Ai piedi della falesia su cui aveva iniziato ad arrampicare, Giordano non poté fare a meno di pensare, ancora una volta, che era tutto sbagliato.
Era una mattina splendida, il bosco attorno alle pareti respirava e stormiva; i suoni, l’odore, la luce che filtrava tra gli alberi e che illuminava le vette rendevano quel posto un luogo mistico, puro come il ragazzino che proprio lì aveva intrapreso la sfida di salire a mani nude sempre più in alto, solo lui, i suoi sogni e tutta la vita davanti. Cosa c’entrava lui con quel ragazzino?
Non avrebbe dovuto essere lì, e di certo non con la splendida donna che all’ingresso del sito stava guardando assorta la cartina con i percorsi possibili.
Aveva insistito lei per venire. Quando aveva aperto gli occhi quella mattina, Gioia era in piedi di fianco al letto già vestita per l’escursione.
Giordano aveva assecondato ogni richiesta. Si era lavato, vestito, aveva mangiato e poi era salito in auto, lato passeggero, per farsi portare lì.
Eccetto le indicazioni stradali, non avevano parlato. Giordano non sapeva cosa dire, non dopo tutto quello che le aveva detto e il modo in cui avevano fatto sesso la notte prima.
Con una punta di rammarico passò le dita sulla targhetta di ottone che segnava il percorso che avrebbe voluto fare, ma avevano dormito troppe poche ore per intraprendere un’arrampicata, sebbene non troppo impegnativa come quel 5b. Raggiunse Gioia con l’intenzione di convincerla a desistere, ma si ritrovò ad abbracciarla e affondare il naso nei lunghi capelli legati stretti in una coda di cavallo che le arrivava a metà schiena. Il ricordo di lei piegata sul tavolo, nuda, e quegli stessi capelli serrati nel suo pugno mentre, senza nessun freno inibitore, affondava nel suo corpo, lo colse di sorpresa scatenando una brama che non si era ancora sopita. Quel gran bastardo che era Giovanni Prezioso l’avrebbe volentieri rimessa nella stessa posizione, ma Giordano Torrani invece poggiò le labbra sul segno rosso che le aveva fatto e che ora la deturpava subito sotto il lobo dell’orecchio; il brivido che le increspò la pelle sostituì il senso di colpa con quello del possesso.
Gioia accolse l’abbraccio e si accoccolò contro di lui con un sospiro sorpreso. La fiducia di quel gesto infranse definitivamente la corazza che si era costruito attorno per poter resistere nel mondo dei Sulace, lì, con quella donna tra le braccia, non gli serviva; lì, poteva scoprire se c’era ancora qualcosa di quel giovane che osservava la gente arrampicare i multitiri e desiderava una ragazza che facesse coppia con lui.
«Potremmo fare questa Via» disse Gioia indicando un percorso di difficoltà 7a molto spettacolare.
«Troppa difficoltà.»
«Non stai dicendo che non ti fidi delle mie capacità, vero?» domandò diffidente.
Giordano ricordava quel cipiglio, era lo stesso che aveva avuto subito prima di stendere Minetti ai suoi piedi.
«Parlo per me» chiarì, «è molto che non arrampico.»
«Sei stato un bravissimo atleta, facciamolo.»
Capitolò. «No. Facciamo questo» propose, indicando invece il 5b che aveva notato prima. «Sono solo cinque tiri. Faccio io da primo.»
Lei girò il viso per guardarlo. «Non esiste, saliamo assieme e lo facciamo a tiri alternati.»
Giordano la scrutò dubbioso. A guardarla sembrava più adatta a un set fotografico che non a scalare a mani nude una parete di roccia verticale eppure le dita che gli stavano accarezzando gli avambracci erano ruvide e gli provocavano spasmi di desiderio nel corpo già teso. «Da quanto hai detto che arrampichi?»
«Fidati di me» gli rispose guardandolo con i suoi caldi occhi castani. In quello sguardo c’era tutto quello che un uomo sano di mente e di corpo poteva desiderare, si arrese.
«Ok. Tiri alternati.»
Il volto di Gioia si illuminò di un sorriso contagioso e Giordano chinò il capo fino a sfiorare le labbra rosa e invitanti.
