Finalmente tutti se ne erano andati.
Piano piano la sala si era svuotata, la musica era finita così come parecchi barilotti di whisky.
I MacBain si erano mescolati tra la gente ed erano andati a dormire chissà dove e gli abitanti di Glenrock erano tornati alle proprie abitazioni, all’interno delle mura o disseminate intorno a esse.
Due compagni avevano aiutato Aidan a tornare nella sua camera sorreggendolo, mentre con fatica si arrampicava sulla ripida scala che portava al piano superiore.
Più volte Glenna aveva avuto l’impulso di correre ad aiutarlo mentre arrancava sui gradini, ma sapeva che il suo orgoglio ne sarebbe stato ferito ed era rimasta a osservare in silenzio i suoi sforzi finché non l’aveva visto sparire dietro la porta.
Il barone e MacBain erano gli unici due rimasti al tavolo e stavano ancora contrattando un eventuale risarcimento, entrambi troppo ubriachi per arrivare a un accordo definitivo.
Guardandosi intorno Glenna vide il disastro di piatti, boccali e panche rovesciate, nonché residui di cibo sul pavimento.
Più la gente sembrava bere e divertirsi, più riusciva a lasciare sporco e devastazione dietro di sé.
Istintivamente iniziò ad arrotolarsi una delle ampie maniche del prezioso abito per mettersi al lavoro ma un’occhiataccia da parte di Moyra la bloccò a metà del gesto.
«Non ci pensare neppure» le intimò la donna in tono imperativo. «Vai a riposare, Lady MacLellan… e occupati di tuo marito. Non voglio vederti lavorare in cucina e tanto meno stancarti nei campi. Soprattutto dopo quello che ha detto stasera.»
Guardò in modo esplicito il suo ventre e alzò un sopracciglio, sfidandola a replicare.
Glenna si sentì avvampare e aprì la bocca per rispondere, ma poi la richiuse di botto.
Cosa poteva dire al riguardo? Se avesse negato quanto apertamente dichiarato da Aidan, MacBain avrebbe potuto scatenare un inferno e se avesse avvalorato quella dichiarazione avrebbe detto il falso a Moyra.
Preferì rimettersi a posto la manica con fare imbronciato e avviarsi verso la scala, con tutta la dignità che fu in grado di trovare senza smettere di borbottare tra sé.
Quell’arrogante, tronfio e borioso gigante biondo.
Non solo l’aveva fatta sentire misera e inadeguata dichiarando che era stato costretto a sposarla non avendo a disposizione niente di meglio, ma le aveva anche tolto la propria identità designandola Signora di Glenrock.
In quella strana situazione temporanea lei non era più libera di condurre la sua vita di prima e non era all’altezza di poter condurre quella nuova.
Aveva mentito dichiarando che lei potesse aspettare un figlio suo e facendolo, non aveva che rimandato l’annullamento del loro matrimonio.
Perché aveva deciso di dichiarare il falso?
Sapeva quanto lei che alla fine avrebbe dovuto obbedire ai MacBain. Alla loro prossima visita sarebbe stato costretto a ripudiarla per sposare una nobile come lui.
Una fitta al cuore le ricordò che una sguattera non sposa il figlio di un barone, e che lei aveva sbagliato a lasciarsi andare a quella felicità che non le spettava. Lui avrebbe sposato una ragazza scozzese di rango e avrebbe dimenticato in fretta i loro pomeriggi insieme per ritornare a condurre la vita di prima.
Raggiunse il piano superiore con il cuore gonfio di tristezza, e quasi si scontrò con i due compagni di Aidan che uscivano dalla sua camera.
«Milady» disse uno dei due lasciandole il passo.
L’altro fece lo stesso inchinandosi e mettendosi con le spalle al muro per lasciarla passare. Portava tra le braccia un involto e si affrettò per le scale non appena lei gli fu passata oltre.
