Le palpebre di Lucien si abbassarono un po’, donandogli un’aria ancora più temibile. Lei aveva alzato il mento e stava stringendo le mani a pugno nel chiaro tentativo di trattenersi. Stava soffrendo e questo fatto lo colpì al pari di un destro in piena pancia.
Perché diavolo vederla soffrire gli faceva così male?
Nemmeno la conosceva!
Eppure, in mezzo al petto gli si stava aprendo una crepa. Assurdo e impossibile!
«E quindi avete pensato di sottrarvi a questo matrimonio indesiderato scappando di casa?»
«Non è il modo giusto, vero? Avrei dovuto essere più melodrammatica e avvertire i miei genitori che se avessero proseguito su questa strada a me non congeniale mi sarei tolta la vita gettandomi dal balcone, o ingerendo una dose di un qualche veleno» rispose raddrizzando la schiena e tornando ad alzare la testa e il mento. «Forse mio padre avrebbe tentennato, mia madre, invece, non avrebbe fatto una piega e forse avrebbe osato quel che finora non ha mai fatto: mi avrebbe privato di tutto per ricondurmi alla ragione.»
«Per Giove! Vi è così indigesto il matrimonio da farvi desiderare la morte pur di evitarlo?»
«Oh, non è il matrimonio come istituzione a essermi indigesto è la costrizione con cui me lo impongono.»
«La costrizione! Tutti noi siamo costretti a adempiere a compiti o a pronunciare parole che non ci aggradano, ogni giorno, e se tutti pensassimo alla morte per sottrarci ai nostri doveri… saremmo rimasti in ben pochi, a questo mondo. Ma ci sono scappatoie, modi per sottrarsi ad alcuni doveri, migliori della morte.»
«Illuminatemi, signore, ve ne prego.»
«Se l’uomo scelto dai vostri genitori è così ricco, sposatelo, dategli un erede e poi avvelenatelo, ve lo toglierete di torno. Allontanerete anche i vostri genitori e sarete libera. Come vedova avrete più diritti e più libertà di quanto non ne avete avuto finora. E come madre del futuro duca godrete di privilegi e agi senza però avere i doveri di una moglie.»
Selene sbiancò. «Diverrei un’assassina! Se qualcuno dovesse mai scoprirlo mi impiccherebbero.» Si portò una mano al petto. «Non potrei mai commettere un atto tanto crudele.»
«Anche togliervi la vita sarebbe un atto crudele, non pensate?»
Lei annuì. «Certo, ma non credo molte persone piangeranno per la mia dipartita.»
«Ne basta una, costretta a piangervi, per rendervi crudele.»
«E allora dovrei cedere agli ordini dei miei genitori? Dovrei assecondare questo matrimonio indesiderato?» Rizzò di nuovo la schiena e fece un passo avanti.
«Potreste anche incappare in un nobiluomo che abbia a cuore il vostro benessere, non è poi così raro. Posso chiedere chi è il prescelto?»
«Il duca di Albans.»
La mascella di Lucien si irrigidì. «Lord Albans? Per Giove!» sbottò. «Non sposatelo, non fatelo!» sibilò con voce tagliente.
Selene alzò ancora di più il mento. Quelle parole la gelarono. «Lo conoscete, quindi?»
«Oh, fin troppo bene» si passò una mano tra i capelli e scosse la testa. «Non mi capacito di come i vostri genitori possano volervi veder sposata a un uomo del genere.»
«Ne deduco non sia affatto uno di quei nobili gentili a cui avete fatto riferimento prima, vero?»
«Lui è l’esatto contrario, non credo sappia cosa sia la gentilezza. Oh, la sua educazione è impeccabile e il suo sorriso smagliante, ma ha un animo più nero della notte e…» Trasse un brusco respiro. «Stategli il più lontano possibile.»
«Stargli lontano? E come potrei farlo? Ha già avuto il consenso di mio padre per corteggiarmi e mia madre mi ha intimato di non oppormi.» Si portò le mani intrecciate davanti al petto. «Non mi posso opporre oltre.»
«Ma potreste trovare un altro gentiluomo disposto a sposarvi, correre a Gretna Green e metterli davanti al fatto compiuto.»
Selene sbatté le palpebre, perplessa. «Piano perfetto, peccato ci sia una falla: non ho nessun gentiluomo sottomano disposto a scappare con me e a sposarmi.»
«Brutta non siete, milady, non credo sia così difficile trovarne uno.»
Lei sgranò gli occhi e allargò le braccia. «Non siamo a Londra, mi pare, e in questo sperduto villaggio di confine non credo ci siano tanti gentiluomini. Come pensate lo possa trovare prima che i miei genitori mi riportino a casa?»
Un sorriso sghembo comparve sul volto di Lucien. «Potrei propormi, milady?»
«Voi? Vi rammento ieri abbiate detto che nessun genitore sano di mente avrebbe mai offerto la propria figlia a un uomo della vostra risma.»
Lui avanzò, il sorriso ancora a sollevargli le labbra. «Avete ragione, l’ho detto. E sì, non ho una reputazione specchiata, ma non sono un pervertito e non ho mai infierito su donne e bambini, ho fama di libertino, di abile spadaccino e di attaccabrighe. Ho già difeso l’onore di qualche nobildonna in duello e come potete vedere sono vivo e senza l’ombra di una cicatrice. E, nonostante questo, sarei un marito di certo migliore di lord Albans, credetemi.»
