⏱ ~8 min · 1626 parole
Clara
Non avevo sentito Ivan per tutto il giorno. Avevo resistito di proposito alla tentazione di chiamarlo per dargli la possibilità di concentrarsi adeguatamente su ciò che lo aspettava quella sera. Alla fine, avevo ceduto. Sì, ero una debole, lo sapevo… povera stupida innamorata, un mese fa stavamo meglio, tu ed io! La guru dell’amore che era in me era tornata per una visita veloce. La criticona!
Indossai un paio di stivaletti coordinati al vestitino di velluto retrò che avevo scelto per l’occasione e mi incamminai lungo il centro storico della piccola cittadina, totalmente chiuso al traffico per l’avvenimento. Le strette strade erano già gremite di gente e bancarelle
colorate arricchivano i bordi al limitare del lungo lago. La sera era scesa in fretta e, nonostante l’aria frizzantina pizzicasse le guance, il cuore mi batteva tanto forte da non farmi percepire il freddo.
Una stretta passeggiata scivolava lungo la superficie del lago, terminando con una piattaforma illuminata, già completamente allestita con la strumentazione necessaria. Il grosso pianoforte campeggiava proprio al centro della pedana. Sembrava scintillare, baciato dalle luci che lo carezzavano da riva, ebbi un fremito di eccitazione. Non vedevo l’ora di osservare Ivan fare il suo ingresso e colorare la serata con il suo inconfondibile talento. Riuscii a scivolare tra due ali di folla e ad avere una visuale migliore. Eloisa mi raggiunse, proprio mentre Ivan si accomodava al piano, zia Florence rimase dietro a noi di qualche passo. Distinsi la sagoma del mio pianista chinarsi sui tasti un secondo prima che la struggente melodia riempisse l’aria con le sue note. Stava suonando davanti a centinaia di persone, ma per un breve istante fummo solo noi due e la brezza che cullava le foglie degli alberi, al limitare del lago. Quella era la canzone che aveva scritto per me… mi aveva rivelato che sarebbe stata la prima che avrebbe interpretato. Mi sentivo così
fortunata, così piena di orgoglio… poi, il magico momento venne interrotto, come un sogno che non avevo più il privilegio di vivere.
«Allora anche tu sei umana, dopotutto…» mi disse Eloisa, chinandosi sul mio orecchio. Aggrottai la fronte.
«Non so di cosa tu stia parlando…» alzai le spalle, riportando l’attenzione su Ivan.
«È bello non è vero? Anche io a suo tempo mi ero presa una cotta per lui… quanto a uomini abbiamo sempre avuti gli stessi gusti; eppure tu sei sempre stata quella che ci sapeva più fare, pendevano tutti dalle tue labbra, ma per la regina dello yoga non era mai abbastanza non è vero? Non sai quanto faccia male sentirsi rifiutate, messe in secondo piano… non riuscire a reggere il confronto con chi nemmeno si accorge della fortuna che ha!»
«Elo, non capisco…»
«Te lo dico io cosa devi capire… è venuto il momento che anche tu provi cosa significhi sentirsi beffate. Povera Clara, finalmente ami qualcuno dopo millenni e scopri che l’oggetto del tuo amore ha finto per tutto il tempo!» una secchiata d’acqua gelida mi investì, lasciandomi attonita, incapace di dire una sola parola.
«Abbiamo fatto una scommessa: ovviamente, non gli ho chiesto di portarti a letto, sarebbe stato troppo facile… volevo che ti facesse innamorare di lui! Capitolare, non volere altro uomo che non fosse Ivan Desideri! Per questo gli ho permesso di stare nel mio appartamento, sarebbe stato un piccolo incentivo!» desiderai schiaffeggiarla. Dovetti trattenere l’impulso di afferrarla per i capelli e fare una scenataccia davanti a tutti.
«Sei una persona orribile, Eloisa, io non ho mai provato altro che amore e affetto nei tuoi riguardi, cosa diavolo ti ho fatto per meritare questo?» la rabbia era stata sostituita in un baleno dall’amarezza. Ero stata tradita dalle persone che più mi erano vicine al mondo.
«È proprio questo, non capisci? Tu sei così pura, ingenua, vivevi in un piccolo mondo colorato dove la tua felicità dipendeva solo da te stessa e dalla tua interiorità, per questo potevi concederti il lusso di amare tutti… un privilegio che ora hai perso. Apri gli occhi sulla realtà, principessa del Karma, la vita fa schifo.» Me ne ero accorta… di nuovo.
«In realtà, le uniche cose a fare davvero schifo sono le persone come te… e lui.» Balbettai trovando la forza di alzare gli occhi su Ivan che stava ancora suonando, ignaro di tutto.
Me ne andai senza voltarmi indietro, piegata, ma spezzata no, questo mai. Eloisa credeva davvero di avermi tolto ogni cosa? Non aveva fatto altro che confermare la mia tesi: mai innamorarsi, l’amore non esisteva, non era null’altro che un’illusione per poveri fessi e inguaribili sentimentali. Ci ero già passata una volta… cosa non avevo capito dei miei sbagli quando avevo preso in piena fronte la parete di roccia eretta dai sentimenti del cuore?
La guru dell’amore che era in me riapparse, picchiettandomi gentilmente sulla spalla. Andiamo a casa, Clara, è ora di mettere in pratica i tuoi consigli.
