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Ivan fu di parola. Il giorno seguente inscatolò tutte le sue cose e lasciò l’appartamento. Avvertii i suoi passi veloci percorrere più volte la scalinata mentre portava via i suoi effetti personali e resistetti alla tentazione di guardarlo un’ultima volta. Potevo affacciarmi sulla porta, mentre era di spalle, non si sarebbe accorto di me, ma non ero tanto codarda. 10 punti alla me forte e razionale.
Quando fui certa che se ne fosse andato, presi le chiavi di scorta dell’appartamento di Eloisa che mi aveva dato per ogni evenienza ed entrai. Il suo sentore aleggiava ancora nell’aria, con quella nota maschile che profumava di more. Scossi la testa e mi avviai
al pianoforte, l’unica cosa che non aveva potuto portare subito via con sé. Ne accarezzai la superficie nera e lucida. Rammentai l’espressione assorta e innamorata che assumeva solo quando sedeva al suo strumento e rabbrividii.
Scappai a casa, mentre un groppo mi serrava la gola. Promisi a me stessa che non avrei pianto; né Ivan, né Eloisa meritavano le mie lacrime.
Cucinai una torta, abbondando con lo zenzero, proprio mentre mi arrivava una e-mail.
DA: Mammina88
A: womansinlove.lapostadiclara@mail.it OGGETTO: Urge consiglio!
Cara Clara, ne ho combinata una delle mie e anche bella grossa… o almeno questo è l’aggettivo che presto utilizzerò per me guardandomi allo specchio. So che mi biasimerai da morire per quello che sto per scriverti, ma ho bisogno di un tuo consiglio ugualmente.
Il mio compagno desiderava tanto avere un figlio e anche io non vedevo l’ora di essere madre, ma ora che è successo sono piena di dubbi e paure. Sarò veramente in grado di crescere un bambino in un mondo dove i rapporti umani sono tanto labili?
Aspetto le tue rassicurazioni,
tua, Mammina88
Socchiusi gli occhi, espirando a pieni polmoni e poi cominciai a digitare.
Cara Mammina88, ti sorprenderai per quello che stai per leggere; quelle che stai provando sono le normali paure di una giovane donna che si sta apprestando a diventare madre nella società nella quale viviamo. Siamo figli e figlie del nostro tempo e la labilità, la fugacità del momento è qualcosa che ci contraddistingue, come ho sempre avuto modo di dire. Guarda al futuro con serenità, l’unica cosa necessaria al tuo bambino è l’amore e sono sicura che comunque andrà tra te e il tuo compagno, entrambi gliene darete in abbondanza.
Non smettere di leggermi e di scrivermi, tutti abbiamo bisogno di confrontarci e di crescere insieme,
tua, Clara.
Chiusi il portatile e sospirai. Ero cambiata, me ne rendevo conto da come avevo preso a guardare il mondo da un’altra prospettiva. La mia idea sulle relazioni era sempre la stessa, anzi la mia recente esperienza non aveva fatto altro che darmi ragione… tuttavia l’amore per Ivan era ancora lì, dormiva al caldo tra le pieghe del mio cuore, rendendomi diversa. Mi mordicchiai una guancia, appoggiando la
fronte al tavolo. Non soffrire per un uomo, stupidotta! Ti devo proprio insegnare tutto! Poi, un’illuminazione!
Un momento… corsi al calendario prendendo a contare spasmodicamente i giorni… ricontrollai per tre volte le caselline del mese e mi sentii soffocare. La mia testa tra le nuvole mi aveva fatto totalmente perdere il conto di una cosa di estrema importanza. Avevo un ritardo, una settimana abbondante, per la precisione. È lo stress, è sicuramente lo stress! Mi sono trovata improvvisamente innamorata di uno stronzo che mi ha messo sottosopra l’esistenza, sarà pur normale che le mie rosse siano andate in sciopero! Giusto?!? Qui serve solo una bella seduta di cromoterapia, un bastoncino d’incenso e… un test di gravidanza.
