SPOSA PER UNA NOTTE
Capitolo 12 di 22

Scritto il 10/07/2026
da BARBARA RIBONI


La notizia che il figlio del barone si era alzato sulle proprie gambe si diffuse tra la gente come una leggenda delle Highlands.

Non solo era scampato alla morte imminente, ma sembrava aver salvato anche entrambi gli arti grazie alla sua stravagante giovane moglie.

Glenna era diventata oggetto di attenzione da parte di tutti gli abitanti di Glenrock, che si fermavano a osservarla quando la vedevano passare e si scambiavano commenti e sguardi.

Alcuni le sorridevano grati che avesse salvato il loro Signore, altri la guardavano con sospetto, come se potesse trasformarli in rospi.

Da quando il giorno prima era scesa ad avvisare il barone che Aidan era riuscito ad alzarsi, l’intero castello sembrava impazzito.

Il vecchio Lord aveva organizzato un banchetto per festeggiare la guarigione miracolosa del figlio e quella sera tutta la comunità vi avrebbe partecipato, ovviamente lei compresa, in qualità di moglie.

Nel frattempo aveva cercato in tutti i modi di stargli lontano.

Dopo quel loro incredibile bacio, e dopo le spiegazioni che ne erano seguite, lei non aveva più parlato con Aidan.

Aveva trovato mille cose da fare e mille erbe da cercare, restando lontana dal castello tutto il giorno e rientrando nella stanza quando ormai le candele erano state spente, per infilarsi nel suo giaciglio in silenzio.

Quella mattina ne era sgattaiolata fuori all’alba mentre lui ancora dormiva profondamente, ma adesso il dovere le imponeva di portargli la colazione e aiutarlo a lavarsi.

L’aria frizzante delle prime ore del giorno le sferzò il volto e i capelli mentre finiva di raccogliere l’aglio selvatico e il timo serpillo che avrebbero insaporito le pietanze di quella sera.

Si fermò con il cesto in grembo ripensando alla sensazione delle labbra di Aidan sulle sue.

Al solo ricordo il cuore accelerò i battiti e il sangue prese a scorrerle più velocemente nelle vene.

Lui le faceva quell’effetto. Quando era presente, e adesso anche nel ricordarlo.

Si lasciò sfuggire un sospiro frustrato mentre riprendeva a strappare le sue erbe.

Aveva baciato solo altri due uomini nella sua vita e non aveva trovato la cosa di particolare interesse.

Il primo a darle un bacio era stato il figlio del maniscalco. Avevano entrambi dodici anni e lui puzzava di letame.

Ricordava le labbra strette e umide del ragazzino che le avevano stampato un bacio rigido e impacciato, prima di fuggire deluso quanto lei per quell’esperienza così poco gratificante.

E poi aveva baciato Angus Boyle. L’aveva baciato perché era suo marito e perché lui ne aveva diritto ma mai, nemmeno una volta, le era piaciuto.

Di solito puzzava di birra e whisky e si avvicinava solo per pretendere da lei un amplesso frettoloso che a volte nemmeno riusciva a completare prima di crollarle addosso ubriaco fradicio.

Strinse gli occhi e scacciò il ricordo di quegli approcci disgustosi.

Con Aidan era stato tutto molto diverso.

Le sue labbra erano fresche e morbide. Il suo bacio sapeva di uomo, di sole e di promesse sconosciute, e lei sentiva per la prima volta nella vita il desiderio di lasciarsi condurre ovunque lui volesse, per scoprire quali potessero essere.

L’avrebbe baciata di nuovo, questo lo sapeva, e non vedeva l’ora che lo rifacesse.

Ma era sbagliato.

Sbagliato sperare in qualcosa di simile alla felicità e pensare che quel matrimonio iniziato come una farsa, potesse trasformarsi in un legame duraturo.

Lei era la sguattera del castello, lui il figlio di un barone, e alla fine, quando non avrebbe più avuto bisogno di lei, se ne sarebbe liberato.

Raddrizzando la schiena contratta guardò il sole che iniziava a splendere di una luce brillante e si avviò per raggiungere la cucina.

Entrando, appoggiò il pesante cesto di giunco intrecciato sul tavolo e andò a versarsi un piccolo boccale di birra tiepida.

«Devi smetterla di scappare nei campi, Glenna» la rimproverò Moyra continuando a rimestare in un pentolone.

