E' UNO SCANDALO,
VOSTRA GRAZIA
Capitolo 12 di 12

Scritto il 15/07/2026
da JULIA LEE


Selene si sentì andare a fuoco, ma non abbassò lo sguardo e non perse il suo contegno.

Il ritmico e monotono battere degli zoccoli sulla nuda terra ben presto le rese le palpebre pesanti. Complice anche la tensione patita durante la lunga giornata si ritrovò a sbadigliare. La luce del tramonto filtrò dai vetri schermati solo in parte e il dondolio la cullò finché il sonno non la colse. Scivolò contro lo sportello e lì rimase, profondamente addormentata.

 

 

Lucien rimase a osservarla. Le ciocche color del miele dorato le accarezzavano una guancia e le lunghe ciglia le ombreggiavano gli zigomi. Il viso elegante e bellissimo pareva quello di un angelo caduto dal cielo, mentre dormiva. La sola idea che Albans mettesse le sue luride mani su quella creatura lo aveva fatto infuriare, però ancora si stupiva di averle fatto quella proposta. Non aveva mai pensato di prendere moglie, non gli interessava portare avanti la stirpe, come lo aveva supplicato di fare più volte la madre, prima di morire.

E invece si stava recando a Gretna Green per maritarsi con una donna che non conosceva affatto e solo per sottrarla ad un destino infame.

Misericordia!

Sua madre ne avrebbe gioito e gli avrebbe ribadito che lei l’aveva sempre detto che in lui c’era del buono e che prima o poi sarebbe venuto alla luce.

Scosse la testa. Inutile rimuginare su ciò che stava per compiere, ormai la decisione era presa, aveva dato la sua parola e sarebbe andato fino in fondo.

«Selene? Siamo arrivati, svegliatevi.» Disse prendendola per le mani. «Selene?»

Lei emerse dal sonno con un sospiro. Sollevò le palpebre e si raddrizzò. L’interno della vettura era illuminato da una lanterna e lord Ravenshaw era chinato su di lei.

«Venite, il fabbro ci aspetta.» Scese e poi le tese la mano per aiutarla.

Lei rabbrividì quando fu all’aperto. Si guardò attorno per un attimo, poi lo seguì all’interno della bottega, dove un uomo dal ventre prominente e lunghi capelli color ruggine li aspettava.

La cerimonia fu veloce e appena fu terminata lord Ravenshaw la condusse fuori. Si fermarono un attimo sulla strada polverosa, ora erano marito e moglie, ma perché quel matrimonio fosse valido dovevano consumare.

Oh, cielo!

La bocca le divenne arida e le viscere le si aggrovigliarono. Le gambe le si fecero di gelatina e la paura le serpeggiò lungo la spina dorsale.

«Venite, ho già fatto fermare una stanza nella locanda in fondo alla via.» Lucien le porse il braccio e solo quando lei gli appoggiò sopra la mano, si mosse.

Attraversarono la strada e raggiunsero lo stabile. L’insegna appesa sopra la porta ondeggiava alla brezza, uno scoppio di risa li investì appena ebbero varcato la soglia.

Selene strinse un po’ di più il braccio del marito quando gli occhi dei clienti si posarono su di lei. Non era al meglio della sua forma, aveva le vesti stracciate, i capelli spettinati e l’espressione ancora assonnata, nonostante ciò, tenne il mento in alto e non abbassò lo sguardo.

«Per di qua, milord.» Li accolse l’oste. «Seguitemi, vi mostro la vostra stanza.» Li accompagnò al piano di sopra, poi lungo il corridoio e si fermò davanti a un uscio. «Eccola qua, la migliore che abbiamo! Siete stati fortunati a trovarla libera.»

«Portateci qualcosa da mangiare e una bottiglia di vino» ordinò Lucien.

L’ometto annuì con prontezza. «Vi mando subito qualcosa, milord.» Si accommiatò con un rozzo inchino.

Selene si guardò attorno. La stanza era piccola e spartana, ma il letto sembrava abbastanza comodo. Avvampò nel pensare a quello che di lì a poco sarebbe accaduto tra quelle lenzuola.

«Mi sembrate alquanto spaventata.»

«È accaduto tutto così in fretta che…» Si fermò, le pareva che le parole le graffiassero la gola, quando le lasciava uscire.

Lucien, immobile dietro la sua schiena, le appoggiò le mani sui fianchi. «Non siate tesa, posso assicurarvi di non essere un bruto e farò tutto ciò che è in mio potere per farvi stare bene, ma dovrete fidarvi di me.»

«Fidarmi di voi? Vi ho sposato, immagino che questo sia un buon indicatore di quanto mi fido, non trovate?» Si voltò per affrontarlo e si ritrovò a un palmo dalle sue labbra e il fiato le accelerò.

Lucien la vide sgranare gli occhi e una stilettata di desiderio lo attraversò. Si chinò su di lei e la baciò.

Le loro lingue si intrecciarono quasi subito e i loro fiati si mischiarono. Se la premette contro il petto e fu inebriato dal suo profumo dolce e sensuale. Le saccheggiò la bocca, le rubò il fiato e quando lei intrecciò le mani dietro la sua nuca la verga gli si tese fino a dolergli.

