NOT LIKE CINDERELLA
Capitolo 4 di 9

Scritto il 30/06/2026
da JULIA A. CARTER


⏱ ~21 min · 4260 parole

UN TEMPO PER STRAPPARE, UN TEMPO PER RICUCIRE…

Il taxi si ferma davanti al Murphy Bar, il mio locale preferito. Ho deciso che bere mi aiuterà a dimenticare quello che
è accaduto pochi istanti fa. All’entrata saluto Ronnie che, al solito, mi chiede il documento per scannerizzarlo e assicurarsi che abbia l’età adatta per bere. Ovviamente sa che non è così, come sa che il mio documento è falso, ma deve eseguire le procedure standard imposte dal proprietario.

Rovisto nella borsa e subito il panico mi assale. Il mio documento non c’è! Continuo a rovistare, sono quasi tentata di svuotare il contenuto a terra, ma mi limito a passare i miei stupidi oggetti a Ronnie. Tutto inutile! Cazzo! Non posso credere di averlo lasciato a casa!

Impreco come il peggiore degli scaricatori di porto davanti a un Ronnie che, per la prima volta, mostra un’espressione stupita; già, non sono solita avere questi atteggiamenti, tanto meno in pubblico. Evidentemente, qualcuno da lassù si sta divertendo a farmi
collezionare una figuraccia dietro l’altra.

Merda!

E adesso? Non posso tornare a casa, che dico ai miei? E a Chloe? Le ho solo mandato un messaggio avvisandola
che sarei andata a bere con Lucy, glissando come un boxer le domande su Ryan. Se mi azzardassi a tornare a casa adesso mi tormenterebbe.

Mi mordo il pollice. Impreco tra me e me e poi sfoggio la miglior faccia supplichevole di cui sono capace mentre spero che oggi Ronnie sia di buon umore.

«Puoi chiudere un occhio solo per questa volta? Noi ci conosciamo da tanto Ronnie. Ti prego, ti prego.» Mi avvicino a lui come una bimba capricciosa farebbe col padre.

«Mi spiace dolcezza, proprio non posso.»

«Ti supplico, è stata una brutta giornata, non posso tornare a casa senza un aiutino.» Sbatto le ciglia e unisco addirittura i palmi delle mani a mo' di preghiera.

«Posso lasciarti entrare, però devo dire al barista che non può servirti alcolici» sentenzia, e tutti i miei piani di dimenticare Ryan Anderson con una bella sbronza vanno in fumo. Accetto con un broncio da manuale e con la speranza che il barista chiuda un occhio e, in quello che può sembrare del comune succo di frutta, possa mettere un enorme quantità
di alcool da farmi dimenticare persino come mi chiamo. Ronnie mi porge il pass, lo prendo e con aria sconfitta mi dirigo al bar.

Mi accomodo su uno degli alti sgabelli al bancone e, con nonchalance, chiedo al barista di avvicinarsi con un cenno della mano per prendere il mio ordine. Subito mi porge un bicchiere pieno di ghiaccio e foglioline verdi, informandomi che è offerto dal buttafuori. Ringrazio e alzo il bicchiere in segno di apprezzamento verso Ronnie con un sorriso immenso. Deve aver cambiato idea perché non ha resistito alle mie preghiere e al mio broncio. Che cuore grande che ha, si è persino ricordato che il mio drink preferito è il Mojito.

Porto il bicchiere alla bocca per gustarmi un sorso di quello che sarà solo il primo di una lunga serie di amici che mi riporteranno l’allegria. Peccato che, con mia grande delusione, al primo sorso mi accorgo che è solo soda zuccherata con foglioline di menta.

Dov’è il Rum? Come ha potuto dimenticarselo? È l’ingrediente principale, cazzo!

Noto che il barista mi sta osservando e muoio dalla voglia di urlargli che ha sbagliato l’ordine, che le belle ragazze depresse vanno aiutate e comprese, ma so che ci rimedierei solo una mera figura.

E questa serata fa già abbastanza schifo.

