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Ivan
Whatsapp, 15:15:
LaElo: Ivan, dove sei finito??? Chiamami quando puoi, esigo gli aggiornamenti sulla missione Un cuore per Clara… spero tu sia a buon punto.
Ivan osservò il messaggio dalla tendina del display, lasciandosi andare a un sospiro. La situazione gli stava sfuggendo di mano… intraprendere una relazione con Clara era fuori discussione, ma odiava prendere in giro le persone, in special modo quelle alle quali teneva.
Quella piccola combina guai aveva presto assunto un ruolo importante nella sua vita e l’ultimo dei suoi desideri era spingerla a innamorarsi di lui per poi lasciarla con un
palmo di naso. Avrebbe dovuto parlargliene, prendere l’argomento alla leggera e spifferare del gioco sleale che lui ed Eloisa avevano architettato. Clara era una ragazza meravigliosa, per quale motivo sua sorella volesse causarle tanta sofferenza rimaneva per lui un mistero.
Sperava solo di riuscire a fare la cosa giusta. Se l’avesse persa per quella stupida scommessa, ne sarebbe uscito distrutto, ma dopotutto si può annientare la vita di una persona per due volte?
Pensò a quanto si fossero divertiti con quello stupido Streep question e subito il sorriso tornò a colorargli le labbra. Ivan non sapeva amare, ma avrebbe fatto del suo meglio per farla stare bene.
* * *
Clara
Era arrivato il momento della mia famosa crostata banane e noci. Come avrete intuito dai capitoli precedenti, io amo cucinare i dolci e amo ancora di più mangiarli, in special modo quando questi ultimi sono un toccasana per il corpo. Questa ricetta in particolare mi era stata insegnata dal mio maestro di yoga. Dovete sapere che le banane sono particolarmente benefiche… alt! Lo so che
state già ridendo, ma è la verità! Questo simpatico frutto dalla buccia gialla e dalla forma equivoca, questo ve lo concedo, favorisce l’umiltà e la calma. Perciò non lasciatevi condizionare dal fatto che io abbia voglia di un dolce alla banana dopo aver respinto le piacevoli avance di Ivan il Terribile.
D’accordo, sono una pessima bugiarda!
Dunque… anacardi, datteri, acqua, scorza d’arancia, banane… oh! Mi è arrivata una e-mail!
DA: Gitana89
A: womansinlove.lapostadiclara@mail.it OGGETTO: Cedere?
Cara Clara,
sono una donna dal cuore libero e senza radici, una gitana che ancora non ha trovato il suo posto nel mondo. Da qualche tempo un ragazzo di poco più grande di me mi fa una corte serrata e molto dolce. Lui mi piace, ma non so se cedere a tali lusinghe. Se volesse solo il mio corpo? E, cosa peggiore, se volesse il mio cuore?
Sempre affezionatamente tua, Gitana89
Masticai una rondella di banana, grattandomi la testa con il bastoncino dello
chignon. Ma ancora con questa storia, giovane pulzella?
Digitai la risposta con rapidità e irruenza.
Gitana del mio cuore, quante volte dovrò spiegare a voi teneri fiorellini primaverili che l’uomo è primordialmente portato ad affascinarvi con la sua straordinaria ruota di pavone a scopo accoppiamento? E grazie al cielo è così! Se ti piace, cedi, cedi e cedi! Se non ti piace sii chiara e lui smetterà di infastidirti.
Nel malaugurato caso in cui ti piaccia e tu voglia coltivare una relazione con lui, prendi il primo aereo per le Barbados e asseconda il tuo spirito gitano: scappa!
Con affetto, la tua Guru dell’amore.
Mi girava la testa, forse anche io avrei dovuto prenotare un volo destinazione Honolulu, sola andata. Non si era mai sentito che Clara Bonelli fuggisse davanti al pericolo! La strada per la libertà è costellata di tentazioni, dovevo provare a me stessa che la fede nelle mie convinzioni era salda e imperitura, avrei affrontato l’argomento con Ivan e insieme avremmo trovato una soluzione: se la mia sanità mentale avrebbe preteso l’astinenza con il bel pianista allora l’avrei fatto. Sacrificare una parte per mettere
in salvo l’intero. Addio sesso tantrico e poi… comunque vada panta rei and singing in the rain.
Lo so che vi aspettavate Raffaella, vi ho fregati, vero?
