IL MARCHIO DEL DIAVOLO
Capitolo 4 di 8

Scritto il 24/06/2026
da LAURA GAY


Alex si rigirò per l’ennesima volta sul giaciglio improvvisato. Il fruscio della paglia sotto di sé era insopportabile, ma non abbastanza da coprire il tumulto dei suoi pensieri. Sbuffò, piegando un braccio sotto la testa, lo sguardo fisso sulle travi scure del soffitto, illuminate dalla luce tremolante della lampada a gas.

Dormire era fuori discussione.

Non con tutto quello che gli ronzava nella testa.

Con un gesto seccato infilò una mano nella tasca della felpa e tirò fuori il telefono. Lo sbloccò e lo schermo si illuminò nel buio.

Nessun segnale.

Strinse la mascella.

Avrebbe dovuto aspettarselo. In quel mondo di selvaggi fuori dal tempo non esistevano ripetitori, antenne o qualsiasi altra cosa che potesse connetterlo col resto del pianeta.

Era tagliato fuori da tutto ciò che finora aveva avuto un senso per lui. Intrappolato in una vita che non riusciva a comprendere fino in fondo.

Eppure non era quello il motivo per cui non riusciva a chiudere occhio. Il pensiero di Nina, chiaro e irritante, gli piombò addosso come una secchiata d’acqua gelida.

Nina con le guance arrossate. Tra le sue braccia. Le labbra morbide premute contro le sue, il respiro spezzato nella penombra della capanna.

Alex chiuse gli occhi.

Non era da lui lasciarsi trascinare da cose del genere. Se n’era sempre fregato delle ragazze, le usava per il suo esclusivo divertimento, dopodiché tanti saluti.

Nina invece gli era rimasta dentro.

Il ricordo di quel bacio lo tormentava con ostinazione crudele. Il sapore delle sue labbra, il calore del suo corpo contro il proprio. La lieve esitazione che aveva provato prima di cedere.

Aveva capito subito che non aveva mai baciato prima di allora. E questo, stranamente, lo aveva acceso come una miccia.

Merda.

Con un moto improvviso di rabbia, scagliò il telefono contro la parete di legno. L’oggetto colpì le assi e ricadde sulla paglia. Alex restò a fissarlo per un attimo, poi si alzò di scatto.

Aveva troppa energia compressa, intrappolata tra stomaco e cuore. Troppa frustrazione. Iniziò a percorrere il soppalco a passi nervosi, avanti e indietro, le travi del pavimento che gemevano sotto il suo peso.

Si fermò davanti alla piccola finestra, appoggiò la mano alla parete e guardò fuori. La notte era buia, quasi soffocante. Grossi nuvoloni neri coprivano il cielo, oscurando la luna e le stelle. L’aria sapeva di pioggia imminente.

Poi notò una luce.

Giù in cortile, una lampada oscillava lievemente nel vento. Nina era in compagnia di un ragazzo, e non uno qualunque. Riconobbe la sagoma di Jacob.

Alex strinse gli occhi e chiuse le mani a pugno.

I due parlavano fitto, troppo vicini per i suoi gusti, ma lontani a sufficienza perché lui potesse cogliere le loro parole.

Una fitta improvvisa gli torse lo stomaco.

Violenta.

Sgradevole.

Che diavolo gli importava? Si disse.

Eppure non riusciva a staccare lo sguardo. Rimase lì, immobile, a osservare ogni movimento di Nina. Il modo in cui inclinava il viso o risistemava una ciocca di capelli mossa dal vento.

Qualcosa in lui si tese, fino ad esplodergli dentro.

Infine Jacob si allontanò e Nina rimase sola nel cortile per un istante, come immersa nei suoi pensieri. La vide voltarsi verso il granaio, e il cuore di Alex accelerò. Un attimo dopo il cigolio del battente ruppe il silenzio della notte.

«Alex?» chiamò la voce cristallina della ragazza.

Lui non rispose.

Non perché non volesse, ma perché all’improvviso non si fidava della propria voce.

Passarono pochi secondi, poi sentì la scala a pioli scricchiolare. Alex trattenne il respiro. Capì che stava salendo, e il suo cuore riprese a correre.