Dannato Ronnie.

Dannato Ryan.

Avrei messo a tacere i miei pensieri e spento i ricordi di una serata da eliminare per sempre dalla memoria.

La mia vita è un completo disastro.

Che ci faccio qui? Perché il mondo mi è così avverso?

Mi guardo intorno e non vedo nessuno di mia conoscenza. Onestamente non so se sia un bene oppure no visto che,
da sfigata quale sono, mi ritrovo a bere della semplice soda, mentre dei ragazzini dall’altra parte del bancone, che avranno sì e no superato i sedici anni, ci stanno dando dentro con shottini di tequila.

Deve essere il mio giorno sfortunato, non c’è alcun dubbio. Devo segnare sul calendario questa data come la peggiore
della mia vita.

Potrei decidere di celebrarla ogni anno, magari con qualche macumba contro la sfiga.

Poco distante da me, una donna dai lunghi capelli biondi, in abito nero e scarpe rosse, si accomoda al bancone e ordina un cocktail di tequila al cetriolo. È uno dei miei preferiti e, senza volerlo, m’incanto a osservare il barista mentre le prepara l’ordinazione. Fa volteggiare le bottiglie con gli ingredienti necessari, agita lo shaker e poi versa il contenuto nel bicchiere posto davanti a lei. Per un frammento di secondo le loro dita si sfiorano e lei,
senza esitazione, gli fa gli occhi dolci. Iniziano a parlare, si scambiano occhiate di desiderio e di apprezzamento, specialmente lei che pare attratta da quelle braccia tatuate. Scopro che lui ha trent’anni e ha vissuto per parecchio tempo a New York, ma ora è tornato per curare la madre malata. E pensare che dall’aspetto sembra il classico bad boy, invece è un bravo ragazzo.

A meno che non sia il suo modus operandi per abbordare le ragazze.

Vai a capire come funziona la vita.

Più li osservo e più mi deprimo. Penso a quanto sarebbe bello se ci fossimo io e Ryan al loro posto. Lui che mi prepara il mio cocktail preferito, due avance, due chiacchere e poi finire la serata l’uno tra le braccia dell’altro.

Peccato che rimarrà solo un sogno a occhi aperti.

Troverò anch’io il ragazzo che mi guarderà con desiderio come il barista con la bella bionda? Ci sarà mai qualcuno che mi amerà così come sono?

Forse, oppure no.

Probabilmente no.

Chi vuoi che guardi una mocciosa in sovrappeso che veste con abiti da maschio e non ama truccarsi? Solo un cieco. Magari nemmeno lui.

Bevo l’ultimo sorso della mia soda e mi dico che domani è un altro giorno, che New York mi aspetta e tutto questo diventerà un brutto ricordo.

Inizierò un nuovo capitolo della mia vita e sarà fantastico. Mi dirigo verso l’uscita e do un ultimo sguardo al barista e alla cliente.

Chissà se finiranno insieme?

L’aria fresca della sera mi colpisce in pieno volto, e sarebbe un sollievo se avessi bevuto e fossi ubriaca fradicia, invece devo sopportare i brividi che mi percorrono tutta la schiena in una lenta tortura.

Dovevo mettere una sciarpa, uno scialle, uno scafandro, invece per la fretta ho preso solo un cappotto leggero e sono fuggita via da…

MA CHE CAVOL…

No! No, no, no, dannazione! Non può succedermi anche questo! Guardo in basso per capire cosa mi sta bloccando e lo vedo:
il tacco si è incastrato in una piccola fessura del marciapiede. Provo a staccarlo, ma sfilo solo il piede dalla scarpa e per
poco non perdo l’equilibrio. Mi riprendo e, quando mi giro per recuperarla, l'ultima persona al mondo che volevo incontrare stasera l'ha appena presa in mano.

«Cenerentola, hai perso la scarpetta?»

Dio perché è un essere così idiota?

