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George
Sono nervoso da morire.
Adam ha invitato a cena Dylan Johnson e il suo compagno, e io non so come comportarmi. Il suo collega non mi sopporta e non lo biasimo. Ho provato più volte a infilarmi nelle sue mutande senza riuscirci, mi ha sempre respinto in modo educato, ma non mi sono mai sfuggite le sue espressioni. Sarà anche un bravo attore, ma non riesce a nascondere il fastidio sul suo volto.
Vorrei che cambiasse opinione sul mio conto perché è amico di Adam, ma tutto dipenderà dal mio comportamento di stasera. Indossare la mia solita maschera o lasciarla nascosta in fondo a un metaforico cassetto? La risposta non deve essere tanto complicata.
«Non ha alcun senso agitarsi così.» Adam mi fissa dalla porta della sua camera, appoggiato con la spalla allo stipite e le braccia incrociate sul petto.
«Dylan mi odia,» mi lamento, mettendo poi anche un piccolo broncio.
Forse sembro petulante in questo momento, ma non riesco a farne meno. Non so ancora come possa uno come Adam essere interessato a me, ma mi sono ripromesso di non continuare a chiedermelo, altrimenti rischio di commettere di nuovo l’enorme errore di allontanarmi da lui.
E non voglio farlo.
«Non ti odia, tesoro. Non ti conosce davvero, è diverso,» mi ricorda con la sua usuale dolcezza.
Cosa ho fatto nella mia vita precedente per meritarmi uno come lui in questa?
Mi auguro solo di non rovinare tutto perché me ne pentirei per il resto dei miei giorni.
«Cosa devo fare?» gli chiedo un consiglio perché non ho idea di come comportarmi.
Mi raggiunge e mi avvolge tra le sue braccia. «Sii solo te stesso. Quello vero, George, e sarà inevitabile amarti.»
Il modo in cui lo dice mi fa tremare le gambe. L’uso del verbo amare, poi, mi fa pure battere forte il cuore. Adam potrà mai amarmi? Perché io lo amo già, è stato inevitabile.
«Lo pensi davvero?» domando con voce un po’ strozzata.
«Ne sono certo.» Sigilla la sua risposta con un bacio dolce in grado di farmi inumidire gli occhi.
Ti amo, Adam.
Così tanto.
Non lo dico, lo penso soltanto. Non so quando o se sarò in grado di confessargli il mio amore per lui.
«Cosa posso fare per farti rilassare?» Mi sfiora la guancia con due dita in un gesto tenero.
«Scopami.» Sgrano gli occhi, sorpreso io stesso da questa risposta impulsiva.
Abbiamo fatto molte cose per donarci piacere a vicenda, ma nonostante le mie richieste, non siamo mai andati fino in fondo al sesso penetrativo. Ora però ho bisogno di accoglierlo dentro di me, voglio sentirmi suo mentre mi rivendica guardandomi negli occhi.
«Ne sei sicuro?» Mi bacia la guancia, la punta del naso e poi le labbra.
«Più che sicuro. Ti prego, amore, ne ho bisogno.»
Oh cazzo!
Mi è scappato, lo ammetto, e dagli occhi sgranati di Adam mi rendo conto che non se lo aspettava. Non ho intenzione di rimangiarmelo, né ora né mai.
«Tesoro.»
La sua bocca si schianta sulla mia, affamata ed esigente. Gli permetto di spogliarmi, mentre mi manda fuori di testa con questi baci mozzafiato. Mi ritrovo sdraiato sul letto, con lui nudo e glorioso che troneggia su di me. Il modo in cui venera il mio corpo mi fa sentire amato.
Ancora quel verbo che continua a ripresentarsi… eppure sembra il solo da usare. Nessuno mi aveva mai trattato con tanta delicatezza, nessuno mi aveva mai baciato con tanta devozione. Mi metterei a piangere se non avessi il terrore di sembrare un moccioso.
Il modo in cui mi sfiora, con la bocca e con le mani, mi fa sentire prezioso ed è una sensazione nuova per me. Nuova e a tratti spaventosa, ma non ci rinuncerei per nulla al mondo.
Adam deve notare qualcosa nel mio sguardo perché mi sorride con dolcezza e poi sussurra parole che sembrano un balsamo per il mio animo in subbuglio.
«Sono qui, tesoro.» Mi sfiora le labbra con le proprie in un bacio delicato. «Sono qui per te.»
Com’è possibile che quest’uomo sia ancora single? Solo uno stupido non vorrebbe far parte della sua vita e accaparrarsi il suo cuore. E per quanto si possa dire di me, non sono mai stato uno stupido.
Voglio quel posto, lo bramo persino.
«Fammi tuo, Adam,» lo supplico quasi.
«Sei già mio,» mormora a un soffio dalle mie labbra, lasciandomi del tutto senza fiato.
