CARTA BIANCA - UN LUNGO FATALE ULTIMO ADDIO
Capitolo 15 di 21

Scritto il 28/07/2026
da RAFFAELLA V. POGGI


Fidanzata!

 

David, comodamente seduto sulla poltrona della sua scrivania, ripensava alla serata appena trascorsa. Non ricordava di aver mai provato un tale senso di beatitudine e di appagamento; forse solo da bambino si era sentito così felice.

“No”, rifletté, “non sono mai stato tanto felice in vita mia”.

Teneva gli occhi incollati al divano dove fino a poco tempo prima era sdraiata Valéry – la sua Valéry – rivivendo, attimo per attimo, quei momenti insieme.

Pensò che mai sarebbe riuscito ad addormentarsi, ma si sbagliava: dopo poco era scivolato in un sonno senza sogni, come non gli capitava mai. Si svegliò bruscamente, allarmato dal rumore di una carrozza che si stava fermando davanti al portone. Era quasi l’alba: il nero della notte era appena rischiarato dalle luci dell’aurora. Guardò fuori, riconobbe la livrea e si affrettò ad aprire per non svegliare il resto della casa prima del tempo. Sua madre entrò come un tornado nell’ingresso, sbraitando: «Dov’è lei?»«Buongiorno anche a voi, madre», la accolse David.

 

A Valéry sembrò di essersi addormentata solo un attimo prima, quando si destò di soprassalto. Era stato tutto un sogno? Era ancora in una delle stanze di Lady Venom? Sicuramente aveva udito le medesime parole: «Dov’è lei?».

No, non era la voce di David questa volta, però quella era la sua camera.

“Non ho sognato”, si disse quando fu un po’ più lucida. “E questa è la voce della duchessa”, pensò inquieta.

«Meno male che hai lasciato la porta aperta», stava dicendo la gran dama, rivolta al figlio, «e sei vestito di tutto punto», precisò.

Valéry si era appena seduta sul letto, quando la madre di David entrò nella stanza seguita dalla signora Ferguson.

«Avanti, fuori di lì, andiamo. Metti questo», le intimò, porgendole un mantello molto simile al suo. «Tira su il cappuccio», ordinò uscendo.

«David?». La ragazza si rivolse implorante a Lord Baxton, appoggiato allo stipite della porta con le braccia conserte. Non riusciva a capire. Il panico la stava assalendo.

«Credo che dovrò licenziare in tronco la servitù di questa casa», disse lui, severo, rivolto all’anziana balia, quando lei gli passò accanto. «Tutti infedeli e spie al soldo della duchessa», continuò con un gelido sorriso, seguendo sulle scale quello strano corteo.

«Mio figlio non si sposerà a Gretna Green. Questo è poco ma sicuro», sbraitò Lady Victoria, scendendo lo scalone.

«David?». Valéry indirizzò a Lord Baxton uno sguardo pieno di sgomento.

«Fosse anche l’ultima cosa che faccio, non vi permetterò di fuggire come due reietti», borbottò scrollando il capo, ormai giunta davanti all’ingresso.

«Va’ tesoro, non preoccuparti». Lui le aveva sorriso rassicurante e le aveva strizzato l’occhio.

«Vi sposerete il giorno sedici del mese prossimo», continuò perentoria la duchessa, aprendo lei stessa il portone, «in St Mary-le-Strand: è deciso. Celebrerà le nozze il vescovo Constable. Predica sempre che il sonno è amico del diavolo, sarà stato contento di essere svegliato tanto presto, questa mattina. Sbrigati, signorina, prima che faccia giorno e qualcuno ci veda. Lo rivedrai presto, non ti preoccupare». Poi, rivolta al figlio: «Ti aspettiamo questa sera alle sei: c’è il ricevimento a casa del tuo amico, il visconte di Norwich: sarà la vostra prima apparizione pubblica. Devi provvedere a lei, per gli abiti… e tutto il resto», ordinò.

Valéry non aveva capito quasi nulla ma David evidentemente sì, poiché rispose: «Certo, madre, sarà fatto. Manderò Seymour da voi prima possibile. Sarà a vostra completa disposizione», disse, sorridendo a Valéry.

«E… guardati le spalle, ragazzo mio», concluse la duchessa salendo in carrozza.

