SPOSA PER UNA NOTTE
Capitolo 13 di 22

Scritto il 15/07/2026
da BARBARA RIBONI


Alla fine dopo tanto cercare, aveva trovato un paio di pantofole che poteva calzare.

Erano un po’ piccole e un pezzetto del tallone usciva dalla tomaia, però nessuno se ne sarebbe accorto.

Aveva indossato l’abito più lungo che aveva trovato per quella sera, una tunica di velluto verde scuro arricchita da nastri dorati che si intrecciavano sotto al seno per poi abbellirne la scollatura.

Aidan l’aveva scelto personalmente e aveva insistito perché lei lo indossasse dicendo che faceva risaltare il verde dei suoi occhi chiari.

Erano seduti al tavolo d’onore della sala centrale che per quella sera era stata addobbata con tralci di sorbo e mazzi di eriche che sprigionavano il loro profumo tra le mura rischiarate da decine di fiaccole.

Molti tavoli erano stati aggiunti e il castello era gremito dagli abitanti che festeggiavano il barone e la ritrovata salute del suo unico erede.

Glenna sedeva rigida accanto a suo marito e teneva lo sguardo fisso sul piatto di stufato ancora intatto che aveva davanti.

Qualcuno alzò la propria coppa richiamando un brindisi e l’intera sala si unì all’augurio di lunga vita rivolto al Signore di Glenrock e alla sua progenie.

Tutti ridevano e si divertivano, accompagnati dal suono di cornamuse e violini, intonavano canzoni stonate e filastrocche dai doppi sensi più che espliciti.

La gente era rilassata e soddisfatta, finché di colpo il portone di ingresso si aprì e un servitore visibilmente agitato corse accanto al barone.

«Mio Signore, William MacBain è qui con i fratelli e con i figli maschi. Chiede di potervi parlare con urgenza.»

Le chiacchiere cessarono d’improvviso e i brusii si spensero lasciando la sala nel totale silenzio.

Tutti sapevano chi fosse la famiglia MacBain e sapevano anche che il contratto di matrimonio tra la figlia del capo clan e Aidan MacLellan era stato firmato molti anni prima, quando lui non era che un ragazzino imberbe e lei una neonata in fasce.

Di sicuro quella visita inaspettata poteva significare una sola cosa: William MacBain era venuto a conoscenza del fatto che a Glenrock fosse stato celebrato un matrimonio senza la presenza di sua figlia.

«Dite ai MacBain che sono i benvenuti e lasciateli entrare» annuncio’ il vecchio Lord con voce serena, senza smettere di gustare il suo pasto.

Mangiava con appetito e sembrava assolutamente a suo agio, nonostante il clima teso che si era nel frattempo creato.

Si versò un boccale di braggot e alzò gli occhi abbracciando la stanza intera.

«Ebbene?» domandò rivolto ai commensali che si erano zittiti. «Tornate a mangiare,» li invitò allegramente bevendo un sorso della sua birra speziata «è una festa questa!»

Mentre la gente ricominciava timidamente a muovere i coltelli nei piatti e i violini riprendevano ad accompagnare la cena, gli inattesi ospiti fecero il loro ingresso avanzando come un piccolo corteo compatto.

William MacBain era il capo clan delle terre confinanti con Glenrock.

Un vicino corretto e amichevole che aveva sempre rispettato i confini delle sue proprietà senza mai creare attriti tra la sua gente e quella dei MacLellan.

Per la prima volta quella sera, l’affabile sorriso che di solito accompagnava i loro incontri non era presente sul suo viso.

Al contrario, un’espressione oltraggiata sembrava adombrare lo sguardo dei suoi occhi chiari.

Era di molto più giovane del barone ma abbastanza vecchio da poter essere il padre di Aidan, i figli che lo accompagnavano erano in tutto sette, di età compresa tra i sedici e i trentacinque anni. Completavano il gruppo i suoi tre fratelli minori, anch’essi presenti ad accompagnare William MacBain in quella scomoda ma doverosa visita a Glenrock.

Portavano tutti il tartan rosso spezzato da righe verdi, simbolo della loro famiglia, e formavano una macchia compatta in mezzo al mare di tartan verdi e blu dei MacLellan.

William MacBain fece un passo avanti in direzione del barone e si staccò dal gruppo rivolgendo la sua attenzione ad Aidan che gli sedeva a destra del grande tavolo principale.

