NOT LIKE CINDERELLA
Capitolo 5 di 9

Scritto il 07/07/2026
da JULIA A. CARTER


⏱ ~9 min · 1815 parole

DEFENSIVE END

Quando l’ho vista uscire dal locale con il viso affranto non ho resistito, l’ho seguita e non potevo immaginare che la dea bendata fosse dalla mia parte.

È quasi arrivata alla colonnina dei taxi quando Il tacco della scarpa le si impiglia in una fessura del marciapiede. Sta per cadere, corro per soccorrerla ma lei rimane in equilibrio, la raggiungo e non posso fare a meno di raccoglierle la scarpa.

Liam questa è la tua occasione.

«Cenerentola, hai perso la scarpetta?» la canzono e mi pento all’istante quando vedo il suo viso scurirsi.

Sei un idiota.

«O’ Neal, ridammela e dileguati immediatamente» risponde piccata.

Ma che succede? Perché è così ostile nei miei confronti? Non mi sembra di averle mai detto o fatto qualcosa per meritarmi tutto questo astio.

Calma Liam.

È l’occasione che stavo aspettando, forse addirittura l’ultima. Quando mi ricapita di incontrarla da sola, senza le sue amiche o quel coglione del suo vicino che sembra essere diventato il suo bodyguard? Ogni volta che si trovava in difficoltà alle feste della scuola, lui come per magia era lì, pronto a difenderla. Dio solo sa quanto avrei voluto esserci io al suo posto. Avrei spezzato le gambe a ogni essere che avesse solo provato a sfiorarla. Invece lei ha sempre preferito lui.

«Ti accompagno a casa, il tacco è rotto» mi offro, cercando di farle capire che vengo in pace e voglio solo aiutarla.

«Non occorre, ridammi la scarpa e sparisci.»

Me la strappa dalle mani, si volta e si dirige verso il taxi che è appena arrivato.

«Ehi, ma che ti prende? Volevo solo essere gentile.»

La sua risposta e la sua espressione schifata mi lasciano interdetto, davvero pensa che sono gentile con una ragazza solo per portarmela a letto? Perché ha questa becera opinione di me?

Le sue parole mi feriscono. Non posso credere che mi odi, sono sempre stato gentile con lei, non ha idea di che sforzo immane abbia dovuto compiere per farmi piacere le sue amiche solo per averla intorno. Ho finto di provare interesse per alcune di loro esclusivamente per poter passare del tempo con lei. Sapevo che se l’avessi invitata personalmente, alle mie feste per esempio, mi avrebbe detto di no. Anche perché tutte le volte che provavo a incrociare il suo sguardo lei sembrava evitarlo come se fossi un appestato.

Appena mi accorgo che ha raggiunto il taxi non resisto. Non posso lasciarla andare, ho bisogno di sapere perché mi detesta.

Salgo al volo, quasi spingendola dall’altra parte del sedile. «Dividiamo la corsa» affermo e, prima che mi insulti o mi cacci, fornisco il suo indirizzo di casa al tassista che, grazie al cielo, parte subito mostrandomi un sorrisetto compiaciuto attraverso lo specchietto retrovisore. Non mi sfugge lo sguardo tagliente che Zoe mi riserva quando capisce che so dove abita. Sì, mia cara, non immagini quante volte mi sia ritrovato a un passo dalla tua porta e non abbia avuto il coraggio di bussare. O peggio, abbia trovato quel coglione nei paraggi e mi sia dovuto allontanare per non impazzire di gelosia.

Mi mordo il labbro per evitare di aprire bocca. Lei si spiattella dall’altra parte del sedile, come se starmi vicino le fosse letale e giuro che questa sua reazione mi stupisce e devasta.

Non mi aspettavo di certo che mi si buttasse addosso, ma nemmeno che mi trattasse come uno spietato killer da cui scappare a gambe levate.

«Guarda che non mordo.» Provo a sfoggiare uno dei miei sorrisi, nonostante dentro stia per esplodere. La ragazza che amo, mi odia.

Ha già deciso che non sono degno di far parte della sua vita, che mi schifa.

«Dai Zoe, si può sapere che ti ho fatto? Non ci ho mai provato con te, ti ho sempre rispettata, perché mi odi?» Esplodo perché ho il diritto di sapere.

«Odiare è un sentimento, io per te non provo niente.» La sua risposta piccata mi spezza un'altra volta.

Calma Liam, cosa può aver scatenato in lei questo odio? E infine, l’illuminazione: Lucy, la sua migliore amica. Credo che non mi abbia perdonato per averla lasciata, se così si può dire. Tuttavia i patti erano chiari, è lei che ha deciso di fantasticare su una nostra possibile storia, è lei che si presentava da sola alle mie feste o inventava scuse dove diceva che la sua amica era malata o impegnata. Dio, quanto l’ho odiata quando ho capito che mi stava prendendo per i fondelli, però non l’ho mai presa in giro. Quando è venuta da me e mi si è buttata addosso, nonostante fossi ubriaco, le ho detto che non ci sarebbe stato futuro ma lei ha voluto lo stesso rimanere. Non l’ho usata per il mio piacere.

«È per Lucy?» azzardo e la conferma non tarda ad arrivare. Bingo.