 

«Ieri ci hai fatto prendere un bello spavento, signorina», disse Sua Grazia Lady Victoria, sedendosi accanto alla ragazza, in carrozza. «Gliel’ho detto che non avrebbe funzionato perché sei troppo orgogliosa, ma lui ha detto che dovevo solo farti uscire da lì. Sembrava impazzito quando non riuscivano più a trovarti, è entrato nel collegio terrorizzando Miss Langton. Ho dovuto mandarle un messaggio a tarda sera, per tranquillizzarla, dirle che ti avevamo trovata ed eri sotto la mia protezione. Risiederai con me, fino al matrimonio. Avremo molte cose da fare, nei prossimi giorni».

«Mi era sembrato di capire che non mi riteneste adeguata a entrare nella vostra famiglia», disse, diffidente.

«È vero il contrario. Ma non era Charles l’uomo giusto per te: mi fa piacere che tu l’abbia capito subito. È mio nipote, gli voglio bene, ma ti avrebbe reso infelice molto presto. Non che la cosa fosse di mia competenza, ma quando ho capito che David era innamorato di te, avrei fatto qualunque cosa purché ti avesse».

«Avete ragione, non è cosa che vi riguardi».

«Quando sarai madre capirai. Non sono riuscita ad aiutarlo quando lui aveva più bisogno di me. Non ha mai chiesto nulla per sé, dandoci tutto. L’unica cosa in tutta la vita che abbia desiderato per sé, sei tu. Fosse anche l’ultima cosa che faccio, tu sarai sua moglie».

Valéry lasciò parlare la duchessa, interessata alle sue confidenze.

«Se non ci fosse stato David avremmo seguito la stessa sorte della tua famiglia. Edmund e mio marito riuscirono a sperperare al gioco e con le donne un patrimonio immenso in soli tre anni. Il nome dei Ragland ha ancora un valore solo per il sacrificio di mio figlio e se non fosse stato per lui potrei trovarmi nella stessa situazione di tua madre. Vedi bene che non sono nella posizione più opportuna per muovere delle critiche. Olivia Benton è la donna adatta a Charles: le importa soltanto di diventare duchessa e chiuderà entrambi gli occhi davanti alle mancanze del marito. A Charles interessa unicamente la vita comoda come a suo padre e a suo nonno prima di lui: è per questo che George, seguendo le volontà di mio suocero, aveva designato David come suo successore, scavalcando mio marito. È David il vero duca di Ragland. Lui è stato forgiato per questo. Mentre mio marito e Edmund passavano tutto il loro tempo in città, David, fin da bambino, doveva sputare il sangue sotto l’egida dei Ragland». La voce della duchessa tremava. «E quando accadde l’incidente bastò incolpare David per avere via libera alla successione, impugnando le volontà del duca. Te l’ha detto?», le chiese commossa.

Valéry fece un impercettibile cenno con il capo. Tremò visibilmente e la duchessa madre se ne avvide, le strinse una mano per confortarla e confortare se stessa.

«Fu un lungo fatale ultimo addio, per me. Un addio crudele. Almeno a te, ha raccontato cosa accadde dopo?». Valéry non rispose. «Non ti chiedo di svelarmi le sue confidenze: vorrei solo sapere… è stato tanto terribile?».

Valéry aveva il magone, si coprì il volto con le mani, chinandosi sul grembo della più anziana. «Oh, Milady… Milady!». Esplose in un singhiozzo.

L’anziana donna le accarezzò il capo e trattenne le lacrime. «Suvvia, ora basta. Asciuga quei lucciconi, cara. Non dobbiamo parlarne più. Lui non vorrebbe. Ho capito immediatamente che era interessato a te, dal primo istante che è comparso a casa di Elenoire. Mai era intervenuto a una simile riunione prima. Fino ad allora era difficile averlo con noi persino per le feste, figurarsi a un ricevimento. E poi comincia a comparire sempre più spesso. Ora che è uscito dai bassifondi nei quali si rintanava, non gli permetterò di ritornarci. Voi dovete camminare a testa alta. Sposarvi in chiesa come dei veri cristiani. Dovete farlo per voi, per i vostri figli. E anche per noi, per me e tua madre».

«Non vi turba che fosse ricoverata a Bedlam? Non lo considerate uno scandalo?»

«Nessuno è a conoscenza di ciò che è accaduto a Lady Faith. L’unico vero scandalo era tuo padre. Mi dispiace dirlo, ma era proprio un uomo spregevole. Spero per te che non sia stata una grande perdita perché quell’uomo non merita una tua lacrima».

