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Adam
Questo abbraccio non ha niente di erotico. Siamo solo due persone che si stanno stringendo forte in cerca di un conforto emotivo. George ne aveva un gran bisogno e, a quanto pare, anch’io.
Faccio scorrere la mano lungo la sua schiena, cercando di rassicurarlo attraverso tocchi gentili. Si vergognava a chiedermi un abbraccio, forse perché non è una richiesta così comune tra due uomini adulti.
«Da quanto tempo qualcuno non ti abbracciava?» gli chiedo con la guancia appoggiata sul suo capo. È più basso di me di una decina di centimetri e si incastra alla perfezione tra le mie braccia.
«Dall’ultima volta che ho fatto sesso. Tendono a farlo prima di sparire dalla mia vita.» Lo dice fingendo nonchalance e un’ironia che non si addice al momento, ma non mi sfugge il dolore nella sua voce.
«Intendevo uno vero.»
Ci pensa più di quanto avrebbe dovuto.
«Tesoro?» Attiro la sua attenzione con questo termine affettuoso che ho notato apprezzare.
Nasconde il viso contro il mio collo e mugugna qualcosa che non capisco.
«Se mi parli addosso, non ti sento,» gli faccio notare salendo con la mano fino ad affondare le dita tra i suoi soffici capelli castani.
Si scosta di poco, scoprendo la bocca. «Ho detto che non me lo ricordo.»
Mi si stringe il cuore a questa confessione e d’istinto aumento la presa sul suo corpo. Non che io ne abbia ricevuto tanti nel corso della vita da adulto. I miei genitori sono venuti a mancare quando avevo trent’anni e da allora non ho più avuto nessuno pronto a donarmi affetto incondizionato. Non ho nemmeno mai avuto un partner di lunga data, solo brevi avventure, che non hanno mai portato a nulla, nemmeno a un cuore spezzato perché l’ho sempre tenuto protetto. È difficile trovare qualcuno che voglia stare con Adam Nigel l’uomo e non l’attore famoso.
Non sarà facile nemmeno per George, forse è anche più complicato visto che il suo corpo perfetto è spesso appeso in bella mostra su grossi cartelloni pubblicitari. Non oso immaginare quanti vorrebbero mettere le mani su quella pelle abbronzata.
Ammetto di essere una di quelle persone, con un’unica differenza: non lo farei perché è George Farrington il modello, ma perché mi piace l’uomo che è. Un uomo incredibilmente bello, che dieto la sfacciataggine nasconde un cuore tenero e solitario.
Mi riscuoto dai miei pensieri, rendendomi conto di essere stato a lungo in silenzio.
«Che mi dici della tua famiglia?» chiedo a bassa voce per non far esplodere questa bolla in cui ci siamo rinchiusi.
«Famiglia?» ripete con una punta di cinismo nella voce. «Quella che mi ha cacciato di casa a diciotto anni quando ha scoperto che ero gay e che posavo nudo davanti all’obiettivo?»
Posava completamente nudo?
Voglio subito quelle foto!
Tengo quest’informazione per un altro momento, ora non devo pensare con l’uccello. Vorrei trovare quelle persone e prenderle a calci in culo. Come si fa a rinnegare il proprio figlio? Ho fatto coming out con i miei genitori a vent’anni. All’inizio sono rimasti sorpresi, ma l’hanno accettato subito, dicendomi che ero sempre il loro bambino e che volevano solo la mia felicità. Mi rendo conto solo adesso di quanto sono stato fortunato.
«Vieni, sediamoci.» Lo libero dalla mia morsa, ma non sono ancora pronto a lasciarlo andare del tutto, così afferro la sua mano mentre lo accompagno al divano.
«Ti va di parlarne?» gli chiedo.
Scuote la testa. «Non adesso.»
«Okay, ma sappi che quando e se vorrai farlo, io ci sarò.»
«Grazie.» Mi sorride debolmente.