* * *
Clara
Era di nuovo giovedì; questo significava giorno di mercato! Avevo ultimato la ricetta per un hummus da leccarsi i baffi! I barattoli contenenti la mia maestosa purea di ceci occhieggiavano i passanti dall’alto del loro trono di foglie di radicchio tra le conserve di pomodori verdi e le marmellate di corbezzoli. Ero fiera di me!
La campanella che avevo messo a disposizione dei clienti trillò, portando con sé un presagio che mi mise in allarme. Sentivo quel ragazzo con tutte le cellule del mio essere e questo sinceramente faceva accapponare la pelle anche alla guru interiore che era in me. Il demonio si presenterà sotto mentite spoglie. Sotto sexy e intriganti mentite spoglie. Santo Budda aiutami tu!
«Ivan! I musicisti non lavorano mai?» tutta l’acidità che avevo liberato come una spremuta di limone su una ferita aperta era dovuta alla bella “sventolona” che si portava appresso e che elegantemente gli stava
artigliando il braccio come un avvoltoio della Cappadocia.
«Anche questo è lavoro, lei è Doriana, la mia manager.» Ma pensa, sempre circondato da gran gnocche, che uomo fortunato!
«Fai bene, Desideri, il bello stimola la creatività.» Uno a zero per la me con capacità intellettive, Clara sei sulla buona strada!
«Credo tu abbia ragione.» Mi strizzò l’occhio.
«Flower Power, ho bisogno di parlarti.» Avevo finto indifferenza mentre accomodavo un cucchiaio di hummus su una fettina di pane e lo porgevo alla sconosciuta.
«Anche io devo parlarti, Ivan, che ne dici se oggi pomeriggio ci concediamo una scampagnata e mettiamo a posto le idee?» alla parola “scampagnata” avevo notato le sue sinapsi attivarsi maliziosamente e questo non era di certo nei miei intenti.
«Parlare, Ivan, dobbiamo parlare.» Ribadii, scuotendo la testa, divertita. Doriana, intanto, si era servita un altro cucchiaio di hummus. Imbustai un barattolo e glielo regalai. Forse condividevamo le stesse esperienze sensoriali con quel po’ po’ di maschio, dovevamo essere solidali l’una con l’altra. 2 a 0 per me! Che stessi davvero rinsavendo?
«Preparo uno spuntino e ci troviamo per le 15:00 in veranda.»
Poi l’agghiacciante verità: quanti appuntamenti avevo concesso a Ivan il terribile? Possibile non avessi tenuto il conto? E, poi, erano da considerare appuntamenti le nostre effusioni in casa? Dopotutto, non eravamo mai veramente usciti dall’appartamento… a parte per una passeggiata in riva al lago… i piccioncini!
Mordicchiai un biscottino Zen-zen per poi buttare i rimanenti dolcetti alle papere. Avrei dovuto migliorare la ricetta, su questo non c’era alcun dubbio… quanto al resto avrei dovuto lavorarci.
* * *
Clara
Eravamo terribilmente fuori stagione; il lago dava il meglio di sé in primavera, quando il tocco delicato della dea terra rendeva i fiori in boccio e il profumo vellutato portato dal vento vestiva ogni cosa di una nuova prospettiva. A ottobre quella grande distesa azzurra si spogliava dei suoi colori, scivolando nelle tonalità del grigio e del petrolio, pur mantenendo intatta la sua bellezza.
Nonostante ogni frutto avesse la sua stagione, il lago d’Orta era bello tutto l’anno.
Era da tanto che desideravo mostrare a Ivan quella caletta, sconosciuta al turismo straniero di massa e frequentata solo da una manciata di residenti. Quel pomeriggio la spiaggetta era deserta, nemmeno una papera che si bagnasse il becco e che spiasse il nostro incontro. Forse avevo fatto la scelta sbagliata…
«Con la strada arzigogolata che abbiamo percorso cominciavo a preoccuparmi!»
«Non lamentarti, Desideri! Guarda in che paradiso ti ho portato!» lo rimbrottai.
«Peccato…»
«Cosa è un peccato?»
«Che dobbiamo parlare… le curve mi mettono un certo appetito. Curva, chiama curva!» si era avvicinato con fare sornione, facendo scivolare le mani sui miei fianchi. Partiamo male, molto, molto, molto male!