«Sono felice di vedere che tuo figlio è vivo, Connor MacLellan.»

Sembrò soppesare la situazione per qualche secondo.

«Mi avevano detto che l’erede dei MacLellan era moribondo in un letto ma vedo con i miei occhi che invece gode di ottima salute. Mi hanno forse male informato?» chiese inclinando il capo come se lo ritenesse stranamente possibile.

«Le tue informazioni sono corrette. Ho avuto un brutto incidente a cavallo» confermò Aidan appoggiandosi all’alto schienale della sedia che occupava.

«Per dieci giorni la febbre lo ha divorato,» continuò il barone «togliendogli ogni forza e la coscienza, finché il medico ha detto che non aveva nessuna speranza di salvarsi.»

«Ma adesso sta bene.»

Quella di MacBain non era una domanda.

Era evidente che il ragazzo si fosse ripreso. Lo dicevano le sue spalle larghe, il portamento dritto e il colorito sano.

«Sto bene,» annuì Aidan «anche se ancora mi reggo appena sulle gambe e non riesco a camminare.»

«Lo vedo. Le notizie viaggiano veloci sulle ali della menzogna e sono giunte a Benkirk portando infondate notizie di morte, e di matrimonio.»

Alzò appena la voce, sottolineando l’ultima parola affinché risuonasse forte nella sala centrale del castello.

Glenna accanto ad Aidan trasalì comprendendo la delicatezza di quella situazione, ma subito suo marito allungò una mano sotto al tavolo per afferrare la sua in una stretta rassicurante.

Molte faide erano scoppiate tra i clan per motivi meno gravi, e mancare alla parola data sciogliendo una promessa di matrimonio era un affronto che difficilmente si poteva ignorare.

Glenna lo sapeva e sperava con tutto il cuore che il sangue non scorresse quella sera a causa della sua decisione di accettare quel matrimonio.

«Nessuna menzogna ha raggiunto Benkirk. La morte ha davvero sfiorato il mio unico figlio, e solo all’ultimo momento ha deciso di non ghermirlo con le macabre dita, per strapparlo alla sua gente. Ma se invece avesse deciso diversamente io lo avrei perso per sempre quella notte, e insieme a lui, avrei perso anche Glenrock.»

«Il matrimonio c’è stato» dichiarò a quel punto Aidan che ne aveva abbastanza di girarci intorno. «Non era previsto, non era voluto ma è stato necessario affinché alla mia morte ci fosse ancora qualcuno a cui lasciare tutto.»

William MacBain sembrò vacillare per un attimo ma si riscosse in fretta e guardò i MacLellan socchiudendo gli occhi in due lame ostili.

«Non avevi il diritto di legare tuo figlio a una donna che non fosse Morna. Hai firmato un contratto di matrimonio» lo accusò puntando un indice minaccioso contro il barone.

Un fremito generale fu seguito da un mormorio diffuso.

Il gruppo dei MacBain si serrò compatto al centro mentre molti MacLellan sfoderarono i dirks e scattarono in piedi.

«Fermi!» tuonò il vecchio. «Rimettetevi tutti seduti e riponete le armi. Avanti!» gridò battendo un pugno sul tavolo.

Piano piano i suoi uomini obbedirono agli ordini e si risedettero, guardando in cagnesco i visitatori e lasciando i pugnali sul tavolo.

«William MacBain ha ragione a essere infuriato,» dichiarò rivolgendosi ai suoi. «Molti e molti anni fa abbiamo concluso un accordo matrimoniale tra sua figlia e mio figlio. Io ho infranto quella promessa, ma l’ho fatto per proteggere le mie terre e la mia gente.»

Guardò dritto negli occhi il Signore di Benkirk e continuò. «Comprendo il tuo risentimento ma non ho avuto altra scelta. Tua figlia è ancora una bambina, non avrebbe comunque potuto unirsi in matrimonio prima dei quattordici anni, e a mio figlio rimaneva poco tempo. Se fosse morto senza un’erede, gli inglesi avrebbero preteso le terre e il castello alla mia morte. Davvero avresti preferito vedere i vessilli di Edoardo I sventolare sulle torri di Glenrock?»

Il Signore di Benkirk sembrò confuso per qualche istante e la rabbia che covava nel cuore parve spostarsi su un altro bersaglio.

«Io sputo sul re Inglese» abbaiò facendo seguire il gesto alla dichiarazione.