«Saprò ricompensare la tua fiducia» mormorò lei provocando un altro lampo di desiderio che gli scosse i lombi.
«Sentiamo: come?»
Gioia si contorse abbastanza da mettergli un braccio dietro al collo per fargli annullare la distanza tra le loro labbra. «Ti piacerà, fidati.»
La baciò piano, assaporandola come un assetato giunto alla più fresca delle sorgenti. Lei sapeva di primavera e sole, di miele e cioccolato fondente. Si costrinse a interrompere il bacio prima di trascinarla davvero da qualche parte e commettere atti osceni in luogo pubblico.
Afferrò il borsone con le corde e tutta l’attrezzatura. «Andiamo, prima che arrivi qualcuno e ci freghi la Via. È un percorso gettonato da fare in coppia.»
«L’hai già fatto?» gli chiese mentre risvegliavano i muscoli con qualche esercizio di riscaldamento e un po’ di stretching.
«No. È la prima volta, ma ho sempre desiderato farlo.»
Indossarono le imbragature controllando l’un l’altra che sicurezze e moschettoni fossero a posto; concordarono il percorso e i segnali da utilizzare durante la salita infine prepararono le corde e Giordano iniziò l’ascesa.
I primi tre metri si sentì impacciato dato che era tantissimo tempo che non praticava, ma poi, man mano che ripeteva i gesti consueti per farsi dare corda o per asciugare il sudore delle mani tuffandole nella magnesite, prese sicurezza e ritrovò tutte le sensazioni che amava: il contatto con la roccia, il brivido di pericolo ad ogni movimento, l’eccitazione ad ogni slancio riuscito e la soddisfazione per aver individuato subito la strada migliore per progredire verso l’alto senza intoppi. Quando raggiunse la prima sosta era già padrone di sé e delle tecniche metabolizzate decenni prima, saggiò la sicurezza del chiodo conficcato nella roccia poi assicurò la corda e si godette la sensazione di essere sospeso nel vuoto, come se gli ultimi cinque anni non fossero mai passati, come se fosse ancora quell’uomo che si sentiva invincibile, forte della certezza che la giustizia e il bene avrebbero prevalso sul male e l’illegalità, quell’uomo che aveva la coscienza immacolata e non conosceva ancora i Sulace.
«Giò! Tutto ok?»
Giordano guardò giù: quindici metri più in basso, Gioia lo stava osservando in attesa che le desse il via libera a salire. Ricontrollò tutti i nodi, i moschettoni del rinvio per il prossimo tiro e le sicurezze per la progressione: da questi ultimi dipendeva la sicurezza di Gioia nella salita, se lei avesse sbagliato qualcosa stava a lui non farla precipitare.
«Giò?»
Ok. Si guardò le mani: erano ferme. Espirò. «Molla tutto! Vieni!»
Appena Gioia iniziò a salire, il livello di adrenalina di Giordano schizzò alle stelle, fino a quel momento una parte di lui era convinta che si sarebbe tirata indietro ammettendo di non saper arrampicare, invece dovette ricredersi. La vide approcciare la parete con una buona tecnica anche se perfettibile, seguì metodica la sua stessa via anche se qualche progressione le riuscì difficile a causa della differenza di corporatura e forza che c’era tra loro. Con la mano sinistra Giordano stringeva il dispositivo bloccante a secchiello che avrebbe azionato se lei avesse perso la presa e con la destra si preoccupava di tenere in tensione la corda in modo che Gioia potesse fare i recuperi e salire senza impicci e senza sentirsi tirare. Erano tutte cose che aveva fatto centinaia di volte con altri compagni, i movimenti erano automatici e li eseguiva quasi soprappensiero… quasi. Questa volta dall’altra parte della corda non c’era una persona qualsiasi, il solo pensiero che ci fosse differenza tra il valore di una vita o di un'altra era orribile, però era così. Guarda in faccia alla realtà: se lei dovesse farsi male per causa tua… No! Non si sarebbe fatta male, non era un’alternativa. Stava ancora ragionando cupo su quale follia avessero intrapreso quando Gioia lo raggiunse in sosta.