Ha ragione, sono già suo.
«E tu sei mio?» gli chiedo incerto.
«Tesoro, sono tuo dalla prima volta che ci siamo baciati. Tuo e di nessun altro.»
Okay, ora piango davvero!
Come posso non farlo quando mi parla in questo modo? Dice sempre la cosa giusta al momento giusto e io non sono ancora in grado di gestire tutte queste emozioni. Una lacrima alla fine rompe le barriere e Adam la cancella subito con un bacio.
Continua a depositarmi baci teneri su tutto il viso, facendomi innamorare di più. Mentre sono distratto, recupera il lubrificante e ho un sussulto quando mi sfiora l’ingresso con un dito. Non ero pronto, ma ora lo sono. Mi spalanco per lui e gli do l’accesso necessario per prepararmi come si deve. Adam lo fa con delicatezza, prendendosi il suo tempo e non affrettando nulla. Non fa niente se lo sto implorando da almeno cinque minuti. Ho troppa voglia di lui per aspettare ancora e a un certo punto ha pietà di me.
Indossa un preservativo, lo lubrifica e preme la punta contro il mio ingresso. Quella singola pressione mi fa gemere e lo sprono a proseguire, premendogli anche i talloni contro il sedere.
«So che sei impaziente, ma lascia fare a me,» mi dice con un angolo della bocca sollevato. «Prometto che ne varrà la pena.»
«Sì?»
«Fidati di me, tesoro.»
«Mi fido ciecamente di te,» affermo senza alcuna esitazione guardandolo negli occhi.
«Non hai idea quanto questo significhi per me.»
Adam è di parola, mi fa volare e raggiungere picchi di piacere mai provati prima. Mi rendo conto che questo non è semplice sesso, è molto di più. Un condensato di complicità e amore, perché lo sento tutto, fin nel profondo. Non mi sono mai sentito tanto connesso a qualcuno come in questo momento.
Scollego la mente e mi concentro sulle sensazioni che sono davvero tante. Accogliere Adam così in profondità dentro di me è meraviglioso, così giusto.
«Sei perfetto, tesoro. Perfetto per me.» Lo ripete più volte, come a volermelo imprimere bene in testa. Non ho mai creduto di esserlo, ma lui mi fa sentire tale.
Sono vicino all’orlo del precipizio e non appena Adam mi afferra l’uccello in mano, vengo dopo un paio di tocchi, non riuscendo più a resistere. È l’orgasmo più potente mai provato e sono del tutto senza fiato. Adam raggiunge il punto di non ritorno poco dopo e si accascia sopra di me. Affonda il naso nell’incavo del mio collo, dove posa un bacio delicato.
Lo stringo forte a me, non voglio che si allontani, non sono ancora pronto a separarmi da lui e forse non lo sarò mai.
Questo è il suo posto, qui con me.
*
Sono ancora in una bolla post orgasmo, quando suonano alla porta. I nostri ospiti sono appena arrivati e io ho ancora le guance arrossate dopo il sesso e un sorrisetto stupido sulle labbra. Do proprio l’impressione di essere stato scopato per bene e ne è consapevole anche Adam che ha l’aria piuttosto compiaciuta, lo stronzetto.
Mi fa un occhiolino prima di aprire la porta.
«Siete arrivati! Benvenuti nella mia umile dimora!» dice loro, facendoli entrare.
Io resto un po’ indietro, nel salotto, senza sapere bene dove mettere le mani. Sono a disagio, nonostante mi senta più rilassato rispetto a prima della sessione a letto da poco terminata. Continuo a pensare che non andrò mai a genio a Dylan, mi sono comportato in modo troppo stupido con lui negli anni e non sarà facile fargli cambiare idea sul mio conto. Ho intenzione di provarci però perché Adam tiene a lui.
«Grazie per averci invitato,» gli dice Samuel cortese.
«L’ho fatto solo per conoscere lui,» scherza curiosando all’interno dell’ovetto. «Oh mio Dio, ma sei bellissimo, Benjamin!»
Un suono felice proveniente dal piccolo, porta un sorriso sul volto del mio uomo. Posso considerarlo così dopo quello che ci siamo detti prima, vero?
«Credo di piacergli,» dice voltandosi verso Samuel.
Il padre annuisce. «Gli piaci sul serio, non sorride così a tutti.»
«Ma avrai la prova del nove solo quando cambierai il primo pannolino,» scherza Dylan con un angolo della bocca sollevato.
Adam storce il naso. «Quello lo lascio volentieri a voi.»
Io continuo a restare in mezzo al salotto, in silenzio, con un sorriso timido, quello che indosso quando scende la maschera e che conoscono in poche persone. Di solito sono quello che fa battute, che ammicca, che entra in una stanza come se fosse una passerella. Stasera invece mi sento vulnerabile e per qualche assurdo motivo mi sembra giusto così.
