmo stati soli, non è un santo e non ha mai fatto mistero di volermi. Se avessi avuto dubbi l’immensa erezione che ho toccato, me lo conferma. Ma mi ha aiutata, ha sistemato casa, mi ha fatto la cena, si preoccupa per me. Decisamente un bravo ragazzo, anzi no, uomo. Ha undici anni più di me. Proprio come Simon.

Devo smettere di pensare a lui.

Eppure il confronto è istantaneo. Simon è magro come un chiodo, la sua vita è sottile quasi quanto quella di mia sorella, si fa un vanto di non avere un pelo sul corpo, è bisessuale ed è un amante egoista e un capo manipolatore. Voleva portarmi a letto e dopo averlo fatto non mi ha quasi più rivolto la parola.

Sento la voce di Bruno mentre ride con un certo Anton, è roca, forte. Tutto in lui ispira forza e una certa ruvidità. Di sicuro la sua vita è un fascio di muscoli e avrà una tartaruga con pacco da otto, so che non si depilerebbe neanche morto e ha le braccia coperte di tatuaggi. Ma nonostante tutto credo sia un amante generoso, non solo grazie alle dimensioni

che madre natura gli ha regalato, ma anche perché si prende cura delle persone.

Oddio, stop! Ci stai pensando sul serio? Stai pensando di andare a letto con quello zotico?

È il tipo che tiene un’agendina con le donne che si è scopato. Il tipo che fa le tacche sulla testiera del letto, uno che dà i voti alle sue conquiste, ne sono sicura.

Mi alzo e mi sporgo e lo guardo oltre l’arco, si è messo in cucina e sta scuotendo la testa mentre parla.

«No Michy, non puoi portarlo in discoteca, non puoi assolutamente. Se poi decidessi di indossare un minivestito sexy, Anton sarebbe capace di uccidere metà degli uomini presenti. Organizza qualcosa di intimo, voi due e tanto sesso. Sai che è fatto così, non sopporta che altri ti guardino troppo intensamente.»

Ride.

«Ascolta, terrei io il bambino, ma sono in montagna e non posso, chiedi a tua madre ti dirà di sì, avete bisogno di stare un po’ da soli voi due. Non vi serve la confusione di un party ma vera intimità di coppia, come prima della nascita del bambino, non credi?»

«Sì, sono a casa della famiglia Masson» risata.

«No, perché sembrate tutti così convinti che andrò in bianco, non è una virago, è una ragazza che si vuole divertire come tutti. Come te lo devo dire Anton? Non serve essere stronzi, basta essere chiari. Del buon sesso tra amici e dopo amici ancora. Se avrà bisogno di me ci sarò, mica perché ci siamo rotolati tra le lenzuola devo sparire», si sposta e vedo il suo volto, ha la fronte corrugata mentre dice:

«Basta che sappia che io non voglio legami. Ti pare? Poi figurati se una donna sofisticata come lei vorrebbe mai legarsi a uno come me, veniamo da due pianeti lontani, ma potremmo tenerci compagnia in una fredda notte d’inverno.»

Mentre pronuncia quelle parole si volta a guardarmi e mi fa l’occhiolino.

Non so perché arrossisco fin sulle orecchie e ritorno in sala da pranzo, raccolgo i nostri piatti e inizio a riordinare. Sento i passi pesanti di Bruno e poi la sua domanda: «Ciliegina, ti sei offesa?»

Scrollo le spalle.

«Hai detto la verità, sono decisamente troppo per un orso come te.»

Lo supero con i piatti in mano e vado verso la cucina.

Avverto la sua presenza, il calore del suo corpo, è troppo vicino, mi prende i piatti dalle mani e li posa nell’acquaio.

«Ma ti rotoleresti nelle lenzuola con me, ammettilo.»

Mi sta praticamente abbracciando e ancora una volta mi sento avvolta da lui, ma non con fare intimidatorio ma di protezione.

«Sarebbe troppo complicato», ammetto quasi senza volerlo.

Lui mi accarezza il collo, sposta i capelli e mi bacia dietro l’orecchio. Sono immobile mentre sento il soffio caldo del suo respiro dire.

«Sarebbe semplice, noi due, un letto e il calore dei nostri corpi. Ci divertiremmo per due giorni e poi basta, buoni amici.»

Rabbrividisco quando le sue labbra si posano

sulla mia pelle, la sua barba mi fa il solletico e stringo le mani.

«Tu sei un amico di mio cognato, ci rivedremmo e magari faresti insinuazioni e battute, non credo che…»

Grido.

Mi ha sollevata e sono di fronte a lui, i suoi occhi scuri sono affilati, dentro ci sono dolore e furia mescolati insieme mentre scandisce: «Io non mi vanto con gli amici, non prendo in giro le mie donne, non sono un coglione.»

