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Clara
Tornai al mio appartamento, avvolta in un asciugamano che non era il mio, con un turbante di panno in testa per non sgocciolare lungo il corridoio come una bambina dispettosa. Anche perché poi sarei stata io a pulire. La copia sbiadita di una sciantosa degli anni ’30… tanto gli unici inquilini dello stabile eravamo io e Ivan il terribile, entrambi pienamente consapevoli del motivo di quel travestimento improvvisato! Ma dimenticavo che qualcun altro aveva le chiavi.
«Che sei strana l’ho sempre saputo, ma aggirarti per casa come un fantasma conciata in quel modo è troppo anche per te!» mi lasciai andare a una smorfia. Accidenti!
«È un rito di purificazione, Elo! Per il nuovo inquilino… c’era troppa energia repressa, troppo vigore in quel corpo maschio… bisognava farlo sfogare in qualche modo» che caspita stavo blaterando? Come potevo ragionare coerentemente se avevo ancora in mente il sapore di quella bocca peccaminosa?
«Sì, come vuoi tu, sorellina… lasciati dire che avresti proprio bisogno di distrarti, questa cosa della spiritualità ti sta scappando un pochino di mano. Allora, vado da Ivan!» forse un rito di purificazione sarebbe servito a Eloisa, in quegli ultimi anni aveva inglobato più acidità lei di uno yogurt scaduto.
La ricordavo diversa da bambina. Sicuramente più introversa di me, ma sempre al mio fianco, pronta a spalleggiarmi. C’era stato un tempo in cui condividere il ventre materno aveva creato uno speciale legame tra noi… qualcosa che si era inspiegabilmente perso tra le nebbie di un freddo presente.
Rabbrividii pensando al tempismo mio e di Ivan, se solo mia sorella si fosse presentata alla porta del nostro musicista preferito cinque minuti prima, ci sarebbe stato da ridere.
* * *
Ivan
«Come procedono le cose? Vedo che stai prendendo possesso dell’appartamento, ha già la tua impronta!» Eloisa gli sorrise, appoggiandosi con i gomiti alla superficie liscia del pianoforte.
«È facile adattarsi, qui c’è tutto quello di cui ho bisogno… pace, tranquillità e soprattutto la lontananza giusta dai miei genitori!» tornò a scarabocchiare qualcosa sullo spartito, rituffandosi nel lavoro.
«Non ti sei scordato del nostro patto, vero?» indagò, socchiudendo gli occhi.
«Ho mai deluso una donna?»
«Sei proprio una faccia da schiaffi, Ivan Desideri!»
«Mai sostenuto il contrario. Ora se non ti dispiace, dovrei lavorare…» sembrava stizzito, quasi che quell’argomento lo indisponesse.
«Credo sia la prima volta che cacci una donna dal tuo appartamento! Mi devo preoccupare?» voleva bene a Eloisa, ma in alcune situazioni esagerava. Non comprendeva il motivo di tanto rancore.
«Non ti sto cacciando e capisco che nessuno faccia mai nulla per nulla, ma da mascalzone quale sono, mi gioco fino all’ultima carta per una sfida.» In realtà era convinto che Eloisa avrebbe fatto meglio a
concentrare le sue attenzioni su qualcosa di più produttivo, ma questo lo tenne per sé; in fin dei conti, non spettava a lui giudicare le persone e da parte sua non si sarebbe comportato diversamente rispetto a ciò che gli diceva il cervello… bastava lasciarlo credere alla padrona di casa e avrebbe ottenuto due piccioni con una fava.
Forse Ivan era troppo sicuro di sé o forse, semplicemente, era pienamente consapevole delle sue doti. Era tutta una questione di punti di vista.
* * *
Clara
DA: La sognatrice
A: womansinlove.lapostadiclara@mail.it OGGETTO: mi corteggia, che fare?