Selene avvertì il fiato accelerare, quando le si fermò ad un passo. Il cuore prese a vagare come un ramingo nel petto, senza trovare requie e nel ventre le sbocciò un calore languido e bruciante e temette le gambe non la reggessero. Strinse le mani a pugno e irrigidì la schiena, non si sarebbe lasciata intimorire.
«La vostra proposta è magnanima e vi fa onore, signore, ma anche questo sarebbe un azzardo… non vi siete nemmeno presentato e vi ricordo ieri avete ipotizzato di potermi uccidere e solo per aver invaso le vostre terre e aver osato rubarvi una lepre.»
«Avete ragione, milady, pecco anche nelle buone maniere, ma a questo si può rimediare con facilità.» Le afferrò una mano e se la portò alle labbra e le depose un bacio sul dorso. «Sono Lucien Farleigh, duca di Ravenshaw, per servirvi… e il vostro nome, milady, qual è?»
Il caldo tocco delle sue peccaminose labbra l’aveva fatta rabbrividire. Dovette far appello a tutta la sua forza di volontà per mantenere ferma la voce. «Lady Selene Bran, unica figlia femmina del conte di Ashcroft.»
«Quindi, volete sposarmi, lady Selene?»
Il cuore le si fermò per un battito di ciglia, poi iniziò a tambureggiare contro il corpetto. «Fate sul serio?»
«Ho soltanto una parola, e la mantengo, sempre. La vostra risposta?»
«Io…» mormorò.
Era confusa. Il duca le stava offrendo una via d’uscita, forse non lineare o onorevole, ma comunque un’alternativa allo sposare un uomo mai visto prima.
«Sì» capitolò un attimo dopo.
«E allora venite, recuperiamo la mia carrozza e raggiungiamo Gretna Green senza indugio, a breve qualcuno potrebbe accorgersi della vostra sparizione e venirvi a cercare.»
Strinse le dita della giovane fanciulla tra le sue e si voltò. A grandi passi attraversarono la radura e poi entrarono di nuovo nel bosco. Camminarono per svariati minuti prima di uscire dall’ombra degli alberi e di ritrovarsi su un sentiero che conduceva a una austera e maestosa magione.
Selene scrutò la dimora in pietra. Era grande, squadrata, in pietra di Bath color miele e aveva, nelle due ali a corpo avanzato, finestre a bovindo. Era circondata da un giardino curato e da alberi secolari.
Si lasciò trascinare dal duca verso un caseggiato distaccato, probabilmente la rimessa delle carrozze. Da quando si erano messi in cammino non aveva più detto una parola. Era ancora stupita per aver accettato quella folle proposta e mentre i portoni della rimessa si aprivano e ne usciva un garzone si chiese cosa le fosse preso per aver acconsentito così in fretta.
«Fai preparare subito la carrozza.» Lucien lasciò la mano di lady Selene.
«Come desiderate, Vostra Grazia» rispose il ragazzo rientrando.
«Il villaggio dista solo poche ore, questa sera sarete lady Farleigh, duchessa di Ravenshaw» disse osservandola con attenzione.
Selene avvertì un vuoto allo stomaco. Perché aveva accettato?
Cosa le era preso?
Non sapeva nulla del duca. Non lo aveva mai sentito nominare prima, eppure, quando aveva visto la sua espressione irrigidirsi quando aveva proferito il nome del nobile a cui suo padre aveva concesso di corteggiarla, aveva capito di correre un pericolo enorme nell’assecondare quel corteggiamento. Non aveva compreso perché, ma si fidava di lord Ravenshaw.
«Vi state pentendo di aver acconsentito?»
Lei si riscosse. «E se così fosse?»
«Ricordate che sono il male minore, credo siate abbastanza intelligente da comprendere quanto una donna non abbia la facoltà di scegliere per se stessa, ma debba sottostare agli ordini del padre.» Le disse scrutando i garzoni che avanzavano portando i cavalli. «Non ho mentito quando vi ho detto che lord Albans sia un pervertito, ma non intendo scendere nei dettagli, non intendo traumatizzarvi.»
Lei avvertì un altro vuoto allo stomaco. Chiuse gli occhi e non chiese spiegazioni, era stata una giornata orribile già così.
«Venite, è ora di partire.» Le porse la mano e l’aiutò a salire sulla vettura ferma a qualche passo da loro.
Si accomodò sul sedile in velluto cremisi e trasse un respiro. Afferrò la gonna e vide gli strappi e solo in quel momento si rese conto di essere impresentabile. Sollevò le mani e cercò di sistemarsi l’acconciatura.
«Siete bellissima anche così, Selene.»
Lei fermò le mani sentendosi chiamare con il proprio nome, in un altro momento avrebbe protestato per la troppa familiarità, ma si stavano recando a Gretna Green per sposarsi.
«Temo di non trovarmi d’accordo con voi, milord.»
«Chiamatemi Lucien, quando siamo in privato, lo preferisco.»
«Abbiate pietà di me, avrò bisogno di un po’ di tempo per abituarmi all’idea.»
«Oh, credo che dopo stanotte cambierete opinione, Selene» rispose mentre il sorriso gli fioriva sulle labbra.
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