No, non lo è.

Lui non ha bisogno di vantarsi, i suoi amici sanno che è un donnaiolo, sanno che può avere tutte quelle che desidera, sanno che nessuna gli resiste. Me l’ha detto chiaro e tondo Paul. «Bruno è un dongiovanni con tante amiche e molto onore.»

Reggo il suo sguardo furente.

«Dimmi che non hai un’agenda piena di nomi con dei voti, dimmi che non commenti tra te e te le tue conquiste.»

I suoi occhi si allargano.

«Ehi ciliegina, per chi mi hai preso? Sono vent’anni che non sono più un adolescente arrapato» poi ridacchia. «Be’, arrapato in questo momento lo sono, ma la colpa è tua.»

«Lasciami andare, abbiamo passato una bella cena assieme, non farmi ricredere sulla buona opinione che cominciavo a nutrire per te.»

Bruno si sposta e si appoggia con i fianchi alla cucina.

«Ti hanno fatto molto male, di’ la verità? Se non ti fidi nemmeno di una notte di sesso e via, vuol dire

che sono stati dei bastardi.»

Scuoto la testa. Che ne sa uno come lui? Che ne sa di dover competere sempre e perdere sempre?

Ha una famiglia numerosa e amorevole, un lavoro con amici che lo rispettano, donne quante ne vuole. Non ha idea di quanto ci si possa sentire piccoli e insignificanti.

Faccio un passo in avanti e lui mi prende per un braccio e come prima mi sposta, non peso nulla per lui, finisco tra le sue braccia, schiacciata contro il suo petto granitico, mentre lui mi bacia la testa.

«Sei al sicuro con me.»

Sento le lacrime pizzicarmi gli occhi e allungo le mani, gli cingo i fianchi poderosi, è solido e caldo, una roccia a cui aggrapparsi e questo mi spaventa da morire, di questo calore e di questa solidità potrei avere bisogno.

«Ehi,» mi solleva il mento. «Non voglio andare a letto con te per avere una tacca in più da qualche parte, voglio andare a letto con te perché sei bellissima, eccitante e perché mi tratti di merda. Adoro le donne forti che sanno comandare, ma anche lasciarsi andare e tu sei tosta, tostissima. Mi stai tenendo testa da oggi pomeriggio nonostante il freddo, gli imprevisti e be’, sai, il mio notevole fascino maschile» ammicca e rido.

Sento benissimo la sua eccitazione e sarebbe così facile cedere, lasciarsi sedurre da tanta mascolinità, ma sono stanca, stanca di essere il balocco di qualche uomo e poi essere messa da parte.

«Credo che andrò a dormire.»

Lui mi lascia andare immediatamente. Le sue labbra hanno un sorriso triste e sfrontato insieme.

«Come vuoi, ma se avrai freddo questa notte vieni a trovarmi, sarò felice di scaldarti.»

Scuoto la testa e mi allontano sentendo il suo sguardo bollente addosso.

 

 

Due ore dopo sto rabbrividendo di freddo.

Avrei dovuto pensarci, senza l’aiuto del caminetto, la caldaia ferma da mesi non ce la fa a scaldare i radiatori, ammesso che stiano funzionando. L’acqua era gelida ma non mi sono fidata ad accendere lo scaldabagno dopo le insinuazioni di Bruno sul monossido di carbonio.

Sopra al pigiama ho indossato un poncho di lana e ho tre coperte ma in questa stanza enorme è davvero freddo.

Mi alzo e decido di andare a prepararmi una tisana, dell’acqua calda mi farà bene. Mentre percorro il pavimento di legno del primo piano alcune assi scricchiolano, passo davanti alla stanza di Bruno, da cui non proviene alcun rumore. Avrei giurato che un tipo come lui russasse come l’orso del suo soprannome.

Scendo le scale e a ogni passo il legno geme, è come uno scoppio nel silenzio della casa e mi sento una ladra nel mio stesso chalet. Quando arrivo ai piedi della scala della luce filtra da sotto la porta del salotto e decido di andare a vedere che sta facendo Bruno.

Apro piano la porta e lo vedo steso davanti al fuoco scoppiettante, indossa dei pantaloni da yoga e una maglietta e sta facendo delle flessioni?!

Resto con la bocca aperta a guardarlo mentre

sento il suo respiro pesante fermarsi.

Le sue braccia sono in tensione mentre mi osserva divertito.

«Ciliegina, ti stavo aspettando.»

Si alza in piedi e la sua figura alta e massiccia davanti al fuoco lancia un’ombra enorme che sembra incombere su di me.

«Si può sapere che diavolo stai facendo?» chiedo avvicinandomi al fuoco e cercando di ignorare i tatuaggi, i muscoli delle braccia, le sue spalle e soprattutto il sorrisetto soddisfatto che ha sulle labbra.

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