Cara Clara,
ti scrivo perché ho un problema. Ho sempre seguito i tuoi consigli in amore e, fino a ora, la mia vita sentimentale è andata a gonfie vele! Purtroppo, da qualche settimana lo scenario è cambiato. Ho conosciuto un uomo che ama riempirmi di attenzioni e il mio cuore si sta ammorbidendo. Non ho mai avuto molta fiducia negli individui di sesso maschile, ma se questa volta fosse quella giusta? Per un uomo che ti
riempie la casa di fiori, il cuore d’amore e il letto di passione, non si può forse fare uno sforzo?
Grazie per la tua risposta, La sognatrice
Cara sognatrice, attenzione agli abbagli!
Goditi questo momento, non è mia intenzione sgonfiare il tuo sufflè ancora caldo di forno! Il mio consiglio è quello di essere felice con quest’uomo, almeno fino al variare delle incognite. Tieni bene a mente solo due cose: il cavallo bianco è fuggito da un pezzo e il principe azzurro dopo tutti quei chilometri nella foresta metropolitana ha perso il suo smalto… attenta che non sia tutta un’elaborata strategia per tenerti in pugno ed entrarti nelle mutande. La natura non necessità di sovrastrutture e di carinerie, gli uomini e le donne sono fisiologicamente propensi a piacersi e desiderarsi.
Tienimi aggiornata, con affetto, Clara
Richiusi il portatile con il cuore colmo della leggerezza che solo il mio lavoro era in grado di regalarmi. Dedicarmi a ciò che amavo era come prendere una boccata di aria fresca dalla soffocante vita fatta di regole e imposizioni, da una società che non avevo mai sentito mia. Mi preparai a uscire con il sorriso sulle labbra; un negozio era interessato a vendere le mie
marmellate e, anche se a qualcuno questa sarebbe parsa una conquista irrisoria, per me rappresentava un gran risultato!
Attraversai la soglia sovrappensiero e mi trovai davanti un mazzo di girasoli. Qualcuno li aveva legati al batacchio del portoncino e spiccavano nella luce fioca di quella giornata autunnale come una decisa macchia di colore dorata. Scossi le spalle, incuriosita. Non mi capitava spesso di ricevere dei fiori, a maggior ragione dato che il mio compleanno era ancora lontano. Tra le corolle spuntava un cartoncino bianco…
“Flower Power, potresti diventare il mio libro
preferito…
Un groppo mi attorcigliò lo stomaco. No. Nonononono! Non volevo essere la lettura prediletta di nessun uomo! Questo non significava che non gli avrei permesso di leggermi ancora una volta… o forse due, accidenti!
Rincasai per mettere i fiori in un vaso e poi scappai giù dalle scale. In testa l’assurdo timore d’incrociare un paio di occhi azzurri sul mio cammino. La natura non necessita di sovrastrutture e di carinerie, gli uomini e le donne sono
fisiologicamente propensi a piacersi e desiderarsi.
Sembrava uno scherzo del destino!
Tornai a casa un paio d’ore più tardi con uno strano tramestio interiore che non avrei saputo definire in termini di felicità o terrore. Mi avevano commissionato la bellezza di trecento barattoli di marmellata di diverse qualità nel più breve tempo possibile…
«Preferibilmente per domani mattina!» aveva gracchiato la gentile donnina con cui avrei avuto il piacere di collaborare.
Accesi l’elaborato sistema di cromoterapia che avevo installato in salotto e presi a fare i miei esercizi di respirazione diaframmatica. Il flusso di energia mi massaggia i polmoni, sale, sale fino alla testa e in un attimo mi sento leggera. La statua del Budda di fianco al camino mi sorride compiaciuta.
Chiedevo solo altri dieci minuti per snebbiare il cervello e allontanare le energie negative, dopodiché mi sarei infagottata nel grembiule e avrei coccolato la mia frutta mentre bolliva con lo zucchero nel pentolone e la imbottigliavo con tanto amore.