* * *
La scatoletta con il test occhieggiava dalla mia borsa e io mi ostinavo a ignorarla, persistendo nella posizione del loto e concentrandomi sulla respirazione. La mia interiorità non mi parlava, per la prima volta non riuscivo a sentire il mio corpo e questo mi destabilizzava. Corri a fare marmellata, baby! La guru che era in me era tornata a essere insistente e intransigente… la realtà era che mi
sarei dovuta decidere a fare quel test una volta per tutte e a escludere la possibilità di… santo Budda, non volevo nemmeno pensarci!
Afferrai la scatolina e mi avventurai in bagno.
«Il vicino ha un bel culo! Fiu! Un bel culo!»
Visnu, aiutami tu!
«Carlos! Cattivo merlo, cattivo merlo!» brontolai sperando che Ivan non avesse avuto anche un’ottima mira… ok, battuta squallida, perdonatemi.
Seguii le istruzioni e poi, con la supervisione della gatta Dharma, ci mettemmo ad aspettare.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac. Quanto può dilatarsi il tempo quando la direzione che la tua vita prenderà dipende da un singolo istante… ed ecco la sveglia del cellulare che mi indicava che il momento era arrivato. Abbassai gli occhi sul test, mentre Dharma si strusciava tra le mie gambe e quelle traditrici tremarono. Un’allegra stanghetta colorata disegnava la linguetta reagente; era positivo. Santo Budda.
Quanti chili di marmellata avrei potuto barattare per avere una fornitura di pannolini? E il latte in polvere, le pappine? Avrei macinato un bel po’ di spezie per produrre abbastanza biscottini Zen-Zen, la ricetta nuova era una vera bomba!
Come mi ero cacciata in quel pasticcio? Eravamo sempre stati attenti… a parte quella sera, la notte che aveva passato con me nel mio letto. Dio, quante volte avevamo fatto l’amore tra quelle coperte che sapevano di noi… e allora me lo meritavo! Ogni cosa aveva il suo prezzo…
In fondo avevo sempre desiderato avere un figlio… certo io immaginavo più qualcosa di simile alla banca del seme quando avessi avuto quarant’anni, ma evidentemente il destino la pensava diversamente da me!
«Stai parlando di nuovo da sola…» zia Flo mi pescò con le dita nella marmellata, mentre ancora reggevo il test.
«Oh, bambina…» gli ormoni fecero il loro degno lavoro, riempiendomi gli occhi di pianto.
Si limitò ad abbracciarmi, a cullarmi come quando ero piccola.
«Tutto andrà per il verso giusto, te lo prometto. Perché non vieni con me alla comune? Tuo figlio crescerebbe lontano dalle briglie di questa società malata…» dovevo ancora abituarmi all’idea di essere madre, non avevo intenzione di decidere, così su due piedi, di trasferirmi in un paese straniero, pur con zia Florence ad aiutarmi. Dovevo dirlo a Ivan; avrei allevato mio figlio da sola, su
questo non vi era alcun dubbio, ma era necessario che lui sapesse; non ero quel genere di persona. Solo volevo aspettare un po’…
* * *
Ivan
Gli mancava tutto di lei: dal nasino all’insù a quella sua aria sempre vivace e giocosa; quel suo eterno vivere in un mondo solo suo, poi, era qualcosa che avrebbe cercato in ogni donna, senza trovarlo. Ivan si era maledetto decine di volte per non averle confessato di quello stupido patto, fatto con impulsività e cui, in realtà, non aveva fatto fede nemmeno per un momento.
Quel pomeriggio era tornato all’appartamento per recuperare il pianoforte e aveva dovuto combattere con tutto se stesso contro l’impulso di correre da lei e convincerla a suon di baci della sincerità del suo sentimento.