Glenna ricambiò il saluto a occhi bassi e si rifugiò oltre la soglia, nella sicurezza della stanza di Aidan.
Quando richiuse la porta dietro di sé si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo.
Tutti la mettevano a disagio. Tutta quella gente per la quale fino a qualche settimana prima lei era trasparente ora sembrava ossequiarla come una regina. Cosa sarebbe successo quando fosse tornata a essere semplicemente una sguattera?
Di colpo si rese conto che non avrebbe sopportato di tornare trasparente, non per Aidan, e capì anche che avrebbe dovuto lasciare il castello.
Alzando gli occhi lo vide coricato nel grande letto di quercia, con i cuscini dietro la schiena e gli occhi chiusi.
Era ancora molto debole e la serata doveva averlo sfinito.
In quello stesso momento voltò il viso verso di lei e aprì gli occhi.
«Sei arrivata, finalmente» disse con voce calda. «Ho fatto portare qui i bauli di mia madre, così avrai lo spazio per mettere le tue cose.»
Non che possedesse molto, pensò Glenna, ma era stato un gesto carino.
Con un’occhiata si accorse che il suo giaciglio era scomparso dall’angolo in cui l’aveva sistemato in quelle settimane.
Tornò a guardarlo con fare interrogativo e allora lui sorrise come se dovesse spiegare le cose più elementari a una bambina poco sveglia.
«Non ti servirà più. Dormirai nel mio letto, accanto a me.»
Il cuore di Glenna fece una piroetta nel petto e prese a correre impazzito.
«Non credo che…»
«Quello che credi tu non ha molta importanza, è quello che crederanno gli altri che farà la differenza, e dovranno credere che questo matrimonio sia tale.»
«Le vostre gambe potrebbero…»
«Le mie gambe stanno benissimo e tra non molto saranno in grado di riprendere a camminare» sbuffò liquidando il discorso con un cenno annoiato della mano. «Ora abbiamo cose più importanti a cui pensare. Dovrai imparare a darmi del tu. Non è sinonimo di grande confidenza darsi del voi in intimità, e tu e io entreremo in grande intimità» concluse con un sorriso esplicito sul viso.
Tese una mano verso di lei che obbediente gli si avvicinò.
Afferrò le sue dita e iniziò a sfiorarle il polso con il pollice in un movimento lento e delicato.
«Tu hai capito che cosa è successo esattamente là sotto questa sera, giusto?» chiese in tono conciliante attirandola accanto a sé finché lei non si sedette sul bordo del letto.
Risalì con la mano sino al collo e infilò le dita tra i capelli proprio alla base dell’attaccatura, massaggiando dolcemente le prime vertebre della colonna finché lei sentì sciogliersi la tensione che non sapeva nemmeno di aver accumulato in quel punto.
«Le battaglie più difficili si combattono con l’astuzia e non con la forza» sussurrò scendendo con la mano di qualche centimetro. «Questa sera siamo stati molto vicini a far scoppiare una guerra che avrebbe visto tante vite cadere per il buon nome delle nostre famiglie.»
Aveva un tocco delicato e sicuro che pareva in grado di rilassarle le membra e senza accorgersene, Glenna chiuse gli occhi, arcuando la schiena e offrendosi meglio a quel piacevole massaggio.
«Mio padre ha parlato con onestà al Signore di Benkirk, spiegando quello che è successo quella notte e dimostrando che non ci fu nessun dolo ma solo disperazione nelle sue azioni. Nonostante ciò, William MacBain è stato scaltro nel trovare una soluzione che potrebbe riparare l’onore perduto del suo Clan, e ripristinare l’accordo.»
La sua voce era calda e vellutata, in armonia con il suo tocco che sembrava voler ammansire una cavalla nervosa e Glenna rimase con gli occhi chiusi, sentendosi d’incanto calda e rilassata.
«Per questo è importante che io ti ingravidi il prima possibile» concluse serafico.
