ETERNAL MATES
Capitolo 6 di 20

IRENE PISTOLATO


⏱ ~8 min · 1.580 parole

George

Ho il cervello in pappa, non riesco più nemmeno a pensare in questo momento. Forse è un bene. Non permetterò a stupidi pensieri di rovinare quello che è appena successo. Mi viene persino da piangere per quanto Adam è stato dolce con me. La sua premura, la sua dolcezza, tutto il suo modo di essere mi hanno fatto sentire speciale ed è una sensazione che ho provato raramente.

Potrei persino ammettere di non averla mai provata prima di incontrare quest’uomo.

Sono troppo bisognoso? Può essere, ma a lui non sembra importare. Mi sta coccolando come nessuno aveva mai fatto prima e, per la prima volta, mi sento davvero in pace con me stesso. Non devo essere perfetto per nessuno, non devo nascondere il mio desiderio di attenzioni, non devo sotterrare in profondità le mie insicurezze. Con Adam posso essere davvero me stesso senza paura di sembrare debole.

«Grazie,» gli dico con le labbra premute contro la sua gola. «Soltanto grazie.»

Non riesco a formulare una frase di senso compiuto adesso, ma volevo che sapesse quanto gli sono grato per essersi preso cura di me in questo modo.

«Non c’è di che, tesoro.» Mi posa un delicato bacio sulla fronte e io sospiro felice.

A un certo punto la nebbia si dirada e mi rendo conto che lui non è venuto. Mi scosto da lui quel tanto che basta per poterlo guardare in quegli occhi grigi, che mi fanno provare troppe cose e a cui non voglio pensare adesso.

«Devo ricambiare!»

Adam ridacchia, divertito molto probabilmente dal mio sguardo un tantino isterico.

«No, non devi,» mi rassicura, passandomi di nuovo le dita tra i capelli.

È un gesto così intimo e delicato che mi smuove qualcosa dentro. Sono farfalle quelle che svolazzano impazzite nel mio stomaco? Esistono davvero? 

Poi ripenso a quello che ha detto e scatta qualcosa nella mia testa. Mi sento come se mi avesse appena rifiutato. È un pensiero stupido e assurdo, ne sono consapevole, ma vallo a dire alla parte di me che non si sente mai abbastanza.

«Perché?» Non riesco a trattenere l’indignazione nella voce. «Sono bravo a succhiare.»

«Non lo metto in dubbio,» afferma con un angolo della bocca sollevato. «Questo momento era per te, per il tuo piacere.»

Lo guardo accigliato, come se gli fosse appena cresciuta una seconda testa o stesse parlando una lingua a me sconosciuta. Non mi è mai successo che un uomo rifiutasse un pompino da me o che lo rifiutasse in generale. La sensazione di rifiuto provata poco fa sbiadisce, ne rimane solo un alone. 

«Non capisco,» ammetto confuso. 

«Non c’è niente da capire, tesoro.» Mi bacia di nuovo, con tenerezza stavolta, e mi ritrovo a sospirare quando le nostre labbra si dipartono. «Ti va di restare con me stanotte?»

La sua domanda mi stranisce. Se non mi desiderasse, non mi vorrebbe nel suo letto, giusto? In effetti non so nemmeno se fosse un invito a condividere la stanza, magari ne ha una per gli ospiti o forse…

«Smettila di pensare troppo.» Mi sfiora la fronte con l’indice. «Riesco a vedere le rotelle che girano in modo frenetico.»

«Credo che si siano inceppate,» sto al gioco, arricciando il naso. «Non capisco se mi stai invitando a condividere il letto o lo spazio.»

«Tu cosa vorresti?» Piega di poco il capo per potermi osservare meglio. 

Sembra una domanda semplice, ma non riesco a trovare una risposta perché nessuno si era mai premurato di mettere i miei desideri al primo posto. Gli uomini con cui di solito vado a letto vogliono solo il mio corpo e, una volta ottenuto quello, se ne vanno senza guardarsi indietro. Sono come un trofeo, si scopano il super modello e poi tanti saluti. Nessuno si è mai preso la briga di pensare prima al mio piacere per poi tenermi stretto tra le sue braccia come se fossi qualcosa di prezioso. 

«Mi chiedo se sei reale,» blatero nervoso. «Non sono certo che tutto questo stia accadendo davvero. Deve essere per forza un sogno.»

Mi pizzico persino un braccio per capirlo e il dolore mi fa sussultare.

«Va bene, ho capito.» Mi sposta dalle sue gambe e questo cambiamento di posizione non mi piace nemmeno un po’. Voglio ancora stare vicino a lui, sopra di lui, attorno a lui. 

«Che cosa avresti capito?» Adesso sono confuso sul serio e anche demoralizzato. Sono certo che mi accompagnerà alla porta, mi dirà che è stato divertente e che ci rivedremo in giro, come se questa sera non fosse mai esistita. Il solo pensiero mi provoca un nodo alla gola. 

«Se hai cambiaaah!» Mi afferra di peso e mi carica su una spalla come un sacco di patate. «Che stai facendo?»