«O’ Neal, ridammela e dileguati immediatamente» rispondo piccata. Questo ragazzo riesce a tirare fuori il peggio di me. Mi osserva con quel suo sguardo predatore, quello che riserva alle galline che frequenta. Peccato non
abbia ancora capito che non intendo essere una tacca alla sua collezione.

«Mi hai sentito? Ridammi la scarpa.» Non sa che sono pronta a lanciarmi su di lui se entro tre secondi non me la restituisce.

«Ti accompagno a casa, il tacco è rotto» dice mentre mi mostra che penzola.

Mia madre mi ucciderà! Erano le sue preferite, cazzo!

Guardo il tacco e poi lui, e non riesco a capire cosa mi fa più rabbia.

Sono delle Jimmy Choo da mille e duecento dollari, dovrò trovarmi al più presto un lavoretto per ricomprarle se non voglio morire giovane. Se avessi immaginato un risvolto di serata così disastroso, sarei rimasta a casa sotto le coperte a piangere tutte le lacrime rimaste in corpo. Almeno mi sarei risparmiata la vista di questo essere viscido.

«Non occorre, ridammi la scarpa e sparisci.» Gliela strappo dalle mani, gli volto le spalle e m’incammino verso la colonnina dove mi auguro sia già arrivato il mio taxi.

«Ehi, ma che ti prende? Volevo solo essere gentile.»

«Tu sei gentile con una ragazza solo perché vuoi infilarti nelle sue mutande. Mi spiace O’ Neal, le mie non sono disponibili!» Ringrazio il cielo perché il taxi è già arrivato. Apro la
portiera, salgo in fretta ma, quando provo a chiudere lo sportello, Liam lo blocca.

«Dividiamo la corsa.»

«No» rispondo secca. Provo a usare la forza per chiudermi dentro e lasciarlo fuori, ma lui insiste. Alla fine ha la meglio e si intrufola al mio fianco, chiude e dà al tassista il mio indirizzo. Rimango sbalordita, come fa a sapere dove abito? Il tassista parte e io cerco di mettere più distanza possibile tra
di noi. Praticamente mi spalmo sul finestrino e mi concentro per diventare trasparente.

«Guarda che non mordo.»

«Stammi lontano lo stesso.»

«Non è che sei attratta da me ed è solo un modo per non cadere in tentazione?» Sorride sornione e io vorrei strappargli quell’espressione a morsi.

«Senti Casanova, io e te, manco se fossimo gli ultimi rimasti su questa Terra avremo una chance, hai capito?»

«Dai Zoe, si può sapere che ti ho fatto? Non ci ho mai provato con te, ti ho sempre rispettata, perché mi odi?»

«Odiare è un sentimento, io per te non provo niente.» Mi spiace essere così crudele, ma da quando Lucy mi ha raccontato di lui e del suo colpo basso non riesco a provare altro che ribrezzo per questo ragazzo. L’ha perseguitata per mesi chiedendole un appuntamento e, una volta ottenuto, se l’è scopata e poi non l’ha più chiamata tranne che per invitarla a una festa. Lei era raggiante, si vedeva lontano un miglio quanto fosse presa, e come fosse felice di poter stare di nuovo con lui. E poi, le feste di Liam sono rinomate in tutta la città, chi non viene invitato è ritenuto uno sfigato. Quella sera aveva invitato anche me tramite Ryan. Non so perché, ma Liam mi evitava come la peste anche se non perdeva occasione per avermi intorno. Purtroppo, qualche giorno prima mi ero beccata un
virus intestinale, quindi rimasi a casa per passare una delle serate più belle della mia vita. O almeno la ricordavo così fino a qualche ora fa.

Ryan si rifiutò di lasciarmi da sola, Chloe era uscita a cena coi suoi colleghi universitari mentre mamma e papà si erano concessi un week romantico fuori città. Lui si presentò alla mia porta con del brodo fatto da Ester e una pila di film presi da Blockbuster per passare l’intera serata con me. Pensai che non c’era posto migliore di casa mia. Anche se stavo male avevo accanto la persona che con la sua sola presenza mi regalava il paradiso.