Fu come se un secchio di acqua gelata fosse stato scaraventato su un piccolo fuoco crepitante che si spense, lasciando solo fumo e fradicia cenere.
La sensazione di pace e benessere scomparve e Glenna si alzò di scatto guardandolo senza capire.
Si era aspettata che lui le spiegasse perché il loro matrimonio sarebbe stato annullato. Che ribadisse la sua condizione di sguattera inadatta e magari la rassicurasse sul risarcimento che sarebbe stato disposto a darle, ma che lui volesse… insomma, quello non aveva senso.
«Voi volete giacere con me per avere un figlio?» chiese come se quella ipotesi non potesse avere senso.
«In verità devo ammettere che voglio giacere con te a prescindere» la informò piegando le labbra in un ghigno malizioso «ma sono certo che non potrà che portare presto i frutti.»
«Avete dichiarato che il matrimonio è stato consumato anche se non è vero,» lo accusò risentita «e avete fatto credere a tutti che potrei già aspettare un figlio da voi.»
«È per questo che dobbiamo provvedere… Smettila di darmi del voi quando siamo soli» disse corrugando la fronte come se niente di quello che voleva stesse andando per il verso giusto.
«Perché l’hai fatto?» chiese Glenna accontentandolo e passando al tu, «perché non hai dichiarato che avresti annullato il matrimonio questa sera stessa? Io sarei tornata a essere solo Glenna e tu avresti sposato una MacBain alla tua altezza, senza doverti accontentare di una sguattera!»
«È questo che pensi?» chiese stupito dal suo attacco. «Credi che io ti disprezzi perché non hai un titolo? Ho cercato di giustificare la scelta di mio padre rimarcando il fatto che non potesse fare diversamente e utilizzando le armi che avevo a disposizione per difenderlo.»
Era infuriato ora e sembrava anche offeso.
«Non mi aspettavo che William chiedesse l’annullamento e ho pensato che dichiarare di aver consumato il matrimonio l’avrebbe ammansito.»
«Ebbene non è stato così e adesso ci troviamo nella condizione di incontrarli di nuovo tra tre mesi, con il risultato di aver solo rimandato l’annullamento al solstizio d’estate.»
«Non se potrò farne a meno» sbraitò Aidan adirato.
«Perché?» si ostinò a chiedere Glenna.
«Perché detesto essere costretto a fare quello che altri decidono al posto mio» disse piccato alzando il mento, con lo sguardo che lanciava dardi di fuoco mentre cercava inutilmente di allungarsi per afferrarla di nuovo.
Lei era fuori dalla sua portata e non si sarebbe avvicinata finché non avesse risposto.
«Tuo padre ha deciso per te quella notte scegliendo una sposa senza nemmeno che tu ne fossi cosciente. Dimmi perché non hai annullato il matrimonio stasera stessa.»
«Perché la figlia di Callum ha i baffi più folti di Craig» sbraitò scagliando un cuscino contro il muro.
Restarono un lungo momento in silenzio, mentre lei lo guardava con le mani sui fianchi.
«Perché ti desidero, dannazione!» ammise con rabbia, come se fosse qualcosa di ineluttabile, come se non volesse ammetterlo, come se non dovesse essere così. «Perché da quando conosco il sapore delle tue labbra non faccio altro che pensare a quale possa essere quello di ogni più piccola parte di te. E a quello che vorrei farti, e ai mille modi diversi in cui vorrei fartelo.»
Gli occhi fiordaliso mandavano lampi cobalto da quanto erano infuocati e i capelli biondi splendevano, alla luce della luna, di un chiaro fulgore.
«Invece sono costretto ad arrancare, debole e asservito a questo letto, quando non vorrei altro che averti sotto di me e vedertici sprofondare mentre gridi il mio nome.»
Sembrava una divinità antica, abbandonata tra i cirri bianchi di un manto celeste e lei, confusa e attratta da quella luce, avanzò verso il suo bagliore come una falena verso la fiamma.