Si sedette al suo strumento preferito, sgranchendosi le dita e cominciando a fare l’amore con i tasti. Bianco e nero; i due colori si alternavano sul piano come nella vita vera, fondendosi in mille sfumature di melodia. La musica gli diede forza e lo spirito combattivo tornò nuovamente a scorrergli nelle vene: non
avrebbe mai rinunciato a lei, doveva solo attendere il momento opportuno per riconquistare il suo cuore. Appuntò le ultime note mancanti a uno spartito, finalmente soddisfatto, poi attese la ditta di traslochi. Mentre lasciava la casa passò davanti alla porta di Clara e non resistette all’istinto di appoggiarvisi con l’orecchio; voleva almeno sentire la sua voce… stava cantando, intonando una delle sue canzoni preferite di Raffaella Carrà. Se la immaginò, Ivan, avvolta in una di quelle sue tuniche colorate, intenta a rigirare un qualche intruglio sopra il fuoco.
«Flower Power, sto per allungare la mano e prenderti per non lasciarti più andare…» poi, percorse i gradini a due a due, dirigendosi alla sua auto.
* * *
Clara
Era arrivato il momento di riprendere la mia vita da dove l’avevo lasciata. Basta con le paranoie, basta con i rimpianti. Era successo perché doveva accadere e quella che era stata una sbandata nel mio immacolato percorso mi aveva regalato una nuova vita, una nuova occasione per essere felice. Avevo riflettuto a lungo su cosa avrebbe significato diventare
madre e la paura si era presto trasformata in emozione. Il piccolo faceva già parte di me e pensare che stava crescendo nel mio ventre mi colmava il cuore di amore. La cresceremo egregiamente e sarà una femmina! Le insegneremo tutto ciò che deve sapere sugli uomini e su come non farsi fregare! La guru che era in me era tornata più agguerrita che mai. Presto sarei finita dallo psichiatra, ne ero certa!
Rimaneva il problema Desideri… era passato un mese da quella maledetta sera, dall’ultima volta che l’avevo visto e sapevo che presto non avrei più potuto posticipare l’inevitabile. L’avrei incontrato, ci saremo presi un caffè in un bar del centro magari quello in riva al lago per aumentare il pathos e la poesia e poi gli avrei detto che ero incinta. Era suo diritto saperlo… eppure temevo la sua reazione. Nonostante volessi a tutti costi fare la parte della forte, sapevo che mi avrebbe ferito un suo rifiuto… se non avesse voluto il bambino ne avrei sofferto, malgrado tutto. Non si trattava di noi o di me, si trattava di un piccolo che avevamo messo al mondo insieme e a prescindere da quello che era successo non volevo scoprire di essermi innamorata di uno stronzo totale.
Sfoderai il mio migliore sorriso e mi preparai al Party del mese. Sì, le buone abitudini
non vanno perdute! Avevo appena messo in tavola la mia leggendaria torta salata con zucchine e porri che il campanello era suonato. Erano solo le 18:30, aspettavo i miei ospiti per le 19:00… un presentimento, un sesto senso mi mise stranamente in allarme. Sapevo che era lui, ancora prima di aprire la porta. Bam! Buffo come avessi sofferto più a rivederlo davanti a me che la volta che il battente mi aveva preso in piena fronte. Quanto sei bello! Il Karma deve avere un gran senso dell’umorismo!
Non abbassai gli occhi, sostenni il suo sguardo, socchiudendo le labbra.
«Che ci fai qui, Ivan?»
«È la sera del Party del mese… ho portato dei pasticcini biologici. Sono anche vegani!» stortò la bocca in un sorriso. Chissà se il mio bambino avrebbe avuto quelle labbra carnose… deglutii a vuoto.
«Non sei stato invitato, ma…»
«Ma ormai sono qui.» Mi prese il volto tra le mani e io mi divincolai. Non è Re Mida, non ti trasformerai in una statua d’oro se ti sfiora! Da quando alla “me interiore” piaceva il tocco di Ivan? Non ci capivo più niente!
«Non puoi venire qui a sconvolgermi la vita! Non puoi! Se pensi che le cose possano essere come prima, solo perché il mio corpo
reagisce al tuo come una Mentos nella Coca-Cola, ti sbagli!»