«Non è mai stato un padre, lo consideravo praticamente un estraneo. Tornava soltanto per tormentarci».

«Sì, lo so. Ora non devi preoccuparti più di nulla, sei sotto la sua ala. Penserà lui a tutto. Ti solleverà da ogni tua preoccupazione, come fa con noi».

«Che cosa avete detto?»

«Che so che razza di individuo fosse tuo padre, lo conoscevo fin da ragazzo».

«No, dopo», la interruppe. «Avete detto che mi solleverà dalle preoccupazioni», ripeté, pensosa. “È vero. Da quando David è comparso nella mia vita ho provato sollievo: per mio padre, per mia madre, sollevata da quell’animale del dottor Morrison, gli abiti dimenticati nella stalla…”. «È vero ciò che dite, Vostra Grazia. Lui mi ha sollevato da ogni mia angoscia», ammise.

«Hai capito, ora, chi è mio figlio, vero?». Valéry annuì. «Lui quando ama, ama. Totalmente. Ama la sua famiglia, anche chi gli ha fatto del male. Non poteva concedere il suo cuore a una donna qualsiasi, doveva essere qualcuna che lui ritenesse all’altezza, qualcuna come lui. Tu sai quanto David ti stimi?»

«No. Non mi sembra possibile che… Be’, sì, credo di sì.».

«Bene. Sarei dovuta venire a prenderti già ieri sera ma dovevate chiarirvi, voi due soli e poi sapevo che saresti stata al sicuro con lui». Valéry annuì di nuovo.

“Era David a non essere al sicuro con me”. Sorrise a quel pensiero e arrossì.

«Siamo arrivate», osservò la duchessa guardando fuori. «Ho fatto portare qui tutta la tua roba. Ho dato un’occhiata, dovremo fare molti acquisti nei prossimi giorni», annunciò scendendo dalla carrozza aiutata dal lacchè. «Tira su il cappuccio», le intimò prima di scendere. «Ho chiesto aiuto a Elenoire, per le compere».

«Ma io non so… Io non posseggo denaro».

«Allora non hai capito», le spiegò entrando in casa. «È David che paga. Tutto! Per tutti i Ragland. Be’, non per Elenoire e suo marito, ma ogni abito, collana, cappellino, ogni singola voluta di stucco dorato nella reggia di mia nuora è finanziato da David. Mandano a lui tutti i conti. E sono salati, puoi scommetterci. Non credi che sia per lui un vero piacere pensare a sua moglie, prima che agli altri?»

«È David a finanziare la St Andrew?»

«E chi, se no? Forse non diventerai mai duchessa, cara, ma tu dagli un figlio maschio e sarai la madre di un duca. Edmund e Charles sono rami secchi, che non danno frutto: meglio sarebbe potarli», borbottò fra sé l’anziana signora.

 

La ragazza notò con disappunto che la governante di Lady Victoria aveva sistemato la sua roba nella stanza accanto al salottino dove aveva sorpreso David con Cassandra.

La prima cosa che fece dopo essersi vestita fu di scrivere una lunga lettera di spiegazioni e scuse a Miss Langton, annunciandole il suo fidanzamento: chi mai avrebbe pensato, anche solo il giorno prima, a un simile epilogo?

Lady Quinlan e Amanda arrivarono di prima mattina.

«Non potete immaginare quanto sia felice per voi due», esclamò entusiasta la sorella di David, che le aveva preso entrambe le mani tra le sue.

«Oh, Miss Campbell», fece Amanda, emozionata, «è una tal sorpresa! Zio David è un grand’uomo. Molto presto dovrò chiamarvi zia».

«Io preferirei che mi chiamassi Valéry: non sono più una tua insegnante, ora».

«Su, andiamo adesso», le esortò Lady Victoria. «Seymour è qui fuori che aspetta. Abbiamo molto da fare».

Seymour era il segretario di David e il suo uomo di fiducia, condannato al ruolo di chaperon per quello e per i giorni a venire.

Il giovanotto scortò le signore nei vari atelier. Lady Victoria e la figlia ordinarono una quantità pressoché infinita di abiti, cappellini, accessori e biancheria, praticamente ogni cosa su cui posavano gli occhi.

«Allora?», chiese Amanda che era sbucata da un camerino indossando un delizioso abito da sera bianco.

«Sei magnifica», commentò Valéry che stava a sua volta provando un completo da amazzone nero.

«È un po’ troppo scollato», osservò la madre, critica.

«Ormai è una donna», ribatté la nonna. «Lo scopo del debutto è proprio quello di farsi notare. Io lo trovo perfetto», sentenziò l’anziana signora.

«Mi sto divertendo un mondo. Chi mai avrebbe pensato che finita la scuola avrei debuttato?»

«Tuo padre è appena tornato e probabilmente lui e Philip dovranno ripartire molto presto. Per nulla al mondo vorrebbero mancare e chissà quando si ripresenterà l’occasione di essere tutti presenti per organizzare il tuo ricevimento. No, è meglio adesso, anche se la Stagione è quasi al termine», spiegò Lady Elenoire.

«Grazie, nonna. Vi sono molto grata di aver messo a disposizione casa vostra per la festa».

«Il salone è molto più grande. Interverrà tutto il bel mondo. Sarà anche l’occasione per rendere pubblico il vostro fidanzamento», finì la gran dama, rivolgendosi a Valéry. «Il giorno dopo le nozze mi trasferirò a Bath per riprendermi da questo tourbillon. Non ho più l’età per queste cose e, per oggi, ne ho avuto abbastanza. Direi di tornare a casa», concluse, stremata.

 

Valéry, stordita da tutti quegli acquisti, si sentiva più stanca che dopo una giornata di lavoro. Non aveva avuto il tempo di crogiolarsi nel ricordo della notte prima, frastornata dall’improvvisa svolta che aveva preso la sua vita.

“Non è possibile!”, si ripeteva, rimirando il magnifico abito color salvia che aveva indossato per la soirée. “Non è possibile che sia vero, che stia capitando proprio a me”. Era accaduto tutto così in fretta. “Fidanzata! Tra poco lo rivedrò”, si disse, emozionata, e un’ondata di eccitazione e di panico la travolse. Si sedette davanti alla toilette. “Oh mio Dio! E se avesse cambiato idea? E se non mi volesse più a causa del mio comportamento di ieri? Se avesse ripensato a quello che ho combinato da Lady Venom e alla mia sfacciataggine nel suo studio? Sono stata imperdonabile! Ho perduto ogni freno, mi sono mostrata nuda e l’ho provocato in ogni modo. Dovevo essere impazzita per comportarmi a quella maniera”. Era arrossita a tal punto da assumere un colorito melanzana che ben s’intonava al colore dell’abito. “Chi mai vorrebbe una donna così poco riservata? Sicuramente manderà a monte il fidanzamento”. Stava tremando. Udì bussare e Lady Quinlan entrò con qualcosa in mano.

«David ti manda questi».

Erano gli astucci di tre splendide parure. In uno c’era un semplice girocollo di perle con gli orecchini uguali, in un altro un magnifico collier di diamanti purissimi e i pendenti intonati e nel terzo una collanina con una croce di diamanti.

«Indossane una», la esortò Elenoire.

Valéry passò il dito sulle perle, prese in mano la collana di brillanti, la osservò affascinata e la ripose sul velluto dell’astuccio. Alla fine indossò la croce e, dopo aver richiuso le altre confezioni, le restituì a Elenoire.

«Che cosa fai? Sono tue!», esclamò meravigliata Lady Quinlan.

«Non posso accettare, è troppo. Gli abiti, i gioielli, tutto… è troppo… Io non posso…».

«Valéry, ma tu hai capito chi è David?», domandò Elenoire, stupita. «È probabilmente l’uomo più ricco d’Inghilterra e tu, tra più o meno venti giorni, sarai sua moglie». Rise.

«Io… Io non…». Ora era veramente terrorizzata.

«Finisci di preparati, ci vediamo più tardi, al ricevimento», e le strinse la spalla in segno di saluto prima di uscire.

 

Agitata e incapace di star ferma, chiusa nella sua stanza, Valéry afferrò i guanti, la piccola pochette, lo scialle e decise di attendere di sotto, anche se era ancora presto.

Stava per scendere, quando lo vide ai piedi dello scalone, appoggiato al corrimano, che le dava le spalle.

«Oh mio Dio!», mormorò e girò sui tacchi per scappare in camera: era stata colta di sorpresa, non era preparata ad affrontarlo.

«Valéry!», David la chiamò e lei si vide costretta a scendere.

Lui l’aveva raggiunta e l’aveva presa per mano.

«Buonasera, splendore». Le baciò il palmo. «Stavi scappando?», le domandò sorridente mentre la scortava di sotto. Erano soli, valletto a parte. Alla ragazza stavano tremando le gambe.

«No, io…», balbettò. Non riusciva a formulare una frase compiuta, tanto era l’imbarazzo. «Vorrei ringraziarvi, non dovevate… Siete stato oltremodo gentile», ringraziò, emozionata. Il cuore le batteva così forte che poteva sentirne l’eco rimbombarle nelle orecchie. David l’aveva condotta in un salottino e l’aveva fatta sedere accanto a sé, su un divanetto.

«Che cos’è questo sussiego?», chiese, un po’ divertito, un po’ accigliato.

«Credo che vostra madre abbia ecceduto… Io… Le collane… sono di sopra… devo restituirvele…».

«Ziiitta», le sussurrò sulle labbra, dolce e autoritario, con un mezzo sorriso impudente e le tappò la bocca con un bacio.

«Oh…», mormorò lei, quando le loro labbra si separarono. Stare vicino a lui le dava un senso di vertigine che aveva confuso con la paura, ma finalmente era di nuovo fra le sue braccia, l’unico posto dove tutto appariva nella giusta luce. «David, sono stata imperdonabile, ieri sera. Per tutto». Era mortificata e stava ancora tremando.

«No, amore, non dire così». La strinse a sé e le accarezzò una guancia. «È stata la notte più bella della mia vita. Non permetterò neppure a te di guastarmene il ricordo», le spiegò, sorridendo.

«Ho fatto una vera sciocchezza».

«Nulla a cui non sia già stato posto rimedio. Tutto ciò che è accaduto ieri è un segreto fra te e me».

Valéry sprofondò nel suo abbraccio: ancora una volta David l’aveva sollevata dalle sue angosce.

«Ora che cosa diranno i tuoi parenti? I tuoi amici? E Charles?»

«John ed Elenoire sono entusiasti e lui non vede l’ora di conoscerti. Di tutti gli altri, a cominciare da mio fratello, m’importa meno di niente. L’unico problema potrebbe essere affrontare gli ammiccamenti e le frecciatine di Adam e Simon ma credo che potremmo sopravvivere», concluse sorridendole.

 

In effetti, appena arrivato, il conte di Westbury li raggiunse.

«Ho saputo che hai acquistato un nuovo paio di guanti», disse gongolante.

«Sì, Adam, e mi stanno alla perfezione».

Valéry aveva capito che stavano parlando di lei ma non le fu dato il tempo di intendere il senso del discorso, poiché furono presto circondati da una nutrita folla di amici che vollero far loro le congratulazioni.

«Questo genere di notizie corre sulle ali del vento. Lo so per esperienza personale», disse la contessa di Westbury.

«Adam l’ha detto subito, che eri riserva di caccia», fece Maggy con il suo solito humour irriverente. «Così la notizia non ci ha colto impreparati».

«Io invece non avevo capito nulla», ammise candidamente Amanda. «È stata la più lieta delle sorprese. Ora Rose Frost dovrà orientare in tutt’altra direzione le sue mire», aggiunse con soddisfazione.

«Credo che adesso abbia adocchiato mio fratello», fece notare Maggy.

Infatti Tristan Butley era stato catturato da Olivia Benton e dalla cugina e, non riuscendo a liberarsi, lanciava strane occhiate disperate in direzione delle sorelle.

«Lasciamolo soffrire ancora un po’», continuò Margareth ridendo.

«Sei davvero perfida», disse Amanda e tutti risero.

«In qualità di padrona di casa spetta a me il compito di far sì che tutti si divertano. Non posso permettere che qualcuno si trovi in ambasce», disse Lady Annabelle Butley allontanandosi in direzione del cognato.

«Scusateci». David aveva preso la mano di Valéry per condurla dai suoi parenti. «Vieni, dobbiamo annunciarci ai duchi di Ragland», ammiccò.

«Miss Campbell, non so descrivervi la gioia che ci ha procurato sapere che sarete parte della famiglia», la accolse entusiasta la duchessa.

«David, briccone, ti sei accaparrato il fiore più bello e profumato», esclamò sorridente il duca. Valéry era imbarazzata come la sera a casa loro.