La sua mano afferrò quella tesa di lui e in un attimo furono avvinghiati.
Aidan la trascinò sul letto, fra le sue braccia, e lei gli si abbandonò completamente.
E così, lui la voleva.
Non per salvare le sue terre e la sua gente, non per avere un erede alla sua morte.
La voleva come un uomo vuole una donna e in quel momento non importava che lei fosse una sguattera o una regina, che avesse nobili natali o fosse una figlia illegittima.
Il modo in cui la baciava, la disperata urgenza che arrivava a ondate da lui le diedero una nuova consapevolezza.
Si sentiva davvero sua moglie.
Anche se lo aveva sposato per obbedire a una richiesta del suo Lord, e se non pensava di rimanere sposata per più di qualche ora, anche se la nuova condizione di Lady la metteva a disagio, sentiva in quel momento di appartenere completamente a quell’uomo e di essere sua moglie.
Non era una vergine spaventata da ciò che non conosceva. Sapeva cosa volesse dire stare con un uomo, anche se non aveva mai desiderato nemmeno una volta Donald Boyle come invece bramava ciò che aveva davanti.
Tra le fiamme di quella passione che lui aveva scatenato, trovò la forza di staccarsi dalla sua bocca, per guardarlo e prendere fiato.
Le pupille erano due pozze nere nel mare azzurro dei suoi occhi, lo sguardo determinato e bruciante, le sue belle labbra piegate in un sorriso di vittoria.
Aveva capito che lei lo corrispondeva, da come l’aveva baciato e da come stava ansimando di fronte a lui.
Quel suo desiderio, così evidente in ogni sfumatura del viso, la rese sicura di sé e audace.
Con risoluta lentezza lo spinse nuovamente contro i cuscini del letto, appoggiandogli una mano aperta sul petto.
Sotto la camicia, il suo cuore pulsava oltre lo sterno e batteva contro il suo palmo con una forza selvaggia.
Era così bello.
Infilò entrambe le mani ai lati della sua testa, tra le ciocche chiare, godendo della loro morbidezza, liberandone poi la fronte e accarezzando le arcate sopracciliari.
Aidan chiuse gli occhi e sospirò quasi stesse per mettersi a fare le fusa, come un grosso gatto biondo.
Allora Glenna si sporse verso di lui, baciandogli con dolcezza gli occhi, il naso, la morbida barba delle guance, afferrò tra le mani il viso e trovò la sua bocca. Lui cercò di andarle incontro bramoso ma lei con fermezza lo tenne fermo tra i cuscini.
Voleva condurre quel gioco con calma, voleva che durasse a lungo, fintanto che quel potere le scorreva tra le mani, fintanto che restava ancora sua moglie.
Afferrò la camicia che lo copriva e con gentilezza gliela sfilò, baciando poi il collo e le clavicole quando fu nudo.
Il suo petto era ricoperto di un folto pelo dorato, appena più scuro della barba e altrettanto morbido.
Vagò con le mani su quella distesa, accarezzandola come se fosse un campo di grano maturo prima della raccolta.
Aidan la guardava esplorarlo impaziente, mentre lei andava oltre le dune sode dei pettorali, sfiorava i capezzoli scuri e scendeva verso gli addominali, sempre più giù, sempre più audace.
«Glenna, così mi stai uccidendo» mormorò prendendo un respiro profondo e sofferto.
«Perdonami “Mio Signore”,» rispose lei interrompendo la carezza con falsa preoccupazione «smetto subito allora.»
Prima che lui riuscisse a impedirlo si allontanò di un passo e gli voltò le spalle raggiungendo con le mani i lacci che chiudevano il suo bell’abito.
Aidan però si sporse in avanti e riuscì a riagguantarla facendola ricadere nuovamente sul letto con una risata divertita.