«Ciao George,» mi saluta Samuel con la sua solita gentilezza, che non mi fa mai sentire fuori posto. «È bello rivederti.»
«Anche per me,» affermo con un sorriso.
Mi passo una mano tra i capelli, che sono un disastro dopo che Adam ci ha passato più volte le mani prima. Quell’uomo che ora mi guarda come se fosse fiero di avermi fatto perdere il controllo. Quel suo sorrisetto sexy mi manda un po’ in tilt.
«Vuoi conoscere Benjamin?» mi chiede Samuel.
Mi irrigidisco. «Non piaccio molto ai bambini. Di solito quando mi avvicino, si mettono a piangere.»
Non ho mai avuto incontri molto ravvicinati con neonati, posso anche ammettere che questa è la prima volta che ho a che fare con un figlio di conoscenti e non so come comportarmi. Ci rimarrei malissimo se il piccolo mi guardasse in faccia e si mettesse a piangere disperato.
«Magari stavolta andrà meglio,» sorride e riesce a sciogliere un altro pezzo del mio cuore.
Dylan prende Benjamin dall’ovetto, lo bacia con una tenerezza che mi spiazza, poi lo passa a Samuel. Io li guardo e penso che non ho mai visto una famiglia così bella, sono perfetti l’uno per l’altro. Si completano a vicenda e si vede. Sarà lo stesso anche con me e Adam? Io lo spero tanto perché vorrei che oggi fosse l’inizio di qualcosa di duraturo con lui.
Samuel si avvicina a me con il bambino tra le braccia.
«Benjamin, lui è George,» me lo presenta.
Gli prende la mano minuscola che si stringe subito attorno al suo dito. «George, lui è nostro figlio Benjamin.»
Nostro figlio.
È la cosa più dolce che abbia mai sentito. È bello che Dylan si senta il padre di Benjamin tanto quanto Samuel.
Il piccolo emette un gridolino felice e io mi porto una mano al petto senza accorgermene.
Mi sta sorridendo.
A me.
«Non sta piangendo,» dico incredulo. «Sorride.»
Sono sconvolto, lo ammetto, non mi aspettavo questa reazione da parte sua nei miei confronti. Sono un estraneo in fin dei conti, eppure sembro stargli simpatico. Okay, sto per diventare di nuovo emotivo, ma ricaccio indietro tutto per non sembrare un idiota.
Dylan passa un braccio attorno alle spalle di Samuel e li guarda entrambi con un amore così evidente che mi viene voglia di distogliere lo sguardo per pudore.
«Ha i tuoi occhi,» dico a Samuel. Sono scuri e luminosi proprio come i suoi.
«Gli piaci,» mi dice lui con una sincerità nello sguardo.
«Lo pensi davvero?»
Non so perché mi importa così tanto, ma mi importa.
«Certo. Vuoi prenderlo in braccio?»
«Oh no, lo farei cadere.»
La mia voce dice no, ma a quanto pare la mia faccia ha una risposta tutta sua che loro percepiscono subito
«Non lo farai cadere. Ti insegno come tenerlo.» La rassicurazione di Samuel mi fa trovare quel pizzico di coraggio che mi mancava.
Dieci minuti dopo, Benjamin è ancora tra le mie braccia e io sono del tutto andato per lui. È un amore, adorabile da morire e profuma di talco. Non pensavo che fosse un calmante naturale. Il piccolo ride mentre gli faccio le facce buffe, e ogni suo suono mi scioglie un pezzo di quell’armatura che pensavo di avere incollata addosso per sempre.
Adam mi guarda con gli occhi a cuore.
Io lo fisso a mia volta e penso che forse, per la prima volta, qualcuno mi vede davvero.
Dylan e Samuel si stanno dicendo qualcosa, ma recepisco solo l’ultima parte.
«L’amore può cambiare le persone,» commenta Samuel. «Guardali.»
Io e Adam ci stiamo sorridendo come due idioti e forse ha ragione, lo siamo. Almeno vale per me, non sono ancora certo che anche lui mi ami.
«Noi non siamo –» prova a dire Adam, ma la frase gli muore in gola.
Samuel ci guarda con dolcezza. «Va tutto bene. È stupendo essere innamorati.»
Dylan bacia Samuel, che gli sorride come se fosse la cosa più preziosa del mondo. Mi ritrovo a pensare che vorrei qualcosa del genere anch’io.
E forse ce l’ho già.
«Non guardare, Benjamin. I tuoi papà stanno facendo le cose zozze,» dico coprendo gli occhi del piccolo, con un ghigno che finalmente riconosco come mio.
E in quel momento capisco che, sì, sono ancora io.
Solo una versione un po’ migliore.
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