«Miss Campbell, Miss Langton vi desidera nel suo studio». Un’inserviente era entrata nella stanza dove Valéry insegnava e aveva interrotto la lettura di un passo di Milton.
«Louise, continua tu, per favore», disse Valéry alzandosi e consegnando il libro aperto alla sua allieva.
«Signorina, ci sono dei signori che vi cercano», la informò la domestica, mentre scendevano le scale.
«Vieni, mia cara. Entra pure», la accolse la direttrice. «Accomodati». Le indicò una sedia davanti alla sua scrivania. «È meglio che tu sieda».
Valéry accennò una riverenza ai due uomini in giacca blu, prima di occupare il posto che le era stato indicato.
Aveva notato subito Charles Baxton, ancora una volta accanto alla parete, in piedi, e il cuore le aveva sussultato nel petto.
Riconoscente, gli aveva rivolto un debole sorriso e lui aveva risposto con un lieve movimento del capo, rassicurandola sulla presenza degli altri due signori.
«Miss Campbell, voi siete Valéry Mary Faith Campbell, figlia di Sir Arthur John Campbell e di Lady Faith?», chiese il più anziano dei due uomini seduti accanto a lei, leggendo da un’agendina di pelle nera che aveva tra le mani.
«Sì, signore, sono io», rispose lei incerta.
«Sono un ufficiale al servizio del magistrato di Contea. Mi duole dovervi informare che vostro padre è deceduto, ieri sera», disse con tono formale e aggiunse: «Avremmo preferito avvisare vostra madre, ma non è stato possibile rintracciarla».
Valéry era rimasta molto scossa da quell’annuncio, come se la notizia le fosse giunta davvero inaspettata e rispose in un soffio: «Mia madre è convalescente, in campagna. Provvederò io a comunicarle la notizia. Che cosa gli è accaduto?», domandò con un sospiro.
«Ha avuto un malore», chiarì quello, «in una casa da gioco, in St James’s Street. L’emozione gli è stata fatale. Vi devo altresì informare che è già stato provveduto per il suo funerale: le esequie si terranno domani, direttamente nella chiesa di St James, alle sette e trenta. Mi dispiace essere latore di una simile notizia, Miss Campbell. Vogliate accettare le nostre più sentite condoglianze». Si alzò, s’inchinò prima a lei e poi verso Miss Langton, imitato dall’altro signore, ed entrambi presero congedo.
«Vi lascio conversare liberamente», disse Miss Langton, quando gli agenti furono usciti. La direttrice strinse il braccio di Valéry per confortarla, prima di uscire e lasciarla sola con Charles Baxton. Ovviamente, la ragazza le aveva riferito, al suo rientro, tutti gli accadimenti di quella terribile notte.
«Grazie di essere qui e grazie per ieri sera», disse Valéry al giovanotto.
«Non dovete neppure dirlo, Miss Campbell. Sono molto dispiaciuto per tutta questa incresciosa vicenda».
«Se non ci foste stato voi, non so che ne sarebbe stato di me. Vi sarò eternamente riconoscente. Come avete fatto a mettere tutto a tacere?»
«Non è conveniente per nessuno che si sappia di un simile incidente e quel luogo è frequentato da molte persone influenti».
«Ma… le spese del funerale? A chi mi dovrò rivolgere?»
«Anche di questo non dovete preoccuparvi, è stato disposto tutto in fretta e per ovvie ragioni, mi dispiace solo che non si sia potuto organizzare qualcosa di più formale».
«Mio padre non aveva parenti in vita e, dei suoi amici, non so nulla. Non ci è richiesta una cerimonia in grande stile. Vi sono sinceramente grata, Charles. Voi siete il mio salvatore. Come potrò mai sdebitarmi?»
«Un modo ci sarebbe…», e le fece un mezzo sorriso malizioso. Valéry lo guardò perplessa. «No, non sgranate i vostri begli occhi e ascoltate. Come ben sapete, le mie cugine frequentano questa scuola e Amanda è ormai una signorina: è all’ultimo anno e presto farà il suo debutto in società; mentre le sue amiche più care partecipano già a balli e feste, lei è confinata qui. Conoscete meglio di me l’intransigenza di Miss Langton: senza uno chaperon adeguato non consentirà mai che le sue allieve partecipino neppure a qualche innocente ricevimento in famiglia. Mia zia Elenoire si sente un po’ sola, da che suo marito è in viaggio d’affari, così ha pensato a voi come accompagnatrice per Amanda e qualche altra sua compagna».
«Io vi ringrazio nuovamente per la considerazione ma non credo sia appropriato, viste le circostanze. Inoltre, Miss Langton non accorderà mai il permesso».
«Riguardo a Miss Langton sbagliate poiché ha già acconsentito, a patto che siate proprio voi ad accompagnare le ragazze. Sono solo semplici riunioni di famiglia, a casa di amici, niente di più, niente di disdicevole. Mia zia e mia nonna ve ne sarebbero molto grate e fareste felici le ragazze… e me».