Glenna si abbandonò contro di lui, raccolse i capelli tra le mani e alzò le braccia in una tacita richiesta di aiuto.
Lui posò un bacio sulla sua nuca aspirando il profumo intenso dell’erica che in quel punto la pelle rilasciava, e poi con urgenza prese a strattonare i lacci facendo oscillare il suo corpo come un giunco.
«Togliti questo dannato vestito» borbottò mentre le mani scorrevano febbrili per spogliarla.
Quando finalmente l’abito scivolò fino al busto, Glenna pensò di liberarsene ma lui si chinò sulla sua schiena e iniziò a baciarle la linea tra le scapole con una cura tale da farla sospirare.
Le braccia le crollarono e i capelli scesero in un’onda scura mentre si girava verso di lui, cercando la sua bocca.
Il bacio fu di nuovo intenso e travolgente, le lingue si cercarono con urgenza, un disperato bisogno che sorgeva dal profondo.
Strattonarono insieme il prezioso velluto e poi la camiciola che lei portava sotto finché fu finalmente nuda davanti a lui.
Come in una bolla temporale, un lunghissimo momento rimasero sospesi a guardarsi, entrambi ansimanti e frementi.
Poi Glenna si mosse e con calma salì sul letto mettendosi a cavalcioni su di lui, senza mai staccare gli occhi dai suoi.
Il contatto della pelle contro la pelle fu elettrizzante.
Le sue cosce possenti sotto di sé le diedero la sensazione che fosse fatto di acciaio, ma il calore che irradiavano era quello della carne.
La guardava come se fosse qualcosa di succulento, consapevole che da lì a poco avrebbe potuto assaggiarla.
E infatti lo fece. Con dolcezza l’avvicinò a sé e prese uno dei seni tra le mani, chinandosi a baciarlo e poi afferrando il capezzolo tra le labbra per succhiarlo piano.
Lei piegò il capo all’indietro offrendosi a quella carezza umida con un gemito che sembrò eccitarlo ancora di più.
Il movimento della lingua divenne più insistente e una mano afferrò l’altro seno, pizzicandone la punta sensibile.
Era sofferenza e delizia insieme. Era erotico e intenso al punto che non riusciva a trovare la forza di guardare, ma lui la richiamò afferrandole la testa e cercando di nuovo le labbra per devastare la sua bocca con un bacio rovente.
Glenna si sentiva calda e pronta per lui, sentiva il suo sesso spingere contro la pelle tesa del ventre e decise di non voler aspettare oltre.
Fu sufficiente afferrare le sue spalle e alzarsi di poco per lasciarsi ricadere e accoglierlo lentamente dentro di sé.
Lo sentì scorrere e riempirla, e un lungo sospiro soddisfatto le scaturì da dentro mentre ancora lo stava baciando.
Era così straordinariamente perfetto per lei.
«Buon Dio» mormorò sulle sue labbra mentre lei si muoveva con lenti movimenti del bacino, adagio, assaporando la meravigliosa sensazione della loro unione.
«Vuoi davvero uccidermi» mormorò afferrandole i fianchi.
Glenna abbassò lo sguardo e vide quelle mani dorate dal sole affondare nella sua carne bianca, il punto in cui il suo corpo si univa a quello del marito in una danza armoniosa.
Lui schiuse le labbra ma non disse altro, solo gemiti e quasi singhiozzi che la imploravano di accelerare ma non chiedevano nulla. Lasciò che lei dettasse il ritmo e l’assecondò finché Glenna non riuscì più a governare i propri movimenti che divennero più urgenti, più violenti.
Il fuoco che scorreva nelle sue vene prese velocità insieme alle sue spinte su quel corpo possente, portandola a perdere il contatto con la realtà per librarsi sopra di lui ad altezze che non pensava di poter raggiungere.
Con un lungo gemito lo trascinò oltre quelle vette fino a sentirlo gridare mentre si riversava in lei, caldo e vibrante.
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione


