Tic toc tic toc.
Mi svegliai di soprassalto. La stanza era immersa nella penombra, illuminata solo in parte da una minuscola luce di sorveglianza.
Papà stava sonnecchiando sulla sedia, con la testa riversa in avanti e le braccia incrociate sul petto. Ogni tanto russava, emettendo sbuffi e sibili.
Mi scappò un sorriso, ma ben presto mi accorsi che non mi ero svegliata per caso. Qualcuno si era appostato appena fuori dalla porta della camera.
Trattenni il respiro e mi misi a sedere sul letto, ringraziando mentalmente Dio per non avere più la flebo infilata nel braccio.
Tic toc tic toc.
Restai in ascolto di quello strano ticchettio e, col cuore in gola, vidi aprirsi lentamente la porta e un’ombra allungarsi sulle piastrelle della camera.
Alzai il braccio sinistro per svegliare papà, ma mi bloccai quando nella stanza fece capolino un anziano che doveva avere circa ottant’anni e che camminava con l’aiuto di un bastone scuro da passeggio.
Tic toc tic toc.
L’anziano, senza fretta, si avvicinò al mio letto e si sistemò sull’altra sedia, appoggiando il bastone sulle gambe. Lo osservai attonita, senza riuscire a pronunciare una sola parola. Vestiva con una lunga camicia da notte bianca e sul capo portava uno di quei bizzarri cappellini, utilizzati per coricarsi, che avevo visto solo nei film ambientati nell’Ottocento.
Trattenendo il respiro, mi soffermai a guardare il suo viso. La pelle del volto appariva incartapecorita e carica di rughe. Gli occhi, chiari, erano sottili ma illuminati da una strana luce, come se appartenessero a un ragazzino che era rimasto intrappolato nel corpo di un vecchio.
Dal buffo cappellino fuoriuscivano ciocche di capelli bianchi, che andavano a confondersi con l’incarnato pallido del suo volto lungo e affilato.
“Chi è lei?” mi decisi a chiedere. La voce mi uscì in un sussurro, come se non volesse cooperare con me. “E perché gira di notte?”
L’anziano accennò un sorriso, seppure tirato, e i suoi occhi parvero illuminarsi di una nuova luce.
“Oh. Io non dormo molto, cara ragazza. E la mia identità non deve importarti. Non sono qui per parlare di me, ma per metterti in guardia.”
Lo fissai stralunata per qualche istante, quindi mi sporsi verso di lui, col cuore in gola e la fronte imperlata di sudore.
“Che intende dire?”
Il vecchio sospirò e strinse le mani attorno al bastone. “Sei in pericolo, figliola. Devi andartene subito da Green Coast. Qui non vi è nulla di buono per te.”
Strabuzzai gli occhi, mentre trattenevo il respiro. “Cosa?”
“Questo non è posto per te!” continuò lui, alzando il tono della voce.
Terrorizzata, mi voltai verso papà che stava continuando a dormire, russando ancora più sonoramente.
“Farai una brutta fine se resterai qui, figliola! Lui vuole i tuoi poteri e non si fermerà davanti a nulla pur di ottenerli!”
Scossi la testa, mentre fissavo il vecchio senza capire.
“Chi è lui?” chiesi, poggiando una mano sul petto, quasi a voler rallentare i battiti furiosi del mio cuore. “E di che poteri parla?”
Fu l’anziano, a quel punto, a sporgersi verso di me. Strinse gli occhi a fessura e schioccò la lingua, prima di rispondermi.
“Tu sei una Medium, figliola, forse la più potente fra quelle esistenti. Lui non possiede i tuoi poteri, ma li brama. E riuscirà a ottenerli.”
Si interruppe, sbarrando poi gli occhi all’improvviso. Trattenni un grido, poggiando le mani sulla bocca, e scattai all’indietro, andando a sbattere contro la testata del letto.
“Tu non devi permetterglielo!” urlò l’anziano, afferrando il bastone per poi puntarmelo contro.
Mi guardai attorno, allarmata. “La smetta di gridare. Così sveglierà tutti!”