Quella stronza le avrà raccontato solo la sua verità, le avrà fatto credere di essere una vittima e… basta! Non posso far finta di niente. Zoe deve sapere che non l’ho trattata male, che non sono un essere spregevole. È vero che una sera ho esagerato e ho deriso Lucy in pubblico, ma ero incazzato nero e non me ne sono reso conto sul momento. Avevo saputo che Zoe era malata e, visto che mancava all’appello anche quello sfigato di Ryan, mi sono insospettito. Come un coglione mi sono precipitato a casa sua ma, quando sono arrivato al vialetto, ho trovato davanti alla sua porta Ryan che teneva in mano qualcosa. Appena l’ho visto entrare, nonostante le luci spente, sono rimasto in attesa… poi una luce, al piano di sopra, e lì mi è ribollito il sangue nelle vene. Si stava prendendo cura di lei. Erano da soli nella sua camera, ne ero certo. Il dolore che ho provato mi ha tolto il fiato, così sono tornato alla festa e ho iniziato a bere per dimenticare quella scena e tutte quelle che si palesavano nella mia mente. In ognuna, Anderson sfigato pezzo di merda, la stringeva a sé e la coccolava.

Cazzo, anche il ricordo fa male. Mi accorgo che siamo arrivati, pago e sono costretto a inseguire Zoe.

Non può andarsene senza avermi perdonato. Ho bisogno che mi creda, che sappia che non sono il mostro che Lucy ha descritto e ho assoluto bisogno di porre fine a questo supplizio. Credo sia giunto il momento di confessare i miei sentimenti anche se è più difficile del previsto. La sua ritrosia e le sue parole al vetriolo non mi lasciano scampo. Poi, all’improvviso afferra il cellulare e chiama Lucy chiedendole spiegazioni a bruciapelo. Dalle smorfie del suo viso capisco che ha vuotato il sacco e, senza volerlo, mi ritrovo a gongolare.

Forse la pazienza è davvero la virtù dei forti.

A quanto pare la stronza ha ammesso di aver mentito così, appena Zoe chiude la chiamata io riduco le distanze. Non le ero mai stato così vicino e decido che non ammetterò più alcuna distanza tra di noi. È bellissima, irresistibile, ed è come se la vedessi per la prima volta. La sua pelle sembra di seta, e questa cascata di capelli biondi è un invito ad affondarci le mani. I suoi occhi blu, due oceani uguali ai miei, mi fissano come se avesse paura. Il suo sguardo è così profondo che rischio di annegarci dentro, per non parlare delle sue labbra rosa… una calamita per i baci. Zoe Reese è la seduzione fatta a persona. Come cazzo fa a non essersene mai accorta? Perché si nasconde?

«Voglio che tu mi creda» pronuncio quasi annaspando. Sono a corto di fiato e non l’ho ancora toccata. Zoe però è una tosta e cerca di tenermi testa. Non mi concederà spazi, me ne rendo conto e solo quella strana esitazione che le balena sul viso mi dà da sperare. Anche il suo respiro è cambiato e forse il destino mi sta davvero aiutando a dare libero sfogo ai miei sentimenti.

Non ti è indifferente, non mollare Liam.

Riesce ad allontanarsi quel tanto che basta per togliermi il respiro e scelgo di agire. Adesso o mai più. Le afferro il polso e la trascino addosso a me.

La stringo forte e posso sentirle il battito del cuore sbattere contro il mio petto. Non riesco a capire se sia il mio o il suo a correre così forte. Mi intima di lasciarla andare, ma non si sposta di un centimetro.

Puoi farcela Liam.

Raccatto tutto il mio coraggio e mi apro per lei. Le confesso di essere impazzito questa sera, di averla trovata ancor più bella del solito e poi non resisto e la bacio. La bacio come se non ci fosse un domani e il suo consenso a osare di più mi convince a mollare la presa sui suoi polsi. Mi aspetto che mi schiaffeggi invece, inaspettatamente, mi allaccia le braccia intorno al collo e si lascia andare al mio assalto.

«Sei così bella Zoe, ti desidero da così tanto tempo» sussurro tra un bacio e l’altro. Sto per rivelarle di essermi innamorato di lei quando mi intima di fermarmi.

Non posso. Non voglio smettere ora che il mio sogno si è avverato. Proseguo a divorare quelle labbra che sono come una droga, almeno fino a quando non mi spintona alzando il tono della voce e riversandomi addosso altre parole cariche di veleno. Non me le sarei mai aspettate dopo quel bacio, dopo averla sentita gemere. Non posso aver frainteso. Lei mi desidera, non ho preso un abbaglio. Non posso credere che pensi ancora che voglia vendicarmi di Lucy e voglia usarla. Ha il diritto di sapere che tutto quello che è successo poco fa è vero, che i miei sentimenti sono sinceri.

Tuttavia lei ha già deciso. Ha approfittato del mio attimo di smarrimento per abbandonarmi. Per mettere la parola fine sull’unica vera occasione che abbia mai avuto.

Non mi resta che andarmene. Sconfitto.

Mi allontano e inciampo nei miei piedi. No, aspetta. Forse ho un’ultima carta da giocare.

Salgo sul taxi con mille pensieri nella testa e il cuore sottosopra. Mentre l'autista sta per ripartire do un'ultima occhiata verso il punto dove ho assaporato il paradiso con un solo bacio. Ed eccola lì la mia dea, corre in giardino e si guarda intorno. Per un attimo penso di farmi riportare indietro, poi guardo le mie mani e capisco che non sta cercando me.

«Perso la scarpetta cenerentola?» penso mentre stringo la scarpa con il tacco rotto.

«Come scusi?» chiede il tassista. Sorrido e scuoto la testa. Ho parlato ad alta voce.

«Nulla, mi scusi.»

Fisso la scarpa che tengo tra le mani e ripenso a quello che abbiamo appena condiviso.

Libero un nuovo sorriso. Di consapevolezza questa volta. Perché non mi arrenderò, non dopo aver conosciuto il suo sapore, dopo aver capito di non esserle indifferente. Non ho vissuto un sogno, il mio paradiso è a un passo da me e glielo dimostrerò.

 

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