Sospiro, capendo solo adesso che stava recitando. Non provava nulla per me, gli facevo solo pena.

Potessi tornare indietro glielo getterei nelle mutande quel brodo e mi terrei i film.

Scuoto la testa per smettere di divagare e concentrarmi sul perché odio O’Neal.

Quella sera, nel bel mezzo della festa, Liam ha umiliato la mia migliore amica davanti a tutti dicendo che non sapeva baciare e che a letto era una frana. Lucy è scappata in lacrime, distrutta e amareggiata. Molti ragazzi e ragazze dell’ultimo anno erano stati invitati e il giorno dopo, a scuola, non si parlava d'altro. Tutti la guardavano e additavano, ci ha messo mesi per
scrollarsi di dosso l’etichetta della sfigata di turno. Io due secondi per detestare Liam per tutta la vita.

Anche ora che è qui, invade la mia privacy e mi parla.

«È per Lucy?»

Al suono di quel nome torno in me.

«Non dovresti nemmeno nominarla, sei un verme.»

«Mi dispiace, non ero in me quella sera. Non volevo ferirla. Ero ubriaco e… tu non c’eri…»

«Non è una giustificazione! E poi io che c’entro? Avresti potuto rimediare lo stesso dicendo qualcosa il giorno dopo o quello dopo ancora. Quando tutti la fissavano e deridevano tu stavi a guardare e non hai mosso un dito.»

«Ma cosa stai farneticando? Se l’ho difesa un migliaio di volte.» Alza il tono della voce procurandosi un’occhiataccia dal tassista.

«Menti» rispondo piccata.

«Mi hai visto coi tuoi occhi? Hai ascoltato i miei silenzi o ti è stato solo raccontato?» Mi guarda dritto in faccia, come se volesse a tutti i costi farmi credere che sta dicendo la verità. Purtroppo per lui lo conosco molto bene e venderebbe l’anima al diavolo piuttosto che ammettere di aver sbagliato.

«Non personalmente, però mi fido di chi me lo ha riferito, e sono sicura che è la cruda e dura realtà» rispondo sostenendo il suo sguardo ancora incatenato al mio. Sorride e non capisco. «Chiaro, io sono il mostro e lei la vittima.»

«Liam, tu l’hai umiliata pubblicamente. Tu non eri presente il giorno dopo in mensa e, sempre tu, non hai visto come quelle oche dell’ultimo anno l’hanno derisa. Io ero lì, e questo mi basta per definirti la persona più orribile di questo mondo.»

«Quando mi è stato riferito sono corso da lei. Le ho chiesto scusa, le ho spiegato che ero ubriaco e non avrei dovuto trattarla in quel modo. Lei ha accettato le mie scuse e mi ha invitato a bere qualcosa la sera stessa.» Tanto pare sincero, tanto sono scioccata perché Lucy non mi ha mai detto nulla del genere. «Quella sera sono arrivato tardi all’appuntamento, il coach
ci aveva trattenuti più del dovuto negli spogliatoi. Quando sono entrato nel locale un ragazzo la stava molestando e sono corso da lei. Ho quasi fatto a pugni con il tipo.» Mi fissa intensamente e io credo che la mandibola mi sia caduta sul tappetino.

«Non sono un mostro» sussurra abbassando lo sguardo. «Abbiamo chiacchierato del più e del meno ed è stata una piacevole serata. Al rientro però lei mi è saltata addosso e io l'ho baciata.
Ho sbagliato, lo so. Ho alimentato le sue speranze senza volerlo, e quando mi ha chiesto se poteva considerarsi la mia ragazza l’ho liquidata dicendole che la trovavo carina, ma non ero interessato ad avere una storia con lei. Le ho ricordato che la nostra notte insieme era stata solo un flirt, proprio come avevamo deciso, e che non ci sarebbe stato un seguito. Mentre scendeva dalla macchina, però, mi ha detto che me l’avrebbe fatta pagare prima o poi» conclude lasciandomi interdetta.

Non riesco a credere alle sue parole.

