SPOSA PER UNA NOTTE
Capitolo 1 di 22

Scritto il 03/06/2026
da BARBARA RIBONI


Il silenzio riempiva la stanza buia e sembrava accarezzare con timore le flebili luci che si irradiavano dalle fiaccole poste sui muri, e dai lampadari a candele che calavano dal soffitto.

La pietra grigia della zona più vasta del castello di Glenrock rifletteva le ombre tremolanti di tre persone, sedute a un grande tavolo di quercia e intente a parlare.

«Vostro figlio ha subito un grave trauma cadendo da cavallo. Ha rotto entrambe le gambe ed è rimasto schiacciato dal peso del destriero. Le ossa sono state tutte riposizionate, ma è quello che non posso vedere a preoccuparmi di più» ammise il medico, abbassando il capo. «Credo che le lesioni dentro al suo corpo siano troppo gravi e la febbre che l’ha colto, lo abbia indebolito al punto da non lasciargli speranza.»

L’uomo si fermò per lasciare il tempo al suo Signore di comprendere ciò che gli stava dicendo.

Il vecchio barone restava muto e non dava cenno di aver recepito ciò che lui faticosamente cercava di fargli capire.

Sedeva curvo con la schiena rivolta all’enorme camino e l’alone arancio che lo illuminava da dietro sembrava ridonare alla sua chioma canuta il rosso fulgore di fuoco della sua giovinezza.

Connor MacLellan era il barone di quelle terre da lunghissimo tempo e ormai da qualche anno aspettava con serena accettazione il momento in cui avrebbe potuto riabbracciare la sua adorata moglie nell’aldilà.

Aveva amato in tarda età e, forse per quello, con un’intensità terrificante.

Aileen era una fanciulla molto più giovane di lui, con i capelli chiari come il grano e il viso dolce di un angelo, che aveva trovato la felicità tra le braccia di un uomo con il doppio dei suoi anni.

Il cielo li aveva benedetti con un solo figlio maschio dopo quattro lunghi anni di attesa, ma erano stati molto felici finché lei, in un rigido inverno di molti anni prima, era morta di febbre lasciandolo solo e disperato, con un figlio di cinque anni da crescere.

Ora, quell’uomo che la gente dichiarava dotto e in grado di curare il male, quell’uomo che avrebbe dovuto salvare suo figlio, gli stava dicendo che non sarebbe sopravvissuto.

«Sono spiacente, mio Signore, ma non c’è altro che io possa fare per vostro figlio» disse alla fine chinando il capo e distogliendo lo sguardo dal vecchio Lord.

«No,» intervenne il terzo uomo, seduto accanto al barone, che era rimasto zitto fino a quel momento «ci deve pur essere qualcos’altro da tentare.»

«Taci Craig!» tuonò il barone interrompendo il suo fedele servitore. «Quanto?» chiese poi con un filo di voce come se temesse di non trovarla in fondo al petto.

Il medico trasse un profondo respiro e poi rispose schiarendosi prima la gola.

«È difficile dirlo… qualche ora, forse un paio di giorni. Il Padre Eterno lo deciderà.»

Il vecchio barone a quelle parole ebbe un moto di rabbia che sembrò dargli nuova energia.

«Questo nostro Dio è esigente nel riscuotere i suoi crediti» considerò passandosi una mano sugli occhi, come se potesse cambiare la realtà relegando il dolore dietro a essi. «Nel corso della vita mi ha dato tanto, per poi riprendersi indietro tutto.»

«Mi dispiace, mio Lord,» ripeté il medico alzandosi per congedarsi «i disegni del Signore sono spesso incomprensibili all’animo umano.»

Il vecchio barone lo fissò un lungo momento e poi fece segno al suo servitore di provvedere al compenso del dottore.

Rimasto solo, con fatica si girò verso il camino e rimase a fissare le alte lingue di fuoco che danzavano intorno al ciocco, scoppiettando tra i bagliori delle fiamme.

“Che disastro” pensò abbandonandosi a quelle calde figure ipnotiche. Tutto ciò a cui teneva, tutto quello che faticosamente aveva costruito in una vita intera, stava crollando sotto il peso di un destino avverso.

Sapeva di non avere più molto tempo da vivere.

Da mesi il cuore in mezzo al suo petto dava segni di voler cedere sempre più spesso e il respiro ormai si faceva pesante anche solo per spostarsi dalla sala centrale al letto.

Alla sua morte le terre di Glenrock, il castello che aveva costruito pietra su pietra e tutta la sua gente, spettavano per diritto di nascita a suo figlio Aidan ma, in mancanza di un suo erede sarebbero finite nelle avide mani della corona inglese e re Edoardo I d’Inghilterra avrebbe mandato un nuovo barone a prenderne possesso.

Le sue terre, la sua casa, la sua gente in mano a un Sassenach?

«Mai!» promise a sé stesso battendo un pugno sulla forte quercia del tavolo.

«Craig,» chiamò poi a gran voce avvolgendosi nel tartan per trovare conforto. «Craig! Dove sei finito?»

Il fedele servitore rientrò correndo nel salone.

«Eccomi mio Lord» rispose con un po’ di affanno mentre lo raggiungeva accanto al fuoco.

«Chiama il prete» ordinò il barone risoluto, alzandosi sulle gambe malferme.

Craig sembrò ricevere un colpo in pieno viso e gli occhi gli si riempirono di lacrime.

«Dirò a Padre Logan di venire per l’estrema unzione» rispose annuendo, pronto a dirigersi mestamente verso l’uscita.

Attingendo a un’inaspettata scorta di energia, il vecchio Lord con uno scatto afferrò Craig per la camicia e lo trasse a sé finché quella montagna d’uomo non fu a una spanna dal suo viso.

«Avvisa il prete di venire con tutto quello che serve. Questa notte ci sarà un matrimonio, non un funerale.»

Il servitore trasalì a quelle parole, dilatando gli occhi tra lo sconcerto e la preoccupazione.

«Mio Signore, voi delirate. Il dolore deve avervi ottenebrato la mente. Vostro figlio Aidan è a letto morente e il medico che ha appena lasciato il castello ha detto che non c’è più nulla che possa salvarlo.»

«È vero,» ammise più controllato il barone «ma adesso è ancora vivo. E finché è ancora in vita può sposare qualcuno che garantisca alla nostra gente i colori scozzesi sulle pareti di questo castello.»

«La promessa sposa di vostro figlio ha solo undici anni» gli ricordò Craig incominciando a intuire le intenzioni del suo padrone.

«La piccola Morna MacBain è ancora una bambina e impiegherebbe almeno due giorni per raggiungere le nostre terre. Non possiamo aspettare, deve sposarsi questa notte.»

«E come pensate di fare senza una sposa?» chiese Craig cercando di seguire il ragionamento del suo Signore.

«Prenderemo una delle ragazze del castello. Immediatamente, senza perdere altro tempo.»

«Ma, mio Signore, è notte fonda, tutti dormono a quest’ora.»

Il vecchio barone si girò allora di scatto verso il servitore e d’incanto il fiero sguardo del comando tornò a illuminare i suoi occhi stanchi.

«Non mi importa chi trovi Craig, purché sia abbastanza giovane e abbastanza responsabile da poterle affidare il destino di questo posto.»

Craig annuì con un inchino prima di allontanarsi quasi correndo alla ricerca della donna che avrebbe sposato quella stessa notte l’erede dei MacLellan.

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