Non ho intenzione di obbligarlo a raccontarmi la sua storia, lo farà con i suoi tempi, se lo vorrà. Mentirei se dicessi di non essere curioso, ma forzarlo è davvero l’ultima cosa che voglio. Desidero che continui a sentirsi al sicuro con me. Non so per quale motivo sento questo impulso a prendermi cura di lui.
Mi siedo e lui si accomoda accanto a me, accoccolandosi subito contro il mio fianco. La sua coscia è premuta contro la mia, le nostre spalle sono incollate tra loro e il suo profumo mi avvolge del tutto, rendendomi quasi ebbro.
«Ti infastidisco?» mi chiede con un filo di voce, come se si aspettasse che da un momento all’altro lo allontanassi scocciato.
Non lo farei mai, mi piace sentirlo così caldo e bisognoso di attenzioni.
«Assolutamente no,» lo rassicuro. Gli passo un braccio attorno alle spalle, invitandolo senza parole a stare vicino a me per tutto il tempo che desidera. Mi piace che si senta a suo agio con me a tal punto da abbassare ogni sua difesa. Mi sta mostrando una parte di sé che credo tenga ben nascosta al resto del mondo e mi sento onorato di poter vedere le sue fragilità.
Nel nostro ambiente non è semplice fidarsi delle persone e per qualche strano motivo, George sta affidando a me la sua vulnerabilità. Non ho intenzione di tradire la sua fiducia, mai. In questo momento non siamo due personaggi famosi, siamo solo due uomini che stanno cercando una sorta di conforto l’uno nell’altro.
«Sai, non mostro a tutti questo lato di me,» mi confessa quasi timido. «A dire il vero, lo mostro il meno possibile. Odio sentirmi vulnerabile, sapendo che potrebbero approfittarsene.»
«Lo avevo intuito,» commento serio. «Sei al sicuro con me.»
«Lo so, lo sento. Mi intimidisci, Adam, ma allo stesso tempo so che posso essere del tutto me stesso con te, che non mi giudicherai mai. Non mi sono mai sentito così con nessuno prima d’ora e non so perché proprio tu. Ci conosciamo a malapena, non siamo amici, eppure… non lo so. Non so cosa significhi tutto questo e non ho di certo intenzione di intraprendere un viaggio nei miei sentimenti in questo momento.»
«No, evitiamo viaggi strani, possono essere pericolosi,» affermo con una punta di divertimento nella voce.
Si scosta da me per potermi guardare negli occhi. I suoi sono un po’ lucidi, ma non sono mai stati tanto belli e glielo dico.
«Hai degli occhi meravigliosi.»
Le sue guance si arrossano in modo adorabile mentre le mie dita scorrono tra i suoi capelli. Insegue il mio tocco, come se non riuscisse a farne a meno. Dio, è così bello.
«Come fai?» chiede quasi senza fiato.
«A fare cosa?» Aggrotto le sopracciglia, confuso.
«A essere così perfetto.»
«Non avevamo già chiarito che nessuno dei due lo è?» Sollevo un angolo della bocca.
«Forse io non lo sono, ma tu sì.» Il suo sguardo si posa sulle mie labbra che inumidisco in modo involontario. «Cazzo, vorrei tanto baciarti.»
«E cosa ti trattiene dal farlo?» lo stuzzico già con l’uccello che si sta inturgidendo all’idea di divorare quella bocca deliziosa.
Sgrana quei suoi occhioni blu, come se non si aspettasse una risposta simile da parte mia.
«Prenditi ciò di cui hai bisogno, tesoro.»
Si muove così rapidamente da confondermi e me lo ritrovo cavalcioni sulle mie gambe con la bocca premuta contro la mia. Lo stringo a me mentre mi apro per lui e la sua lingua sfiora timida la mia. Non avrei mai creduto che un uomo malizioso come lui fosse intriso di una tale dolcezza. Non ho mai desiderato nessuno in questo modo.