Le congratulazioni di quei signori erano una nota stonata ed ebbe, vivida, una percezione di marcio e stagnante. Guardò Lady Victoria che sorrideva algida e David che aveva la stessa espressione della prima volta che aveva incrociato il suo sguardo, seduto al tavolo verde: sentì i brividi percorrerle la schiena e il gelo s’impossessò di lei.

«David caro», s’intromise Jocelyn Cunningham, in piedi accanto al duca, «non avevo idea che avessi intenzione di sistemarti altrimenti mi sarei proposta prima». La dama dai capelli rossi emise una risata gutturale che fece uscire dai gangheri Valéry. Lady Victoria aveva stretto gli occhi, che erano diventati due fessure.

David sorrise e rispose: «Non è mia abitudine sbandierare le mie intenzioni, può rivelarsi svantaggioso negli affari», e condusse Valéry via con sé.

«La amavi?»

«Come?». David era distratto, perso nei propri ragionamenti.

«Ho chiesto se eri innamorato di lei».

«Credo di avere individuato un tuo difetto: a volte sei davvero troppo ingenua. Non capisci proprio certe faccende». Era ancora pensoso. «Comunque la risposta è no. Sei gelosa?», chiese poi, divertito.

«Io? Perché dovrei essere gelosa? Probabilmente se tu le avessi dedicato tutte le tue attenzioni per un’intera serata, potrei avere qualche motivo per essere gelosa», osservò acida.

«Vedi che sei ingenua, Valéry: lei è l’amante di mio fratello».

«Tuo fratello Edmund ha preso il tuo posto?», domandò sarcastica.

«Tu come fai a sapere certe cose?»

«Ho le mie fonti. Era abbastanza evidente la vostra confidenza».

«È finito tutto da un pezzo: non c’è nulla tra noi».

«Ebbene sì, sono gelosa. E lui, come può offendere sua moglie e tua madre conducendo con sé quella donna?». Valéry era scandalizzata.

«Si presuppone che loro non sappiano».

«Si presuppone?»

«Altre volte, ingenua, non lo sei per niente», osservò incuriosito. «Ora, cara, mi farebbe piacere presentarti John. Conosci già il padre di Amanda?», chiese poi, raggiunti i Quinlan.

«No, non ho mai avuto il piacere», e rivolse loro uno splendido sorriso, mentre eseguiva una compita riverenza.

«Il piacere è tutto mio, Miss Campbell. Le mie figlie mi hanno sempre parlato così bene di voi». John Quinlan, sollevatosi dall’inchino, la stava esaminando attentamente, con gli occhi ridenti e lo sguardo complice. «Se siete riuscita nell’impresa di far capitolare il mio amico, dovete possedere notevoli doti. Per allettare David non bastano due grandi occhi e un viso d’angelo», disse, esprimendo schiettamente la propria opinione.

«È così», confermò Lord Baxton.

«Ti ricordi di mio fratello Philip, vero?», chiese Amanda. Valéry scambiò un inchino con il fratello di Amanda, che già aveva incontrato a Oakham.

«Credo che il nostro amico sia davvero in un brutto guaio», disse David, osservando Tristan Butley poco lontano, ormai apertamente preso d’assedio da Rose Frost. A nulla erano valsi i tentativi della cognata di liberarlo dalla stretta opprimente di quella giovane.

 

«Avrei voluto porgervi prima le mie congratulazioni, ma sono stato trattenuto», disse Tristan a David appena dopo cena e si avviarono insieme nella sala dove le signore stavano conversando.

«Miss Amanda, stanno sistemando i tavoli da gioco: vi andrebbe di dare, anche questa sera, una bella lezione a vostra nonna e a Carolyn?», propose il giovanotto, sorridente.

«Cert…», Amanda stava per accettare quando furono interrotti da Olivia Benton e dal suo codazzo.

«Non sono questi i divertimenti adatti a noi giovani. Lord Waterton, perché non invitate Miss Quinlan? Lady Butley sta cercando di formare le coppie per aprire le danze», s’intromise Olivia.

Lord Henry Waterton obbedì e Amanda non poté far altro che accettare. La giovane non lo avrebbe mai creduto possibile ma stava iniziando a odiare la danza.

“Sono solo cene fra amici, perché tutte queste signore si ostinano a organizzare anche dei balli? Giocare a carte e chiacchierare rappresenterebbe uno svago più che sufficiente”. Amanda rifletteva, ben sapendo che se il suo cavaliere fosse stato un certo signore dai capelli biondi e dallo sguardo truce, avrebbe ballato anche tutta la sera.

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