«L’intervista verrà pubblicata sul numero della settimana prossima.» Glissai, facendo due balzetti indietro per poi incamminarmi lungo il prato con l’intenzione di arrivare al piccolo molo.
Ivan mi aveva raggiunto in due falcate, prendendomi la mano. Il contatto era caldo e rassicurante. La sua vicinanza sapeva pericolosamente di familiarità, di quell’intima
tenerezza che ero abituata a rifuggire come il demonio. Mi scostai dalla sua presa, malamente, mettendomi seduta sul pontile umido e scivoloso. Se Ivan se ne ebbe a male non lo diede a vedere. Dopotutto, Desideri era un’anima senza fissa dimora, proprio come me. Io e lui ci capivamo al volo e forse era questo a spaventarmi tanto.
«Di cosa volevi parlarmi?» quindi avrei aperto io le danze… molto astuto!
«Mentre preparavo la marmellata per il mercato…» fui interrotta dalla sua risatina impertinente. Mi schiarii la voce con aria risentita e continuai.
«Mentre preparavo la marmellata per il mercato, ho avuto modo di ripensare alla nostra…» relazione, relazione, psss: relazione! Taci vocina interiore, è chiaro che la nostra non sia una relazione! Eureka!
«Di ripensare che la nostra non è una relazione.» Ivan aveva inforcato un paio di occhiali da sole dalle lenti oscurate e fissava il cielo neanche fosse una celebrità intenta a girare lo spot di un’importante brand. Ivan Desideri for Rayban.
«Ok e dopo che sei giunta a questa conclusione?» presi un lungo respiro ed estrassi dalla borsa un contenitore.
«E adesso che stai facendo?» Bene, sei tornato tra noi!
«Ho bisogno di un pezzetto di zenzero. Non lascerò che tu mi avveleni il sangue, necessito immediatamente di un cubetto di antiossidante naturale.» Ivan si lasciò andare a un’altra risata.
«Dio, sei uno spasso! Non so proprio come riuscivo a divertirmi prima di conoscerti!» arricciai il naso.
«Lo devo prendere come un complimento?» senza dire nulla, Ivan mi aveva accarezzato una guancia e mi aveva baciato. Sapeva sempre di buono, quel maledetto! Le labbra morbide a fare da dolce contrasto con l’accenno di barba scura che mi pungeva il mento. Una vocina suadente e calda mi suggeriva di far scivolare le dita tra i suoi riccioli mogano, mentre la mia Guru interiore si strappava i capelli, sbattendo ripetutamente la testa contro il muro.
«Noi non abbiamo appuntamenti, non stiamo insieme, non ci vogliamo bene.»
«Mmm Mmm.» Ivan aveva annuito, spostandomi una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
«Non proviamo sentimenti. Siamo adulti e ci viviamo. Punto. Stop. E tanti saluti!»
«Non so perché ti crei così tanti problemi se sei così sicura di quello che siamo e non siamo… e poi cosa significa “ci viviamo”?» gli piaceva da matti mettermi in difficoltà, ma io avevo il Karma dalla mia, non mi avrebbe tradito.
«Lo sai benissimo.» Incrociai le braccia al petto.
«No, che non lo so! Sei sempre così criptica, misteriosa come la dea Kali!»
«Io non scherzerei con la dea Kali, fossi in te, ha molte braccia e non ha paura di usarle.»
«Potrebbe essere interessante…»
«Non essere blasfemo!»
«D’accordo… vuoi ammettere almeno che ci piacciamo? Solo questo, per il resto sono sulla tua stessa lunghezza d’onda.»
«È ovvio. Ci piacciamo e facciamo bene l’amore. Sei contento?»
«Soddisfattissimo, anche se…»
«Anche se?» mi fece sdraiare sul pontile, coprendomi completamente con il suo corpo.
«Dato che facciamo bene l’amore, vorrei avere un assaggio.» Mi aprì il giubbotto e l’aria fresca di ottobre mi provocò i brividi. O forse era la sua bocca, scesa a venerare uno dei miei seni. Io a questa giostra di emozioni non sopravvivo!
«Aspetta! Di cosa dovevi parlarmi?» Ultimo refolo di lucidità.
«Non ha importanza, hai detto tutto tu, Flower Power.» Sospirai, mentre Ivan si perdeva ancora una volta tra le mie pagine.
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