Non posso credere che Lucy mi abbia mentito.

«Zoe… io…» Si blocca perché il tassista ci informa che siamo a destinazione. Apro la borsetta per prendere il denaro, ma Liam gli porge una banconota da cinquanta. Ringrazio, prendo le mie scarpe, e scendo subito dall’auto.

«Zoe, aspetta ti prego, ho bisogno di sapere che mi credi. Ho sbagliato, lo so, ma non l’ho mai presa in giro. Credimi.» Mentre lo dice mi rincorre per il vialetto.

Non mi ero accorta che stavo fuggendo da lui e dalla sua storia. Nella mia testa c’è così tanto casino che ho bisogno di restare
da sola. Di certo non è la mia serata, dannazione.

«Il tuo taxi se n'è appena andato.»

«Non m’importa, la mia priorità è che tu risponda alla mia domanda.»

Perché ci tiene così tanto? Perché vuole a tutti i costi il mio perdono? Perché raccontarmi tutto proprio ora?

Non so che dire, sono sconvolta e non so a chi credere. Perché Lucy mi avrebbe mentito?

È vero che negli ultimi tempi non fa altro che screditarlo, ma ho sempre pensato che fosse dovuto a quello che è successo. Se le cose fossero andate come le racconta Liam lei me lo avrebbe confidato.

Prendo il cellulare e compongo il suo numero. Devo sapere, non posso rimanere con il dubbio che la mia migliore amica mi abbia ingannato.

«Reese, quale catastrofe si è abbattuta sulla tua vita per chiamare a quest'ora della notte?»

Non so per quale motivo, però in questo momento il suo sarcasmo mi dà sui nervi. Vorrei risponderle che lo tsunami che mi ha appena investito
è Liam O'Neal, ma sfodero il sorriso più falso che abbia mai fatto, anche se non mi può vedere, e replico.

«Mi hai mai mentito Lucy?»

«Cosa? Hai per caso bevuto Zoe?» chiede, e vorrei risponderle di sì, non immagina quanto.

Anche se ha ragione, perché solo una pazza ubriaca potrebbe chiamarla in piena notte per porle una domanda del cazzo come questa, il mio bisogno di sapere la verità prevale sulla ragione. Vorrei tanto che almeno una cosa andasse per il verso giusto questa sera!

«No, purtroppo, ho solo bisogno di avere questa conferma.»

«No» risponde scocciata. Male amica mia, non sembri convincente.

«Neanche su quello che è successo con Liam?» La mia domanda è diretta.

«Perché tiri fuori questa storia?»

«Rispondi! Liam è lo stronzo che hai sempre descritto o ti ha difesa dopo la festa di Halloween?»

«Come sai queste cose? Zoe che succede?» Il suo tono agitato mi dà la consapevolezza che le sue sono state delle bugie.

«Perché lo hai fatto? Pensavi che non ti avessi compresa e difesa ugualmente?»

«Sei mai stata rifiutata dalla persona di cui credi di esserti innamorata? Hai idea di come ci si senta?» confessa.

Abbasso lo sguardo e non posso che sorridere, guardando i miei piedi scalzi.

Lo so eccome, altrimenti non sarei in questa situazione. Il cuore e la mente in subbuglio, incapace di pensare lucidamente e incazzata nera col karma o il destino o chiunque abbia deciso che questa doveva essere una serata di merda.

Dire che la sfiga oggi l’ha fatta da padrona è un eufemismo. Il mio cuore è stato spezzato dal ragazzo che ho sempre
amato, non sono riuscita a ubriacarmi senza il documento falso, ho rotto il tacco delle scarpe preferite da mia madre, prese in prestito senza il suo consenso, e m’imbatto nell’ultima persona al mondo che avrei potuto incontrare e che vuole a tutti i costi, proprio stasera, farmi ricredere sul suo conto. Poteva mancare la ciliegina sulla torta? Certo che no, visto che, solo ora, scopro che la mia migliore amica è innamorata di questo ragazzo e per nascondere di essere stata scaricata mi ha fatto credere che era un essere spregevole.