«E quindi ora comprendi il motivo del mio disonore.»

«Potevi scegliere una MacBain.»

«L’avrei di certo fatto se ne avessi avuto il tempo, ma occorrono due giorni di cavallo per raggiungere Benkirk e io dovevo far sposare Aidan quella stessa notte, mentre ancora respirava.»

«Tuo figlio è vivo, di fronte a me» lo accusò indicando il ragazzo.

«Adesso!» si giustificò il barone con enfasi. «Ma quella notte il medico non mi aveva dato più di qualche ora e ho dovuto decidere in un momento.»

William MacBain incominciava a capire come fossero andate le cose e a realizzare che il vecchio MacLellan non aveva voluto fargli un torto sposando il figlio a un’altra, ne era stato costretto.

Aidan vide le spalle dell’uomo distendersi un po’ e comprese che quel discorso accorato era riuscito a calmarlo.

Un’ultima cosa avrebbe fugato il dubbio che lui avesse avuto un interesse occulto in quella decisione e scongiurato una faida tra i due clan.

«Mio padre ha scelto di legarmi a una sguattera per evitare il peggio, non è un mistero. Credi che non avrebbe agito diversamente se gli fosse stato possibile?»

La voce di Aidan, calda e profonda, aveva riempito la sala con quella frase denigrante, gelando l’espressione di MacBain ma soprattutto il cuore di Glenna.

“Certo” pensò la ragazza inghiottendo le lacrime “lui mi vede e mi vedrà sempre come la sguattera del castello”.

Lo sguardo di tutti i presenti si concentrò sulla giovane Lady MacLellan che sedeva di fianco di Aidan, e che in quel momento avrebbe voluto sprofondare nella sedia.

«È vero?» chiese l’uomo con sincero stupore nella voce.

«Quella notte, non abbiamo avuto il tempo nemmeno di raggiungere il villaggio. Glenna era già al castello e ha accettato di fare ciò che ci si aspettava da lei.»

«Ma se tuo figlio era moribondo… forse c’è modo di porre rimedio,» ipotizzò MacBain «forse il matrimonio può essere annullato in modo che lui possa sposare Morna, oppure Kathleen, la figlia di mio fratello Callum che compirà vent’anni in estate. In questo modo…»

«Il matrimonio è stato consumato» lo interruppe Aidan in tono perentorio.

Glenna quasi cascò dalla sedia.

«Ampiamente» aggiunse in modo esplicito. «Il matrimonio non può più essere annullato perché mia moglie ora potrebbe già portare in grembo l’erede dei MacLellan.»

Il barone quasi si strozzò con la braggot che stava bevendo ma poi un sorriso radioso gli illuminò il volto.

Afferrò il braccio del figlio che giaceva accanto sul tavolo e lo strinse in un gesto affettuoso e grato.

Glenna nel frattempo era scivolata senza nemmeno rendersene conto quasi fin sotto al tavolo.

Aidan la teneva ancora per mano e lei realizzò all’improvviso che gliela stava stritolando.

Lui non pareva nemmeno a disagio per quella stretta ma le sue unghie dovevano ormai essergli penetrate nella carne.

Con uno sguardo esplicito la invitò a rimettersi composta ma poi le sorrise rassicurante e ammiccò con fare complice.

«Forse un tempo era una sguattera» disse guardandola negli occhi «e forse non era la candidata adatta a stringere matrimonio con il figlio di un Lord, ma ora è mia moglie.»

Con grande fatica si alzò reggendosi al tavolo e impiegò alcuni secondi a trovare la posizione che gli permettesse di stare in piedi sulle proprie gambe. Gocce di sudore gli imperlarono la fronte per la fatica che stava facendo ma lui tolse lo stesso una mano dal solido appoggio sul quale confidava, per allungarla verso di lei che, obbediente si alzò.

«Ti presento Glenna MacLellan, la Signora di Glenrock.»

A quelle parole l’intera sala scoppiò in un brindisi alla sposa del loro Signore.

«Lunga vita alla Signora di Glenrock» urlarono in coro i presenti alzando le coppe.

Un servitore comparve con un vassoio colmo di boccali e si avvicinò ai MacBain.

«Ti chiedo di brindare all’unione di mio figlio e alla prospettiva che diventi presto padre» disse il barone rivolto a William. «Concorderemo in seguito il giusto risarcimento per questo increscioso contrattempo che ha impedito alle nostre famiglie di diventare una sola.»