«Ehi!» l’apostrofò. «Come sono andata?» chiese mentre, con perfetta padronanza, assicurava il cordino e si metteva in sicurezza per scambiare i materiali di tiro.
«Bene.»
«Tutto qui? Bene?» l’incalzò con un sorriso abbagliante.
«Vuoi continuare la salita o sei a caccia di complimenti?»
Lei si incupì. «Sinceramente? Lo so che credevi che non sapessi arrampicare: mi merito le tue scuse se proprio non sai spiccicare un brava!»
«È stato un errore coinvolgerti.»
Gioia fissò gli occhi trasparenti di Giordano con il cuore che andava a mille e non per effetto dello sforzo fisico appena concluso, per quello era allenata, ma per l’impegno emotivo no: quella dichiarazione non riguardava l’arrampicata, ma il loro rapporto.
«Non è qualcosa che abbiamo deciso, è successo. Ora siamo qui: vuoi mollare tutto e rinunciare o continuiamo insieme, fidandoci uno dell’altra?»
«Vuoi davvero mettere la tua vita in queste mani?» chiese mostrandogliele, la destra tremava leggermente e Gioia si affrettò a intrecciarla alla sua.
«Sì. Da cinque anni fa a… per sempre.»
«Sempre è tanto tempo» mormorò Giordano osservando i loro palmi uniti e le dita che Gioia premeva sulle sue nocche. Non gli avrebbe permesso di allontanarla, non ora che si era aperto su tutto, lui era stato il suo pensiero fisso anche quando avevano troncato ogni rapporto e sarebbe stato sempre così: lo amava.
«Non sono una che fa compromessi. E tu?»
I suoi incredibili occhi si fissarono in quelli di Gioia togliendole il fiato, erano lo specchio di una tempesta emotiva che era iniziata la sera prima e che si era solo parzialmente sfogata. Attese con il cuore in gola la decisione definitiva, consapevole che Giordano Torrani non era uomo che si potesse smuovere dalle sue convinzioni più di quanto si potesse spostare la falesia a cui erano aggrappati.
«Nemmeno io» rispose ricambiando la stretta. «Sicura che vuoi fare il prossimo tiro da primo?»
«Sicurissima. Guarda e impara» ribatté strizzando un occhio e mimando un bacio per nascondere il sollievo commosso che provava.
Salì in preda all’euforia: Giordano le stava dando una possibilità e lei avrebbe fatto di tutto per sfruttarla.
La risata partì dalle viscere più interne, martellò il diaframma e poi rimase incastrata lì mentre osservava la progressione di Gioia verso l’alto, il malessere che aveva provato nel tratto precedente decuplicò.
Il primo di una cordata era quello che correva i rischi maggiori in caso di caduta, tutto dipendeva dalla frequenza e solidità dei rinvii e, ovviamente, anche dalla reazione del compagno assicuratore: lui, in questo caso. Non era certo la prima volta che svolgeva quel ruolo, ma lo era con Gioia e le emozioni che provava erano potenti e destabilizzanti.
Se avesse mancato un appiglio? Se i rinvii non avessero frenato la caduta? Se non fosse stato abbastanza pronto a recuperare corda?
Eppure, osservandola dal basso, si rese conto di quanto fosse portata per quello sport. Giordano amava l’arrampicata sportiva per un sacco di motivi, e uno di questi era che permetteva di allenare non solo la potenza del muscolo, ma anche la sua flessibilità e adattabilità.
«Cristo» esclamò quando la vide saggiare gli appigli dei piedi con le gambe quasi in spaccata prima di traslare in orizzontale verso il punto sosta.
«Molla tutto! Vieni!» gridò Gioia dopo un po’.
Giordano espirò tutto il fiato che aveva trattenuto mentre lei si assicurava alla roccia. Si avviò bruciando il tiro e recuperando corda e rinvii nella metà del tempo che aveva impiegato Gioia: voleva solo arrivare in cima e farla finita, non era sicuro di riuscire a sostenere ancora per molto l’adrenalina della situazione per non parlare dell’impulso sessuale che il corpo di Gioia gli procurava ogni volta che vedeva i muscoli contrarsi prima dello slancio o come l’imbragatura le fasciava i glutei.