La formosa cuoca di Glenrock si girò a fissarla e un’espressione di biasimo le incupì gli occhi.

«E non andare in giro scalza» le intimò. «Una Lady non lo farebbe mai.»

Lei si guardò i piedi sudici di terra e si strinse nelle spalle.

«Io non sono una Lady,» considerò borbottando tra sé «quindi posso andare scalza quanto mi pare.»

«Tu sei la moglie di Aidan MacLellan e ti devi comportare di conseguenza. Vattene dalla cucina e non tornarci fino a stasera quando potrai controllare che le portate siano a posto, prima di ordinare che vengano servite.»

Visto che non accennava a obbedire alzò il cucchiaio di legno e lo puntò in direzione dell’uscita.

«Megera» l’accusò la ragazza appoggiando il boccale e andando a prendere un piatto per Aidan.

Lo riempì con farinata d’avena fumante e aggiunse un bel pezzo di formaggio fresco a lato. Prese un paio di mele dalla gerla che le conteneva e guardando Moyra in cagnesco, se ne andò mentre l’altra le gridava alle spalle.

«Trovati un paio di scarpe per questa sera!»

Glenna rispose con una linguaccia che la donna non poteva certo vedere visto che ormai era già diretta alla scala che portava al piano superiore.

Le scarpe erano un problema.

Innanzitutto non le piaceva portarle, e quelle che aveva trovato nei bauli della madre di Aidan erano troppo piccole per la misura del suo piede.

Moyra però aveva ragione, quella sera avrebbe dovuto calzare delle pantofole altrimenti tutti avrebbero pensato che la nuova Lady MacLellan fosse una selvaggia.

Assorta nei suoi problemi entrò nella stanza del suo sposo senza rendersene conto finché non se lo trovò davanti con la sola camicia a coprirgli il corpo e una lunga stampella che lo aiutava a sostenersi mentre saltellava per la stanza.

Aveva ancora le stecche di legno che lei gli posizionava ogni sera sotto le bende affinché le ossa mantenessero la giusta posizione, ma si muoveva in modo piuttosto sicuro alternando il peso da una gamba all’altra con cautela.

«Cosa state facendo in piedi?» chiese in tono di monito andando di corsa ad appoggiare la colazione sul cassettone.

«Faccio pratica per questa sera,» rispose allegro mentre zoppicava fino al letto. «Finalmente uscirò da questa stanza.»

L’esasperazione per il confinamento era comprensibile ma lei ci rimase un po’ male comunque.

Da una parte era felice che lui si stesse riprendendo e potesse tornare ad avere una vita normale, dall’altra ciò avrebbe significato che lo avrebbe perso.

Lui non era più in pericolo di vita, non era più morente in un letto e non aveva più bisogno di una moglie per finta che proteggesse i suoi beni dall’avidità inglese.

Avrebbe chiesto l’annullamento e lei sarebbe tornata a essere semplicemente la sua sguattera.

Almeno non avrebbe più dovuto portare le scarpe, si disse Glenna con un sospiro.

Avrebbe ripreso la sua vita semplice e il suo posto in cucina. E sarebbe tornata a essere trasparente per lui e per tutti gli altri.

«Venite a fare colazione» lo invitò indicando il piatto abbandonato poco prima.

«Non ho fame, Glenna! Voglio fare un bagno. Un bagno vero, e poi voglio uscire da queste quattro mura per vedere se l’erba ha ancora il colore che ricordo e l’aria il profumo della primavera.»

Gli brillavano gli occhi all’idea di uscire da quel forzato isolamento e il colorito sano metteva in risalto ancora di più il loro incredibile colore.

Aveva legato i capelli con un laccio quella mattina e la mascella sembrava ancora più marcata del solito.

Il sorriso che gli illuminava il viso creava due adorabili fossette ai lati del volto e lei rimase incantata a fissarlo, con il cuore allegro solo per il fatto di poterlo fare.

La sua felicità era contagiosa come la sua voglia di vivere e le venne l’impulso di abbracciarlo, di affondare il viso nel suo collo e aspirare il suo profumo.

Poi di colpo comprese, e il sorriso le si spense sulle labbra.

Si era innamorata.

Era innamorata del Signore di Glenrock.

FINE CAPITOLO
LA LETTURA CONTINUA SEGUENDO LA FRECCIA
SE IL LINK NON È ATTIVO IL CAPITOLO È IN ARRIVO

 





Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.

i commenti sono soggetti a moderazione