Per un lunghissimo minuto un silenzio irreale regnò nella sala. Quello era il momento in cui William MacBain avrebbe decretato l’inizio di una guerra tra le famiglie oppure l’apertura alla riappacificazione.

Nessuno respirava in attesa di capire se sarebbe stato versato del whisky o del sangue quella notte, finché il Signore di Benkirk fece un passo indietro verso il servitore e afferrò un boccale dal grande vassoio.

Il suo sguardo era ardente e indecifrabile.

Aidan lo immaginò scagliare a terra con violenza la coppa e il suo contenuto, e d’impulso si strinse accanto Glenna pensando con rabbia che non sarebbe riuscito a proteggerla in caso di necessità.

Con la coda dell’occhio vide Robert con la mano già sull’elsa della spada, pronto a intervenire, e si sentì più tranquillo.

«Se un erede dei MacLellan è stato concepito, il matrimonio non può più essere annullato. Ma in nome dell’onore che ha spinto le nostre famiglie a sottoscrivere quel contratto tanti anni fa, io chiedo che, nel caso la tua sposa non sia in attesa di un figlio tuo, il vostro legame sia sciolto e tu possa adempiere alla parola data sposando la figlia di Callum.»

Nel gelo che seguì quella dichiarazione, molti mormorii serpeggiarono per la sala riportando l’agitazione tra i presenti.

Glenna vide Aidan contrarre la mascella.

Non si era aspettato quel risvolto e lei percepiva dalla tensione dei suoi muscoli che non ne era affatto contento.

Per qualche motivo suo marito non era attirato dall’idea di ripudiarla per sposare una MacBain e ciò contrastava molto con quanto aveva detto poco prima riguardo alle sue origini.

Ciò nonostante, MacBain era stato astuto a porre quella condizione: se il matrimonio era stato celebrato davvero con l’intenzione di proteggere la proprietà dagli inglesi e non per fare un affronto alla sua famiglia, lui non avrebbe obiettato ad accettare l’annullamento a favore di una ragazza di rango. Se invece stava mentendo, i MacBain ne avrebbero avuto conferma.

«Torneremo per il solstizio d’estate, e se non ci sarà un erede in arrivo, fisseremo la data di nozze.»

Il barone si voltò verso suo figlio massaggiandosi la mascella ispida come se stesse riflettendo.

Aveva sperato per un attimo di aver risolto la questione con la prospettiva di sborsare parecchio denaro e qualche capo di bestiame ma pareva non fosse sufficiente.

Era ormai evidente che William non avrebbe accettato così passivamente la situazione. Evitare uno scontro tra le famiglie era fondamentale, ma salvare la faccia davanti alla sua gente era ancor più prioritario.

In quel modo MacBain poteva dare prova certa al suo clan di non essere stato ingannato e il barone comprendeva bene la sua determinazione.

«Sarete i benvenuti al solstizio d'estate.»

Ritenendosi soddisfatto il Signore di Benkirk sollevò il boccale nella direzione dei padroni di casa, aspettando a sua volta un cenno che sigillasse quel loro nuovo accordo.

Aidan e suo padre si fissarono per un lungo istante scambiandosi un tacito assenso, poi lo imitarono e senza aggiungere nulla trangugiarono tutto d’un fiato la braggot che riempiva le loro coppe.

Un boato esultante spezzò la tensione, tutti seguirono l’esempio del loro capo clan riprendendo a bere e a conversare, mentre gli altri MacBain si rilassarono mescolandosi ai commensali.

William si avvicinò al barone.

«Accomodatevi MacBain e datemi una mano a svuotare questa botticella di buon whisky scozzese. L’ho conservata per un’occasione speciale e credo che questa sera sia arrivato il suo momento.»

«Sarà un piacere darvi una mano MacLellan, approfitteremo per definire i termini di un eventuale risarcimento.»

Connor MacLellan conosceva bene le regole della negoziazione e come ogni buon scozzese, ne traeva grande divertimento.

«Avremo molto su cui negoziare credo, forse non basterà una botticella.»

«Ci vorrà tutta la notte» confermò l’altro sedendosi di fianco al vecchio Lord dove gli era stato fatto spazio.

«Sarà una lunga e fervida trattativa» rispose l’uomo battendogli una mano su una spalla e facendo cenno ai servitori di portare una seconda botticella.

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