Credo proprio che domani partirò soddisfatta dalla mia scelta, New York mi salverà dal diventare pazza e sono sicura che sarà un toccasana.

«Ti chiamo domani per parlarne con calma. Buonanotte.» Chiudo la telefonata senza darle motivo di replica.

«Zoe…» Liam è a un palmo dal mio naso. Cazzo, quand’è che si è avvicinato? Mi sento paralizzata. Avvicina ancora di più le labbra alle mie, sento il suo respiro caldo sul volto. «Voglio che tu mi creda.»

Lo guardo negli occhi uguali ai miei e inspiro. Vorrei dire qualcosa, ma il suo odore mi ha travolto. Sa di pulito e muschio, un mix delizioso.

Frena Zoe, che cazzo stai pensando, lui è il nemico!

«Io voglio che tu te ne vada» riesco ad asserire allontanandomi da lui. Le gambe mi tremano e non capisco che mi sta succedendo.

Perché mi fa quest’effetto?

Arrivo quasi alla porta, visto che i miei piedi incespicano tra di loro, quando mi sento afferrare per il polso. Liam mi stringe a sé, e questo suo modo brusco mi lascia sorpresa. Sembra quasi arrabbiato, ma posso sentire il suo cuore battere forte contro il mio petto.

«Non ti ha confermato che ho detto la verità?» chiede mentre mi porta i polsi dietro la schiena e mi trascina fino al muro più vicino.

Sono in trappola.

Ho paura ma ansimo. Ho bisogno d’aria perché sento caldo. Il suo profumo invade le mie narici e d’istinto inspiro più forte. Non può farmi questo effetto. E non può continuare a stringere
i miei polsi, non vorrà mica farmi del male?

«Lasciami andare Liam, non costringermi a gridare e svegliare i miei genitori.» Cerco di incamerare aria e di sembrare il più tranquilla possibile. Il mio corpo è costretto tra le sue braccia. Cerco di divincolarmi, ma lui non fa altro che stringermi a sé e aumentare la presa.

Merda. Ma che gli prende?

«Liam, lasciami andare.» Mi sforzo di assumere un tono deciso perché non mi sono rimaste molte energie.

Mi guarda negli occhi, i nostri volti sono a pochi centimetri l’uno dall’altro. Mi basterebbe urlare e tutti accorrerebbero, però non ci riesco, non voglio. Voglio scoprire il perché di questo gesto. Voglio sapere. E voglio scoprire il sapore delle sue labbra, e sentire le sue spalle sotto i miei palmi.

Ma cosa c’è che non va in me? Ryan Anderson ha fuso ogni mia cellula cognitiva.

Allenta la presa e non sembra più così arrabbiato, anzi. Il modo in cui fissa la mia bocca mi inquieta e mi stuzzica al contempo. «Mi hai mandato fuori di testa questa sera» dice con voce tremolante.

«Cosa? Perché?» chiedo incredula, sentendo la mia voce stridula.

Oddio, sto andando fuori di testa!

«Questo vestito… Tu al bar, sola, triste. Zoe io…» Mi bacia mettendo a tacere le mille domande che mi stavo ponendo. Le sue labbra mi divorarono, appassionate, come se intendessero sbranarmi viva.

Chiede il lascia passare con la lingua e… E io glielo concedo! Mi sento eccitata e
vorrei mandarmi al diavolo!

Lascia andare le mie braccia e di rimando gliele allaccio intorno al collo. Mi lascio trasportare e infilo le dita tra i suoi capelli. Liam O'Neill mi sta baciando. Non un bacio qualunque, ma uno di quelli carichi di trasporto e passione, desiderio e bisogno, come se stesse per morire di fame. Ciò che è più sconvolgente, però, è che io lo sto assecondando.

«Liam fermati» imploro appena un barlume di ragione fa capolino nel mio cervello fuso.

Sei da ricovero Zoe.

La mia coscienza non mi risparmia neanche in questi momenti.