«Una Mentos nella Coca-Cola?» rise.
«In effetti il paragone potrebbe anche calzare!»
«Pallone gonfiato!» mi tolsi dalla porta e lo lasciai entrare. Tanto valeva levarsi il dente.
Mi afferrò i fianchi, stringendomi a sé.
«Come posso abbandonare il mio libro preferito?» Santo spirito della Terra, aiutami!
«Ivan… non farò sesso con te, anche se lo voglio.» Evviva la sincerità!
«Ti sto chiedendo di stare con me, niente più sesso, solo amore…» Sì e io sono la Venere del Botticelli.
«Non ti credo… come non crederei a qualsiasi uomo mi proponesse una cosa del genere. Non è nella natura umana. Fine del discorso. Tu non mi hai fatto innamorare, non mi ami e tutta questa storia è stata solo un grosso malinteso. Ah, a proposito sono incinta.» Mi tappai la bocca con le mani. Non volevo che lo scoprisse così, santo spirito guida! Ivan sgranò gli occhi e il loro azzurro parve inghiottirmi per un secondo.
«Tu… sei sicura?» annuii ansante.
«Ho fatto il test e sono stata anche da un ginecologo… non c’è alcun dubbio a riguardo. E ora non chiedermi se è tuo, per lo meno
non offendermi. Negli ultimi mesi sei stato l’unico…» Ivan sorrise amaro.
«Non te l’avrei mai domandato. Quando pensavi di dirmelo?» il suo tono secco mi fece innervosire. Adesso era pure arrabbiato? Il Giuda!
«Terrò il bambino, non è una decisione che spetti a te, quindi non credere di avere voce in capitolo in proposito.» Scosse la testa, contrariato.
«Porti in grembo il mio bambino e non avrei voce in capitolo?» “Il mio bambino”.
«Questo non cambia le cose!»
«Non mi taglierai fuori dalla sua vita, non puoi farlo!» Cosa aveva detto?
«Tu vuoi che lo tenga?» socchiuse gli occhi e fu l’ennesimo colpo al cuore. Non fare la mammoletta, Clara!
«Io voglio te! Voglio tutto di te, cazzo, certo che voglio nostro figlio!» ecco, l’aveva detto… ma il mio piano non si sarebbe sgretolato; il terreno non mi sarebbe mancato sotto i piedi.
«No.» Era troppo vicino alle mie labbra, quel maledetto!
«No?» mi aveva baciata, così, su due piedi, con la rabbia che scemava, sostituita dalla voglia di noi.
«No, Ivan. Non me, non potrai avere me, ma non ti ostacolerò se vorrai fare parte della
vita del bambino.» Soffiò sulle mie labbra, deluso.
«Lo sai che non mi arrenderò facilmente?»
Ti prego non arrenderti, che il Gange ti benedica!
«L’amore non esiste, lo sai anche tu.»
«Già…» si allontanò da me e io pregai per avere di nuovo quelle labbra sulle mie. La coerenza è il tuo mestiere, non è vero? Taci, guru traditrice!
«Presto arriveranno i tuoi ospiti e forse siamo un po’ tutti scossi dagli ultimi avvenimenti… è meglio che vada.» La guru piagnucolava in un angolo.
«Sì.»
«Potresti chiamarmi quando avrai la prossima visita di controllo, diavolo, non ti ho nemmeno chiesto… di quanto sei?»
«Non molto, non credi? Otto settimane.» Mi osservò di sottecchi; doveva aver ricordato quella notte, proprio come me. Mi scostò il ciuffo dalla fronte e si avvicinò alla porta.
«Io… sono contento che sia tu la madre di mio figlio… ciao.» Parole giuste da dire ne abbiamo? Aggiungiamo altri quattro bastoncini d’incenso da accendere vicino al letto per annebbiarmi la mente e dimenticarmi momentaneamente di tutto.
«Ciao.» Non arrenderti, Ivan, dimostrami che mi sbaglio su tutto, che la vita è fatta di meravigliosi imprevisti.
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