«Mi dispiace, non sono nello spirito adatto: era pur sempre mio padre».
«È ovvio, dovrà passare qualche tempo e quando vi sentirete pronta, ne riparleremo».
«Siete molto comprensivo».
«Ora mi piacerebbe vedere le mie cugine, dal momento che sono qui. Non mi perdonerebbero, se sapessero che sono passato e non ho fatto loro neppure un saluto».
«Aspettate qui, le faccio scendere. Charlotte sarà felicissima di interrompere la lezione con il reverendo Langton», disse Valéry sorridendo.
«State bene, Miss Campbell. A presto».
«Anche voi, conte».
La chiesa di St James, nel cuore pulsante di Londra, era ancora deserta a quell’ora del mattino. Entrando, Valéry aveva notato di sfuggita alcuni uomini vestiti di nero, probabilmente gli addetti al servizio funebre. Il feretro era stato posizionato in fondo alla navata laterale.
Alla cerimonia, semplice e così inconsueta, erano presenti oltre a lei e sua sorella solo Mrs Evans e l’anziano reverendo Langton con sua figlia.
Valéry non riusciva a concentrarsi sul sermone del pastore, era troppo presa dai propri pensieri: non era in grado di piangere per suo padre. L’unico sentimento che provava era il sollievo.
Finalmente non avrebbe più convissuto con la paura di quello che Sir Campbell poteva ancora escogitare per rendere la loro vita impossibile. Almeno ora avrebbe potuto provare a portare via sua madre da quel posto.
Forse avrebbe potuto pensare a un domani per lei e per Camille, provare a ricostruire un futuro tutto nuovo.
Forse qualcuno poteva ancora interessarsi a lei… Il pensiero corse subito a Charles. Com’era bello! Ancor più bello di quanto non ricordasse. Aveva gli stessi capelli biondo-chiaro, mossi e un po’ lunghi sul collo, come voleva l’ultima moda. Aveva ancora gli stessi occhi azzurri, appena un po’ più scuri di quelli di Valéry. Era sempre affascinante e gentile, però non era più il ragazzo di un tempo, bensì un uomo; aveva due anni più di lei, ma sembrava molto maturo per la sua età.
La ragazza trattenne a stento l’inopportuno sorriso che il pensiero di Charles le aveva ispirato. Avrebbero avuto occasione di incontrarsi ancora, di incontrarsi spesso se davvero avesse potuto far da chaperon alle sue allieve durante le serate informali di cui lui le aveva accennato e forse…
Non osò spingersi oltre con la fantasia, tuttavia era certa che fosse stato proprio Charles Baxton, conte di Colsterworth, ad aver sistemato tutto, ad aver organizzato le esequie e persino provveduto alla carrozza che li avrebbe accompagnati al cimitero.
Sperando di non essere vista da nessuno, Valéry si sistemò, attraverso il bolerino, il corpetto dell’abito nero. L’ultima volta che aveva indossato quel vestito era stato per il funerale della nonna, ed essendo passato qualche anno le era diventato un po’ troppo stretto sul seno, ma non aveva avuto il tempo, tanto meno il denaro, per confezionarne uno nuovo.
Fu allora che lo vide: aveva sentito il suo sguardo sulla pelle, come se ne fosse stata sfiorata. Aveva involontariamente voltato il capo e lui era là. Che cosa ci faceva lì quell’uomo? Lord Baxton aveva inchiodato il suo sguardo inquietante su di lei.
Per cercare di mascherare l’imbarazzo, Valéry riannodò la gassa della cuffietta di Camille e fece una carezza alla sorella mentre seguivano il feretro fuori dalla chiesa.
Guardò ancora in direzione di quell’uomo con la coda dell’occhio, sapeva che lui la stava fissando.
Non lo vide sul sagrato. Ne percepì di nuovo la presenza più tardi, al cimitero.
Lord Baxton era di nuovo lì, in piedi accanto a una lapide un po’ discosta. La sua figura era perfettamente intonata ai funerali, pensò lei, guardandolo torva. Un avvoltoio foriero di morte, ecco cos’era.
Sentì montarle la rabbia quando lui sollevò il cappello in segno di saluto. Ricambiò con un cenno del capo.
Quell’uomo la inquietava e la irritava a tal punto che riusciva a domare a stento il desiderio di percuoterlo, non solo per come si era comportato la notte della morte di suo padre, per le cose che aveva detto e il modo in cui si era rivolto a lei, ma anche per via di qualcosa di cui lei stessa non era pienamente consapevole.
Lui aveva fatto qualcosa… Sì, aveva fatto un gesto che Valéry non riusciva ancora a focalizzare, a rammentare, che era legato alla morte di suo padre. Strinse gli occhi, mentre gli operai calavano lentamente la cassa nella fossa, e fu allora che rivide tutta la scena: rivide Lord Baxton estrarre la piccola pistola d’argento e posarla accanto a Sir Campbell.
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