Con una mano mi afferra per i capelli e con l’altra mi tocca il sedere. Preme il bacino contro il mio, facendomi sentire la sua eccitazione.

«Non posso, ti voglio Zoe» ansima.

Oh mio Dio! Mi succhia un labbro, poi sposta la propria attenzione sul collo e mi tempesta di baci appassionati. Devo essere proprio fuori fase. Andata completamente. Non
ho altra spiegazione delle mie azioni.

Gli stringo le gambe intorno ai fianchi e lo afferro per i capelli, attirandolo di nuovo a me, mentre lui mi bacia avidamente il collo. Mi accarezza la coscia sinistra ed io lo costringo ad alzare la testa per baciarlo ancora. Adoro le sue labbra, sono così carnose e morbide. L’eccitazione cresce inarrestabile. Lui geme ed è maledettamente erotico. Non voglio che si fermi. Tutt’altro. Voglio che mi faccia sua.

«Sei così bella Zoe, ti desidero da così tanto tempo» sussurra tra un bacio e l’altro. Le sue parole provocano una forte scarica al basso ventre, ma anche al cervello. Perché confessare ora? Quando china il capo per mordicchiarmi l’orecchio, mi
balena in mente l’immagine di lui e Lucy, e quello che è accaduto. Nonostante le sue parole non posso dimenticare le lacrime
della mia amica. Non possono essere state false, anche se ferita, arrabbiata e desiderosa di vendetta, la sofferenza sul suo volto era palpabile. Sbarro gli occhi in un lampo di consapevolezza. Anche lui vuole vendicarsi.

Mi vuole solo ferire.

Mi odia.

Odia Lucy e vuole accanirsi su di me perché non riesce più ad avvicinare lei.

«Liam, fermati.» Avrei voluto mostrarmi decisa, invece sembro solo disperata.

Lui mi ignora e continua a baciarmi e mordicchiarmi la spalla, facendo scivolare le mani sulla mia scollatura. «Liam! Ho detto basta!» Gli metto i palmi sul petto e lo spingo via. Fa qualche passo indietro, barcollando. Ha il fiato grosso e mi guarda sorpreso.

Ci siamo spinti troppo oltre. È tutto sbagliato.

«Che ti prende? Pensavo ti stesse piacendo.»

«Tu vuoi solo prendermi in giro. Vuoi aggiungermi alla tua lista, ma sai Liam, ho scoperto il tuo gioco in tempo quindi fottiti. Spero di non vedere la tua faccia per il resto dei miei giorni.»
Gli sputo addosso il mio veleno e raggiungo casa. Non mi fermo. Chiudo la porta alle mie spalle e mi lascio cadere dietro di essa.

Dannazione Zoe, cosa hai combinato!

Sento un vuoto orribile allo stomaco. Non posso crederci, ho lasciato che mi baciasse, che mi toccasse. Non ho fatto nulla per impedirlo. Mi è piaciuto e l’ho ricambiato, l’ho desiderato. Cazzo, cazzo, cazzo.

Cerco di riprendere a respirare a un ritmo normale. Sapevo che quello che stavamo facendo era sbagliato, però le sensazioni che mi donava avevano cancellato tutto il resto. Anche il ricordo di Ryan. Per una volta non era lui a invadere i miei pensieri.

Smettila Zoe, ricordati che lui è il nemico.

Liam O'Neal è solo un lurido bastardo che di certo ha pianificato nei minimi dettagli questo assalto, e adesso starà ridendo di me con qualche amico, ripensando a come sia riuscito ad avermi tra le sue braccia anche se per poco.

Decido che non m’importa, domani sarà il giorno della mia rinascita e dimenticherò questa triste storia. Il mio unico obbiettivo sarà realizzare il mio sogno da bambina: diventare direttore di un grande museo. Per questo ho scelto di frequentare la facoltà di storia dell'arte alla NY University. Sarà dura ma ce la farò. Da domani io sarò il centro del mio mondo. Mi metterò sempre al primo posto.

 

FINE CAPITOLO
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