Arrampicare con Giordano era senza dubbio l’esperienza sportiva più esaltante che avesse fatto; certo, avevano concordato segnali standard, ma spesso si accorgeva di avere già tutta la corda che le serviva, se aveva dubbi circa il percorso da seguire, le bastava guardare le tracce di magnesite che lui aveva lasciato e la progressione diventava chiara.
Aveva iniziato in palestra, tanto per sentirsi vicina a lui e poter condividere qualcosa anche se non si vedevano e sentivano, ma era stata una vera rivelazione: amore a prima prova, come con lui del resto. Le era bastato un bacio per capire che ne voleva ancora e che non le sarebbero mai interessati altri uomini e non era un caso se un uomo così eccezionale praticasse uno sport altrettanto straordinario.
Nulla a che fare con l’Aerobica, lo sport praticato durante gli anni della scuola superiore e che era stato scelto da sua madre perché impegnava poco tempo permettendole di mantenere una buona forma fisica e sviluppare la coordinazione apprezzata nel mondo dei concorsi di bellezza e agenzie di modelle.
La bile provocata dal ricordo la innervosì e decise di prendersi qualche istante per calmarsi prima del prossimo slancio, quello era il terzo tiro e cominciava a essere stanca perciò doveva ponderare bene i movimenti. Sentì la corda tendersi così guardò verso l’alto: Giordano aveva capito che qualcosa non andava e aveva aumentato la tensione per tenerla e scongiurare una caduta. Gli sorrise per tranquillizzarlo. Era assicurato alla parete, dopo restava solo un altro tiro che avrebbe portato all’ultima sosta da cui si sarebbero calati a terra.
L’ultimo passaggio, anche se era quasi del tutto in orizzontale era il più difficile ed era quello che rendeva la via un 5b. La catena era posizionata a sbalzo sul precipizio e sarebbero stati letteralmente seduti nel vuoto.
«Sei stanca. Vado io» affermò non appena Gioia arrivò in sosta. Si preparò a imporsi, ma lei lo sorprese annuendo, doveva davvero essere esausta. «Puoi calarti anche da qui, se vuoi.»
«Cosa? Non esiste. Non si arriva a passo dall’obiettivo per tornare indietro.»
Giordano la guardò colpito. «Hai ragione.»
«Certo che ho ra…» si interruppe cambiando espressione: no, credere che ci fosse una sorta di connessione tra loro, non era un’idiozia, era forse incredibile, ma i loro pensieri erano sempre sintonizzati. «Stai parlando della Via, vero?»
«Ti aspetto in catena» ribatté laconico.
«Giò…»
«Controllerò che gli spit siano saldi.»
«… Cosa intendevi?»
«Non iniziare il tiro fintanto che non sei riposata. Ok?»
«Giordano!»
«Gioia» ammiccò in risposta, «guarda e impara.»
La lasciò alla sosta intraprendendo l’ultimo tratto. Si trattava di una progressione orizzontale, i primi passaggi erano semplici con ottimi appoggi: la punta delle scarpe si incuneava bene nella fessura e le mani trovavano buoni appigli anche senza l’utilizzo della magnesite, ma dopo cinque metri la parete cominciava a inclinare creando uno strapiombo sempre più deciso, per progredire occorreva padroneggiare bene le tecniche di base, ma c’erano due passaggi che potevano essere superati solo con una perfetta lolotte o comunque usando il bilanciamento di gambe esterno, il che significava restare appesi alla parete solo con le braccia e un unico punto di appoggio inferiore. Era anche importante impiegare meno tempo possibile per percorrere i quindici metri fino alla sosta, arrampicare in strapiombo richiedeva un intenso uso delle braccia e una perfetta percezione del baricentro corporeo anche nelle posizioni più estreme. Perdere la presa significava quasi certamente precipitare perché i rinvii di sicurezza si sarebbero trovati a dover sostenere non solo il carico del peso, ma anche l’accelerazione gravitazionale verso il basso: una cosa da evitare nel modo più assoluto.
Quando arrivò in catena, nonostante avesse controllato tutti gli spit, Giordano era ansioso.