Il legno scricchiolò ancora, infine Nina apparve nel suo campo visivo con indosso una maglia di lana chiaramente troppo grande per lei – almeno due taglie in più – che le scivolava morbida addosso fino a sfiorarle le ginocchia nude. I capelli erano spettinati, sciolti sulle spalle come fili di seta, e nel buio i suoi occhi sembravano due fari spalancati su di lui.

Per un istante Alex dimenticò persino il proprio nome.

Aveva pensato che Nina fosse carina.

Si era sbagliato.

Era incredibilmente bella.

Sentì la saliva incastrarglisi in gola e deglutì a vuoto, cercando di ricomporsi prima che il suo nervosismo apparisse troppo evidente.

«Che ci fai qui?».

Il tono gli uscì più secco di quanto intendesse.

Nina spostò il peso da un piede all’altro, stringendo la lampada a gas come se fosse un appiglio. Anche lei appariva nervosa.

«Volevo solo controllare che fosse tutto a posto», rispose piano. «Che non avessi bisogno di nulla».

Alex serrò la mascella.

L’immagine di lei nel cortile con Jacob gli era rimasta incastrata sottopelle come una scheggia arrugginita.

«È tutto a posto», tagliò corto. «Non mi serve niente».

Nina non si mosse.

Inclinò la testa, osservandolo. E con quello sguardo limpido e penetrante, ad Alex sembrò che riuscisse a vedere oltre la facciata. Oltre il sarcasmo e la durezza.

Quasi fin dentro l’anima.

«E allora perché non dormi?».

La domanda lo colpì in pieno, destabilizzandolo. Per un istante non seppe cosa rispondere.

Cosa poteva dirle?

Che non riusciva a togliersi dalla testa il suo viso? Il suo sapore? Il modo il cui il suo corpo aveva reagito al bacio?

Era fuori discussione.

Perciò si aggrappò alla prima cosa che gli venne in mente.

«Tu, piuttosto… Cosa facevi giù di sotto con Jacob?».

Le sue guance si colorarono all’istante, e il rossore le salì fino alle orecchie. Alex lo notò con una precisione quasi crudele.

«Lui… è passato a scusarsi», spiegò Nina, abbassando lo sguardo. «Si è reso conto di aver esagerato, oggi».

Alex fece un verso stizzito.

«Certo».

Nina alzò di nuovo gli occhi su di lui, sorpresa dal tono.

«Che intendi dire?»

«È evidente che lui ci sta provando con te».

Nina arrossì più di prima, questa volta non solo per imbarazzo. Si intuiva che era arrabbiata.

«Alex…».

«Che c’è? Non sono cieco, okay?».

Lei fece un passo avanti, gli occhi fissi nei suoi.

«Te l’ho già spiegato. Jacob non mi interessa».

Alex ricambiò il suo sguardo col cuore che sembrava esplodergli tra le costole. Perché il problema non era Jacob. Il problema era capire chi le interessasse davvero. E in quel momento, nel silenzio del granaio, cominciò a sperare di conoscere la risposta.

Per un lungo istante Nina non aggiunse altro.

Si portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio con un gesto nervoso, quasi involontario. Le dita le tremarono appena.

Alex seguì quel movimento con lo sguardo. La vide affondare i denti bianchissimi nel labbro inferiore, come se stesse cercando il coraggio da qualche parte dentro di sé.

Quando parlò, la sua voce fu poco più di un soffio.

«A me… piaci tu».

Le parole frantumarono il silenzio del granaio, come scintille sulla paglia secca. Nina abbassò immediatamente lo sguardo, fissandosi la punta delle scarpe, le guance in fiamme.

Per un secondo Alex rimase immobile. Il cuore prese a battergli così forte che quasi gli fece male. La frase di Nina spazzò via tutto.

Il fastidio.

La gelosia.

La rabbia contro se stesso.

Non c’era più motivo di fingere. Fece un passo verso di lei, poi un altro. Accorciò la distanza. Con una lentezza quasi reverente, sollevò una mano e le sfiorò il mento col pollice, costringendola dolcemente ad alzare il viso.

Quando i loro occhi si incontrarono, qualcosa dentro di lui cedette.

«Anche tu mi piaci», confessò a bassa voce.

