INCANTI STRAORDINARI
Capitolo 5 di 13

Scritto il 22/06/2026
da ANTONIA I. CUDIL


BRUNO

È infagottata come se dovesse andare al polo nord eppure è adorabile.

Ha una coperta con un buco per la testa che la copre, ai piedi delle pantofoline rosa pelose e i capelli arruffati. È sexy da morire.

«Scaricavo un po’ di energia repressa» rispondo alla sua domanda, lei ha le mani davanti al fuoco e le fiamme ballano sul suo viso, stringe le labbra.

«Se te lo stai chiedendo la colpa è tua.»

Si volta e mi osserva, gli occhi percorrono l’inchiostro sul braccio e lo seguono fin sulla spalla poi torna nei miei occhi.

«Io che c’entro? Ero di sopra a dormire.»

«A congelare vorrai dire, graziosa la coperta che indossi, cos’è Chanel?»

Lei sbuffa.

«È un poncho di Tom Ford se proprio lo vuoi sapere, lana d’alpaca, molto calda.»

«Non abbastanza. Credo che domani mattina dovrò controllare ancora la caldaia, ma questa notte forse dovresti dormire qui sul divano.»

Lei osserva la coperta che ho messo lì accanto sul divano e sospira.

«Temo tu abbia ragione.» Poi si sposta i capelli dal viso. «Per fortuna Lucille arriverà dopo domani, per allora spero riusciremo a far tornare vivibile la casa.»

Mi siedo sul divano e metto le mani sulle ginocchia.

«Sei una zia molto premurosa, Lucille ti adora» ed ecco il sorriso che mostra quanto sia bella, che la illumina togliendole la maschera di donna fredda.

«Sì, è una bambina fantastica, le voglio molto bene» si morde il labbro, è una confidenza che le è sfuggita.

«Fare gli zii fighi è bello, solo vantaggi, anche io con i miei nipoti mi diverto molto.»

Lei si gira e si siede sulla poltrona, i piedi scalzi spariscono sotto la coperta, cioè il poncho di Tom Ford.

«Quanti nipoti e fratelli hai?»

«Tre fratelli, un maschio e due femmine e otto nipoti.»

«Otto nipoti! Caspita! I tuoi fratelli hanno avuto molti figli.»

Scrollo le spalle.

«Per fortuna, così mia madre non mi stressa, ha sufficiente lavoro come nonna da ritenersi soddisfatta.»

Lei resta in silenzio ed è così bella che non resisto a punzecchiarla.

«Sai perché dovevo fare delle flessioni e scaricare un po’ di tensione?»

Si morde le labbra.

«A causa mia.»

«Già. Sei venuta a cercarmi?»

Alza la testa e continua a tormentarsi il labbro.

«Forse, non lo so, avevo freddo e volevo una tisana, ma non nego di averti cercato. Non sei così esasperante come credevo.»

Le tendo una mano.

«Vieni qui, siediti vicino a me.»

Lei si alza e prende la mia mano, l’attiro a me e la faccio sedere sulle mie ginocchia, è gelata.

«Ciliegina, questo poncho non fa per niente il suo lavoro, sei gelata. Levalo, ci penso io a scaldarti.»

Ci guardiamo negli occhi, è incerta, ha paura, è davvero impensabile che abbia paura di me, non deve, non posso farle del male.

L’aiuto a sfilarsi il poncho e resta con una maglia rosa con dei fiori molto eleganti, è un pigiama di seta e i suoi capezzoli spiccano fieri sotto la stoffa leggera. È una tentazione a cui devo resistere, le devo dare ancora un po’ di tempo.

Stringo le braccia attorno al suo corpo e mi stendo sul divano, portandola con me. Sono di lato dietro di lei ed è impossibile che non senta quanto la desidero, ma non intendo forzarla, la sto scaldando e mi sto inebriando del suo profumo. Le bacio la tempia e lei sospira.

«Grazie.»

Restiamo così in silenzio per qualche minuto finché lei non dice:

«Non sei il mio tipo, lo capisci? Io non vado più con un uomo per una notte e via. L’ho fatto e non ne sono uscita bene. La verità è che ci sono sempre delle aspettative anche quando i patti sono chiari e non voglio che ti affezioni a me.»

Le accarezzo i capelli.

«Arrivi tardi, mi sono già affezionato a te. Sei la pestifera e cazzuta sorella di Claire. Ti occupi di moda, e sembri fragile come un calice di cristallo ma quando è stato il momento sei diventata una belva. Anche se fingi di essere una gossip girl c’è un fascicolo su di te alla DBM Security. La pantera di

Cavaillon è il nome del tuo file.» Sento che ride.

«Davvero?»

«Davvero, ci ho pensato io personalmente a rinominare il file.»

Si sposta e il suo fondo schiena si struscia su di me, il desiderio mi scorre tra le vene, alza la testa e mi guarda.

«Una pantera e un orso?»

«Mordiamo e graffiamo, siamo una coppia ben assortita.»