Mi sfugge un verso osceno non appena il bacio si intensifica. George si sta strusciando contro di me in modo svergognato e mi ritrovo a premere le mani sul suo sedere per aumentare la frizione. Geme senza ritegno, con la bocca a un soffio dalla mia.
«Così verrò nelle mutande come un quindicenne arrapato,» dice afferrandomi le guance e cercando il mio sguardo. «Dimmi di fermarmi.»
«Sai che non lo farò.» Gli mordo il labbro inferiore in modo sensuale. «Dimmi cosa vuoi, invece, tesoro.»
«Voglio tutto, davvero, ma ora vorrei solo venire,» ammette sincero.
Ho intenzione di dargli ciò che desidera, voglio farlo stare bene. Non solo stasera, vorrei poterlo fare il più a lungo possibile perché sono certo che una notte con lui non sarà mai abbastanza per togliermi questa voglia che mi scorre sottopelle.
«Alzati,» gli ordino gentilmente. «Mettiti in piedi davanti a me.»
Lui sembra confuso per un istante, ma poi obbedisce. Porto le mani sulla sua cintura.
«Posso?» gli chiedo il permesso di proseguire e lui annuisce soltanto, come se avesse perso del tutto le parole.
Slaccio la cintura e abbasso la zip con una lentezza studiata. Non voglio accelerare i tempi, anche se sto morendo dalla voglia di posare le labbra su quella meraviglia che fa capolino dai suoi boxer attillati. Infilo le dita nell’elastico per abbassargli i calzoni insieme all’intimo e scoprire il suo uccello bisognoso di attenzioni. George per tutto il tempo sembra trattenere il respiro.
«Non stuzzicarmi, ti prego,» piagnucola a un certo punto sollevandomi il mento con due dita per cercare il mio sguardo. «Ne ho bisogno… ho bisogno di te.»
A quella confessione così vulnerabile perdo tutto il mio autocontrollo. Lo libero da quella inutile stoffa e venero la sua erezione con lunghe leccate, prima di avvolgerla tra le labbra e strappargli un lungo gemito.
«Cazzo sì!»
Si afferra il labbro inferiore tra i denti, mentre lo prendo più in profondità. Posa una mano sul mio capo, l’altra si sistema sulla mia spalla. Non mi detta un ritmo, cerca solo un contatto, un’ancora.
«Anche la tua bocca è perfetta, mm,» farfuglia buttando la testa all’indietro quando con la punta mi sfiora il retro della gola.
Passo la punta delle dita sui suoi addominali, salgo fino a raggiungere il capezzolo che pizzico, facendolo urlare. Si spinge più in profondità e per poco non mi strozzo sul suo cazzo.
«Oddio, scusami, piccolo.» Si ritrae per farmi riprendere fiato e lascio andare quella meraviglia con un rumore bagnato.
«Scusami.» Mi prende il viso tra le mani e mi posa dei delicati baci sul viso. «Scusami tanto.»
«Non ti scusare.» Gli bacio le labbra. «Lascia che finisca ciò che ho cominciato.»
«Se esagero di –»
Gli sigillo si nuovo la bocca con la mia. «Ci penso io, tesoro.»
Annuisce con espressione dissoluta e sfatta. Se è così stupendo adesso, sono proprio curioso di sapere come sarà al raggiungimento dell’orgasmo. Riprendo da dove mi ero interrotto, mi impegno per regalargli il massimo del piacere e vengo premiato con il mio nome sulle sue labbra e lunghi fiotti che ingoio con ingordigia.
Assolutamente delizioso.
George crolla sulle mie gambe e io lo tengo stretto a me.
«È stato… wow.» Il suo petto si alza e abbassa in modo irregolare, sento il suo cuore battere all’impazzata.
Mi ritrovo a sorridere e mi dimentico persino del mio uccello granitico che non ha ricevuto alcuna attenzione. Non mi importa adesso, sono solo felice di aver donato piacere a questo uomo meraviglioso.
Potrei perdere la testa per lui se non sto attento.
Sarebbe poi così sbagliato?
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