Spostò una mano nell’incavo della sua schiena e la tirò ancora più verso di sé, in modo che i loro bacini fossero a contatto e lei potesse sentire quanto la desiderava.

Due bussate all’uscio gli impedirono di andare oltre. La lasciò andare e aprì la porta. Lanciò un’occhiata alla cameriera che reggeva un pesante vassoio, glielo sfilò dalle mani e ringraziò.

«La nostra cena.» Annunciò sistemando il vassoio sul tavolino. «Venite, meglio mangiare prima che si freddi.»

Selene raggiunse la sedia a fatica. Quel bacio famelico l’aveva lasciata scombussolata e tremante. Si sedette e mangiò quello che lui le mise davanti senza fiatare, era davvero molto affamata, ma del resto aveva lasciato Roses Manor subito dopo colazione.

«A noi e al nostro futuro!» Disse Lucien alzando il bicchiere in aria.

«Sì, al futuro.» Rispose Selene, imitandolo.

Bevvero insieme, guardandosi negli occhi e quando ebbero terminato il duca le prese il bicchiere dalle dita e lo depose sul tavolino.

«Venite.» Disse alzandosi e porgendole la mano.

Selene guardò lui, poi la mano tesa e prima di afferrarla prese un respiro profondo. Il calore che avvertì quando lo toccò le scivolò sottopelle e la fece fremere.

Lucien la fece girare e le sbottonò il vestito e lo lasciò cadere a terra, le slacciò il corsetto e lo gettò sulla seggiola. Si chinò su di lei e le baciò la morbida pelle del collo e mentre tracciava una scia di piccoli baci sulla sua tenera carne le fece scivolare giù dalle spalle la camiciola, lasciandola con addosso solo le calze.

Percorse le sue braccia nude con tenere carezze, poi la fece girare e si impadronì della sua bocca. Affondò la lingua e prese ad accarezzarle la schiena nuda. Quando la sentì gemere e aggrapparsi alle sue spalle la sollevò tra le braccia e la depose sul letto.

Il suo corpo pieno e morbido riluceva come fosse cosparso d’oro, alla luce delle due candele. I seni sodi erano perfetti e i capezzoli scuri svettavano su quella coppia di montagnole candide come due ciliegie sopra una coppa di delizioso gelato.

Si spogliò senza mai staccarle gli occhi di dosso e quando si tolse le brache e la verga gonfia e tesa si alzò verso il suo ventre vide i begli occhi di Selene sgranarsi per lo stupore.

Si mise sopra di lei, con un ginocchio le aprì le cosce e iniziò ad accarezzarla tra i riccioli già umidi. Riprese a baciarla e poi, con un colpo di reni, la penetrò.

Avvertì il suo corpo irrigidirsi, così si fermò attendendo lei si abituasse a quell’intrusione, prese a muoversi solo quando lei ritornò a rispondere ai suoi baci.

La lussuria prese ben presto il sopravvento, le spinte si fecero più profonde e lunghe, le mani di lei gli artigliarono le braccia. I suoi gemiti divennero più frequenti, la stretta delle sue dita sui suoi muscoli più forte e poi accadde. Selene si inarcò, emise un grido strozzato e poi si accasciò su se stessa.

E lui, vedendola godere si lasciò travolgere dallo stesso piacere e riversò il suo seme dentro di lei. Poi, ansante e soddisfatto, le crollò sopra e affondò il viso tra i suoi capelli sparsi sul cuscino.

«Selene?» La chiamò dopo un po’. «Come ti senti?»

«Oh…» Fu l’unica cosa che gli rispose.

«Ora il nostro matrimonio è valido a tutti gli effetti e nessuno potrà più dividerci.»

«Mia madre griderà allo scandalo e mio padre andrà su tutte le furie.»

«Immagino che il mio rango basterà a rassicurare entrambi.»

«Siete troppo ottimista, Vostra Grazia. Temo che lord Albans potrebbe risentirsi di questo mancato matrimonio.»

«Se ne farà una ragione, fanciulle che fremono per diventare duchessa ce ne sono molte, tra le nobili schiere, a me premeva salvare te... e puoi darmi del tu, quando siamo soli.»

 

 

Selene alzò il volto e lo scrutò. Aveva un profilo bello e virile. «E pensare che ti credevo un bruto senza cuore e pronto a mangiarsi un piccolo e ferito leprotto e invece mi ero sbagliata. Ce l’hai un cuore, dopotutto, e pare essere piuttosto grande.»

«Non farti illusioni, tendo a usarlo poco.»

«Ma lo usi.»

«I tuoi genitori, domani quando li raggiungeremo, potrebbero non pensarla come te.»

«Domani…» Rabbrividì al pensiero.

«Sarò al tuo fianco, e non solo domani, ma per il resto della tua vita.»

Selene sospirò, rassicurata. Non era stata affatto una cattiva idea seguire l’istinto e sposarlo. Proprio no.

 

 

FINE STORIA
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