Per la prima volta dopo tanto tempo, Alex non sentì la necessità di nascondersi dietro il sarcasmo.

Non con lei.

Non adesso.

Il suo sguardo scivolò sulle sue labbra color rosso fragola.

«Posso baciarti?».

Nina annuì, e quel piccolo gesto bastò a incendiarlo.

Alex si chinò su di lei, le loro labbra si incontrarono. Stavolta non vi fu esitazione. Il bacio fu immediato, profondo, carico di tutto ciò che entrambi avevano trattenuto fino a quel momento. Il sapore di Nina gli esplose addosso procurandogli le vertigini.

Una bomba atomica nello stomaco.

La sua lingua calda sfiorò la propria. Dolce come il miele. Una combinazione pericolosamente perfetta.

Alex la avvicinò a sé, la strinse. Le mani di lei si aggrapparono alla sua felpa e la fame aumentò, diventando bisogno. Le dita scivolarono sui suoi fianchi, mentre continuava a baciarla fino a non avere più fiato.

Il cuore gli martellava nel petto come uno strumento a percussione.

Tu-tum. Tu-tum.

Ogni pensiero si dissolse. Restarono solo lei, il suo respiro affrettato, il modo in cui le labbra rispondevano alle proprie.

La sensazione di averla finalmente vicina senza barriere lo inebriò.

Alex avanzò di un passo, guidandola senza fretta, ma senza darle modo di sottrarsi. Nina indietreggiò finché il bordo del giaciglio di paglia non le sfiorò le gambe.

Il mondo sembrò inclinarsi.

Con il fiato corto e il desiderio che gli scorreva sottopelle, Alex le strappò la lampada di mano per gettarla a terra, poi la sospinse su quel letto improvvisato. La paglia frusciò sotto il loro peso; lui rimase sopra di lei, il viso a pochi centimetri da quello di Nina. Il respiro che si mescolava al suo.

E in quel momento capì che non poteva più fingere che lei fosse un problema da risolvere. Era molto più di questo.

Gli era diventata necessaria.

Qualcosa di pericolosamente simile al bisogno.

La baciò ancora e ancora, perdendosi nelle sensazioni che lei gli suscitava. La stava ancora baciando, quando fuori il cielo cedette. La pioggia iniziò a scrosciare sul tetto di paglia. Fitta. Quasi violenta. Un istante dopo, un tuono squarciò la notte e il boato fece vibrare le travi del granaio.

Nina sussultò tra le sue braccia.

Lui avvertì il suo tremito involontario, il modo in cui le dita si strinsero istintivamente sulla sua felpa. Abbassò lo sguardo su di lei, i capelli sparsi sulla paglia, gli occhi ancora accesi di quel fuoco che li aveva divorati entrambi.

Alex le sfiorò una guancia col dorso della mano, in un gesto sorprendentemente dolce per uno come lui. Fuori infuriava la tempesta, e lì dentro il silenzio sembrava ancora più denso.

«Ehi», le disse in un tono basso, rassicurante. «Sei con me, non devi temere nulla».

Un altro tuono esplose in lontananza, più cupo e terrificante del primo.

Lui le passò una mano tra i capelli, accarezzandole lentamente la nuca.

«Sei al sicuro, fidati».

Le parole gli uscirono naturali, istintive. Come se proteggerla fosse diventata la cosa più ovvia del mondo.

Vide Nina rilassarsi sotto di lui, il respiro ancora veloce ma più tranquillo. Gli si strinse addosso, e il cuore di Alex perse un battito. Provò una sensazione nuova. Calda, quasi feroce. Sentì il bisogno di averla vicina. Di essere per lei quel riparo che il mondo non le aveva mai concesso.

Poi lo sguardo tornò sulle sue labbra.

Rosse.

Gonfie.

Invitanti.

Mentre il temporale infuriava martellando il tetto e il vento faceva gemere le assi del granaio, Alex si chinò di nuovo su di lei. La baciò lentamente, come se volesse assaporare ogni istante. Ogni respiro. Ogni fremito di Nina tra le sue braccia.

Fuori il cielo era squarciato dai lampi, ma il vero fuoco era lì dentro.

Cominciava a fare caldo, in effetti.

Troppo.