Le nostre labbra sono vicinissime, basterebbe che andassi un po’ più avanti, ma non è necessario lo fa lei. Un bacio leggero e un sorriso, poi mi prendo di più, le succhio il labbro inferiore e lei geme, la stringo e le mie labbra premono sulle sue. Il bacio si fa interessante quando la mia lingua si fa strada nella sua bocca e lei non si tira indietro. È un bacio dolce, appassionato e mi accende, lei si muove e si aggrappa alle mie spalle. È allora che il ritmo cambia, iniziamo a divorarci e il calore del fuoco diventa eccessivo.

Dopo un po’ si stacca e ansima.

«Bruno…»

Le poso la fronte sulla sua.

«Stsss, resta con me, non scappare.»

«Non voglio scappare… ma devo respirare.»

Ci sorridiamo labbra su labbra e mi rendo conto del momento che sto vivendo. Sapevo che prima o poi l’avrei tenuta tra le braccia, certo ci ho messo più di un anno, un tempo folle per provarci con una donna e ora non voglio essere frettoloso, perché immagino che questa sarà la mia unica occasione

con lei.

Le sue mani mi percorrono la schiena.

«Sei enorme lo sai?»

«E non hai ancora visto il pezzo forte» ammicco e per la prima volta mi domando se quello di cui mi vanto sempre non possa essere un problema.

Quanto vorrei possederla! Chissà se me lo lascerà fare fino in fondo… Con lei non voglio giochetti di mano o di bocca, voglio lei.

«A che stai pensando? Dopo la battuta sei diventato serio, non è da te.»

I suoi occhi verdi mi scrutano e forse è ora di mettere le carte in tavolo.

«Ti voglio, Stephanie, ti ho desiderata fin dal primo momento, ma in questi mesi in cui mi hai sempre dato il due di picche ho iniziato a fantasticare come non mi capitava… non mi è mai capitato.»

Apre la bocca ma non dice nulla, sospira e poi ammette.

«Potrei aver anche io pensato a te, qualche volta…»

«Mentre ti toccavi?»

«No, mentre facevo calcoli di trigonometria, ovvio, che domande fai?»

Ridiamo. Eccola la mia ciliegina, altezzosa perché se lo può permettere, ma anche schietta e senza peli sulla lingua.

Me la tiro addosso e mi metto seduto trascinandola con me. Ora lo sfregamento del suo culetto è favoloso e stringo i denti mentre le dico.

«Lo senti? Senti quanto ti voglio?»

«Sì.» La sua voce è roca di desiderio.

«Tu mi vuoi, Stephanie? Dimmelo, se non mi vuoi, dillo adesso perché sono quasi al limite. Ma se mi dici che non hai intenzione di fare nulla, andrò di là e mi arrangerò da solo come ho fatto spesso pensando a te» la fisso e si sta tormentando il labbro.

«Non credere però che mollerò con te, se non è oggi, sarà domani e se non sarà domani il prossimo mese o quello dopo. Io ti voglio e più mi resisti, più ti desidero.»

«Questo l’ho capito, non hai mai accettato un no come risposta.»

Le accarezzo il viso.

«Se intendi che quando capisco che una donna fa per me e che vorrebbe passare del tempo con me non mollo, hai ragione, ma ho lasciato perdere con donne che mi hanno detto no davvero. Capisco la differenza. Tu tentenni perché pensi che non sia alla tua altezza. Non sono ricco, non ho lavori prestigiosi, sono troppo grosso, troppo maschio rispetto ai tipi che frequenti. Sono lontano anni luce dal tuo uomo ideale, ma credo che tu ora abbia proprio bisogno di me. Di prenderti una pausa dalla ragazza perfetta che mostri al mondo, hai bisogno di lasciarti andare con qualcuno che non ti giudicherà. Io non ti giudicherò mai.»

Le bacio il collo e proseguo.

«Ti farò gridare di piacere fino a farti perdere la voce, ti darò orgasmi indimenticabili e sesso favoloso, ma non ti giudicherò mai.»

Lei mi prende il viso e mi osserva.

«Sono senza parole! In tutti questi mesi mi hai osservata bene, hai indagato su di me?»

«La conoscenza è potere.»

Sorride e una luce le brilla negli occhi.

«Sei davvero un grande attore, fai finta di essere il meno sveglio del team, quello grosso e stupido, ma è tutta una sceneggiata. In realtà sei attento e non ti sfugge nulla. Capisco perché Paul ti ammira tanto e perché Claire parli di te sempre con toni lusinghieri. Hai un animo premuroso e gentile.»

Le metto un dito sulle labbra.

«È un segreto.»

«Quindi ora che conosco il tuo punto debole posso usarlo contro di te?» chiede maliziosa e si sposta con voluttà sopra di me, ora è a cavalcioni e io sono senza fiato mentre si struscia contro la mia erezione.

«Puoi fare quello che vuoi con me.»

Nel momento in cui pronuncio quelle parole mi rendo conto che sono vere e anche lei.

Temo di essere davvero, davvero in grossi guai. Com’era il detto?

Attento a ciò che chiedi, potresti essere esaudito…

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