Ma il vecchio non mi ascoltò. “Se ciò dovesse accadere” continuò, alzandosi faticosamente in piedi con l’aiuto del bastone. “Lui otterrà il potere assoluto, i morti intraprenderanno con i vivi una danza macabra e terrificante e ogni cosa, come la conosciamo, avrà fine!”
Mi portai le mani alle orecchie, per impedirmi di ascoltarlo. Ma il vecchio continuò a urlare e a inveire contro questo persona sconosciuta che avrebbe potuto condurre il mondo sull’orlo del baratro.
Mi voltai verso papà e rimasi attonita nel vedere che stava continuando a dormire beatamente.
Qualcosa non andava.
Spostai allora lo sguardo verso la porta della camera, per verificare se vi fosse qualcuno in corridoio, ma tutto sembrava avvolto nella calma e nella tranquillità della notte.
Fu a quel punto che la mia mente, anche se con orrore, iniziò a elaborare quanto stava accadendo per davvero.
Le soluzioni erano due. O io ero vittima delle solite allucinazioni, oppure il vecchio era uno spettro. La mia mente optò immediatamente per la prima soluzione.
Così, mi tappai le orecchie e chiusi gli occhi.
Vattene vattene vattene, non esisti! Ripetei più volte col pensiero, fiduciosa nel risultato.
Ma, quando li riaprii, il vecchio era ancora lì e mi puntò addosso uno sguardo feroce.
“Sei in pericolo figliola, lo vuoi capire? Lui sa come prendere i tuoi poteri! E lo farà lentamente, facendoti patire le pene dell’inferno!”
Lo fissai sbigottita, col cuore in tachicardia, il corpo grondante di sudore, la vista che mi si stava annebbiando.
Non volevo più sentirlo. Non ero una Medium. No. Ero semplicemente una pazza furiosa che aveva bisogno di una bella terapia e forse anche di una camicia di forza, per recuperare un briciolo di sanità mentale.
“Vattene, non voglio più sentirti!” gridai, scendendo dal letto.
La testa iniziò a girarmi e dovetti appoggiare una mano sul materasso per riuscire a restare in piedi.
“Stolta ragazzina!” urlò a sua volta il vecchio, scuotendo la testa. “Io ti ho avvisata! Se non imparerai a utilizzare i tuoi poteri e soprattutto se non capirai subito che ti sta accadendo, nulla avrà più senso!”
Mi portai le mani ai capelli, sgranando gli occhi. “Basta, basta, vattene dalla mia testa, vai VIA!”
Fu in quel momento che mio padre si svegliò all’improvviso. Scattò in piedi e mi raggiunse in pochi istanti, passandomi un braccio attorno alle spalle.
“Emy, che succede tesoro?”
Mi girai verso di lui che, pallido in volto, mi stava guardando con aria veramente preoccupata.
“Non se ne vuole andare, mi sta facendo impazzire!” gridai, mentre anche un’infermiera accorreva nella mia stanza, accendendo la luce.
Papà aggrottò le sopracciglia. “Chi ti sta facendo impazzire?”
Mi pose quella domanda con cautela, quasi sussurrando le parole. Probabilmente temeva la mia risposta perché, dentro di lui, forse sapeva che sua figlia, dopo la morte di Kate, aveva perso quasi del tutto il senno.
Alzai il braccio destro, allungando l’indice della mano. “Il vecchio! Laggiù! Dice che soffrirò le pene dell’inferno, se non gli darò retta! Fallo uscire da qui papà, ti prego!”
Lo fissai con ansia, implorandolo davvero di aiutarmi ma, soprattutto, di credere in me. Lo vidi impallidire, quindi socchiudere un attimo gli occhi. Stava riflettendo.
“Si sdrai signorina, le darò un sedativo.”
Mi voltai di scatto verso l’infermiera, una donna corpulenta di mezza età, con un seno florido e capelli ricci che sembravano di paglia, raccolti in una coda bislacca.