«Ti porto a letto, visto che non ci vuoi venire con le tue gambe,» risponde come se tutto questo avesse senso. 

«Sei così prepotente,» gli dico picchiettandolo sul sedere. È un buon modo per toccare senza dare nell’occhio, no? «E hai il culo sodo per essere un vecchietto.»

«Che ragazzino impertinente!» scherza fingendosi risentito. «Ora questo vecchietto ti farà vedere di che pasta è fatto!»

Mi deposita con poca grazia sull’enorme letto king side e un urletto per niente mascolino sfugge al mio controllo. 

«Ehi! Vacci piano! Questo corpo vale milioni di dollari!» Esagero un po’, aggiungendo un sorrisetto strafottente per vedere la sua reazione e la risata che gli rimbomba nel petto è il regalo che mi dona. 

Adam quando ride è da ritenersi illegale. Gli si formano delle rughe di espressione attorno agli occhi che lo rendono ancora più sexy. Lo fisso con il labbro tra i denti e una nuova erezione che tende il cotone dei pantaloni. 

Tutta la mia precedente insicurezza è svanita, lasciando il posto alla versione più giocosa di me. Non quella che di solito è soltanto una recita per il mondo, ma quella vera. 

«E quegli occhi quanto valgono?» chiede gattonando sul letto, fino a sdraiarsi su di me. «E queste labbra peccaminose?»

Mi sfiora la punta del naso con la sua in un gesto talmente tenero che mi sento sciogliere sul materasso e poi mi regala il bacio più dolce di sempre. 

«Tutto il pacchetto è da milioni di dollari,» rispondo cercando di non sembrare troppo sconvolto, nonostante la mancanza di ossigeno. 

«Lo credo bene, è un pacchetto piuttosto eccezionale,» commenta facendomi arrossire. 

Sto per aggiungere qualcosa, ma non me lo permette: si appropria della mia bocca e mi bacia fino a farmi perdere del tutto il raziocinio. Non credo che uscirò tutto intero da questo appartamento. 

Adam si prende di nuovo cura di me con minuzia, ma stavolta non si dimentica del suo piacere e mi ritrovo ad ansimare come un folle quando i nostri uccelli si sfregano tra loro in modo squisito. Pelle contro pelle, calore e morbidezza… è una sensazione davvero meravigliosa. Quando è stata l’ultima volta che mi sono sentito così in sintonia con qualcuno durante il sesso.

Mai.

Quella singola parola continua a rimbalzare nella mia mente, stordendomi. Adam è il primo uomo che mi fa sentire importante, non solo un pezzo di carne, non gli importa della mia fama, non gli importa chi sono. Apprezza me come persona e mi ritrovo, senza volerlo, con le lacrime agli occhi.

«Ehi, tesoro.» Non poteva non accorgersi del mio crollo emotivo, non uno così attento come lui. «Che succede?»

Chiudo gli occhi e scuoto la testa, cercando di riprendere il controllo.

«Guardami.» Mi accarezza gli zigomi umidi fino a quando non obbedisco e mi perdo nel grigio delle sue iridi. La preoccupazione è ben visibile nel suo sguardo e io mi sento un dannato idiota.

«Non è niente, sono solo stupido,» confesso con un groppo in gola grosso come una pallina da golf.

Non posso di certo confessargli che di questo passo mi innamorerò di lui come un folle e mi renderò ridicolo quando mi scarterà come hanno fatto tutti quelli che sono passati nella mia vita.

Devo andarmene da qui, non posso restare ancora con il rischio di farmi male. Questa serata ha preso una piega che non mi sarei mai aspettato e ho bisogno di riprendere il controllo prima di commettere qualche errore madornale.

«Scusami, non ce la faccio.» Premo le mani sul suo petto per allontanarlo da me. All’inizio sembra riluttante a lasciarmi andare, ma poi nota qualcosa nel mio sguardo e annuisce.

«Okay.» Si sposta dal mio corpo, permettendomi di darmela a gambe come il grande codardo che sono.

Gli do le spalle, sentendomi un verme, e non riuscendo più a guardarlo negli occhi perché so che vedrebbe più di quanto voglio mostrargli.

«Adam, mi…»

«Non farlo, George. Non ti scusare mai più con me per come ti senti.» Posa le labbra sulla mia nuca dove deposita un bacio dolce, che mi spezza ancora un po’. «Sappi solo che se cambierai idea, io sarò qui ad aspettarti perché per te ne varrà sempre la pena.»

Si alza dal letto ed esce dalla stanza lasciandomi da solo con la mia stupidità. Perché ho dovuto rovinare questo momento perfetto? Avevo paura di un suo rifiuto e, invece, sono stato io a rifiutare lui. Posso essere più cretino di così? Sono talmente incazzato con me stesso e confuso, che ho bisogno di tempo per raccapezzarmi. Adam merita qualcuno migliore di me, non ha bisogno di un casino ambulante.

Una volta da solo nel mio attico mi ritrovo a singhiozzare, pensando a quanto sarà brutto saperlo con qualcun altro quando avrei potuto essere io al suo fianco.

 

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