Chiusi gli occhi, proprio mentre una dolce melodia pervadeva l’aria, giungendo ovattata da dietro la parete. Il musicista aveva cominciato a suonare… cercai di allontanare il pensiero di
quelle dita da pianista su di me; se era bravo con lo strumento musicale la metà di come lo era con le donne, sfiorando quei tasti avrebbe prodotto la melodia del Paradiso. Infilai le ciabatte e mi decisi a essere produttiva.
Chissà se va, chissà se va, chissà se va se va, ma si che va, ma si che va, ma si che va che va. E se va, se va, se va tutto cambierà!
* * *
La marmellata borbottava placida, increspando la superficie di frutta con mille bollicine scoppiettanti. Un dolce profumo mi impregnava i vestiti e i capelli, avvolti nel turbante che utilizzavo per lavorare.
Da qualche minuto Ivan aveva smesso di suonare e di riempire con la sua voce quelle note rimaste impigliate nell’aria, che sembravano avere il potere di colorare l’universo. Era bravo, tanto bravo che la sua voce pareva confezionata per colpire un punto fondente nell’anima di una donna in grado di svelare la porta del suo spirito. Era un peccato che avesse concluso i suoi esercizi; sarei stata ad ascoltarlo per ore… un sottofondo di classe per il mio lavoro! Peccato! Rimpiazzai quel favoloso pianoforte con la mia voce simpaticamente stonata.
«Come è bello far l’amore da Trieste in giù! Come è bello far l’amore io son pronta e tu?»
«Io sono sempre pronto!» Ahhhhh… Santo Shiva che spavento!
«Ivan, come sei entrato?»
«Dalla porta?» domandò ironico, sorridendo in modo sghembo.
«Cavoli, la dimentico sempre aperta! Sono troppo distratta!» scossi la testa. Alzai lo sguardo e me lo ritrovai subito troppo vicino.
«Sì… Ivan volevo ringraziarti per i fiori, erano davvero… splendidi…»
«Non c’è di che, ma?» era divertito e questo mi mandava fuori dai gangheri.
«Ma non devi farlo. Lo sai che non devi farlo, quindi non riesco a capire perché invece tu LO FACCIA!»
«Sei davvero uno spasso, Clara, però lascia che ti dica che il tuo modo di approcciarti agli altri lascia un po’ a desiderare!» mi sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e poi mi appoggiò un bacio tenero sulle labbra. Argh, proprio questo!
«Corteggiarmi, Ivan, non devi corteggiarmi!» non si scompose minimamente; quella con il solito disordine tra i pensieri ero io.
«Flower Power, non so come dirtelo, ma non ti sto corteggiando. Sono gentile con te, mi
piace fare il gentiluomo con le belle donne, fine del discorso. Sei carina, ci troviamo bene a letto e sei libera esattamente come me… sono scambi di cortesie, tutto qui!»
«Scambi di cortesie… tu sei davvero un uomo singolare, Ivan Desideri…»
«Disse quella con un turbante in testa, gli occhi da cerbiatta e il cervello bruciato dall’incenso!»
«Oh, meno male! Ora ti riconosco! Ti preferisco così: grezzo e allo stato brado!» ridacchiò, osservandomi da sotto in su.
«Puoi prenderti una pausa da tutto questo lavoro?» Clara, assolutamente no!
«In realtà ho parecchie cose da sbrigare… un carico da duemila chili di marmellata che mi hanno commissionato per domani... però la maggior parte è già fatta e se tu più tardi mi aiuterai a imbottigliare quella che si sta raffreddando…»
«Affare fatto! Ho bisogno di respirare un po’ di aria di lago e mi farebbe piacere avere un po’ di compagnia.»
«Certo, che tradotto nella lingua dei comuni mortali significa: “ho bisogno di qualcuno che mi mostri la strada per non perdermi.”»
«Sbagliato, Flower Power, io non mi chiamo Clara, non ho bisogno che degli spiriti guida mi indichino il cammino!» Stronzo.
* * *
Il lungo lago quel pomeriggio era uno spettacolo. Nonostante il freddo polare fosse calato sul Piemonte come un’orda di barbari, tartassando la povera verdura del mio orticello, il cielo era terso di nubi e il sole si specchiava sulla superficie cristallina del lago.
«Conosci la leggenda del lago d’Orta e dell’Isola di San Giulio?» domandai a Ivan, mentre i suoi occhi scrutavano l’orizzonte, perdendosi oltre le vele di un’imbarcazione lontana. Scrollò le spalle.
«Qualcosa mi dice che stai per raccontarmela…»
«Solo se ti va di sentirla, non voglio ammorbare nessuno.» Ivan mi lasciò un buffetto su una guancia.
«Non essere così suscettibile! Ti preferisco quando sei calda e arrendevole...» mi sussurrò all’orecchio, scatenandomi mille brividi sotto pelle. Misi il broncio, ma solo per mascherare la reazione del mio corpo alle sue attenzioni.
«Mi stavi parlando di quella leggenda…» era molto bravo a riguadagnare punti, dovevo dargliene atto.
«Si narra che questo lago fosse abitato da rettili giganti, draghi e creature sovrannaturali.
Un giorno, San Giulio durante un suo pellegrinaggio giunse fino qui. In quel periodo un grosso serpente aveva distrutto ogni cosa, ma San Giulio, impose la sua mano sul lago e scacciò tutte le belve feroci. Allora stese il suo mantello sull’acqua, utilizzandolo come un’imbarcazione e approdò sul fazzoletto di terra che dominava il lago: l’isola di San Giulio. Qui edificò la sua centesima chiesa, eleggendo questo luogo a sua ultima dimora.»
«Sei molto brava a raccontare; si vede che ami il luogo in cui vivi… una volta era così anche per me…»
«Che è successo?»
«Non vorresti ascoltarlo.»
«Ti ricordo che, a discapito delle apparenze, sono una psicoterapeuta.»
«Allora diciamo che non ho voglia di farmi psicanalizzare.» A chiusura ermetica, il bel pianista, eh?
Percorremmo metà della passeggiata in silenzio, poi Ivan si allungò a sfiorarmi una mano. Voleva ristabilire un contatto; magari non sapeva chiedere scusa a parole, ma con i fatti era molto bravo.
«La mia famiglia è originaria di Como… sai quanto sia importante per noi il lago. Lo bistrattiamo per tutta la vita, malediciamo i turisti e la mancanza di parcheggio, ma alla
fine fa parte di noi. Non potevo trasferirmi in un luogo nel quale mancasse e sinceramente non vedevo l’ora di vederlo!» gli strinsi la mano.
«Il lago d’Orta ti sembrerà una pozzanghera in confronto al lago di Como, ma ha comunque il suo fascino.» Annuì, sedendosi su una panchina e tirandomi sulle sue gambe. Era strano, nonostante tutto non mi sentivo a disagio con lui.
«Capisco cosa vuoi dire… io ho sempre vissuto qui e anche se a volte rimpiango di non avere una villa in una meta da sogno, so che in realtà il mio cuore non tradirebbe le sue radici, tra queste sponde. Io ed Eloisa siamo cresciute tra le mura della nostra casa con nostra zia Florence, piene di sogni e con la voglia di spaccare il mondo. Io quel desiderio di rivalsa l’ho ancora, lei l’ha perso tra le pagine del suo vecchio diario, quello che non rilegge più.»
«Che è successo tra di voi?» un sorriso amaro mi tese le labbra.