Scossi la testa, cercando di allontanarmi da papà. Ma lui mi tenne stretta a sé, accennando un debole sorriso, come faceva sempre quando io combinavo qualche cavolata e lui cercava in qualche modo di consolarmi.
“Tesoro, qui non c’è nessuno. Hai solo fatto un brutto incubo. E’ stata una nottata terrificante per te, lo capisci vero?”
A quelle parole, mi salirono le lacrime agli occhi. Allora stavo impazzendo per davvero.
Mi lasciai cadere sul letto e lui mi assecondò, aiutandomi a sdraiarmi.
“Mi dia quel sedativo” chiesi all’infermiera, con la voce che mi tremava. “Mi faccia dormire per anni, se è in grado di farlo. Non voglio più vedere né sentire nulla.”
“Emy…” sussurrò papà, sedendo sul letto. “Non dire così. E’ il trauma dell’incidente. E tieni presente che hai preso una bella botta in testa. Domani starai meglio tesoro, devi fidarti di me.”
Sospirai, socchiudendo gli occhi, mentre sentivo l’ago della siringa penetrare nella carne del mio braccio sinistro.
Le lacrime iniziarono a pungermi gli occhi, ma non volevo che papà mi vedesse piangere. Ero troppo orgogliosa per mostrarmi debole davanti a lui. Non avevo pianto neppure al funerale di Kate.
Lo avevo fatto dopo, per tutta la notte, stringendo il cuscino e fissando la foto, che avevo sistemato sul comodino, e che ritraeva me e mamma mentre ridevamo come della pazze in cucina, infarinate da testa a piedi.
Riaprii lentamente gli occhi, per vedere se il vecchio fosse ancora nella stanza. E infatti lui se ne stava seduto sull’altro letto, sistemato dal lato opposto rispetto al mio, e mi puntava contro il bastone, continuando a fissarmi con ferocia.
Fu in quel preciso momento che l’anello di mamma iniziò a bruciarmi la pelle. Sollevai la mano destra e lo vidi illuminarsi delicatamente di una tenue luce azzurrognola. Sgranai gli occhi e mi portai la mano dietro la schiena, affinché papà non potesse accorgersi di quanto stava accadendo.
No. Non ero pazza. Era tutto dannatamente vero. L’anello stava cercando di comunicare con me, di farmi capire che io ero sul serio una Medium e che dovevo cercare di imparare a connettermi con lui e a utilizzare i miei poteri.
Mentre quei pensieri si accavallavano furiosi nella mia mente, mi scappò da ridere. Davvero un semplice anello avrebbe potuto darmi tutti quei messaggi?
“Charles, posso restare da sola con mia nipote?”
La voce di Prudence catturò immediatamente la mia attenzione.
Lei se ne stava in piedi davanti al mio letto, avvolta in un lungo cappotto di lana rosso con fiori gialli, assolutamente di cattivo gusto. Aveva raccolto i capelli in una lunga treccia fiammeggiante e sul capo aveva poggiato un cerchietto nero, nel tentativo, a mio parere fallito, di tenerli in ordine.
Papà annuì lentamente, mi posò un bacio rapido sulla fronte e uscì dalla camera insieme all’infermiera, dopo avermi lanciato un ultimo sguardo preoccupato.
Zia girò attorno al letto e andò a accomodarsi sulla sedia, non prima di essersi sfilata il cappotto e di aver messo in mostra un lungo tubino in lana color magenta, che comunque si abbinava in qualche modo al colore dei suoi capelli.
“Mi dispiace, non sono riuscita a venire prima. Ero distante.” sussurrò, afferrando la mano che avevo liberato dalla schiena, per stringerla delicatamente tra le sue dita.
La fissai con attenzione, mentre il sedativo iniziava a far effetto e la tensione che avevo accumulato fino a quel momento lasciava finalmente il posto a un certo senso di benessere, che avrei desiderato potesse durare per sempre.
“Il tuo anello pulsa, tesoro” continuò, fissandolo con attenzione. “Ne percepisco l’energia. Sai che significa?”
Scossi la testa, confusa e stordita.