Alex si sollevò sulle ginocchia. Si sfilò la felpa dalla testa, restando a torso nudo. Vide Nina sgranare gli occhi e fissarlo, a metà tra l’imbarazzo e la fame.

Rise piano.

«Puoi toccarmi, se vuoi».

«Davvero?». La vide mordersi piano il labbro.

«Puoi farmi tutto quello che vuoi, principessa».

Nina esitò, ma poi prese coraggio e allungò una mano verso di lui. Gli sfiorò il petto con dita leggere come piume.

Un brivido scosse Alex dalla testa ai piedi, senza volere si lasciò sfuggire un sibilo.

«Ti ho fatto male?». Nina si fermò. Una ruga le si formò sulla fronte.

Lui non seppe se imprecare perché aveva interrotto il contatto, o ridere per la sua espressione comica. Optò per la verità.

«Niente affatto. È che mi piace sentire le tue mani addosso». Fece una piccola pausa per guardarla. «Dio, Nina… mi fai impazzire».

Lei arrossì.

Riprese ad accarezzarlo piano, saggiando i suoi muscoli. Lasciò scorrere le dita sui tatuaggi, seguendo i contorni del serpente a tre teste come se lo stesse venerando.

Il fiato gli si spezzò.

Chiuse gli occhi.

«Dio, non smettere».

Lei non rispose, ma proseguì la sua lenta esplorazione accarezzandogli la pancia. Si fermò solo quando raggiunse la fibbia dei pantaloni. Alex la vide arrossire di nuovo, violentemente. I denti affondarono nel labbro.

Senza pensarci, lui si slacciò la cintura e la tolse, lanciandola via. Aggredì i bottoni dei jeans con un’impazienza mai provata prima, tirò giù la zip, gli occhi ancora incollati a quelli di lei. Così grandi, così fiduciosi, che faceva male a guardarli.

Alex impugnò la propria erezione che pulsava, la tirò fuori e attese. Aveva tutti i muscoli in tensione, la fronte imperlata di sudore dalla voglia che aveva di sentire le mani di lei addosso.

Timidamente, Nina si protese verso di lui.

«Posso?».

Alex trattenne il respiro, la voce gli uscì incredibilmente bassa e roca.

«Te l’ho già detto, principessa. Puoi farmi tutto quello che vuoi. Stanotte sono tuo».

«Solo stanotte?».

«Temo che una notte sia tutto ciò che ci è concesso. Molto probabilmente domani verrò cacciato via da qui. Non ci rivedremo più».

«Non puoi saperlo con certezza».

Alex sospirò.

«Fidati, dolcezza. Nessuno mi sopporta in questo posto. Il Consiglio mi sbatterà fuori in un nanosecondo».

«Quindi ci resta solo questa notte?».

Lui non rispose. Rimase a fissarla mentre gli prendeva l’uccello in mano con la curiosità di chi non ne ha mai visto uno così da vicino.

Si sarebbe messo di nuovo a ridere, non fosse stato per il piacere devastante che il tocco di lei gli provocò. Il cuore gli schizzò in gola con la potenza di un missile; il cazzo era così dannatamente duro da fargli male.

D’stinto posò una mano su quella di lei. Era così minuscola che quasi spariva nella sua.

Le mostrò come muoverla. Come farlo godere.

E fin da subito capì che Nina imparava in fretta.

Molto in fretta.

Alex strinse i denti. «Se continui così, mi farai venire subito».

Lei riportò gli occhi nei suoi, sbatté le palpebre.

«E questo è un male?».

Stavolta rise davvero.

«Dipende se vuoi farlo durare».

«Oh».

La sua inesperienza lo eccitava più di un bocchino fatto da una puttana. Ebbe la certezza che – se anche fosse venuto – con lei non sarebbe stato un problema eccitarsi di nuovo. Alex non aveva mai provato niente di simile in vita sua.

Chiuse gli occhi, mentre Nina lasciava scorrere la mano sul suo cazzo, dalla base alla punta e viceversa.

E ogni altra cosa si dissolse intorno a lui. Il mondo intero si ridusse a quel giaciglio di paglia, ai suoi gemiti disperati, al bisogno che aveva di lei.

Ormai, ne era certo: Nina non gli sarebbe mai bastata.

Mai.

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