«Io ed Eloisa ci conosciamo da molto prima di nascere. Ho visto la luce esattamente venti minuti prima di lei. So che la somiglianza non è molta, ma siamo gemelle eterozigote. All’epoca i nostri genitori erano entrambi in carriera e l’arrivo di due bambine
non era assolutamente preventivato… saremmo state un peso per loro, cittadini del mondo, così ci hanno affidato alle cure della zia italoamericana; la donna bislacca e dal passato discutibile che però è stata in grado di darci tutto l’amore di cui avevamo bisogno…» aggrottò la fronte, incuriosito e io mi sentii in dovere di specificare in cosa Florence fosse stata tanto particolare.
«Mia zia ha passato la sua giovinezza in una comunità hippie e ci ha cresciuto con il rispetto per la libertà altrui.»
«Ora capisco da dove viene tutta la tua colorata vivacità. Non inalberarti adesso, è un complimento, Clara, mi sembra di averti ampiamente dimostrato quanto ti apprezzi!» di nuovo quel sorrisino malizioso. Adesso gli salto addosso… non so ancora se per baciarlo o dargli una testata.
«A ogni modo io ero la nipote prediletta di zia Florence, Elo, con il tempo è diventata la figlia ideale dei nostri genitori. Non so neanche perché ti sto dicendo queste cose!»
«Perché ogni tanto è bello potersi confidare con un amico, mostrarsi fragili e fiduciosi per riuscire a ispessire la corazza con il resto del mondo.»
«Meno male che la psicoterapeuta sono io!» “amico”… questo tizio aveva le idee decisamente più
chiare delle mie; meno male che ero io il Guru dell’amore… ma non si va a letto insieme a un vero amico, di questo ero sicura: niente sentimenti.
* * *
Ivan
Clara era la ragazza più singolare con cui avesse mai avuto a che fare. La sua mente era talmente piena di immagini, colori e impressioni che era difficile stare dietro al flusso dei suoi pensieri. Era indiscutibilmente bella, mentre camminava impettita qualche passo avanti a lui, con i capelli scuri che le sfioravano le spalle a ogni piè sospinto. Era sicura di sé, nonostante il mondo nel quale vivesse fosse una versione edulcorata e semplicistica della realtà. Una realtà con la quale era destinata a fare a pugni di tanto in tanto. Si voltò a osservarlo con quel nasino all’insù che tanto gli piaceva, strizzando gli occhi grigi, appena velati dalla frangetta.
«Ivan, ti muovi? Ti ricordo che dobbiamo ancora imbottigliare un centinaio di marmellate!»
«Quanta fretta! Non vorrai che tutto lo yoga dell’ultima settimana venga vanificato da un’improvvisa crisi di nervi?» amava prenderla in giro; le facce buffe che coloravano i suoi
falsi bronci lo facevano sempre sorridere. A dirla tutta, non aveva mai accettato una sfida tanto piacevole.
«Non ho mai crisi di nervi, io! Solo che il lavoro è lavoro, anche per una tipa rilassata come me!» si aggiustò la tracolla, arrampicandosi sulle scale con cipiglio serio. Ivan la seguì fino al suo appartamento e la osservò munirsi di colino e di barattoli serigrafati con il suo nome. Perfino le sue marmellate possedevano una spiccata personalità.
Ivan afferrò un biscotto secco da un piattino sulla credenza e lo immerse nel vasetto che aveva appena finito di riempire con un denso sciroppo color mattone.
«Corbezzoli, che buona!» la prese in giro, leggendo l’etichetta posta sul vetro. La sua leggendaria marmellata! Si aspettava che Clara ruggisse fuoco e fiamme, invece lo stupì nuovamente…
Infilò due dita nel barattolo, facendole scivolare sul suo collo, poi si alzò sulle punte per lasciargli un bacio umido sotto l’orecchio. Ivan s’irrigidì all’istante… in tutti i sensi.
«Questo te lo regalo… non vorrei che andasse sprecato.» stava civettando con lui! Clara lo stava volutamente provocando. Come si dice? La carne è debole? Ivan non se lo fece
ripetere due volte. Appoggiò la marmellata sul bancone e poi, senza perdere il contatto con i suoi occhi, sollevò la ragazza tra le braccia.