“Ogni volta che tu utilizzi i tuoi poteri di Medium, lui si illumina. Il potere della sua luce è proporzionale all’intensità della tua energia. In sostanza, quando riuscirai a utilizzare al meglio i tuoi smisurati poteri, dovrebbe arrivare a pulsare di luce dorata. Il mio non lo fa. Non si illumina neppure come sta facendo il tuo ora. Tu sei speciale Emy, e questo non va bene.”
Provai una fitta al cuore, mentre zia pronunciava quelle parole. E il terrore iniziò a impossessarsi nuovamente di me.
Ma dovevo sapere. A quel punto, non avevo più nulla da perdere.
“Perché?”
“Perché il vecchio ha ragione. Ti stanno cercando purtroppo, e io non l’avevo capito.”
Sbarrai ancora gli occhi e mi sollevai dal letto, puntellando i gomiti sul materasso. La testa mi girava all’impazzata, ma volevo reagire, dovevo farlo. Avevo appena scoperto di non essere pazza.
“Ma tu non lo vedi, vero?” chiesi, lanciando un’occhiata esasperata all’anziano, che ora si trovava proprio alle spalle di Prudence.
Lei scosse la testa. “No. I miei poteri non sono così sviluppati. Ma ne percepisco la presenza e lo sento parlare. Ero qui fuori, in corridoio, quando lui ha cominciato a metterti sull’avviso. Non ho voluto interrompervi subito, perché prima volevo capire se quello che avevo iniziato a sospettare fosse vero. E così è stato.”
Provai una fitta atroce alla testa, mentre zia pronunciava quelle parole. Così, mi lasciai abbandonare nuovamente sul letto, portandomi una mano alla fronte. La ferita aveva iniziato a bruciare e non era piacevole da sentire.
“Devi dirmi tutto zia. Ho il diritto di sapere.”
Fissai Prudence che annuiva, pallida in volto.
“Tu sei la Medium più potente su questa terra” si inserì il vecchio, battendo una volta il bastone sul pavimento. “Ma ve ne é un altro di altrettanto potente, che cercherà di annientarti. Devi ucciderlo, non hai alternative!”
Zia si voltò di scatto e mosse ripetutamente una mano dinanzi a sé.
“Vattene vecchio! Sei solo portatore di sventura! Proteggerò io mia nipote! Tu non servi a nulla, se non a spaventarla senza motivo!”
Toc toc toc toc.
Il vecchio iniziò a battere il bastone sul pavimento senza tregua, mentre fissava zia con uno sguardo così crudele che iniziai davvero a temere che, in qualche modo assurdo, potesse farle del male.
“Vattene!” ordinò ancora lei, cercando di mantenere basso il tono della voce, per non creare altri allarmismi.
L’anziano, allora, digrignò i denti, sollevò il bastone, ci voltò le spalle e in pochi istanti abbandonò la stanza, senza girarsi neppure una volta.
Guardai zia, senza capire. Se non fosse stato per il sedativo, credo che, a quel punto, sarei davvero andata fuori di testa o, comunque, non avrei potuto evitare in nessun modo un bell’attacco di panico.
“Che significa tutto questo? Ti prego, dimmelo” chiesi, mentre la vista mi si annebbiava. “Chi è questo tizio che vuole prendere i miei poteri?”
Prudence mi sorrise e sollevò la mano destra per sfiorarmi una guancia, mentre il suo viso, e ogni oggetto nella stanza, iniziavano a sfocare inesorabilmente.
“Non devi preoccuparti Emy. Molte persone ti sono accanto per aiutarti.”
Scossi la testa, nell’assurdo tentativo di restare sveglia.
“Cosa?”
“Shhh… lo saprai presto. Ora cerca di riposare. Domattina ti riporteremo a casa e, allora, ti dirò tutto.”
“Zia…” provai a sussurrare ancora, ma capii subito che il mondo, ormai, aveva perso del tutto i suoi contorni. Così, senza più riuscire a reagire, mi lasciai andare e tutto divenne più facile e indolore.
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