Gioia si era comportata benissimo fino a quel momento, ma il passaggio che stava per compiere non era così banale, soprattutto se era stanca, inoltre la posizione dell’ultima sosta, quella dove si trovava ora Giordano, non era ottimale per frenare un’eventuale caduta. Decise di fare un ancoraggio in più alla roccia per poter aver corda e fare da contrappeso in caso di bisogno.
Ricontrollò tutti i nodi due volte e i passaggi nella piastrina di sicurezza.
Ok. «Molla tutto e vieni!»
Regolò la respirazione e guardò Gioia intraprendere il tiro. Stava tenendo un‘ottima posizione e aveva un buon ritmo per cui arrivò presto all’inclinazione. Vide che studiava i potenziali appigli, osservando le tracce di magnesite che aveva lasciato Giordano. Le diede corda nell’attimo stesso in cui staccò la mano dalla roccia per compiere il gesto di agganciarsi al rinvio, trattenne il fiato quando eseguì la prima lolotte… perfetta. Gioia era in baricentro, con le braccia tese, le gambe piegate e il bacino che rasentava la roccia, la vide traslare il piede da un appiglio all’altro, come aveva appena fatto Giordano, solo che il piede destro non era abbastanza ruotato in esterno Giordano aprì la bocca per dirglielo, ma lei si mosse e perse la presa.
Cristo!
Tirò la corda assicuratrice mettendo in tensione l’imbrago e alleggerendo così il carico sull’ultimo rinvio che ora fungeva da terzo vertice del triangolo. Gioia era appesa a sbalzo sul baratro con sole tre dita e la punta di un piede a salvarla dal precipitare.
Stava per dirle di usare la gamba come bilanciamento esterno quando lei eseguì la manovra mettendosi di nuovo in posizione sicura, abbarbicata alla roccia come un ragno.
Ultima torsione e fu da lui in sosta, sorridente e soddisfatta come se non avesse appena rischiato di sfracellarsi a terra.
«Evviva! La mia prima arrampicata in Falesia» esultò assicurandosi alla catena. Cosa? «Ce l’ho fatta!»
«A farmi incazzare?» Rilanciò Giordano che aveva perso tutto il sangue freddo che credeva di avere. «Sì, decisamente, sì.»
«Che ti prende?»
«Cosa mi prende? Hai detto che eri esperta!»
«Lo sono.»
«In palestra, forse!»
«Be’, me la sono cavata bene. No?»
Avrebbe voluto dire di no, ma non sarebbe stato vero. «Questa è stata l’ultima volta che vieni in Falesia con me!»
«Stai scherzando? Io voglio andare con te sul Sergent.»
Il Sergent nello Yosemite Park? La mitica parete, sogno proibito di ogni scalatore compreso il suo? «Sei pazza!»
«Sì. Di questo sport e di te.»
Qualunque cosa Giordano stesse per dirle, gli uscì di mente non appena lei ebbe pronunciato quelle parole. Allungò una mano e le afferrò la nuca tirandola verso di sé. La catena gemette, i caschi cozzarono l’uno contro l’altro, ma riuscì a inclinarla in modo da baciarla in bocca.
Gioia aprì le labbra e lo loro lingue di scontrarono per poi attorcigliarsi in una danza furiosa. Non si capiva chi stesse punendo chi.
Udirono dei fischi acuti provenienti da terra.
Si staccarono e guardarono giù. Alcuni alpinisti stavano applaudendo e probabilmente anche facendo apprezzamenti scurrili.
«Ci caliamo?»
Giordano annuì. «Corda doppia così facciamo prima.»
«Perché tanta fretta?» chiese maliziosa.
«Vedrai.»
La osservò eseguire la manovra di discesa in modo impeccabile, doveva ammetterlo: era brava, anche prima, quando aveva pensato che avesse perso il controllo, in realtà non era così. Gioia aveva sempre saputo cosa fare e quando farlo, magari non avevano la stessa visione, ma tra alpinisti era normale: o ci si ammirava o ci si criticava a vicenda.
Appena Gioia ebbe recuperato la corda, Giordano lanciò la sua e si preparò a scendere, ristette però un attimo ancora appeso alla catena, seduto nel vuoto a cinquanta metri d’altezza, solo. Si sentì di nuovo se stesso e prese una decisione.
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