La ragazza riaprì gli occhi, sdraiata in un letto enorme, tra soffici cuscini di piume e lenzuola di seta finemente ricamate d’oro. Nel ricordare l’orribile mostro che le era apparso poco prima di morire, si rese conto di essere prigioniera nel castello del drago e pianse tutte le sue lacrime, certa che lui l’avesse portata lì per divorarla.
Ad un tratto, benché non ci fosse nessuno con lei nella stanza, sentì una voce: era una voce incorporea, che esisteva soltanto nella sua mente.
«Non piangere, fanciulla» disse la voce. «Non devi avere paura, io non ti farò del male.»
La ragazza capì che a parlare era il drago stesso e rabbrividì, decisa a non dare ascolto alle infide parole del mostro. Lui era il male, pensò, e presto l’avrebbe mangiata.
I giorni passarono e la ragazza si rimise completamente, circondata da ogni premura e trattata come una vera regina. Nel castello non incontrò mai anima viva, ma ogni giorno sontuosi banchetti la attendevano nella sfarzosa sala da pranzo e intere stanze colme di abiti e gioielli principeschi erano a sua completa disposizione, insieme a ogni sorta di svaghi e passatempi. Appena desiderava una cosa, quella appariva come per magia, per sua totale gioia e diletto.
Ogni sera, quando si ritirava nella sua stanza, udiva la voce del drago, che le rivolgeva sempre la medesima preghiera.
«Ti scongiuro, fanciulla, salvami. Lascia che mi avvicini a te.»
Lei gli era grata per i suoi ricchi doni e le sue tante premure, e ormai si era quasi convinta che in fondo lui dicesse la verità e che davvero la sua intenzione non fosse quella di divorarla. Ma solo il ricordo delle enormi ali nere e dei suoi terribili occhi rosso sangue la riempiva di paura, al punto da indurla a rifiutare ogni volta la sua accorata richiesta.
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