«Dov’è la tua camera?» Clara parve contrarsi e Ivan capì immediatamente l’antifona.
«Va bene, ci accontenteremo di questo divano stile Beat Generation.» Ed eccola rilassarsi immediatamente su quel sedile anni sessanta che doveva avere visto molte avventure romantiche simili alla loro.
«Sarà bello fare l’amore da Trieste in giù, ma anche sul lago d’Orta non si scherza!» giocò con lui, inginocchiandosi su un cuscino, ma a Ivan non bastava. La prima volta fra loro era stata dettata dalla frenesia, dalla fretta inestinguibile di soddisfare un desiderio improvviso. Ora voleva dedicare a lei il tempo che meritava, infiammare il suo corpo centimetro dopo centimetro e per fare questo la desiderava nuda. Completamente nuda sotto di lui.
«Ti andrebbe di spogliarti per me?»
«Vuoi che ti seduca?»
«Per dirla alla tua maniera, voglio riuscire ad attivare tutti i tuoi chakra… e per questo mi servi nuda.»
* * *
Clara
Me l’aveva chiesto con un sussurro roco, fondo e sensuale come le note che era solito far scaturire dal pianoforte. Nel sesso, come nelle relazioni interpersonali, ero solita fare ciò che mi andava, la libertà consisteva anche in questo: non fare nulla che mi venisse imposto… ma Ivan non me lo stava ordinando, mi stava pregando con gli occhi carichi di una promessa torrida e scottante che sarei stata una pazza a non assecondare.
Mi aveva compreso, aveva letto dentro di me il disagio che avrebbe comportato dividere il mio letto con lui e aveva desistito… nessun uomo ci era mai riuscito prima di allora. Non avevo mai voluto condividere un posto tanto personale con qualcuno che sarebbe durato al massimo due o tre notti… quello era il mio rifugio dal mondo; la mia camera era un posto solo mio, intimo come la mia anima e a nessuno avevo mai permesso di addentrarsi tanto profondamente in me. Non da quando avevo svestito i panni da ragazzina.
Mi alzai dal divano, slacciando i nodi del tessuto pesante che mi avvolgeva come un vestito.
Fui compiaciuta del languido sguardo che riservò alle mie curve, ora celate dal solo intimo turchese.
«Non ti facevo tipo da autoreggenti…» mi soffiò all’orecchio, prima di inginocchiarsi davanti a me, prendendo a srotolare la calza a poco a poco. Il suo tocco caldo sostituì il nylon liscio, scottandomi la pelle. Poi mi aiutò a liberarmi degli slip. Le sue dita scivolarono tra le mie cosce, mentre slacciavo il gancetto del reggiseno. Non mi sarebbero bastati tutti i bastoncini d’incenso della terra per quietare il fuoco che mi incendiava il sangue.
Lo spogliai con una foga sconosciuta e subito il profumo di mora della sua pelle mi annebbiò la mente. Lo desideravo tanto da esserne spaventata. Quel pensiero mi terrorizzò: non volevo diventare dipendente da lui; era impensabile che iniziassi a provare qualcosa per Ivan. Bastò che mi sfiorasse con il petto per allontanare qualsiasi angoscia. Mi fece sdraiare sul divano per poi coprirmi con il suo corpo e capii immediatamente il suo lento gioco di seduzione. Pelle contro pelle, il suo respiro confuso con il mio. Ivan era il sole e io mi sarei schiusa al suo calore. Sciolse con una mano il turbante che ancora mi copriva i capelli che ricaddero a cascata sui miei seni, proprio mentre entrava in me. Mi accarezzò i
fianchi, sfiorandomi il collo con le labbra, poi mi sussurrò qualcosa all’orecchio:
«Sei un capolavoro, Clara, non mi stancherò mai di perdermi tra le tue pagine.»
Altro che sesso tantrico.
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