* * *
La cioccolata calda borbottava sul fuoco, amalgamata con un pizzico di cannella che avevo tutta l’intenzione di gustarmi, tagliando fuori il resto del mondo. Zia Florence, dopo essere stata messa al corrente della situazione, mi aveva lasciato alle mie silenziose riflessioni, scuotendo la testa, di tanto in tanto.
«L’avevo avvisato, quel porco!» aveva brontolato, prima di andare a chiudersi nella sua camera.
L’incenso bruciava, arrotolandosi in morbide volute sopra la mia testa, completamente vuota. Sapevo, ero a conoscenza che sarebbe successo, eppure avevo lasciato che Ivan giocasse con il mio cuore, non me lo sarei mai perdonato.
Aprii un documento vuoto sul portatile e cominciai digitando un titolo: Dna dello stronzo: storia del maschio dall’uomo di Neanderthal a oggi.
Bussarono alla porta. Erano le 2:00 di notte e avevo una vaga idea di chi potesse essere. Avrei potuto fingere di non essere in casa, ma non ero quel genere di persona. Mi piaceva affrontare i miei problemi di petto e in secondo luogo volevo provare a me stessa di essere abbastanza forte da fronteggiarlo.
Misi un piede scalzo davanti all’altro e raggiunsi la soglia. Non mi sbagliavo, Ivan era di fronte a me, il cipiglio serio e imbronciato a inscurirgli i bei lineamenti.
«Credevo mi avresti aspettato dopo l’esibizione… ci tenevo.» Anche io ci tenevo…
«Non devi più fingere, Desideri, Eloisa mi ha detto ogni cosa, ora potete anche andare a ridere di me da un’altra parte.» Varie emozioni si alternarono sul suo viso, dapprima incredulità, poi comprensione e infine rammarico.
«Volevo dirtelo! Te lo giuro, non sai quante volte avrei voluto spiegarti di quella stupida scommessa, ma tu continuavi a puntualizzare che tra noi non esisteva nulla, pensavo che il tuo cuore fosse al sicuro che…»
«Che? Concludi la frase, che non mi fossi innamorata di te? Che non fossi caduta nella tua trappola? Vaffanculo, Ivan, per fortuna non è troppo tardi per porre rimedio al mio sbaglio.» Tentai di chiudere la porta, ma il suo piede la bloccò.
«Hai parlato tu, ora lascia che parli io!» la sua voce era ferma e risoluta e per un attimo desiderai di potergli credere. Incrociai le braccia al petto e lo invitai a entrare. Era lui a essere nella mia tana, la posizione di vantaggio rimaneva la mia, oltre al fatto che ero io quella tradita! Ignorai la mia guru interiore che faceva il tifo con i pon pon, peggio di una cheerleader.
Strinse i ricci tra le mani e mi sembrò realmente smarrito.
«Tutto era nato come un gioco, Clara, un gioco che nemmeno avevo preso molto sul serio… volevo allontanarmi per un po’ da casa e quella proposta aveva solleticato il mio ego maschile…»
«Dovrebbe bastarmi come deterrente?» lo aggredii. Attacca, attacca, attacca!
«No… non stavo realmente cercando di farti innamorare, sono stato sempre sincero con te, nei gesti come nei sentimenti. Sono io che…» Alt!
«Non provare a dire che ti sei innamorato di me! Almeno questa risparmiatela! E comunque avete perso la scommessa perché io non ti amo, Ivan Desideri, è chiaro? Non ti amo! Perciò mettiamo fine al nostro piacevole connubio, è stato bello finché è durato.» Ivan incassò quel boccone amaro, digrignando i denti.
«Se non mi ami non c’è ragione che me ne vada dall’appartamento e a dirla tutta nemmeno di porre fine alla nostra relazione.» Cos’era quello, orgoglio ferito?
«Ivan, forse non sono stata chiara: quello che tu e mia sorella avete cercato di fare mi disgusta. Se ti è rimasta una sola briciola di onore, sparisci dalla mia vita!» suonai lapidaria perfino alle mie orecchie, rimasi presente a me stessa e non permisi al dolore di affiorare. Lo stai perdendo… no, non l’ho mai avuto. È così che doveva andare, sin dall’inizio.
Si avvicinò a me, osservandomi con quegli occhi di diamante, tanto belli da fare male.
«È davvero questo che vuoi?» mi afferrò i fianchi, spingendomi contro il muro e calando sulla mia bocca con la potenza di un tornado.
Lasciai che mi divorasse le labbra, che la sua lingua lambisse la mia, scatenandomi quel dolce languore che mi scuoteva le membra proprio come la prima volta che avevamo fatto l’amore. Per me era un addio, il più dolce e struggente, forse, ma non sarei tornata sui miei passi. Era ora di riprendere in mano la mia vita.
Mi depositò un ultimo bacio all’angolo della bocca e capì.
«Domani preparerò le mie cose, non sarai più obbligata a sopportare la mia presenza…» Il dolore mi bruciò il petto.
«Bene.» Mi diede le spalle e uscì dalla mia vita. Non sbatté nemmeno la porta. Trassi un profondo respiro e poi, finalmente, mi concessi di piangere; perché io lo amavo, mi ero innamorata di qualcuno che mi aveva appena spezzato il cuore.
Cuore, batticuore na,na,na,na, mi è sembrato di sentire un rumore, rumore… sarà la paura
io da sola non mi sento sicura, sicura…
⏱ ~8 min · 1626 parole
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.


